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Il viaggiatore

Gaudenzia Flaccavento 14 gennaio 2024


La donna uscì dalla porta e si avviò lungo il breve tratto di strada che la separava dalla piazza. Erano gli ultimi giorni di dicembre, l'aria era fredda, ma insolitamente asciutta. Le luci delle vetrine e delle decorazioni natalizie riscaldavano l'atmosfera, mentre i primi avventori cominciavano ad arrivare dentro i locali. Abituate a cenare presto, coppie di anziani turisti, e famigliole dai tratti nordici, con bimbi biondi e abitini primaverili, erano già ai tavoli.
La donna li guardava mentre studiavano accorti il menu, assaporando insieme a loro il piacere di trovarsi in un luogo sconosciuto, incerti se abbandonarsi al rischio di sperimentare una pietanza nuova o andare sul sicuro, scegliendo una rassicurante pizza.
Poi, all'improvviso, lo vide. Tra gli alberi di Natale addobbati e i tappeti rossi, davanti all'unico locale rimasto chiuso, scorse una figura esile, infagottata in un giubbotto enorme e lacero. I lunghi capelli, acconciati in grossi dread, erano di un colore indefinibile, ed anche la pelle sporca non rivelava la tonalità originaria della carnagione. Solo gli occhi, di un azzurro intenso, suggerivano una provenienza settentrionale dell'uomo, di cui non si poteva indovinare l'età. Come una creatura aliena, atterrata all'improvviso in un luogo sbagliato, poteva avere 25 o 50 anni. Era circondato da uno zaino, un ukulele, sacchetti vari e dagli immancabili cartoni, che costituiscono il corredo del perfetto clochard.
L'uomo sorrise alla donna senza tendere la mano per chiedere l'elemosina e lei ricambiò. Quando, più tardi, lei tornò a casa lo vide infagottato in un sacco a pelo, con un cartone a fare da schermo al gelo che stava scendendo. Si ricordò di una ridicola coperta di finta pelliccia a larghe macchie leopardate. L’aveva lavata prima di conservarla, così salì lesta le scale, la mise in un sacco e gliela portò. Cercò di comunicare in inglese, poche parole. Non era ancora il momento delle presentazioni. La donna raccontò al marito dell'insolito incontro. Entrambi concordarono che fosse il solito girovago ubriacone.
L'indomani passarono davanti alla sua "casa" e sorrisero di fronte alla disarmante sincerità dell'uomo. Stava seduto con le gambe incrociate, come un fachiro indiano, e davanti a sé aveva messo tre barattoli con artigianali etichette. FOR BEER — FOR MARJUANA — FOR TICKETS. A scanso di equivoci, informava i benpensanti che le loro elemosine non sarebbero servite per comprare da mangiare, ma per svaghi più o meno leciti: alcool, droga o viaggi. Sicuramente nella moralista cittadina siciliana in cui era arrivato non era la migliore strategia di marketing. La donna ed il marito si guardarono complici, e misero le loro monete nel barattolo più vuoto, quello per la sostanza stupefacente.
L'uomo ringraziò, non tanto per l'offerta, ma per la coperta che lo aveva tenuto al caldo la notte precedente. A questo punto gli chiesero da dove venisse e come mai si trovasse a Ragusa. Alla prima domanda rispose che era partito sei mesi prima dalla Germania, mentre replicò stupito alla seconda "Sono qui in viaggio, per turismo!". La coppia rimase altrettanto sorpresa: il tedesco non rientrava affatto nello schema del viaggiatore con il trolley e la guida. Non poteva allontanarsi se non pochi minuti dalle sue povere cose, che costituivano la sua casa ed il suo tesoro. Cosa avrà mai potuto vedere della città? La piazza limitrofa, il sole siciliano che in quei giorni offriva splendide giornate e la gente che passava, per lo più distratta, davanti alla sua postazione.
La notte successiva fu particolarmente fredda, scesero anche alcuni fiocchi di neve. La donna, al caldo delle sue stanze, guardava ansiosa fuori e sentiva il rumore del vento che faceva turbinare il nevischio e sbattere le imposte. Cosa stava facendo il tedesco lì fuori?
L'indomani, irrequieta, preparò la colazione per sé ed anche per l'ospite che stava giù in strada. Un tè caldo, un espresso, qualche biscotto ed una fetta di panettone. Si avvicinò all'uomo che sembrava dormire rannicchiato sotto le coperte, e posò accanto a lui il sacchetto con le vettovaglie. Quando passò più tardi il tedesco la ringraziò, facendole capire di aver apprezzato soprattutto la bevanda calda dopo la notte di gelo. Come aveva capito che era stata la donna a portarla?
Nei giorni successivi si incontrarono più volte, lei gli portò altri sacchetti e lui ringraziò sempre con un sorriso disarmante, senza essere mai invadente o petulante. Qualcuno, invece, si lamentò della sua presenza, che disturbava l'immagine della strada della movida, ed una macchina dei vigili urbani si avvicinò al suo accampamento. Si spostò una volta, sparì per un giorno e poi ritornò, con la sua pelliccia leopardata sulle spalle, come un giullare travestito da uomo preistorico.
La donna lo vide l'ultima volta la notte di Capodanno, mentre in piazza la gente festeggiava ignara l'arrivo del 2020, inconsapevole dei cambiamenti enormi ed inimmaginabili che esso avrebbe portato, carico di lutti, paure ed incertezze.
Dove sarà andato l'insolito viaggiatore, in un mondo diventato improvvisamente deserto? Avrà riempito il barattolo dei biglietti e trovato il modo di tornare a casa? Qualcuno sarà stato in ansia per lui?
L'unica cosa certa è che dopo quella notte di Capodanno, il tedesco, come un folletto, si portò via assieme al suo zaino, al suo sacco a pelo, e alla sua pelliccia leopardata, anche l'incoscienza di vagare liberi e spensierati per il mondo, affidati alla benevolenza degli altri e alla ricchezza di incontri inaspettati.

Gaudenzia Flaccavento

Dopo aver lavorato nell’ambito della gestione dei beni culturali, da circa vent’anni insegna Italiano e Storia negli istituti superiori.
Ha anche insegnato Storia dell’Arte presso la Struttura Didattica Speciale di Lingue nella sede di Ragusa dell’Ateneo di Catania. Ora si dedica nel tempo libero all’Associazione Insieme in Città, che si occupa di Urbanistica Partecipata e cittadinanza attiva. Anima, con altre amiche, il gruppo di lettura L’ora dei Libri.
Dopo aver scritto saggi di Storia dell’Arte, storia dell’Architettura e di Urbanistica, da poco sta sperimentando la scrittura narrativa. Alcuni suoi racconti sono già stati pubblicati in raccolte edite localmente..

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