{"id":981,"date":"2025-04-14T00:01:00","date_gmt":"2025-04-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=981"},"modified":"2025-04-11T20:53:49","modified_gmt":"2025-04-11T18:53:49","slug":"mani-che-uccidono-salvo-vitale-racconta-peppino-impastato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/04\/14\/mani-che-uccidono-salvo-vitale-racconta-peppino-impastato\/","title":{"rendered":"Mani che uccidono, Salvo Vitale racconta Peppino Impastato"},"content":{"rendered":"\n<p>Le mani sono spesso usate, nella simbologia mafiosa, per dire qualcosa senza dirla in modo chiaro e pubblico. Ad esempio, dare o non dare la mano significa essere o non essere d\u2019accordo, cos\u00ec come il sangue sulle mani \u00e8 il segno della colpevolezza. Nel cinema, poi, se i film che hanno la parola \u201cmani\u201d nel titolo sono diversi (<em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em> di Francesco Rosi \u00e8 forse il pi\u00f9 famoso), c\u2019\u00e8 il caso de <em>Il Padrino<\/em> che \u00e8 da tutti conosciuto, oltre che per il film in s\u00e9, per il logo con il quale viene rappresentato: una mano che regge i fili di una marionetta, come a simboleggiare il potere assoluto del boss mafioso nei confronti dei suoi <em>picciotti<\/em>, un\u2019immagine diventata iconica nel rappresentare l&#8217;influenza e il controllo della mafia.<br>Una persona che ha vissuto sulla propria pelle, purtroppo, il controllo del territorio da parte del potere mafioso \u00e8 stato Peppino Impastato, assassinato a Cinisi il 9 maggio 1978.<br>Ne abbiamo parlato con il suo amico Salvo Vitale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Salvo, come e quando vi siete conosciuti con Peppino?<\/strong><br>Con Peppino andavamo allo stesso liceo a Partinico. Io ero all\u2019ultimo anno mentre lui frequentava il primo. Poi ci siamo ritrovati all\u2019epoca dell\u2019esproprio delle terre dei contadini di Punta Raisi. Quando fu costruito l\u2019aeroporto, alla fine degli anni cinquanta, i cittadini si fecero abbindolare dalla promessa che Punta Raisi avrebbe portato ricchezza, cose che invece non avvenne. Cos\u00ec, quando si pens\u00f2 alla costruzione della terza pista, nel 1968, le promesse non vennero credute e si costitu\u00ec un comitato che si oppose alla nuova pista con cortei, manifestazioni e altre proteste. Noi eravamo degli eretici, nel senso che le nostre scelte politiche all\u2019epoca andavano oltre il Partito Comunista, che aveva messo da parte la dottrina rivoluzionaria e aveva scelto di arrivare al potere con il sistema pacifico. Noi invece ci sentivamo ortodossi. Loro guardavano a Mosca, noi a Pechino e al suo presidente Mao Tse-tung. E nel P.C.D.I., Partito Comunista d\u2019Italia, fu la nostra prima militanza politica. Fu Peppino a portarmi dentro quel partito. Nel sessantotto occupammo l\u2019universit\u00e0 per un intero mese. Siamo rimasti dentro al partito fin quando non ci hanno detto che per avere la tessera bisognava fare un apprendistato di due anni, durante i quali bisognava dimostrare di essere compagni affidabili. Peppino a un certo momento si becc\u00f2 sei mesi di sospensione perch\u00e9 non era andato a fare volantinaggio. E a quel punto li abbiamo mandati a quel paese. E ci siamo avvicinati a Lotta Continua, che non aveva particolari preclusioni e nemmeno una ortodossia marxista-leninista. A quell\u2019epoca Peppino conobbe Mauro Rostagno, quando fu occupata la cattedrale di Palermo, un altro momento esplosivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quindi il vostro impegno nasce \u201cpolitico\u201d, non contro la mafia?<\/strong><br>Esattamente!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E quando si trasforma in lotta alla mafia?<\/strong><br>Credo che in Peppino tutto sia nato nel 1964, quando un suo zio, Cesare Manzella, nel corso di una guerra tra i Greco e i La Barbera, salt\u00f2 in aria con la sua Giulietta. Peppino rimase traumatizzato da questo fatto. Sua madre mi ha poi raccontato che Peppino le aveva detto che se quella era la mafia lui l\u2019avrebbe sempre lottata. Negli anni successivi Peppino inizi\u00f2 a rendersi conto che, soprattutto dopo le espropriazioni dei terreni di Punta Raisi, la rivoluzione si poteva costruire partendo dalla Sicilia. E in quel momento uno dei suoi modelli divenne Danilo Dolci, che in quel periodo aveva scelto di diventare \u201csiciliano\u201d e di dare il suo contributo per provare a cambiare questa terra. Di quel periodo c\u2019\u00e8 una foto che ritrae Peppino, che all\u2019epoca aveva circa 17 anni, insieme a Dolci e a Ignazio Buttitta. Fu quello il momento in cui stava maturando la sua attenzione verso questi temi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ed \u00e8 in questa fase che arriva Radio Aut?<\/strong><br>No, prima di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Radio_Aut\">Radio Aut<\/a> ci sono altri passaggi. Si \u00e8 cominciato con il circolo \u201cChe Guevara\u201d. Quando aveva pi\u00f9 o meno 17 anni Peppino fu cacciato di casa da suo padre e and\u00f2 a vivere in un magazzino, che divenne una sorta di sede del P.C.D.I. Mi ricordo che sulle pareti c\u2019erano delle grandi foto di Marx, di Engels, di Mao e di Stalin. Ogni tanto veniva in sede qualcuno che non aveva accettato la destalinizzazione portata avanti da Chru\u0161\u010d\u00ebv che restava incantato a guardare l\u2019immagine di Stalin. Ce n\u2019era uno che, quando la guardava diceva \u00abGuarda quanto \u00e8 bello\u00bb. Quello \u00e8 stato il suo primo momento di aggregazione. Nel 1977 nacque il circolo \u201cMusica e cultura\u201d. Stavamo organizzando un concerto di un gruppo del quale io ero il chitarrista. Dovevamo suonare in un locale della chiesa ma il prete alla fine non ci concesse la sala e allora il vicesindaco di Cinisi ci diede la possibilit\u00e0 di suonare nell\u2019aula consiliare. Noi suonavamo brani dei Pink Floyd, dei Genesis, di Santana, e grazie a quel concerto i nostri concittadini scoprirono che esisteva anche un nuovo genere di musica. In quell\u2019occasione Peppino si rese conto che c\u2019era un contesto giovanile su cui lavorare politicamente e per questo fior\u00ec l\u2019idea del circolo. All\u2019inizio la \u201ce\u201d tra \u201cmusica\u201d e \u201ccultura\u201d era accentata, poi divenne congiunzione. Vi si organizzavano cineforum, c\u2019era una sorta di biblioteca mobile, nel senso che ognuno metteva a disposizione i propri libri e si organizzavano dibattiti su problemi sociali come la solitudine, la mancanza di rapporti, soprattutto da parte delle ragazze, costrette a vivere a casa. Il circolo dava ai giovani di allora la sensazione di essere nel loro tempo e non nel medioevo mafioso. Nei periodi pi\u00f9 floridi, al circolo si contavano anche 200\/250 persone. Ma a un certo momento scoppiarono una serie di contraddizioni tra quelli genericamente di sinistra e Peppino, che era molto politicizzato, e si stava rendendo conto che il circolo stava diventando solo un momento di sfogo per i propri problemi personali, senza nulla di politico. Fu allora che uno dei ragazzi, Ciccio, ci disse che a Palermo si vendeva un trasmettitore radio, ancora a valvole, ma funzionante e a un prezzo bassissimo. Peppino ci convinse ad acquistarlo. Lo comprammo per 20.000 lire, una cifra irrisoria se pensi che l\u2019antenna ci cost\u00f2 poi 200.000 lire. E cos\u00ec, con il gruppo pi\u00f9 politicizzato del circolo, Peppino diede vita a questa nuova esperienza. Lui scrisse un documento che era una sorta di manifesto programmatico su cosa dovesse essere la radio. Bisognava innanzitutto fare controinformazione, cio\u00e8 informazione diversa da quella di regime, dicendo le cose che venivano occultate o dette in maniera mistificatoria, e di questo ce ne sarebbe bisogno anche adesso. L\u2019obiettivo era quello di provare a sensibilizzare gli ascoltatori e renderli partecipi dei problemi del momento. Per questo spesso si dava la parola ai pescatori, ai contadini, cosa che le radio libere dell\u2019epoca non facevano. La nostra era anche una radio che trasmetteva musica \u201cnuova\u201d per quei tempi. Non pi\u00f9 i vari Gianni Morandi o Orietta Berti ma il folk, il jazz, la musica classica. E tra una canzone e l\u2019altra c\u2019erano dei flash con notizie importanti e momenti di approfondimento. La gente ascoltava la musica e allo stesso tempo si faceva informazione. Peppino credeva che la radio potesse diventare un punto di riferimento per gruppi e a organizzazioni che, passato il sessantotto, erano ancora vivi e presenti sul territorio. Doveva fare da collante tra questi soggetti. E in effetti il progetto stava iniziando a funzionare. Attorno alla radio gravitavano altre 34 radio siciliane, ma poi con l\u2019assassinio di Peppino tutto si \u00e8 fermato. Lui aveva avuto anche l\u2019intuizione che con la satira, prendendo per il culo i mafiosi, si sarebbe potuta cancellare quell\u2019aria di onorabilit\u00e0 che avevano. Per questo \u00e8 nata <em>Onda pazza<\/em>. Era una trasmissione di satira schizofrenica con la quale si prendevano per il culo senza piet\u00e0 i notabili e i mafiosi del paese. Probabilmente \u00e8 stato questo che Tano Badalamenti non ha sopportato e ha deciso l\u2019assassinio di Peppino. Non aveva neanche gradito che Peppino si stesse presentando al comune con la lista di Democrazia Proletaria, alla quale aderiva anche Lotta Continua. Quello \u00e8 stato l\u2019ultimo momento politico di Peppino, che fu ucciso una settimana prima delle elezioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quindi pensi sia stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso?<\/strong><br>Penso proprio di s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma non pensi che, questa \u00e8 una domanda provocatoria, se non aveste calcato troppo la mano Peppino oggi sarebbe ancora vivo? E non sarebbe stato pi\u00f9 utile da vivo che da morto?<\/strong><br>Probabilmente s\u00ec, ma con il senno di poi \u00e8 facile. In quel momento eravamo liberi e pensavamo che nelle regole di un paese civile fosse anche compreso il prendere in giro il potente di turno. Non pensavamo si potesse arrivare a uccidere per questo. Non so se Peppino ne avesse la sensazione, probabilmente s\u00ec, perch\u00e9 lui l\u2019ambiente mafioso lo conosceva bene. Gli altri, compreso me, pensavamo di poterlo fare senza eccessivi rischi, anche perch\u00e9 in queste cose, prima ci sono gli avvertimenti, i \u201cconsigli\u201d, magari qualche attentato per farti spaventare, ma l\u2019omicidio \u00e8 sempre l\u2019ultimo step. Invece nel caso di Peppino \u00e8 stato il primo e l\u2019ultimo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa resta oggi di Peppino?<\/strong><br>Questa \u00e8 una domanda provocatoria. Dovrei dirti che di Peppino resta ben poco. Perch\u00e9 Peppino \u00e8 un ragazzo del sessantotto, con le idee, le scelte e il coraggio di chi ha vissuto quell\u2019epoca. Per\u00f2 alcune cose sono rimaste. Intanto il suo essere ribelle, il suo saper dire \u201cno\u201d quando le cose non vanno bene, e la capacit\u00e0 di fare gruppo, di unire le persone su un\u2019idea condivisa. Oggi i ragazzi sono abbandonati alla solitudine e gli adulti alla televisione, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 quel sentimento di socializzazione che portava alla discussione che faceva nascere progetti. Di Peppino alla fine restano la comunicazione, la ribellione, e la socializzazione. Tre cose a cui non si pu\u00f2 rinunciare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E si riesce a renderle concrete, vive?<\/strong><br>Insomma. In alcune scuole ci stiamo provando. E poi ogni 9 maggio vengono migliaia di persone a Cinisi, questo vuol dire che l\u2019immagine di Peppino \u00e8 ancora un riferimento. Purtroppo i processi sociali sono lenti e sono i mezzi di informazione che riescono a creare idee, coscienze, a far pensare con la propria testa. Questa \u00e8 una societ\u00e0 complessa, nella quale la capacit\u00e0 di ribellione viene sempre di pi\u00f9 meno. Anche se Marx diceva che quando le contraddizioni si inaspriscono fino a un livello estremo, \u00e8 quello il momento in cui scoppia la rivoluzione. In Italia ci stiamo arrivando, aspettiamo allora che scoppi qualcosa. Anche se mi pare che si stia andando invece verso l\u2019accettazione piuttosto che verso la rivoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Salvo Vitale \u00e8 nato a Cinisi il 16 agosto 1943. Nel 1969 si \u00e8 laureato in Filosofia presso l\u2019Universit\u00e0 di Palermo e ha insegnato Filosofia e Storia nei licei sino al 2003. Ha condiviso le scelte politiche di Peppino Impastato organizzando con lui alcune iniziative e continuandone, per certi aspetti, l\u2019attivit\u00e0 dopo la sua morte. Il suo lavoro pi\u00f9 noto \u00e8&nbsp;Nel cuore dei coralli&nbsp;(Rubbettino, 1996), una biografia su Peppino Impastato, alla quale si \u00e8 ispirata la sceneggiatura del film&nbsp;I cento passi, dove egli \u00e8 uno dei protagonisti: il libro \u00e8 stato ripubblicato in una nuova edizione del 2008 e aggiornata nel 2016 con il titolo&nbsp;\u201cPeppino Impastato, una vita contro la mafia\u201d&nbsp;(Rubbettino). Collabora con \u00abAntimafia Duemila\u00bb e con altri giornali, riviste e blog. Si occupa di educazione alla legalit\u00e0 e di educazione antimafia nelle scuole. (da https:\/\/www.store.rubbettinoeditore.it\/)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le mani sono spesso usate, nella simbologia mafiosa, per dire qualcosa senza dirla in modo chiaro e pubblico. Ad esempio, dare o non dare la mano significa essere o non essere d\u2019accordo, cos\u00ec come il sangue sulle mani \u00e8 il segno della colpevolezza. 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