{"id":974,"date":"2025-04-14T00:01:00","date_gmt":"2025-04-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=974"},"modified":"2025-04-12T10:10:27","modified_gmt":"2025-04-12T08:10:27","slug":"la-storia-in-una-stretta-di-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/04\/14\/la-storia-in-una-stretta-di-mano\/","title":{"rendered":"La storia in una stretta di mano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Provate per un attimo a fermarvi, a mettere da parte qualunque cosa stiate facendo in questo preciso momento, chiudete gli occhi e cercate di immaginare Donald Trump, o, per giocare in casa, Sergio Mattarella, che accoglie un ospite sulla soglia del proprio Palazzo di rappresentanza senza porgere la propria mano per stringerla a quella dell\u2019omologo di giornata. Pu\u00f2 darsi che ad alcuni questa immagine non rechi particolare suggestione o stranezza (d\u2019altronde abbiamo vissuto due anni di emergenza sanitaria dove alle strette di mano abbiamo dovuto preferire le mani sul cuore), ma devo dire che, pur sforzandomi, non riesco proprio a immaginare un summit diplomatico, come anche un banale incontro tra potenti, senza quel gesto cos\u00ec abituale ma cos\u00ec importante che \u00e8 la stretta di mano. Infatti da quando l\u2019uomo ha preso effettiva consapevolezza delle infinit\u00e8 possibilit\u00e0 funzionali delle sue mani, almeno credo, il modo pi\u00f9 chiaro e riconoscibile che ha adottato per approcciarsi con i suoi simili \u00e8 stato senza dubbio quello di stringersele l\u2019un l\u2019altro. Una tradizione antica, che ha attraversato i secoli e unito le generazioni, sia fra di loro che dentro di loro, e che ancora oggi riveste un ruolo fondamentale nelle relazioni sociali e non solo. Nel corso degli anni si sono sprecati gli studi psicologici su quanto la nostra stretta di mano dica della nostra indole e personalit\u00e0, ma a mio modo di vedere \u00e8 impossibile indagare la vera natura di un preciso costume senza partire dalle origini del costume stesso, e quindi, per noi che siamo figli di Maratona e Azio, dalla tradizione classica. Il termine che indicava la stretta di mano al tempo di Platone e Aristotele era \u201cdexiosis\u201d, cio\u00e8 \u201cdarsi la mano destra\u201d: la mano destra era infatti quella con cui solitamente si impugnavano le armi, e porgerla libera ad un\u2019altra persona indicava la volont\u00e0 di inferfacciarvisi senza intenzioni bellicose. Pratica abbastanza diffusa insieme a quella della tipica stretta di mano era quella della stretta dell\u2019avambraccio destro, funzionale ad una veloce verifica da parte dei due dialoganti del fatto che pugnali o spadini non fossero celati tra le pieghe della tunica altrui. \u00c8 inutile cercare di negarlo, guardare pochi minuti di un comune telegiornale ci basta per capire che il significato di questo gesto \u00e8 rimasto praticamente invariato anche ai giorni nostri, e soprattutto ci basta per comprenderne l\u2019enorme importanza dal punto di vista diplomatico. La storia contemporanea ci ha ormai abituato al fatto che i trattati di pace, pi\u00f9 che con carta e penna, si firmano soprattutto con i gesti, con i simboli, e la stretta di mano \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 eloquente tra questi. Chiamiamo a testimoniare le pagine del pi\u00f9 comune sussidiario scolastico, nelle quali sicuramente ci potremmo imbattere in Bill Clinton che \u201cbenedice\u201d la storica stretta di mano tra Yithzak Rabin e Yasser Arafat, suggello degli accordi di Oslo (1993), o, per giocare in casa, nella famosissima foto della stretta di mano tra Aldo Moro e Enrico Berlinguer, simbolo di una generazione che tanto ha sperato nel compromesso storico, quanto ha pianto le conseguenze di una scelta mai decollata ma che \u00e8 stata capace, per antipatie altre, di uccidere e di terrorizzare un intero Paese. Questo gesto cos\u00ec antico pu\u00f2 quindi fregiarsi del titolo di unico spettatore del cambiamento epocale che l\u2019arte della diplomazia ha subito nel corso dell\u2019ultimo secolo. Non solo la stipula di trattati di pace o di accordi commerciali, ma anche una semplice visita istituzionale \u00e8 diventata l\u2019occasione che ogni leader mondiale ha per misurarsi in una singolare prova di forza con un proprio collega. Ogni gesto, ogni sguardo e ogni parola deve essere pesata con precisione, poich\u00e9 in un mondo dove nulla sfugge all\u2019onnipresenza della rete e dei social anche un sorriso pu\u00f2 far precipitare le relazioni diplomatiche tra due Paesi, e, paradossalmente, scatenare una guerra. Caso studio per i sociologi e gli psicologi \u00e8 senza dubbio quello di Donald Trump, che da quando \u00e8 tornato ad occupare lo Studio Ovale nel gennaio di quest\u2019anno, sta diventando, giorno dopo giorno, l\u2019esemplificazione vivente di quanto detto. Ogni incontro diplomatico, come anche ogni singolo post, \u00e8 diventato una occasione per mostrare i muscoli, e per glorificarsi di una grandezza che ha il solo obiettivo di incutere timore a chiunque voglia interfacciarsi con l\u2019America. Bastano la vigorosa stretta di mano, quasi un braccio di ferro, tra il Tycoon, alla sua prima gita fuori porta, e il presidente francese Macron, in occasione della riapertura della Cattedrale di Notre &#8211; Dame, nel dicembre scorso, quando Trump non era ancora ufficialmente entrato in carica, o ancor pi\u00f9 banalmente (mi si perdoni la divagazione) il ritratto ufficiale del suo secondo mandato, che dal venti gennaio ha portato negli uffici e nelle scuole dell\u2019intero Paese il volto incarognito e corrucciato di un ottantenne che gioca a fare il padrone del mondo. Una partita a scacchi che lo vedr\u00e0 impegnato per questo quadriennio, e che, come ogni vicenda politica che si rispetti, \u00e8 iniziata (e finir\u00e0) con una stretta di mano.&nbsp;<br><br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Provate per un attimo a fermarvi, a mettere da parte qualunque cosa stiate facendo in questo preciso momento, chiudete gli occhi e cercate di immaginare Donald Trump, o, per giocare in casa, Sergio Mattarella, che accoglie un ospite sulla soglia del proprio Palazzo di rappresentanza senza porgere la propria mano per stringerla a quella dell\u2019omologo di giornata. 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