{"id":942,"date":"2025-04-14T00:01:00","date_gmt":"2025-04-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=942"},"modified":"2025-04-10T13:12:33","modified_gmt":"2025-04-10T11:12:33","slug":"quelle-mani-che-sanno-fare-dire-pensare-amare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/04\/14\/quelle-mani-che-sanno-fare-dire-pensare-amare\/","title":{"rendered":"Quelle mani che sanno fare, dire, pensare, amare"},"content":{"rendered":"\n<p>Le mani non sono solo delle appendici del nostro corpo il cui scopo \u00e8 di agevolarci nelle attivit\u00e0 quotidiane, ma sono, anche, uno strumento che ha un simbolismo molto profondo. Non a caso, parecchie rappresentazioni artistiche e culturali considerano questa parte del corpo significativa per la sua espressivit\u00e0. La Cappella Sistina \u00e8 un esempio mondiale di come due mani che si sfiorano abbiano un significato altamente spirituale: <em>Il divino soffio della vita fra Dio e Adamo<\/em>. Il famoso dipinto di Michelangelo, infatti, \u00e8 stato riprodotto pi\u00f9 volte solo nel dettaglio che vede lo sfiorarsi di quelle dita. Ma, ancor di pi\u00f9, la canzone, la letteratura e la poesia sono ricche di esempi. Francesco De Gregori, ne <em>La donna cannone<\/em> canta: \u201c<em>Con le mani amore, per le mani ti prender\u00f2 e senza dire parole nel mio cuore ti porter\u00f2\u2026<\/em>\u201d. Una celebrazione dell\u2019amore che esce fuori dagli stereotipi e si nutre solo di se stesso. Addirittura, Edoardo De Crescenzo ne ha fatto un inno che spiega tutte le declinazioni delle mani, da quelle che sanno di <em>pane<\/em>, a quelle <em>assassine<\/em>, fino a \u201c<em>le mani che sanno parlare, che sanno guarire e che sanno pregare\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la poesia \u00e8 intrisa di versi in cui le mani sono indiscusse protagoniste.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Le mani delle donne che incontrammo\/ una volta, e nel sogno, e ne la vita:\/ oh quelle mani, Anima, quelle dita\/ che stringemmo una volta, che sfiorammo\/con le labbra, e nel sogno, e ne la vita!<\/em>\u201d dove Gabriele D\u2019Annunzio si fa latore dell\u2019amore passionale, a differenza di Giosu\u00e8 Carducci in cui la mano del figlio \u00e8 il simbolo di quell\u2019infanzia stroncata nel suo acerbo percorso: \u201c<em>L\u2019albero a cui tendevi la pargoletta mano\u2026<\/em>\u201d. Altrettanto velato di nostalgia, il ricordo della madre in cui Giuseppe Ungaretti declama: \u201c<em>E il cuore quando d\u2019un ultimo battito\/avr\u00e0 fatto cadere il muro d\u2019ombra,\/per condurmi, madre, sino al Signore,\/come una volta mi darai la mano<\/em>\u201d, con quel gesto cos\u00ec semplice ma carico di contenuto, la protezione che un genitore riserva al proprio figlio. Renzo Pezzani, invece, ne esalta l\u2019uso concreto e forte, fatto di lavoro e fatica: <em>\u201cDice il Signore a chi batte\/ alle porte del suo Regno:\/ Fammi vedere le mani;\/ sapr\u00f2 io se ne sei degno\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, mani che sanno fare, dire, pensare, amare.<br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le mani non sono solo delle appendici del nostro corpo il cui scopo \u00e8 di agevolarci nelle attivit\u00e0 quotidiane, ma sono, anche, uno strumento che ha un simbolismo molto profondo. 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