{"id":796,"date":"2025-03-14T00:01:00","date_gmt":"2025-03-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=796"},"modified":"2025-03-13T23:13:21","modified_gmt":"2025-03-13T22:13:21","slug":"cosa-contava-un-voto-e-i-dubbi-di-calvino-scrutatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/03\/14\/cosa-contava-un-voto-e-i-dubbi-di-calvino-scrutatore\/","title":{"rendered":"Cosa contava un voto e i dubbi di Calvino scrutatore"},"content":{"rendered":"\n<p>   Quando nei giorni tra il 29 aprile e il 3 maggio 1963, invitato al Premio Internazionale degli Editori a Corf\u00f9, pronunci\u00f2 il suo intervento a sostegno della candidatura de&nbsp;<em>La cognizione del dolore<\/em>&nbsp;di Carlo Emilio Gadda,&nbsp;Italo Calvino&nbsp;(1923-1985) aveva pubblicato nel marzo dello stesso anno&nbsp;<em>La giornata di uno scrutatore&nbsp;<\/em>(1963) e possiamo immaginare che quella verit\u00e0 proclamata circa il ruolo della letteratura e di chi scrive appartenesse anche a lui, e alla genesi del suo racconto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abLa realt\u00e0 del mondo si presenta ai nostri occhi multipla, spinosa, a strati fittamente sovrapposti. Come un carciofo\u00bb<\/em>&nbsp;&#8211; aveva spiegato &#8211;&nbsp;<em>\u00abCi\u00f2 che conta per noi nell&#8217;opera letteraria \u00e8 la possibilit\u00e0 di continuare a sfogliarla come un carciofo infinito, scoprendo dimensioni di lettura sempre nuove.\u00bb<\/em>&nbsp;La metafora dell&#8217;ortaggio sulla tavola si era rivelata congeniale cos\u00ec come per Pablo Neruda, che nelle&nbsp;<em>Odi elementari<\/em>&nbsp;(1954) del carciofo aveva cantato in versi la militanza al mercato, in attesa dell&#8217;acquirente che ne avrebbe vissuto l&#8217;esperienza del gusto, partecipando al lettore l&#8217;emozione per il manifestarsi della vita, quando&nbsp;<em>\u00absquama per squama spogliamo la delizia e\/ mangiamo la pacifica pasta\/ del suo cuore verde\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per ammissione dello stesso Calvino,&nbsp;<em>La giornata di uno scrutatore&nbsp;<\/em>era innanzitutto un&nbsp;<em>\u00abracconto\u00bb<\/em>: cos\u00ec ne parlava nelle lettere agli scrittori e ai critici, ringraziando per le recensioni o soffermandosi sulle ulteriori riflessioni innescate dal confronto e dalla lettura.&nbsp;<em>\u00abH<\/em><em>o letto il tuo racconto, e mi pare bellissima cosa. Piuttosto sciocco, invece, mi pare quel che qualcuno ne ha scritto\u00bb &#8211;<\/em>&nbsp;lo rassicurava Leonardo Sciascia, il 23 marzo 1963, alludendo alla furbizia d&#8217;autore ingiustamente attribuita dalla recensione di Oreste del Buono &#8211; \u00ab<em>Ma sto facendo anch&#8217;io esperienza della impreparazione &nbsp;dei critici: evidentissima appena si accostano a un racconto &#8216;storico&#8217; (com&#8217;\u00e8 in effetti anche il tuo).\u00bb&nbsp;<\/em>E ancora Sciascia sarebbe stato&nbsp;<em>\u00ab<\/em><em>contento, fraternamente contento\u00bb&nbsp;<\/em>(20 maggio 1963), nel&nbsp;congratularsi per l&#8217;assegnazione del&nbsp;Premio letterario Veillon al racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>In febbraio, Calvino aveva condiviso la propria concitazione a Lanfranco Caretti, per giustificarsi del ritardo nel partecipare ai preparativi per la conversazione con i suoi studenti all&#8217;Universit\u00e0 di Pavia, perch\u00e9 \u00ab<em>tutto &nbsp;impegnato a finire un racconto, che mi costava molta concentrazione e sforzo, e non volevo distrarmi, n\u00e9 prendere impegni. Ora il racconto \u00e8 finito; non so ancora se ne sono contento o no; ma qui lo vogliono pubblicare subito in volume, (&#8230;) tanto che uscirebbe al principio di marzo. &#8230;definirebbe la mia via ormai come quella della riflessione morale sulle esperienze della nostra epoca, escludendo la direzione \u00abfavolistica\u00bb e ogni tentazione \u00absperimentale\u00bb; e comunque quanto di pi\u00f9 lontano dal clima di facilit\u00e0 e piacevolezza che imperversa ora in Italia\u00bb&nbsp;<\/em>(8 febbraio 1963).<\/p>\n\n\n\n<p>Reportage, pamphlet, meditazione filosofica, il&nbsp;<em>\u00abracconto pensoso\u00bb<\/em>&nbsp;&#8211; per definizione dello stesso autore &#8211; ha una genesi articolata e una gestazione di ben dieci anni.&nbsp;<em>\u00abIl protagonista \u00e8 un pignolo e un noioso e terribilmente ideologico\u00bb&nbsp;<\/em>&#8211; cos\u00ec nella lettera del 21 maggio 1963 ad Aldo Camerino &#8211;<em>&nbsp;\u00abma gli ex-giovani della mia leva e ancor pi\u00f9 molti dei giovani che vengon su adesso, sono cos\u00ec, ossia molto peggio (perch\u00e8 sicuri di tutto e senza sfumature). E io volevo fare il racconto d&#8217;uno di loro (che fosse nello stesso tempo anche me, perch\u00e9 i personaggi riescono solo se sono, in qualche misura, anche autoritratti)\u00bb<\/em>&nbsp;(21 maggio 1963).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAutoritratti\u00bb prelude all&#8217; autobiografia, una scelta che sottende alle intenzioni dell&#8217;autore e alle due opposte vocazioni della letteratura, indagate nelle&nbsp;<em>Lezioni Americane<\/em>&nbsp;(1988), nelle pagine sulla&nbsp;<em>Leggerezza<\/em>:&nbsp;<em>\u00ab &#8230;l\u2019una tende a fare del linguaggio un elemento senza peso, che aleggia sopra le cose come una nube, o meglio un pulviscolo sottile, o meglio ancora come un campo d\u2019impulsi magnetici; l\u2019altra tende a comunicare al linguaggio il peso, lo spessore, la concretezza delle cose, dei corpi, delle sensazioni\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la produzione fantastica aveva espresso la prima, adesso&nbsp;<em>La giornata di uno scrutatore<\/em>&nbsp;dava spazio alla seconda, assumendo nella concretezza delle&nbsp;<em>\u201ccose\u201d<\/em>&nbsp;la presentazione del Cottolengo o Piccola casa della Divina Provvidenza, l\u2019istituto di carit\u00e0 di Torino cos\u00ec soprannominato dal nome del fondatore, del suo ambiente e dei preparativi per lo svolgimento delle elezioni; in quella dei&nbsp;<em>\u201ccorpi\u201d<\/em>&nbsp;la malattia dei degenti, quale premessa e contestuale limite all\u2019esercizio del voto; e infine nelle&nbsp;<em>\u201csensazioni\u201d<\/em>&nbsp;la riflessione dura, logica e commossa dell\u2019autore e dello scrutatore Amerigo Ormea, suo alter ego.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 lo stesso Calvino a riconoscere nel protagonista tracce della propria identit\u00e0.&nbsp;<em>\u00abMi interessa l&#8217;analisi sulla&nbsp;<\/em>maturit\u00e0,<em>&nbsp;cio\u00e8 questa biografia di Amerigo Ormea che tu sviluppi da quel che sai di me &#8230; che vale per me soprattutto per quello che&nbsp;<\/em>dovrei<em>&nbsp;essere\u00bb&nbsp;<\/em>&#8211; scriveva il 30 marzo 1963 ad Augusto Monti, che ne aveva pubblicato una recensione. E l&#8217;incidenza di memoria e autobiografia \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente nel ripercorrere la gestazione dell&#8217;opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle prime intenzioni di Calvino, insieme a&nbsp;<em>La speculazione edilizia<\/em>&nbsp;(1957) e&nbsp;<em>La nuvola di smog<\/em>&nbsp;(1958), doveva costituire la serie dei tre racconti ambientati negli anni Cinquanta, a descrivere il trapasso in una nuova epoca, ispirato al&nbsp;<em>\u00abgroppo lirico-morale, &#8230;che decide nel mare delle cose che si possono scrivere quelle che \u00e8 impossibile non scrivere\u00bb.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura attingeva alla vita e all&#8217;esperienza: il 7 giugno 1953, Calvino si era recato al Cottolengo da candidato per il Partito Comunista e la vista dei ricoverati, straziati nel corpo e nella mente, lo aveva turbato, forse ancora pi\u00f9 dell&#8217;ipotesi che il loro voto potesse essere estorto dall&#8217;assistenza per mano dei religiosi, in favore della Democrazia Cristiana. Gi\u00e0 allora avrebbe voluto scriverne, tuttavia era necessario che le immagini forti di dolore sbiadissero per lasciare spazio alla riflessione. Per questo, Calvino torna al Cottolengo nel 1961 come scrutatore e qui assiste agli episodi che ispirano il racconto di una giornata, alla fine della quale il protagonista Amerigo Ormea si ritrover\u00e0 cambiato e con lui anche l&#8217;autore.<\/p>\n\n\n\n<p>Come Calvino, Amerigo \u00e8 infatti un uomo laico, anticlericale, razionalista e scettico verso quanto sfugge alla logica materialista. \u00c8 soprattutto un intellettuale, colui che accetta di&nbsp;<em>\u00abmescolarsi attivamente alla vita pratica, come costruttore, organizzatore, persuasore permanente\u00bb&nbsp;<\/em>(Antonio Gramsci), possiede istinto esplorativo, sa trarre dal passato la lezione per il presente, esercita una funzione cosmopolita ed \u00e8 dedito al proprio compito. La sua mancata partecipazione alla vita civile priverebbe la societ\u00e0&nbsp;<em>\u00abdi un lievito essenziale, quello dell&#8217;opera intellettuale, che promuove il&nbsp;<\/em>mercato delle idee<em>, coltiva la consapevolezza sociale della propria storia, rende meno asfittiche le proposte della politica\u00bb<\/em>&nbsp;(Sabino Cassese). E infatti, se il suffragio universale ha superato quello ristretto, censitario e capacitario, riservato ai possidenti poi agli alfabetizzati, e i cittadini possono partecipare ora alla vita dello Stato, liberi e uguali in ragione dell&#8217;art. 3 della Costituzione, da parte sua l&#8217;intellettuale pu\u00f2 promuovere la formazione dell&#8217;opinione pubblica, la rimozione degli ostacoli alla parit\u00e0 di condizioni, l&#8217;affermazione della democrazia rappresentativa, sul modello ateniese di&nbsp;kratos (forza), aret\u00e8 (virt\u00f9) ed episteme (competenza); e una nuova cultura,&nbsp;che proponga il rifiuto dell&#8217;autoritarismo, l&#8217;interesse per le classi popolari, il rinnovamento dell&#8217;istruzione, la rivendicazione dei diritti, l&#8217;attenzione alla questione meridionale,&nbsp;la gestione del boom economico, il cambiamento politico e sociale. La maggior parte degli intellettuali di quella stagione aderirono alle ideologie di sinistra e cos\u00ec lo stesso Calvino, che lascer\u00e0 il Partito Comunista nel 1956, a seguito dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Ungheria, pur mantenendosi aperto al dialogo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ingresso al Cottolengo pone per\u00f2 Calvino\/Amerigo davanti alla sofferenza umana, innescando un cambiamento, e la realt\u00e0 si riveler\u00e0 labirintica, articolata, sfuggente a un&#8217;unica verit\u00e0 pragmatica e consolidata. Il dramma umano dei malati, il privilegio ostentato dall&#8217;onorevole in visita, il sospetto che i religiosi possano manipolare il voto dei ricoverati fanno scattare la reazione del protagonista, il suo intervento plateale per impedire a una suora di esprimere la preferenza elettorale per conto di un disabile mentale. Subito dopo, per\u00f2, \u00e8 investito dal dubbio sulle aporie intrinseche alla democrazia, dal maggiore pericolo tra estorcere un voto, consentendo comunque a un cittadino di esercitare il proprio diritto, o impedirne la partecipazione alle elezioni, negandogli quello stesso diritto.<\/p>\n\n\n\n<p>A spiegare questa contraddizione \u00e8 la recensione all&#8217;opera di Guido Piovene, di cui Calvino nella lettera del 24 maggio 1963 conferma l&#8217;interpretazione. La scelta della rappresentazione realistica, in luogo di quella favolistica, per Piovene implica&nbsp;<em>\u00abuna sorta di amletismo dell&#8217;intellettuale nella civilt\u00e0 industriale; \u00e8 ingarbugliato, ondeggiante, con l&#8217;intelligenza tesa; vuole esservi dentro e cercare nel tempo stesso la via d&#8217;uscita\u00bb<\/em>. E ancora:&nbsp;<em>\u00abSi potrebbe partire dalla domanda: si ha diritto di usare come uno strumento passivo, a scopo elettorale, esseri non pensanti? La prima risposta, immediata e politica, \u00e8: no. Sotto la risposta politica, si aprono per\u00f2 subito quei risucchi &#8230; A che punto si \u00e8 uomini, a che punto si cessa di esserlo? (&#8230;) Quando si pu\u00f2 dire questa miseria non ha il diritto di contribuire a decidere? Oppure l&#8217;uomo \u00e8 fatto dalla ricchezza di tutto ci\u00f2 che esiste, e l&#8217;umano ha i confini che gli diamo, di volta in volta, con l&#8217;amore?\u00bb<\/em>. I quesiti attribuiti al protagonista sono lucidi, netti, taglienti, ma senza risposta, perch\u00e9 lo stesso Calvino \u00e8&nbsp;<em>\u00ablo scrittore dell&#8217;oggettivit\u00e0 di quell&#8217;incertezza, in una realt\u00e0 nella quale stenta non solo a trovare, ma a cercare le essenze\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se da un lato la ragione induce Amerigo a difendere la democrazia, a impedire che le elezioni assicurino il mantenimento stabile dei potenti, anche attraverso la scelta di votanti che non otterranno alcun guadagno dalla loro azione, dall&#8217;altro il suo illuminismo vacilla alla vista del dolore in natura, in un distillato di riflessioni non estranee al giardino di piante, erbe e fiori,&nbsp;<em>\u00abin stato di souffrance, qual individuo pi\u00f9, qual meno\u00bb<\/em>, citato nello&nbsp;<em>Zibaldone&nbsp;<\/em>(1826), n\u00e9 alla meditazione filosofica sulla vita umana delle&nbsp;<em>Operette morali<\/em>&nbsp;(1824-1832) di Giacomo Leopardi. Nello scontro con la realt\u00e0, non vi \u00e8 soluzione percorribile, sebbene l&#8217;amore apra la via della speranza: da un lato, quello per la fidanzata Lia con la notizia della gravidanza e le esitazioni per una nuova vita, dall&#8217;altro quello del padre contadino in visita al figlio malato, necessari l&#8217;uno all&#8217;altro, anche solo nella reciprocit\u00e0 dello sguardo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 lo scrutatore Amerigo si addentra nel groviglio tra umanit\u00e0 e democrazia, pi\u00f9 la sua esplorazione incontra altre vie, labirintiche e opache. Ogni certezza sembra tramontata, e la vista delle malate nel finale restituisce al protagonista l&#8217;affresco spazio-temporale pi\u00f9 plausibile nel riconoscimento di un luogo dentro un altro: del Cottolengo dentro Torino, dell&#8217;imperfezione dentro l&#8217;amore. <\/p>\n\n\n\n<p>Petula Brafa<\/p>\n\n\n\n<p>Riferimenti bibliografici<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Italo Calvino,&nbsp;<em>La giornata di uno scrutatore,&nbsp;<\/em>Oscar Mondadori 2014<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Italo Calvino,&nbsp;<em>Perch\u00e9 leggere i classici,<\/em>&nbsp;Mondadori 2003<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Italo Calvino,&nbsp;<em>Lettere 1940-1985<\/em>, a cura di Luca Baranelli, Mondadori 2023<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Italo Calvino, Leonardo Sciascia,&nbsp;<em>L&#8217;illuminismo mio e tuo. Carteggio 1953-1985<\/em>, Oscar Mondadori 2023<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Italo Calvino,&nbsp;<em>Lezioni americane<\/em><em>,<\/em>&nbsp;Mondadori 2003<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Laura Di Nicola,&nbsp;<em>Un&#8217;idea di Calvino. Letture critiche e ricerche sul campo<\/em>, Carocci editore 2024<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022AAVV,&nbsp;<em>La citt\u00e0 dell&#8217;imperfezione. La giornata di uno scrutatore tra tradizione illuministica e complessit\u00e0 dell&#8217;umano<\/em>, a cura di Raffaele Caterina, Rubbettino 2019<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Sabino Cassese,\u00a0<em>Intellettuali<\/em>, Il Mulino 2021<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Carlo M.Cipolla,&nbsp;<em>Allegro ma non troppo<\/em>, Il Mulino 2005<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Nadia Urbinati,&nbsp;<em>Ai confini della democrazia. Opportunit\u00e0 e rischi dell&#8217;universalismo democratico<\/em>, Donzelli Editore 2007<\/p>\n\n\n\n<p>\u2022Pablo Neruda,&nbsp;<em>Ode al vino e altre odi elementari,<\/em>&nbsp;Passigli Poesia 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nei giorni tra il 29 aprile e il 3 maggio 1963, invitato al Premio Internazionale degli Editori a Corf\u00f9, pronunci\u00f2 il suo intervento a sostegno della candidatura de&nbsp;La cognizione del dolore&nbsp;di Carlo Emilio Gadda,&nbsp;Italo Calvino&nbsp;(1923-1985) aveva pubblicato nel marzo dello stesso anno&nbsp;La giornata di uno scrutatore&nbsp;(1963) e possiamo immaginare che quella verit\u00e0 proclamata circa il ruolo della letteratura e di chi scrive appartenesse anche a lui, e alla genesi del suo racconto. \u00abLa realt\u00e0 del mondo si presenta ai nostri occhi multipla, spinosa, a strati fittamente sovrapposti. 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