{"id":644,"date":"2025-03-14T00:01:00","date_gmt":"2025-03-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=644"},"modified":"2025-03-13T09:01:13","modified_gmt":"2025-03-13T08:01:13","slug":"se-insegni-ama-cio-che-fai-non-cio-che-sai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/03\/14\/se-insegni-ama-cio-che-fai-non-cio-che-sai\/","title":{"rendered":"Se insegni, ama ci\u00f2 che fai non ci\u00f2 che sai"},"content":{"rendered":"\n<p>Il passaggio dal ginnasio al liceo \u00e8 stato traumatico. Venivo da una tipica estate di fine anni 70: durata quattro mesi pieni; quattro mesi che dovevano compensare i nove mesi invernali passati chiusi in casa.<\/p>\n\n\n\n<p>In estate si usciva e si stava fuori casa per tutti il giorno, si rientrava solo per mangiare. La scuola era archiviata, e con lei tutto quello che la riguardava, libri compresi, altro che compiti per le vacanze. Fino al ginnasio andavo bene senza studiare granch\u00e9, giusto il necessario ma dalla prima settimana di scuola al liceo, nel mese di ottobre, cambi\u00f2 la musica. Versione di latino che and\u00f2 malissimo, ma non l\u2019ho capito subito; guardavo il compito pieno di correzioni e cercavo il voto: non c\u2019era! Mi confronto con gli altri e niente, non c\u2019era traccia di voti, solo delle lettere o delle vocali, allora guardo meglio cercando qualcosa di simile e trovo una \u201ce\u201d con a fianco un \u201c-\u201c: la mia valutazione era \u201ce-\u201c.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Capivo che era andato male, ma a cosa corrispondeva quella \u201ce\u201d col meno a fianco, proprio no.&nbsp;&nbsp;Guardo i compiti degli altri e c\u2019erano altre lettere e altre vocali, boh. Dopo la consegna del compito fummo chiamati per la spiegazione, ma solo degli errori, non dei voti, quello rimaneva un segreto. Mi furono spiegati tutti gli errori, ho avuto la conferma che il compito era andato molto male, ma della lettera nessuna spiegazione.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era una discreta variet\u00e0 di lettere ma del significato eravamo tenuti all\u2019oscuro. Col tempo e con gli altri compiti in classe si ripeteva il protocollo; l\u2019unica cosa che abbiamo evinto, dopo\u00a0\u00a0grande applicazione, era che si, quelle lettere erano voti. C\u2019erano delle t, delle v, delle a, delle p e altre ancora; guardando il numero degli errori capivamo, intuivamo, che alcune lettere o vocali corrispondevano a voti alti altre, apposte su compiti con pi\u00f9 errori a voti bassi. Un passo avanti ma l\u2019arcano rimaneva. In pi\u00f9, cominci\u00f2 ad insorgere un sospetto che divenne certezza nel giro di sei mesi, e che per me fu sconvolgente: il primo compito era stato fatto per rendersi conto del livello di ognuno e va bene, ma non era una semplice valutazione, era una condanna (per chi era andato male per gli altri una benedizione) e non si poteva cambiare, neanche studiando seriamente e impegnandosi. La mia lettera pi\u00f9 alta \u00e8 stata una \u201cr\u201d cio\u00e8 un cinque: r =5? In che senso? La scoperta\u00a0\u00a0dei voti e delle lettere si fece grazie all\u2019aiuto degli alunni di terza liceo. Si trattava di una parola segreta che ci fu svelata: \u201cdepurativo\u201d. Una parola che conteneva dieci lettere e vocali tutte diverse, tante quante i voti, da uno a dieci! Dunque la mie \u201ce &#8211; \u201c corrispondeva a un \u201c2-\u201c, la \u201c p\u201da \u201c3\u201d e via dicendo, la \u201cv\u201d a \u201c9\u201d . Ora potrebbe sembrare geniale ma a me \u00e8 sembrato solo perverso, distorto e deviato;\u00a0\u00a0la parola in se aveva, inoltre, un vago, ma neanche tanto, sapore fascista. Infatti io sono stato depurato, perch\u00e9 la prima impressione era quella che contava. Gli sforzi per migliorare la mia situazione quasi inutili. Dopo avere raggiunto quel \u201c5\u201d ho deciso che non valeva la pena studiare e sforzarmi, non sarebbe cambiato nulla. Quindi ho reagito nell\u2019unico modo possibile, cio\u00e8 con una sana strafottenza e una decisa mancanza di rispetto nei confronti del professore che, pur essendo un grande latinista, provava in tutti i modi a farmi odiare il latino, non riuscendoci perch\u00e9 a me il latino piace ancora, alla faccia sua, e pure il greco!\u00a0\u00a0Non mi alzavo, quando entrava in classe mentre gli altri schizzavano in piedi, lo stesso quando venivano interpellati: il mio rispetto nei suoi confronti era zero e ci tenevo a farglielo capire perch\u00e9 non lo meritava. Queste erano le armi della mia ribellione\u00a0\u00a0di sedicenne. Col senno di poi gli direi semplicemente che il bravo insegnante dovrebbe se non farsi volere bene, almeno non farsi odiare. Soprattutto gli direi che un vero educatore deve amare ci\u00f2 che fa,\u00a0non\u00a0soltanto ci\u00f2\u00a0che\u00a0sa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il passaggio dal ginnasio al liceo \u00e8 stato traumatico. Venivo da una tipica estate di fine anni 70: durata quattro mesi pieni; quattro mesi che dovevano compensare i nove mesi invernali passati chiusi in casa. In estate si usciva e si stava fuori casa per tutti il giorno, si rientrava solo per mangiare. La scuola era archiviata, e con lei tutto quello che la riguardava, libri compresi, altro che compiti per le vacanze. Fino al ginnasio andavo bene senza studiare granch\u00e9, giusto il necessario ma dalla prima settimana di scuola al liceo, nel mese di ottobre, cambi\u00f2 la musica. 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