{"id":540,"date":"2025-02-14T00:01:00","date_gmt":"2025-02-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=540"},"modified":"2025-02-13T07:20:24","modified_gmt":"2025-02-13T06:20:24","slug":"le-maschere-fra-larte-e-i-burattini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/02\/14\/le-maschere-fra-larte-e-i-burattini\/","title":{"rendered":"Le maschere, fra l&#8217;arte e i burattini"},"content":{"rendered":"\n<p>Ma quant\u2019\u00e8 figa, l\u2019Italia, nelle sue tradizioni? Persino negli inganni quali possono essere le maschere, l\u2019Italia che fa? Se ne esce con la Commedia dell\u2019Arte, ricca di personaggi sfiziosissimi, figli legittimi di quei burloni che furoni i commediografi prima greci e poi latini. Noi, quindi, siamo i depositari di culture millenarie che si evolvono e crescono in forme d\u2019arte antiche ma sempre nuove. Per meritarci, per\u00f2, questa eredit\u00e0, un minimo di sforzo grato possiamo pur farlo. Quindi, ripassino veloce sulle maschere regionali italiane, confluite a buon diritto nel teatro dei burattini e, da l\u00ec, nei travestimenti carnascialeschi fino agli anni \u201880 del secolo scorso. Chiss\u00e0 che non ritornino di moda.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciamo il nostro veloce viaggio fra alcune maschere della tradizione italiana, partendo dalla Sicilia ai tempi della Commedia dell\u2019Arte. Qui troviamo Peppe Nappa che ha rischiato di finire nel dimenticatoio sia nazionale che regionale molto prima dei suoi colleghi in giro per l\u2019Italia. Per fortuna, il Carnevale di Sciacca (Ag) lo ha voluto come maschera ufficiale della manifestazione, ridandogli cos\u00ec un po\u2019 di rilievo e vigore.<\/p>\n\n\n\n<p>Peppe Nappa \u00e8 insaziabile e goloso, infatti si aggira spesso per le cucine con la speranza di arraffare qualcosa da mangiare. Sensibile agli odori e ai sapori, annusa sempre l\u2019aria per scovare leccornie nascoste.&nbsp;\u00c8 un super pigrone, ma sa essere finissimo giocoliere e saltimbanco. Indossa casacca e calzoni di color azzurro, molto ampi e comodi. In testa, un cappello di feltro, di solito bianco. \u00c8 povero, poverissimo, ha i calzoni rattoppati come Arlecchino. \u00c8 cos\u00ec povero che pure il suo nome lo dice: nappa, infatti, significa toppa, rattoppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dato che lo abbiamo nominato, tocca a lui, adesso: Arlecchino. Il nostro nasce a Bergamo, ma ha omologhi in tutta Europa. Debutta intorno al \u2018500, ed \u00e8 forse una delle maschere pi\u00f9 note alle masse, quasi immune all\u2019oblio. Di umili origini, deve il suo costume coloratissimo all\u2019ingegno di sua madre: pur di vestirlo, la donna cuce insieme un intero vestito di toppe; i ritagli di stoffa erano di colori diversi, quindi ne viene fuori un abito spettacolare. In alcune storie, \u00e8 il suo padrone a donargli degli scampoli affinch\u00e9 ne faccia un vestito. Arlecchino \u00e8 buffo, furbo e ignorantello, ma anche buono e generoso. Ha sempre fame, come Peppe Nappa, quindi cerca di arraffare cibo ovunque possa. Descritto goffo e maldestro oppure dinoccolato ma agile, tutti concordano, per\u00f2, sulla sua strepitosa e contagiosa allegria. Lo troviamo spesso in coppia con Brighella, a combinarne di ogni, o con l\u2019amoruccio della sua vita, la bella Colombina.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed eccola, Colombina, l\u2019eterna innamorata di Arlecchino, a volte fidanzata, a volte sposa. Si tratta comunque di un amore a distanza, perch\u00e9 Colombina \u00e8 di Venezia, tranne quando Arlecchino non la raggiunge, combinando guai pure l\u00ec. Servetta scaltra, bella e intelligente, \u00e8 una figura molto cara alla Commedia dell\u2019Arte e a Goldoni. Con Arlecchino ha in comune l\u2019incontenibile allegria e la voglia di vivere.\u00a0\u00c8 la migliore confidente della sua padrona, anche perch\u00e9 \u00e8 una gran maestra negli intrighi e nei pettegolezzi. A volte ruffiana con gli uomini, si mantiene per\u00f2 fedele ad Arlecchino. Lui lo sa, ma soffre comunque di tenera gelosia per la sua innamorata. \u00c8 fine e garbata, la nostra Colombina, tanto da risultare vezzosa ed elegante nonostante il grembiule da serva.<\/p>\n\n\n\n<p>A dividersi le attenzioni di Arlecchino con Colombina c\u2019\u00e8 il caro Brighella, una scoppiettante maschera bergamasca. Anch\u2019egli \u00e8 un servo, sempre amato e benvoluto dai padroni. Tutti sono fermamente convinti della bont\u00e0 di Brighella, lasciando che si occupi di qualsiasi situazione e intrigo da sciogliere. Brighella \u00e8 pronto, scattante e servizievole, ma non tutti sanno per\u00f2 che non sempre \u00e8 in buonafede; infatti briga (da qui, il nome) per avere un proprio vantaggio in ogni cosa. Brighella ha modi eleganti e raffinati, un parlare educato e misurato, insomma, un perfetto paraculo. E poi canta, suona e balla come pochi. Spesso e raffigurato con una chitarra fra le mani, nel suo affascinante vestito bianco ricco di intarsi verdi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciamo il mondo servile e ci spostiamo in quello signorile con Rosaura, padroncina veneziana amica di Colombina, infatti le si trova spesso insieme. Figlia di Pantalone, passa il suo tempo a parlare dei suoi affari di cuore con Colombina, prontissima a darle mille consigli.&nbsp;\u00c8 una damina sempre innamorata del cavaliere di turno, quindi \u00e8 tutta tenerezza e sospiri. Rosaura, a differenza della maggior parte delle maschere italiane, \u00e8 sempre a viso scoperto, incorniciato da meravigliosi capelli biondi. Veste sempre elegantissima, adora i toni del blue, gli accessori e i gioielli.&nbsp;\u00c8 una ragazza molto garbata e compita nei modi, nonch\u00e9 determinata e sicura si s\u00e9. E sicuramente pi\u00f9 gradevole del gran tirchio di suo padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Pantalone, padre di Rosaura e tradizionale padrone di Arlecchino e Colombina, spicca su Venezia come mercante tirchio, irascibile ed molto molesto con le donne che malauguratamente lo incontrano. Serve o dame, poco importa: Pantalone \u00e8 lascivo, fastidioso, urtantissimo con tutte.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo Goldoni prov\u00f2 a riscattarlo da questo ruolo ingrato: gli tolse la maschera e lo rese pi\u00f9 accorto e saggio. Quindi, Pantalone diventa un mercante un po\u2019brontolone, ma in fondo bonario, sotto le attente modifiche goldoniane. Ha il naso adunco, una barbetta a pizzo, e veste di solito con casacca e calzoni rossi, e cappuccio e babbucce a punta rialzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di ritornare fra i popolani, ci spostiamo a Bologna la dotta, per incontrare il dottor Balanzone, che ha moltissime qualit\u00e0 e altrettanti vizi: parla svariate lingue fra cui il latino, cura mali incurabili, sa \u2013 o o \u00e8 convinto di sapere \u2013 tutto e di pi\u00f9. \u00c8 un gran chiacchierone, un po\u2019 sboccato e volgare. \u00c8 una buona, anzi ottima, forchetta: il pancione non lascia dubbi sulla sua grande passione per tortelli e tortellini.Quando non trascende, \u00e8 il classico personaggio serio e molto erudito, ama far sfoggio di lunghi e complicati discorsi infarciti di paroloni incomprensibili al popolo. Vanta spesso titoli e competenze altisonanti, tant\u2019\u00e8 che tutti finiscono sempre per pendere dalle sue labbra, nonostante in fondo lo trovino abbastanza noioso. Usa vestire come i professori di Bologna: toga nera dal colletto e polsini bianchi, giubba, mantello e un cappellone.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo fra il popolo e incontriamo Gianduia, maschera piemontese per antonomasia. Nasce ad Asti, ma diventa presto il re del carnevale torinese. Il suo nome deriva da&nbsp;<em>Gioann dla doja<\/em>&nbsp;che vuol dire \u201cGiovanni del boccale\u201d. \u00c8 buono e generoso, dai modi un po\u2019 rozzi. Gianduia \u00e8 un contadino, ma non disdegna le raffinatezze della citt\u00e0, soprattutto in fatto di cibo e vino. Infatti, la sua aspirazione \u00e8 di diventare un signore, per poter godere a pieno titolo di quelle che lui ritiene sciccherie. Quindi si esercita, Gianduia, si esercita finch\u00e9 non ci riesce: elegante codino, abiti di buona fattura, impara a tramutare i suoi modi, da rozzi a eleganti e misurati. Sempre disposto ad aiutare gli altri, Gianduia \u00e8 il paciere della Commedia dell\u2019Arte. Sua moglie Giacometta lo adora. E pure noi: lo so che state pensando al cioccolato torinese che porta il suo stesso nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Scendiamo al centro\/sud, per incontrare Rugantino, maschera romana. Le sue antiche origini arrivano fino al soldato fanfarone di Plauto, un militare spaccone e borioso. Ha il gusto della polemica e un fare decisamente truffaldino. \u00c8 arrogante e ce lo dice gi\u00e0 il suo nome, ch\u00e9 <em>ruganza<\/em> in romanesco significa appunto arroganza. \u00c8 un vero bullo, per\u00f2 pare abbia il cuore tenero. Lo troviamo con abbigliamento da guappo popolano con tanto di spadini alla cinta e fazzoletto al collo, ma il suo costume pi\u00f9 tipico \u00e8 quello del soldato settecentesco: cappello a due punte, panciotto e calzoni corti (tutto in rosso) e calze lunghe a righe bianche e rosse.<\/p>\n\n\n\n<p>E non poteva certo mancare lui, il caro, buffo, un po\u2019 sgraziato Pulcinella. Napoletano doc, Pulcinella nasce gi\u00e0 ai tempi dell\u2019antica Roma, ovviamente poi ripreso e incoronato dalla Commedia dell\u2019Arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Per nulla agile, lo troviamo a coprire i ruoli pi\u00f9 disparati, dal servo al padrone, a volte popolano a volte borghese. Incarna vizi e virt\u00f9 del napoletano medio, nonostante sia a buon diritto conosciuto in tutta Europa. Ha la gobba, il naso adunco e l\u2019immancabile mascherina nera sul volto. La sua proverbiale lentezza forse serve per mascherare la goffaggine; parla sempre molto poco, ma quando, per\u00f2, getta una sentenza, questa giunge come una vera staffilata. Il suo passatempo preferito? Bastonare gli avversari con la clava che porta sempre con s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Concludo questo piccolo viaggio con una maschera sicuramente sconosciuta, nonch\u00e9 di recentissima creazione: Farinella di Putignano. Prende il nome da una finissima farina di ceci e orzo tostati, di antichissima fattura e, un tempo, cibo per i poveri. Essa si accompagna ai sughi (a mo\u2019 di scarpetta, ripulisce il piatto) o all\u2019olio oppure, in tempi di magra, persino all\u2019acqua, alla quale si aggiungono dei fichi. Insomma, io scrivo con l\u2019acquolina perch\u00e9 so di cosa parlo, ma mi rendo conto che non \u00e8 facile descrivere qualcosa che forse nemmeno tutta la Puglia conosce. A Putignano, provincia di Bari, se ne fa un largo uso. Del primo Farinella, l\u2019originario, si sa ben poco: era povero, ubriacone, con la facciona e il naso rossi per il vino. A quando risalga, non si sa. Si sa per\u00f2 quando sub\u00ec un restauro perch\u00e9 potesse rappresentare al meglio il carattere del suo paese: intorno agli anni \u201850, a Farinella rimangono s\u00ec la faccia e il naso rosso, ma indossa un abito multicolor come quello di Arlecchino, un cappello a tre punte coi campanelli come un jolly e un gonnellino rosso e blu, i colori di Putignano. Da avvinazzato, diventa fornaio capace di gesti eroici; sornione e ironico, amante del buon cibo e del buon vino, sempre allegro \u00e8 in un perenne carnevale. Non a caso, \u00e8 simbolo del carnevale di Putignano, che suole iniziare ufficialmente il 26 dicembre dell\u2019anno prima, ma i cui preparativi partono di buona lena persino a luglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma quant\u2019\u00e8 figa, l\u2019Italia, nelle sue tradizioni? Persino negli inganni quali possono essere le maschere, l\u2019Italia che fa? 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