{"id":4398,"date":"2026-10-14T00:01:00","date_gmt":"2026-10-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=4398"},"modified":"2026-10-13T07:16:31","modified_gmt":"2026-10-13T05:16:31","slug":"andirivieni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/10\/14\/andirivieni\/","title":{"rendered":"Andirivieni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si parla di un salto, si pensa a uno slancio in avanti, al superamento di un ostacolo, a un movimento che ci porta pi\u00f9 lontano. Eppure, osservando il mondo di oggi, viene il sospetto che l\u2019umanit\u00e0 abbia perfezionato una tecnica curiosa: il salto all\u2019indietro. Prendiamo la rincorsa verso il futuro e atterriamo cento anni prima, possibilmente convincendoci di aver appena inventato qualcosa di rivoluzionario. Basta confrontare gli anni Venti del Novecento con quelli del Duemila. Nel 1920 il mondo cercava di riprendersi dalla Prima guerra mondiale e dall\u2019influenza spagnola; nel 2020 cercava di sopravvivere a una pandemia chiamata Covid. \u00c8 cambiato il nome, \u00e8 cambiata la tecnologia, abbiamo aggiunto le videochiamate e lo smart working, ma per il resto ci siamo ritrovati a discutere di mascherine, contagi e distanziamento. Un secolo di progresso per scoprire che il virus non legge i libri di storia e che, evidentemente, nemmeno noi li leggiamo abbastanza. Anche la politica sembra avere una passione per il vintage. Cento anni fa, i regimi autoritari guadagnavano terreno, i nazionalismi si rafforzavano e l\u2019Europa si preparava a una nuova stagione di tensioni. Oggi, in diverse parti del mondo, tornano leader che promettono ordine, grandezza e soluzioni semplici a problemi complicati. Cambiano le divise, spariscono alcuni baffi e arrivano i profili social, ma il culto dell\u2019uomo forte sembra non passare mai di moda. Altro che ritorno al futuro: qui siamo al remake, con un budget pi\u00f9 alto e una campagna pubblicitaria migliore. Persino il razzismo sembra aver trovato il modo di aggiornarsi senza cambiare davvero. Quello che un tempo veniva espresso apertamente oggi pu\u00f2 presentarsi sotto forme pi\u00f9 eleganti: una battuta, un sospetto generalizzato, un\u2019emergenza trasformata in pretesto per indicare un nemico. Insomma, il pregiudizio ha fatto un corso di comunicazione e ha imparato a usare parole pi\u00f9 presentabili. Non \u00e8 scomparso: ha semplicemente rinnovato il guardaroba. E mentre la tecnologia compie salti da gigante, la nostra capacit\u00e0 di imparare dal passato sembra procedere a passo d\u2019uomo. Studiamo le tragedie sui libri, celebriamo anniversari solenni e promettiamo che certe cose non accadranno mai pi\u00f9. Poi, quando si ripresentano condizioni simili, ci comportiamo come se nessuno ci avesse avvertiti. Forse la memoria storica \u00e8 come un aggiornamento del software: accettiamo i termini e le condizioni senza leggerli. Naturalmente, la storia non si ripete mai in modo perfettamente identico. Ma \u00e8 proprio questo il rischio: le vecchie idee ritornano travestite da novit\u00e0 e noi, impegnati ad ammirare il costume nuovo, non riconosciamo chi lo indossa. Forse il vero salto non consiste nel correre pi\u00f9 velocemente verso il futuro, ma nell\u2019imparare a non ricadere negli stessi errori. Perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 ha dimostrato di saper fare salti straordinari. Deve soltanto controllare dove atterra: continuando cos\u00ec, tra cento anni potremmo festeggiare un\u2019altra grande innovazione, riscoprendo qualcosa che avevamo gi\u00e0 imparato nel 1920. Se saremo fortunati, almeno avremo inventato mascherine pi\u00f9 comode.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di un salto, si pensa a uno slancio in avanti, al superamento di un ostacolo, a un movimento che ci porta pi\u00f9 lontano. Eppure, osservando il mondo di oggi, viene il sospetto che l\u2019umanit\u00e0 abbia perfezionato una tecnica curiosa: il salto all\u2019indietro. Prendiamo la rincorsa verso il futuro e atterriamo cento anni prima, possibilmente convincendoci di aver appena inventato qualcosa di rivoluzionario. Basta confrontare gli anni Venti del Novecento con quelli del Duemila. 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