{"id":4378,"date":"2026-10-14T00:01:00","date_gmt":"2026-10-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=4378"},"modified":"2026-10-08T12:45:03","modified_gmt":"2026-10-08T10:45:03","slug":"saltitos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/10\/14\/saltitos\/","title":{"rendered":"Saltitos"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un momento, in ogni viaggio, che quasi non compare mai nelle fotografie per Instagram. Non \u00e8 l\u2019arrivo, non \u00e8 il monumento pi\u00f9 famoso di una citt\u00e0, n\u00e9 gli edifici brutalisti dell\u2019ex Jugoslavia o quelli romantici dell\u2019Europa dell\u2019Est, o semplicemente un luogo qualsiasi del mondo. Non \u00e8 nemmeno la strada dove grandi poeti e filosofi del Novecento hanno bevuto vino o fumato una sigaretta. E non \u00e8 neppure la spiaggia dove geni del cinema italiano sono stati assassinati a bruciapelo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qualche secondo prima: quando abbiamo gi\u00e0 il biglietto in mano, la valigia chiusa e ancora\u2026siamo in un territorio sconosciuto. Quell\u2019istante \u00e8 un piccolo \u201csalto\u201d.\u00a0<em>Saltitos<\/em>, come diremmo in Messico. A volte, viaggiare non comincia quando l\u2019aereo decolla. Comincia quando compriamo un biglietto per un luogo che ancora non conosciamo e accettiamo, anche solo per qualche ora, di rinunciare al controllo. Forse alcuni di voi \u201ctornano sempre nello stesso posto\u201d. Ma qui sta la trappola per chi crede che il viaggio sar\u00e0 lo stesso: non lo sar\u00e0. Perch\u00e9 anche la stessa destinazione cambia con il passare del tempo, e ci\u00f2 che ci aveva affascinato la prima volta pu\u00f2 essere ancora l\u00ec, pronto per nuovi turisti. Ma per noi sar\u00e0 un altro salto nel territorio dell\u2019ignoto, perch\u00e9 quella magia non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Se ne crea una nuova, oppure nasce una nostalgia smisurata di cui vale la pena godere altrettanto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come un atleta che salta con l\u2019asta, in alto o in lungo, non si lancia completamente alla cieca: calcola, misura, corre\u2026 suda. Conosce il proprio corpo, la distanza, la velocit\u00e0, l\u2019altezza che vuole raggiungere. Ha ripetuto quel movimento centinaia di volte. Eppure, per una frazione di secondo, abbandona il suolo. Come se volasse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il viaggiatore calcola, misura, corre\u2026 suda. Controlla gli orari, prenota gli hotel, studia le mappe, cambia i soldi, scarica biglietti e mappe offline. Nasconde il passaporto in una tasca segreta. Fa tutto il possibile per addomesticare l\u2019ignoto. Ma arriva un momento in cui nessuna preparazione serve pi\u00f9. Il gate si chiude, i passeggeri allacciano le cinture. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 per questo che viaggiare ha qualcosa dell\u2019esilio. Anche quando nessuno ci obbliga ad andarcene. Per qualche ora lasciamo indietro le nostre coordinate: la casa, la lingua, le abitudini, le persone che sanno chi siamo davvero. In un altro luogo nessuno conosce ancora il nostro nome. Nessuno sa qual \u00e8 il nostro colore preferito, quali sono i nostri hobby e le nostre ossessioni. Dobbiamo presentarci di nuovo, spiegarci con altre parole che ci distinguono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il turista porta con s\u00e9 una macchina fotografica, un&nbsp;<em>outfit<\/em>&nbsp;per ogni giorno e per ogni citt\u00e0, scarpe nuove, il&nbsp;<em>selfie stick<\/em>. Il viaggiatore porta soltanto domande.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E forse \u00e8 proprio l\u00ec che compare un\u2019altra forma di\u00a0<em>saltito<\/em>: la migrazione. C\u2019\u00e8 chi salta perch\u00e9 vuole scoprire cosa ci sia dall\u2019altra parte del fiume e chi salta perch\u00e9 restare a casa non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Ci sono salti scelti e salti imposti. Alcuni nascono dalla curiosit\u00e0, altri dalla necessit\u00e0. Alcuni hanno un biglietto di ritorno, altri no. Ma tutti condividono qualcosa: l\u2019incertezza del luogo in cui atterreranno. L\u2019avventura non consiste soltanto nell\u2019arrivare in un altro luogo. Consiste nell\u2019accettare, per un certo periodo, l\u2019incomodit\u00e0 di non sapere con esattezza chi saremo l\u00ec. Perch\u00e9 ogni viaggio, effimero o senza ritorno, modifica il nostro rapporto con il mondo. Torniamo con fotografie,\u00a0<em>souvenir<\/em>, parole nuove, vestiti sporchi, scarpe rotte, ma anche con piccole crepe nelle certezze che avevamo prima di partire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 cos\u00ec che scopriamo che la citt\u00e0 che credevamo di conoscere non era il mondo intero. Che la nostra lingua non \u00e8 l\u2019unico modo di dare un nome alle cose. Che esistono altri modi di mangiare, di dire \u201caddio\u201d, di amare, di aspettare l\u2019autobus. E che anche noi, quella persona che ha chiuso la valigia prima di partire, non siamo esattamente gli stessi che tornano. Per questo mi piace pensare che la valigia sia una specie di contraddizione. La prepariamo per portare con noi ci\u00f2 di cui crediamo di avere bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cerchiamo di portare una piccola versione della nostra vita per sentirci ancora noi stessi altrove. Ma penso anche che viaggiare consista proprio nello scoprire quali cose possiamo lasciare fuori. Ci\u00f2 che possiamo perdere o cambiare. Ci\u00f2 che non possiamo controllare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 l\u00ec che mi rendo conto che il\u00a0vero<em> saltito<\/em>\u00a0\u00e8 di chi, per un istante, abbandona la propria citt\u00e0. Di chi cambia lingua, di chi comincia una relazione e di chi ne finisce una. Di chi accetta un lavoro lontano (Beato chi fa\u00a0<em>Smart working<\/em>). Di chi emigra: il salto di chi parte senza sapere quando potr\u00e0 tornare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti noi, a un certo punto, dobbiamo abbandonare il suolo. Forse questa \u00e8 la parte pi\u00f9 difficile di ogni trasformazione: quel breve territorio sospeso tra una cosa e l\u2019altra. Non siamo pi\u00f9 quelli che eravamo. E ancora non sappiamo chi saremo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stiamo manovrando con il vento. E forse viaggiare \u00e8 una delle forme pi\u00f9 belle per imparare a vivere proprio l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9, alla fine, un biglietto aereo non \u00e8 una garanzia di arrivo. \u00c8 una promessa dell\u2019impreciso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E per scoprirlo, prima dobbiamo avere il coraggio di saltare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un momento, in ogni viaggio, che quasi non compare mai nelle fotografie per Instagram. Non \u00e8 l\u2019arrivo, non \u00e8 il monumento pi\u00f9 famoso di una citt\u00e0, n\u00e9 gli edifici brutalisti dell\u2019ex Jugoslavia o quelli romantici dell\u2019Europa dell\u2019Est, o semplicemente un luogo qualsiasi del mondo. Non \u00e8 nemmeno la strada dove grandi poeti e filosofi del Novecento hanno bevuto vino o fumato una sigaretta. 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