{"id":436,"date":"2025-02-14T00:01:00","date_gmt":"2025-02-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=436"},"modified":"2025-02-10T07:58:11","modified_gmt":"2025-02-10T06:58:11","slug":"charlie-chaplin-immortale-maschera-del-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/02\/14\/charlie-chaplin-immortale-maschera-del-cinema\/","title":{"rendered":"Charlie Chaplin, immortale maschera del cinema"},"content":{"rendered":"\n<p>A 136 anni dalla sua nascita, Chaplin risulta incredibilmente attuale. \u00c8 questa la caratteristica dei grandi artisti. Prendiamo ad esempio le tragicomiche disavventure del vagabondo (conosciuto in Italia come <em>Charlot<\/em>) in <em>Tempi moderni<\/em> (1936), alle prese con la catena di montaggio di una fabbrica. Il tema del rapporto tra essere umano, macchine e tecnologia \u00e8, oggi pi\u00f9 di ieri, all\u2019ordine del giorno. E che dire della goffa gara di superiorit\u00e0 tra Mussolini\/Napoloni e Hitler\/Hynckel ne <em>Il grande dittatore<\/em> (1940)? Il loro super ego dalle conseguenze devastanti somiglia incredibilmente, ahinoi, a quello degli attori politici buffoneschi dei nostri tempi. E la crisi interiore della ballerina di <em>Luci della ribalta<\/em> (1952) travolta e curata dalla fame di vita di Calvero? Potremmo citare centinaia di dialoghi simili nelle nostre citt\u00e0 (soprattutto in riferimento alla fragilit\u00e0 di Thereza). E posso continuare. Il dramma della povert\u00e0 ne <em>Il Monello<\/em> (1921) e in <em>Luci della citt\u00e0<\/em> (1931); La brama di possesso in <em>La febbre dell\u2019oro <\/em>(1925); Il tema dell\u2019emigrazione nel cortometraggio <em>Charlot emigrante<\/em> (1917); le critiche aspre al capitalismo selvaggio in <em>Monsieur Verdoux<\/em> (1947) e cos\u00ec via. La comicit\u00e0 era certo travolgente ma ti lasciava dentro sempre qualcosa, rivestendosi di poesia e di agganci alla vita reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Charles Spencer Chaplin nacque a Londra nel 1889. La sua infanzia fu drammaticamente segnata dalla precariet\u00e0 affettiva, economica e psicologica della famiglia. Trov\u00f2 nel teatro, sin da piccolissimo, una grande valvola di sfogo, ottenendo straordinari successi nei variet\u00e0 e nei circhi. Col fratellastro Sidney si svilupp\u00f2 un sodalizio proficuo che durer\u00e0 nel tempo, saldato dal talento e dal comune sofferto passato. Il grande successo arriv\u00f2 con il cinema muto, dove la mimica straordinaria, le doti acrobatiche ed espressive di Charlie lo resero famoso in tutto il mondo. Furono gli Stati Uniti ad offrirgli le basi economiche per mettere a frutto tutte le sue doti. Il pubblico lo idolatr\u00f2 come comico della pantomima ma in lui c\u2019era molto di pi\u00f9. Col personaggio del vagabondo trov\u00f2 il modo di dare spazio alla sua indole poetica. Una volta conquistato il ruolo di regista, oltre che di interprete, dei film, tra una risata e l\u2019altra inizi\u00f2 ad esprimere senza fronzoli i suoi ideali da convinto umanista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il genio espresso nel cinema muto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Era completamente un altro mondo il cinema che precedette l\u2019avvento del sonoro. Esso si basava tutto sulla gestualit\u00e0, la mimica, le trovate sceniche, la musica in sottofondo e le frasi descrittive tra una scena e un\u2019altra che dovevano essere brevi e chiare, mettendo lo spettatore nelle condizioni di capire ci\u00f2 che stava accadendo. Questo rendeva a volte necessario uno sforzo creativo enorme per rendere chiara la storia. Il film biografico <em>Charlot <\/em>(titolo originale <em>Chaplin, <\/em>di Richard Attemborough, anno 1992, protagonista un bravissimo Robert Downey Junior), racconta le difficolt\u00e0 trovate nella realizzazione di <em>Luci della citt\u00e0<\/em>. Come far capire la scena nevralgica del film, nella quale la fioraia non vedente scambia il povero vagabondo per un ricco? La trovata risolutiva fu la chiusura della portiera di un\u2019 auto lussuosa di passaggio. Per concludere l\u2019opera ci vollero 3 anni di fatiche, ritardi, litigi, abbandoni della troupe, dissanguamenti economici. Alla fine il capolavoro fu pronto. <em>\u201cVolevo rappresentare un qualunque uomo che aspirasse alla dignit\u00e0\u201d<\/em>. Il successo fu grandioso anche perch\u00e9 tocc\u00f2 il cuore di una popolazione sconvolta dalla sanguinosa crisi economica e sociale del 1929.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019avvento del sonoro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cSo che il sonoro sar\u00e0 la fine per il vagabondo, \u00e8 sicuro. Ma almeno se ne andr\u00e0 dicendo qualcosa in cui credo\u201d. <\/em>Il film biografico <em>Charlot <\/em>cita questa frase per spiegare il grande travaglio di Chaplin nell\u2019accettare, dopo tante resistenze, il fonofilm. Gi\u00e0 con <em>Luci della citt\u00e0<\/em> aveva sub\u00ecto pressioni in tal senso. Tutte le produzioni stavano andando in quella direzione. Egli resistette finch\u00e9 pot\u00e9 perch\u00e9 pensava che tutta la poesia del vagabondo si potesse esprimere unicamente tramite il muto. Con <em>Luci della citt\u00e0<\/em> ebbe ragione, il film fu un grandissimo successo. Ma in pochi anni le cose erano mutate con grande velocit\u00e0 e la nuova direzione del cinema era ineluttabile. Cos\u00ec nacque l\u2019idea de <em>Il grande dittatore<\/em>, primo film parlato di Chaplin. Usc\u00ec negli Stati Uniti nel 1940, con Hitler al massimo del suo potere. La somiglianza del vagabondo col dittatore favor\u00ec l\u2019idea dello scambio di persona tra il barbiere ebreo e l\u2019usurpatore nazista. Il film \u00e8 certo politico, nell\u2019accezione pi\u00f9 nobile del termine. Prima la derisione del dittatore, poi l\u2019indimenticabile appello alla fraternit\u00e0. Se consideriamo il periodo in cui fu girato, comprenderemo quanto coraggio doveva volerci e proveremo senz\u2019altro un brivido speciale. Il film cost\u00f2 molto a Chaplin. Sia in termini economici (visto che per anni la pellicola non pot\u00e9 circolare in Europa) che \u201cgiudiziari\u201d. Anni dopo, completamente decontestualizzato dal periodo in cui usc\u00ec (coincidente con l\u2019ascesa di Hitler), divenne uno dei pretesti per accusare il cineasta di essere un comunista colpevole di attivit\u00e0 antiamericane e sovversive (in realt\u00e0 lui si definiva umanista, non comunista) e fu esposto al massacro censorio e mediatico del maccartismo, con conseguente condanna all\u2019esilio dagli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cLuci della ribalta\u201d (1952)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cC\u2019\u00e8 una cosa che \u00e8 altrettanto inevitabile della morte. Ed \u00e8 la vita. Viva! Viva! Viva! Pensi alla forza che \u00e8 nell\u2019universo, che fa muovere la terra e crescere gli alberi! E c\u2019\u00e8 la stessa forza dentro di lei, purch\u00e9 abbia il coraggio di usarla.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Calvero, un importante artista sul viale del tramonto ha appena salvato Thereza dal suicidio, una ballerina in preda alla disperazione. Come destato all\u2019improvviso dall\u2019oblio di chi era famoso ed ora incontra solo indifferenza, messi da parte i suoi problemi personali, l\u2019alcolismo, la povert\u00e0, la solitudine, cerca in tutti i modi di motivare la ragazza, spingendola a lottare per riprendersi la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Chaplin temeva di non essere all\u2019altezza del \u201cnuovo\u201d cinema. Quanto si sbagliava! Abbiamo gi\u00e0 scritto de <em>Il grande dittatore. Luci della ribalta<\/em> \u00e8 un altro indubbio capolavoro. Trainato da una splendida colonna sonora (vincitrice del premio Oscar, autore lo stesso Chaplin) <em>Luci della ribalta<\/em> \u00e8 un film sulla vita. Vita che a volte sfugge, che si pu\u00f2 riconquistare con l\u2019aiuto di un affetto, che \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 da assaporare fino in fondo, anche quando le luci si abbassano e ci si sente inadeguati e fuori posto. Il successo si attenua, i grandi applausi sono solo un ricordo. \u00c8 l\u2019oblio dell\u2019artista dimenticato. Qui viene raccontato in compagnia di un altro gigante di quella generazione, Buster Keaton. Il quale si rivolge al collega dicendo: \u201cal prossimo che mi ripete: <em>\u201ccome ai bei tempi\u201d <\/em>mi butto dalla finestra\u201d. La loro esibizione, cos\u00ec densa di struggente malinconia, \u00e8 una sequenza con riflessi palesemente autobiografici. Calvero ha un ultimo inaspettato trionfo prima di chiudere il sipario della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che vedo un film di Chaplin penso a quanta fatica, quanto lavoro artigianale, quanto coraggio, quanto amore per l\u2019arte contenga e poi penso a chi vorrebbe utilizzare l\u2019intelligenza artificiale per le sceneggiature dei film, per i testi e le musiche delle canzoni, penso agli auto-tune che rendono intonate anche le campane a morto. E, pur desideroso di guardare avanti e non solo indietro, mi chiedo se non sia il caso, tutti, di fare una riflessione seria sul percorso che stiamo intraprendendo delegando alla tecnologia il ruolo di pensare, agire (vivere?) in nostra vece.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 136 anni dalla sua nascita, Chaplin risulta incredibilmente attuale. \u00c8 questa la caratteristica dei grandi artisti. Prendiamo ad esempio le tragicomiche disavventure del vagabondo (conosciuto in Italia come Charlot) in Tempi moderni (1936), alle prese con la catena di montaggio di una fabbrica. Il tema del rapporto tra essere umano, macchine e tecnologia \u00e8, oggi pi\u00f9 di ieri, all\u2019ordine del giorno. E che dire della goffa gara di superiorit\u00e0 tra Mussolini\/Napoloni e Hitler\/Hynckel ne Il grande dittatore (1940)? Il loro super ego dalle conseguenze devastanti somiglia incredibilmente, ahinoi, a quello degli attori politici buffoneschi dei nostri tempi. 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