{"id":4224,"date":"2026-09-14T00:01:00","date_gmt":"2026-09-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=4224"},"modified":"2026-09-11T10:48:04","modified_gmt":"2026-09-11T08:48:04","slug":"matera-la-citta-che-la-pietra-ha-imparato-a-ricordare-suggerimenti-per-una-passeggiata-turistico-poetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/09\/14\/matera-la-citta-che-la-pietra-ha-imparato-a-ricordare-suggerimenti-per-una-passeggiata-turistico-poetica\/","title":{"rendered":"Matera, la citt\u00e0 che la pietra ha imparato a ricordare. Suggerimenti per una passeggiata turistico- poetica."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima cosa che mi colpisce, arrivando a Matera, non \u00e8 una chiesa, n\u00e9 una piazza, n\u00e9 uno dei suoi celebri affacci. \u00c8 il silenzio, un silenzio strano, quasi impossibile da spiegare, perch\u00e9 intorno a me ci sono case, persone, voci, passi. Eppure, davanti ai Sassi, ho la sensazione che la citt\u00e0 abbia abbassato la voce, come se avesse deciso di lasciar parlare la pietra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimango a guardarla dall\u2019alto per qualche istante e, all\u2019inizio, non so nemmeno bene cosa sto osservando. Le case si accavallano una sull\u2019altra, le scale scendono verso la Gravina, piccoli balconi sembrano aggrapparsi alla roccia, mentre cupole e campanili emergono da quell\u2019enorme intreccio color miele. Pi\u00f9 guardo e pi\u00f9 mi accorgo che non sto semplicemente osservando una citt\u00e0, ma sto guardando qualcosa che \u00e8 stato scavato, abitato, consumato e trasformato lentamente nei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 proprio questo il modo migliore per cominciare a conoscere Matera: fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per qualche minuto, infatti, lascio perdere la mappa, le indicazioni, l&#8217;idea di dover raggiungere subito un monumento. Rimango l\u00ec e guardo perch\u00e9 Matera, prima ancora di raccontarmi la sua storia, riesce a raccontarsi da sola. Qui il tempo non mi sembra passato, mi sembra &#8220;depositato&#8221;: strato dopo strato, sulle pietre irregolari sotto i piedi, sulle porte basse, nelle grotte, nelle facciate addossate alla roccia, nelle scalinate che sembrano non finire mai. Camminando ho la sensazione che ogni angolo custodisca qualcosa: una voce, una famiglia, un gesto quotidiano, un pezzo di vita che il tempo non \u00e8 riuscito a cancellare del tutto.                 E allora capisco che Matera non \u00e8 semplicemente una citt\u00e0 costruita sulla pietra, ma una citt\u00e0 costruita dentro la pietra.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I Sassi <\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono i due antichi rioni di Sasso Caveoso e Sasso Barisano, separati dalla Civita, il cuore pi\u00f9 antico della citt\u00e0. Quando cammino tra loro, questa distinzione sulla mappa quasi scompare;  mi trovo dentro un labirinto di vicoli, scale, archi e porte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scalinate-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4227\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scalinate-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scalinate-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scalinate-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scalinate-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scalinate-413x550.jpg 413w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/scalinate-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una porta conduce a una stanza scavata nella roccia, una scala diventa improvvisamente un vicolo, un piccolo arco incornicia un frammento di cielo e la pietra \u00e8 ovunque: \u00e8 parete, pavimento, soffitto, ma soprattutto \u00e8 memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per secoli queste abitazioni rupestri hanno ospitato famiglie, bambini, anziani, animali, piccoli orti e intere comunit\u00e0. La vita si svolgeva in spazi essenziali, modellati sulla forma naturale della roccia, in un ambiente nel quale nulla poteva essere sprecato. Mentre cammino, provo a immaginare quella quotidianit\u00e0, mi chiedo quante persone abbiano attraversato quelle stesse porte, quanti bambini abbiano corso su quelle pietre, quante sere siano trascorse illuminate da una luce fioca, dentro stanze che oggi osserviamo con gli occhi dei visitatori. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 forse questa la cosa che pi\u00f9 mi emoziona: capire che ci\u00f2 che oggi mi appare cos\u00ec straordinario, un tempo era semplicemente <strong>casa<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Sasso Caveoso, il volto pi\u00f9 selvaggio<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"627\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/caveoso-1-1024x627.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4232\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/caveoso-1-1024x627.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/caveoso-1-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/caveoso-1-767x470.jpg 767w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/caveoso-1-1536x941.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/caveoso-1-425x260.jpg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/caveoso-1-2048x1255.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando raggiungo il Sasso Caveoso, Matera cambia ancora una volta. Qui la sento pi\u00f9 aspra, pi\u00f9 verticale, quasi pi\u00f9 vicina alla sua origine. Le case sembrano affacciarsi direttamente sulla Gravina e, dall&#8217;altra parte, il paesaggio si apre in una distesa di roccia e vegetazione mediterranea. Mi fermo. Davanti a me la citt\u00e0 sembra finire e, nello stesso momento, continuare dentro il paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 uno dei luoghi in cui percepisco pi\u00f9 forte il carattere rupestre di Matera. Qui non ho voglia di correre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le scalinate mi costringono a rallentare e, forse, \u00e8 proprio questo il loro regalo. Mi fanno camminare con un altro ritmo: salgo, scendo, mi fermo. A volte non so nemmeno dove sto andando. E non importa.Tra i luoghi che vale la pena conoscere c&#8217;\u00e8 la <strong>Casa Grotta di Vico Solitario<\/strong>, dove posso avvicinarmi alla vita domestica tradizionale dei Sassi e immaginare quanto potesse essere diversa la quotidianit\u00e0 di chi viveva qui. Poi ci sono le chiese rupestri, disseminate nel territorio. Si tratta di piccoli ambienti scavati nella roccia, spesso raccolti e quasi nascosti, dove le tracce degli antichi affreschi sembrano emergere dal buio. Entro e abbasso istintivamente la voce, forse perch\u00e9 in quei luoghi il silenzio sembra avere una sua sacralit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Sasso Barisano, quando la pietra diventa citt\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Sasso Barisano ritrovo invece un volto diverso. Qui l&#8217;antico tessuto urbano mi appare pi\u00f9 articolato, pi\u00f9 monumentale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/veduta-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4226\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/veduta-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/veduta-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/veduta-767x575.jpg 767w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/veduta-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/veduta-2048x1535.jpg 2048w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/veduta-425x319.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le facciate in pietra, le strade, le chiese e le abitazioni sembrano incastrarsi l&#8217;una nell&#8217;altra come se fossero state composte lentamente, senza un progetto unico, seguendo semplicemente la forma della terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi arriva il tramonto. Ed \u00e8 in quel momento che Matera cambia voce: la luce scivola sulle pareti color miele e la pietra, che durante il giorno appare chiara e luminosa, comincia lentamente a scaldarsi. Le finestre diventano piccole macchie scure, i vicoli si allungano nelle ombre, le case sembrano accendersi una alla volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimango a guardare e penso che Matera non abbia mai avuto bisogno di essere resa scenografica. La scenografia era gi\u00e0 l\u00ec. Forse \u00e8 anche per questo che fotografi, artisti e registi hanno continuato a lasciarsi affascinare da questo luogo, tuttavia, una fotografia, per quanto bella, non riesce a restituire completamente quello che sento stando qui.                                                                             Matera non la guardo soltanto, ma la cammino, l&#8217;ascolto, la respiro&#8230;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Civita e il cuore della citt\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i due Sassi emerge la Civita, il nucleo pi\u00f9 antico e monumentale di Matera. Qui raggiungo la <strong>Cattedrale di Maria Santissima della Bruna e Sant\u2019Eustachio<\/strong>, costruita nel XIII secolo nel punto pi\u00f9 alto della citt\u00e0. Arrivarci significa guadagnare lentamente quota: ogni passo mi allontana dal labirinto dei vicoli e mi porta un po&#8217; pi\u00f9 in alto. Quando finalmente mi fermo, mi volto e allora capisco quanto sia particolare la geografia di questa citt\u00e0. Sotto di me vedo tetti, terrazze, campanili, scalinate, pareti di roccia. Ogni volta che penso di averne compreso la forma, la citt\u00e0 sembra cambiare prospettiva.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Gravina, dove la citt\u00e0 incontra la natura<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dai Sassi lo sguardo scende verso la Gravina di Matera.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Gravina-768x1024-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4233\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Gravina-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Gravina-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Gravina-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Gravina-412x550.jpg 412w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Gravina-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Gravina.jpg 1917w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un grande canyon naturale che separa la citt\u00e0 dall&#8217;altopiano della Murgia e, quando la guardo dall&#8217;alto, mi sembra una ferita profonda nel paesaggio, ma \u00e8 una ferita che non associo al dolore., piuttosto la sento come una traccia. L&#8217;acqua, lentamente, ha scavato la roccia e ha creato un paesaggio fatto di pareti, cespugli, sentieri e grotte. Sulle pareti della Gravina incontro altre testimonianze della civilt\u00e0 rupestre, comprese antiche chiese scavate nella pietra. Da qui comincio a comprendere Matera in un&#8217; ennesima prospettiva: i Sassi non sono un mondo isolato, ma sono parte di un paesaggio abitato dall&#8217;uomo da millenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi ama camminare, i sentieri della Murgia regalano una delle prospettive pi\u00f9 suggestive sulla citt\u00e0, infatti da lontano mi accade qualcosa di curioso: Matera sembra quasi scomparire dentro il paesaggio, come se, dopo essere stata scavata nella terra, stesse lentamente tornando alla terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 una cosa che devo ricordare mentre cammino nei Sassi: questa non \u00e8 sempre stata una citt\u00e0 romantica. Per lungo tempo questi quartieri sono stati luoghi poverissimi, segnati da condizioni abitative e igieniche difficili. Dopo la Seconda guerra mondiale, la situazione dei Sassi divenne centrale nel dibattito nazionale e, dal 1952, inizi\u00f2 l&#8217;abbandono progressivo delle antiche abitazioni e il trasferimento degli abitanti nei nuovi quartieri. Matera divenne cos\u00ec uno dei simboli della questione meridionale. A far conoscere al grande pubblico la realt\u00e0 della popolazione materana contribu\u00ec anche Carlo Levi, con il suo libro <em>Cristo si \u00e8 fermato a Eboli<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa parte della storia mi impedisce di guardare i Sassi soltanto con gli occhi del turista perch\u00e9 quelle porte che oggi fotografo sono state porte vere. Quelle grotte sono state case vere, quelle stanze hanno conosciuto il sonno dei bambini, la fatica degli adulti, gli animali, i pasti consumati insieme, le giornate difficili e quelle felici. La storia dei Sassi, allora, non \u00e8 una favola di pietra, bens\u00ec una storia umana, fatta di povert\u00e0 e dignit\u00e0, di fatica, di abbandono, di trasformazione e di memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 forse proprio questa memoria ad aver permesso a Matera di rinascere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dalla vergogna al Patrimonio dell&#8217;Umanit\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1993 arriva uno dei momenti pi\u00f9 importanti della sua storia: i Sassi di Matera vengono inseriti dall&#8217;UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale. Da quel momento comincia una nuova stagione: le antiche abitazioni vengono recuperate, alcuni ambienti rupestri diventano musei, strutture ricettive e spazi culturali. La citt\u00e0 torna lentamente a essere abitata, conosciuta, raccontata&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2019 Matera diventa Capitale Europea della Cultura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma mentre cammino, penso che i riconoscimenti, per quanto importanti, non siano la cosa che pi\u00f9 mi colpisce perch\u00e8 ci\u00f2 che mi emoziona davvero \u00e8 un&#8217;altra cosa: la capacit\u00e0 di una citt\u00e0 di guardare la propria ferita senza cancellarla. Matera non ha fatto finta che il passato non fosse mai esistito, lo ha conservato, lo ha trasformato. E, in qualche modo, lo ha restituito alla luce.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quando andare a Matera<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Matera pu\u00f2 essere visitata in ogni stagione, ma se voglio esplorarla soprattutto a piedi, primavera e autunno sono probabilmente i periodi che preferisco. L&#8217;estate regala giornate lunghe e una luce bellissima, anche se nelle ore centrali il caldo pu\u00f2 diventare intenso, soprattutto durante le escursioni nella zona della Gravina. L&#8217;inverno, invece, mi restituisce un&#8217;altra Matera, quella pi\u00f9 silenziosa, pi\u00f9 raccolta quasi intima. Ma qualunque sia la stagione, il consiglio che mi sento di dare \u00e8 sempre lo stesso: camminare, lasciando per qualche ora la mappa in tasca, prendere una scala senza sapere esattamente dove porter\u00e0, girare in un vicolo soltanto perch\u00e9 qualcosa ha attirato la mia attenzione. E poi, fermarmi davanti a una porta consumata dal tempo, alzare gli occhi, ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il momento pi\u00f9 bello<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se dovessi scegliere un momento, sceglierei il tramonto perch\u00e8 \u00e8 in quegli istanti che mi fermo e guardo la pietra cambiare colore, mentre le ombre salgono lentamente lungo le facciate, le finestre si scuriscono, le prime lampade si accendono nei vicoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E i Sassi, pian piano, assumono tonalit\u00e0 dorate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resto l\u00ec a guardare mentre la luce si ritira e la citt\u00e0 comincia ad accendersi. \u00c8 un momento in cui Matera sembra sospesa poich\u00e8 non appartiene pi\u00f9 completamente al giorno, ma non \u00e8 ancora notte. Forse \u00e8 proprio allora che riesco a sentirla meglio, come una presenza. Una citt\u00e0 che ha attraversato il tempo, che ha conosciuto la povert\u00e0, l&#8217;abbandono, la vergogna e poi la rinascita. Una citt\u00e0 che ha conservato nelle proprie pietre le tracce di chi l&#8217;ha abitata.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190712_212032-768x1024-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4229\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190712_212032-768x1024-1.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190712_212032-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190712_212032-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190712_212032-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190712_212032-413x550.jpg 413w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190712_212032-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine della mia passeggiata penso che i Sassi non raccontino semplicemente ci\u00f2 che Matera \u00e8 stata, ma qualcosa di pi\u00f9. Mi ricordano che il tempo, quando trova una citt\u00e0 capace di custodirlo, non distrugge sempre le cose, a volte le scava pi\u00f9 a fondo, le nasconde, le protegge. E poi, molti secoli dopo, le restituisce alla luce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 questo che sento davanti a Matera&#8230; che la pietra non \u00e8 mai stata davvero silenziosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ha soltanto aspettato che qualcuno imparasse ad ascoltarla.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima cosa che mi colpisce, arrivando a Matera, non \u00e8 una chiesa, n\u00e9 una piazza, n\u00e9 uno dei suoi celebri affacci. \u00c8 il silenzio, un silenzio strano, quasi impossibile da spiegare, perch\u00e9 intorno a me ci sono case, persone, voci, passi. Eppure, davanti ai Sassi, ho la sensazione che la citt\u00e0 abbia abbassato la voce, come se avesse deciso di lasciar parlare la pietra. Rimango a guardarla dall\u2019alto per qualche istante e, all\u2019inizio, non so nemmeno bene cosa sto osservando. Le case si accavallano una sull\u2019altra, le scale scendono verso la Gravina, piccoli balconi sembrano aggrapparsi alla roccia, mentre cupole e campanili emergono da<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/09\/14\/matera-la-citta-che-la-pietra-ha-imparato-a-ricordare-suggerimenti-per-una-passeggiata-turistico-poetica\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":4225,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":"","_ppma_block_editor_authors":""},"categories":[538],"tags":[],"ppma_author":[5],"class_list":["entry","post","publish","author-marinella","post-4224","format-standard","has-post-thumbnail","category-209-settembre-2026"],"authors":[{"term_id":5,"user_id":17,"is_guest":0,"slug":"marinella","display_name":"Marinella Tumino","avatar_url":{"url":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/tumino.jpg","url2x":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/tumino.jpg"},"author_category":"","first_name":"Marinella","last_name":"Tumino","user_url":"","job_title":"","description":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4224","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4224"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4224\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4246,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4224\/revisions\/4246"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4225"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4224"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4224"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4224"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=4224"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}