{"id":4187,"date":"2026-09-14T00:01:00","date_gmt":"2026-09-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=4187"},"modified":"2026-09-02T16:17:17","modified_gmt":"2026-09-02T14:17:17","slug":"pietrosa-ragusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/09\/14\/pietrosa-ragusa\/","title":{"rendered":"Pietrosa Ragusa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>N\u00e9 pi\u00f9 mai toccher\u00f2 le sacre sponde<\/em><em><br>ove il mio corpo fanciulletto giacque,<br>Zacinto mia, che te specchi nell&#8217;onde<br>del greco mar da cui vergine nacque<br><br>Venere, e fea quelle isole feconde<br>col suo primo sorriso, onde non tacque<br>le tue limpide nubi e le tue fronde<br>l&#8217;inclito verso di colui che l&#8217;acque<br><br>cant\u00f2 fatali, ed il diverso esiglio<br>per cui bello di fama e di sventura<br>baci\u00f2 la sua petrosa Itaca Ulisse.<br><br>Tu non altro che il canto avrai del figlio,<br>o materna mia terra; a noi prescrisse<br>il fato illacrimata sepoltura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ugo Foscolo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 volte sono andato e sono tornato a baciare la mia pietrosa Ragusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pietrosa s\u00ec. Molto pietrosa. Ho un ricordo vivo delle pietre della campagna di mio padre. Avevo quattordici anni circa e c\u2019erano pietre grandi da spaccare e ridurre a dimensioni agevoli da maneggiare. Imparai cos\u00ec a usare la mazza. Un martello enorme dal lungo manico di legno in un capo del quale \u00e8 agganciata una massa di ferro a gemma dal peso di circa quattro chilogrammi cos\u00ec progettata per concentrare la forza d\u2019urto su una linea precisa. Ideale per spaccare pietre. Si alza e si colpisce la pietra con una tecnica particolare. Si prende la punta libera del manico con la mano destra e la mano sinistra vicino alla massa di ferro, cos\u00ec viene facile alzarla. Si solleva la schiena e anche la mazza, facendo, man mano, scivolare la mano sinistra fino a congiungersi con la destra, e portare la mazza in alto e in verticale sopra la testa cos\u00ec la massa di ferro \u00e8 ad una altezza pari alla somma dell\u2019altezza della persona, pi\u00f9 la lunghezza delle sue braccia, pi\u00f9 la lunghezza del manico della mazza, si \u00e8 cio\u00e8 nella posizione migliore per sferrare il colpo e la massa di ferro a gemma colpisce la pietra con la velocit\u00e0 impressa dalla spinta dell\u2019operatore pi\u00f9 la velocit\u00e0 acquisita dal percorso da su a gi\u00f9. Poich\u00e9 negli urti quello che conta \u00e8 la quantit\u00e0 di moto ovvero il prodotto della massa di ferro per la sua velocit\u00e0 (questo per\u00f2 lo imparai dopo, a scuola, studiando la fisica), il colpo fa il suo effetto e spacca la pietra.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tante pietre nella pietrosa campagna ragusana. E che farne di tutte queste pietre? Certo non facilitavano le coltivazioni, anzi erano d\u2019intralcio. Belli i fondi senza pietre. C\u2019erano anche quelli, pochissimi ma c\u2019erano e l\u2019aratro filava dritto nella terra profonda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora con le pietre si costruirono i muri a secco. Tanti muri a secco per separare le propriet\u00e0 e all\u2019interno delle propriet\u00e0 per alternare pascolo e coltivazione. Chilometri infiniti di muri a secco e il poeta Carmelo Assenza scrisse la poesia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Mura a-ssiccu<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mura a-ssiccu, \u2019ntaviddati<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ccu pitruddi arricugghiuti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>nn\u00e9 vignala e puoi \u2019ncugnati,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>nn\u00e9 pirtusa, nna li casci;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>mura nichi, mura vasci<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ppi\u2019 s\u2019iddacchi, ppi\u2019 cusciati,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>mura fatti a \u2018na traversa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ca scinniti, c\u2019accianati,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ritti titti, a cudduredda<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ppi li costi e bbi pirditi\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Unni iti! Unni iti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Comu tanti scursunedda,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>mura a siccu ca parrati<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>sulu a cu bi sa capiri<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>e la terra arraccamati<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ccu <a>disigna a nun finiri<\/a>?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ah putissi \u2018gn\u2019juornu aviri,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>vurricatu \u2018nta n\u2019agnuni,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>ppi cummuogghiu \u2018n muru a-ssiccu<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>cumminatu a mannaruni\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>nna lu mienzu ci spuntassi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>rogni tantu l\u2019irvicedda,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>e all\u2019ussidda \u2018n cci mancassi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>mai re petri a friscuredda!&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Mura a-ssiccu<\/em><\/strong> <em><\/em>un capriccio letterario di Carmelo Assenza, professore di lettere, legato fortemente e strettamente alla sua Modica e ai suoi concittadini campagnoli. No, non solo. Molto, molto di pi\u00f9. In questi pochi versi c\u2019\u00e8 una partecipazione empatica con l\u2019intera vita dei braccianti agricoli. Da ragazzini raccoglievano le pietre piccole &#8211; <em>ccu pitruddi arricugghiuti &#8211;<\/em> sparse nei campi. Era la prima fase dell\u2019addestramento e la loro spalla si escoriava e l\u2019abrasione veniva curata con la loro pip\u00ec. Poi diventavano costruttori specializzati ch\u00e9 la costruzione dei muri a secco richiedeva maestria. E concludere infine la propria esistenza nel trovare riposo e pace sotto la frescura del muro a secco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma, nonostante <em>i disigna a nun finiri,<\/em> c\u2019erano ancora pietre, ancora tante pietre, e ci hanno costruito abitazioni: case piccole con stalle, masserie grandi con bagli e ville eleganti. Con le pietre non coi mattoni. Tante abitazioni che caratterizzano il paesaggio della campagna ragusana. E non sono finite ancora le pietre anche perch\u00e9 la costruzione di case, massarie e ville ha necessariamente richiesto la costruzione di cisterne per la raccolta dell\u2019acqua piovana. L\u2019acqua determin\u00f2 la ricchezza della campagna ragusana in quanto consenti gli allevamenti dei bovini e quindi il latte e quindi il formaggio. La campagna ragusana produceva il doppio del latte della intera Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le cisterne raccolsero l\u2019acqua e produssero ricchezza ma anche altre pietre, tante altre pietre. Che farne? E sono nati <em>i muragghia<\/em>, accumuli di pietre. Si costruiva, magari sopra di un tratto privo di terra, un recinto circolare ad altezza di spalla umana, e si riempiva delle pietre in sovrappi\u00f9. E i conigli ne trassero vantaggio perch\u00e9 vi trovavano un comodo rifugio. Le lepri no, troppo grandi per infiltrarsi tra le pietre. Rifugio non totale perch\u00e9 i cani riuscivano a sentire l\u2019odore dei conigli e il furetto riusciva a scovali e ad ucciderli succhiando il loro sangue da dietro la testa. Poi i cacciatori, spostando le pietre, portavano a casa il povero coniglio che costituiva una prelibatezza in epoche in cui le proteine animali non erano diffuse per l\u2019alimentazione. &nbsp;E c\u2019erano anche i cacciatori di professione che portavano la cacciagione ai nobilotti e ne ricevano adeguato compenso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi negli anni sessanta del secolo scorso, con il boom economico, con il tramonto della vita contadina tradizionale e con l\u2019espansione della vita cittadina e del settore dei servizi si svilupp\u00f2 enormemente l\u2019edilizia urbana, le citt\u00e0 crebbero a dismisura. Si costruisce in cemento armato e fu necessaria una grande quantit\u00e0 di sabbia e <em>i muragghia<\/em> furono smantellati e le pietre macinate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne sopravvive ancora qualcuno, arriva Giulio Lettica e ne fotografa uno e diventa poesia e noi l\u2019ammiriamo e non pensiamo alle ferite delle spalle dei ragazzini e alla fatica dei mastri costruttori. Come quando ammiriamo la maestosit\u00e0 delle piramidi non pensiamo agli schiavi che le costruirono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sovviene la poesia <em>Domande di un lettore operaio<\/em> di Bertolt Brecht: \u201cTebe dalle Sette Porte, chi la costru\u00ec? Ci sono i nomi dei re, dentro i libri. Sono stati i re a strascinarli, quei blocchi di pietra?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Note&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>Mura a-ssiccu<\/em><\/strong><em>:<\/em>&nbsp;muri a secco (fatti di pietre non legate con calce)&nbsp;\u2013 <strong><em>ntaviddati<\/em><\/strong><em>:<\/em>&nbsp;da <strong>\u2019ntaviddari<\/strong>,&nbsp;far combaciare due pezzi ad incastro,&nbsp;qui col significato di \u201cincastrati\u201d \u2013 <em><strong>\u2019ncugnati<\/strong><\/em>: stipati, fatti entrare a forza&nbsp;<em>\u2013&nbsp;<strong>pirtusa<\/strong><\/em>:&nbsp;buchi&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>casci<\/em><\/strong>:&nbsp;nell\u2019interno del muro a cassa&nbsp;(<strong><em>muru a cascia<\/em><\/strong>) \u2013&nbsp;<strong><em>nichi<\/em><\/strong>:&nbsp;piccoli&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>vasci<\/em><\/strong>:&nbsp;bassi&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>siddacchi<\/em><\/strong>:&nbsp; con muri a secco nei terreni in pendenza per evitare che la terra fosse trasportata a valle dall\u2019acqua piovana &nbsp;\u2013 <strong><em>cusciati<\/em><\/strong>:&nbsp;fiancate in pietre non cementate&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>traversa<\/em><\/strong>:&nbsp;grossa pietra sagomata posta di traverso tra le due file di massi combacianti e completa il muro&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>c\u2019accianati<\/em><\/strong>: che salite&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>a cudduredda<\/em><\/strong>:&nbsp;a ciambellina \u2013&nbsp;<strong><em>unni iti<\/em><\/strong>:&nbsp;dove andate&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>scursunedda<\/em><\/strong>: serpentelli \u2013 <strong><em>vurricatu:<\/em><\/strong> seppellito&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>nta n\u2019agnuni<\/em><\/strong>:&nbsp;in un angolo&nbsp;\u2013 <strong><em>cummuogghiu<\/em><\/strong>: coperchio&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>cumminatu a mannaruni<\/em><\/strong>:&nbsp; combinato a forma circolare, destinato a proteggere l\u2019albero dagli animali pascolanti&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>l\u2019irvi\u00e7edda<\/em><\/strong>: l\u2019erbetta&nbsp;\u2013&nbsp;<strong><em>friscuredda<\/em><\/strong>:&nbsp;frescura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>N\u00e9 pi\u00f9 mai toccher\u00f2 le sacre spondeove il mio corpo fanciulletto giacque,Zacinto mia, che te specchi nell&#8217;ondedel greco mar da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole fecondecol suo primo sorriso, onde non tacquele tue limpide nubi e le tue frondel&#8217;inclito verso di colui che l&#8217;acque cant\u00f2 fatali, ed il diverso esiglioper cui bello di fama e di sventurabaci\u00f2 la sua petrosa Itaca Ulisse. 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