{"id":4170,"date":"2026-09-14T00:01:00","date_gmt":"2026-09-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=4170"},"modified":"2026-08-30T15:14:26","modified_gmt":"2026-08-30T13:14:26","slug":"la-pietra-di-scicli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/09\/14\/la-pietra-di-scicli\/","title":{"rendered":"La pietra di Scicli"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI Sassi di Matera nulla hanno da invidiare a Chiafura\u00bb. Con queste parole il professor Tano Mormina amava descrivere il quartiere troglodita di Scicli. Un luogo che negli anni &#8217;60 cattur\u00f2 l&#8217;attenzione di grandi intellettuali, ma che ancora oggi rimane meno noto e valorizzato rispetto al celebre capoluogo lucano. L\u2019altopiano ibleo \u00e8 da sempre sinonimo di pietra. Scicli stessa nasce come citt\u00e0 rupestre e Gaetano &#8220;Tano&#8221; Mormina in mezzo alle pietre ci \u00e8 cresciuto: suo padre era uno scalpellino, specializzato nella fabbricazione di macine da mulino, e l\u2019intera famiglia viveva proprio in una delle grotte di Chiafura.<br>Fino agli anni \u201940, nell&#8217;area iblea il frumento veniva lavorato principalmente nei mulini ad acqua. Un sistema basato sul principio millenario di una pietra che sfrega contro l&#8217;altra: una tradizione molitoria antichissima in provincia di Ragusa che, secondo i dati di un censimento, contava circa 1.500 mulini. Il centro di questa industria rurale era la pietra di Scicli, estratta nella zona di San Blasi (San Biagio). Questo materiale era considerato perfetto per la molitura per una ragione geologica precisa: essendo rimasto per milioni di anni sotto il livello del mare, il calcare era ricco di conchiglie fossili. Questa composizione garantiva la proporzione ottimale per dare alla pietra la forza tagliente necessaria a polverizzare il grano, rispettando una regola fondamentale: la pietra deve macinare il frumento, non se stessa.<br>Chi lavorava la pietra a Scicli doveva padroneggiare due mestieri: lo scavatore e lo scalpellino. Il primo, armato di mazza, piccone, cunei e talvolta dinamite, affrontava la roccia grezza interrata per estrarla e consegnarla alle mani del secondo. I blocchi venivano poi selezionati in base alle dimensioni e alla qualit\u00e0: quelli non adatti alle macine venivano destinati alla costruzione dei tipici muretti a secco, mentre i migliori venivano lavorati dallo scalpellino per dare forma alla ruota. Ma come era fatta una macina per un mulino ad acqua? Si componeva di circa 12 pietre di forma trapezoidale, tagliate su misura in base alle richieste dei mugnai. Assemblati insieme attorno a un perno centrale, questi blocchi formavano la ruota. Una volta trasportati \u2013 spesso anche nell&#8217;entroterra ibleo \u2013 i pezzi venivano montati direttamente in loco: prima la &#8220;macina sottana&#8221; (quella inferiore), con la parte abrasiva rivolta verso l\u2019alto, e successivamente la &#8220;soprana&#8221; (quella superiore), prima di calibrare tutti i dettagli tecnici per la messa in funzione. Poich\u00e9 il pagamento avveniva spesso in natura, molti scalpellini producevano anche versioni in miniatura per l&#8217;uso domestico.<br>Il professor Mormina, scomparso nel 2017, ha riscattato una vita di stenti e fatica grazie allo studio e allo sport. Divenuto professore di educazione fisica, atleta e medico specialista in medicina orientale, in tarda et\u00e0 ha avvertito un richiamo verso l&#8217;arte paterna, tornando a impugnare gli attrezzi da scalpellino.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/museo-830-x-385-px.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4171\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/museo-830-x-385-px.png 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/museo-830-x-385-px-300x139.png 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/museo-830-x-385-px-767x356.png 767w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/museo-830-x-385-px-425x197.png 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo percorso si \u00e8 coronato nel 2009 con la fondazione del Museo della Pietra, inaugurato con un memorabile concerto del Premio Oscar Nicola Piovani. Al museo \u00e8 visitabile la ricostruzione di una grotta come quelle di Chiafura, una calcara e ovviamente una macina, ma \u00e8 anche un luogo aperto e vivace che ospita varie iniziative culturali ed eventi musicali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/spettacolo-830-x-385-px-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4173\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/spettacolo-830-x-385-px-1.png 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/spettacolo-830-x-385-px-1-300x139.png 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/spettacolo-830-x-385-px-1-767x356.png 767w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/spettacolo-830-x-385-px-1-425x197.png 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gaetano Mormina ci ha lasciato inoltre un&#8217;autobiografia e una testimonianza tangibile della sua arte: la macina da lui stesso costruita e collocata in Via Mormino Penna e altre opere visionabili al museo. Ma l&#8217;eredit\u00e0 pi\u00f9 importante resta la sua volont\u00e0 granitica di non dimenticare il passato, custode delle antiche tradizioni sciclitane e nel far rivivere i mestieri legati alla pietra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ringrazio i figli di Gaetano Mormina, Giovanni e Mariaconcetta per il profondo affetto e dedizione nel tener viva la memoria del padre.<br>Ringrazio Roberto Allegrezza per le informazioni e le foto fornitemi per questo articolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/museodellapietra\">https:\/\/www.instagram.com\/museodellapietra<\/a><br><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/1DfDjTAg4G\/?mibextid=wwXIfr\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/1DfDjTAg4G\/?mibextid=wwXIfr<\/a><br><a href=\"http:\/\/www.museodellapietra.com\">www.museodellapietra.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abI Sassi di Matera nulla hanno da invidiare a Chiafura\u00bb. 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