{"id":4157,"date":"2026-09-14T00:01:00","date_gmt":"2026-09-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=4157"},"modified":"2026-08-18T10:40:10","modified_gmt":"2026-08-18T08:40:10","slug":"la-rivolta-delle-pietre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/09\/14\/la-rivolta-delle-pietre\/","title":{"rendered":"La rivolta delle pietre"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono eventi che si studiano sui libri e che, prima o poi, ci auguriamo entrino anche nei programmi scolastici. Ma alcuni avvenimenti si comprendono davvero fino in fondo solo quando vengono raccontati dalla voce di chi li ha vissuti in prima persona. La prima Intifada, conosciuta anche come la \u201crivolta delle pietre\u201d, \u00e8 uno di questi.<br>Nata come esplosione di sofferenza popolare nel campo profughi di Jabalia, a Gaza, la protesta si \u00e8 ben presto trasformata in una mobilitazione civile capillare che ha coinvolto l&#8217;intera societ\u00e0 di base nei territori occupati. Ne abbiamo parlato con Fateh Hamdan, palestinese di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tulkarem\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Tulkarem<\/a>, in Cisgiordania, arrivato in Italia per studiare Architettura e che adesso gestisce un ristorante, <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/fateh_hamdan_alquds_palermo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Al-Quds<\/a>, a Palermo ed \u00e8 presidente dell\u2019omonima associazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fateh, \u201cIntifada\u201d in arabo vuol dire \u201crivolta\u201d. Che cosa l\u2019ha innescata il 9 dicembre del 1987?<\/strong><br>\u00c8 partita da un incidente, dall&#8217;investimento di quattro di lavoratori palestinesi nella Striscia di Gaza da parte di un mezzo militare israeliano. La reazione popolare \u00e8 stata immediata ma per fortuna fu affiancata e guidata da un gruppo di intellettuali e attivisti come <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marwan_Barghuthi\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Marwan Barghouti<\/a> e <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Faysal_al-Husayni\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Faisal Husseini<\/a> che facevano capo all&#8217;Universit\u00e0 di Bir Zeit. Ci fu un coordinamento, molto ben organizzato, che riusc\u00ec ad indirizzare i movimenti giovanili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>All\u2019epoca non c\u2019erano i telefonini, non c\u2019era WhatsApp. Come si riusciva a coordinare le azioni?<\/strong><br>Giornalmente si stampavano e si distribuivano dei manifesti, dei volantini che indicavano cosa fare. Era una rivolta fortemente organizzata e al tempo stesso profondamente popolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le immagini che hanno colpito soprattutto noi europei sono state quelle dei bambini che tiravano sassi ai militari e ai carri armati israeliani.<\/strong><br>I sassi diventarono il simbolo di un&#8217;asimmetria netta tra la popolazione civile occupata e la risposta militare di Israele. L&#8217;impostazione iniziale, voluta dai comitati locali, era quella di una resistenza civile e pacifica. Il messaggio era politico e comunicativo, prima ancora che militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Forse proprio questa \u201casimmetria\u201d ha spinto il mondo occidentale a premere perch\u00e9 si trovasse una soluzione pacifica alla questione palestinese.<\/strong><br>Nel 1991 ci fu la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Conferenza_di_Madrid\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Conferenza di Madrid<\/a> e nel 1993 Yitzhak Rabin\u00a0e\u00a0Yasser Arafat firmarono gli <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Accordi_di_Oslo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Accordi di Oslo<\/a> che aprirono una finestra di speranza che port\u00f2 al rientro di migliaia di palestinesi nei territori occupati e alla creazione dell&#8217;Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese. Abbiamo creduto potesse essere l\u2019inizio di qualcosa di positivo. Ma l\u2019illusione \u00e8 durata poco. Con l\u2019assassinio di Rabin, nel 1995, per mano della destra israeliana, il processo di pace si \u00e8 bloccato. Da parte palestinese c\u2019\u00e8 stato un approccio forse ingenuo, di buona fede, mentre la controparte negoziale manteneva una rigida tutela dei propri interessi legislativi e territoriali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Poi \u00e8 arrivata Hamas.<\/strong><br>La questione si ulteriormente complicata con la militarizzazione della fase finale della protesta e l\u2019ascesa delle correnti religiose. Hamas non ha capito che la Palestina aveva per prima cosa l\u2019esigenza di liberarsi dall\u2019occupazione e di farlo attraverso meccanismi laici e democratici. Personalmente ero e sono ancora favorevole a un percorso negoziale. Bisogna costruire gradualmente le basi istituzionali per uno Stato indipendente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che cosa resta oggi della rivolta delle pietre?<\/strong><br>Quello che rimane, dal mio punto di vista \u2014 io che non ho mai amato l&#8217;uso delle armi \u2014 \u00e8 la societ\u00e0 civile. Le amministrazioni comunali che si battono per spianare le strade e portare l&#8217;acqua, le cooperative femminili che lavorano il miele o la lavanda&#8230; Questo lavoro silenzioso garantisce la tenuta dell&#8217;identit\u00e0 e della dignit\u00e0 del popolo. Anche questo si chiama solidariet\u00e0, si chiama resistenza. Un ruolo fondamentale lo gioca l\u2019istruzione. I giovani, nonostante la distruzione materiale delle infrastrutture e delle universit\u00e0, tentano di proseguire gli studi attraverso le universit\u00e0 telematiche. Da qui bisogna ripartire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che cosa possiamo fare noi semplici cittadini?<\/strong><br>Bisogna restituire una speranza ai giovani palestinesi. Molti italiani hanno a cuore la Palestina e la richiesta pi\u00f9 forte che si possa fare al governo italiano \u00e8 quella di riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese. Non sar\u00e0 la soluzione di tutti i problemi, ma \u00e8 un punto in pi\u00f9 per dare una speranza e una bussola ai giovani nei territori occupati, a Gaza e nella diaspora, che oggi rischiano di perdere ogni prospettiva per il futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono eventi che si studiano sui libri e che, prima o poi, ci auguriamo entrino anche nei programmi scolastici. Ma alcuni avvenimenti si comprendono davvero fino in fondo solo quando vengono raccontati dalla voce di chi li ha vissuti in prima persona. La prima Intifada, conosciuta anche come la \u201crivolta delle pietre\u201d, \u00e8 uno di questi.Nata come esplosione di sofferenza popolare nel campo profughi di Jabalia, a Gaza, la protesta si \u00e8 ben presto trasformata in una mobilitazione civile capillare che ha coinvolto l&#8217;intera societ\u00e0 di base nei territori occupati. 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