{"id":4075,"date":"2026-08-14T00:01:00","date_gmt":"2026-08-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=4075"},"modified":"2026-08-08T13:50:19","modified_gmt":"2026-08-08T11:50:19","slug":"guccini-sullorient-express","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/08\/14\/guccini-sullorient-express\/","title":{"rendered":"Guccini sull&#8217;Orient Express"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora che Atropo, l&#8217;Inesorabile, ha reciso il filo della vita di Francesco Guccini, ogni suo ascoltatore sfoglia il proprio album di fotografie mentali, associa ricordi a canzoni, misura quanto quella voce inconfondibile abbia contribuito a plasmare la propria identit\u00e0, il proprio sguardo sul mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma si pu\u00f2 raccontare Guccini anche attraverso i suoi simboli. Ho scelto il treno e tutta l&#8217;area semantica che lo accompagna: rotaie, stazioni, vagoni come presenza ricorrente nella sua poetica, talvolta esplicita, altre volte trasfigurata. Fino a pensare che anche la sua celebre R sia uno sferragliare sui binari del testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si comincia, naturalmente, da <em>La locomotiva<\/em>, brano-manifesto di <em>Radici <\/em>album titanico del 1972. Qui il treno \u00e8 destino collettivo, furore ideologico lanciato contro l&#8217;ingiustizia: nella cifra anarchica del testo la macchina diventa il progresso sottratto al potere e restituito agli ultimi. La locomotiva \u00e8 pulsante e rumorosa, quasi dotata di volont\u00e0 propria, un corpo vivo capace di convincerci che Vendetta e Giustizia siano sinonimi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure basta poggiare la puntina due soli solchi pi\u00f9 in l\u00e0, sullo stesso disco, perch\u00e9 il treno cambi completamente natura. \u00c8 <em>Incontro<\/em>, il racconto di un ritrovarsi casuale in una stazione con un&#8217;amica di un tempo. Attorno a quel momento sospeso Guccini costruisce un repertorio di immagini e rime tra le pi\u00f9 memorabili del suo sontuoso catalogo: \u201d<em>i nostri miti morti ormai la scoperta di Hemingway; come un istante &#8220;d\u00e9j\u00e0 vu&#8221;, l\u2019ombra della giovent\u00f9; stoviglie color nostalgia, come in un libro scritto male, lui s&#8217; era ucciso per Natale<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il cuore della canzone \u00e8 la sensazione che chiunque abbia mai attraversato una stazione, arrivando o partendo, riconosce: essere, in quel momento, qualcosa di transitorio, un rumore di fondo mentre in un Altrove si consumano vite, storie, emozioni a noi inattingibili: \u201c<em>le luci nel buio di case intraviste da un treno: siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno<\/em>\u201d. Il viaggio umano, in <em>Incontro<\/em>, corre su un binario gi\u00e0 tracciato. Il tempo avanza verso una destinazione scritta da sempre da Qualcun altro, con la nostalgia come paesaggio fisso oltre il finestrino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa stessa poetica della negazione torna quasi vent&#8217;anni dopo in <em>Quello che non&#8230;<\/em>, il brano che d\u00e0 il titolo all&#8217;omonimo disco del 1990. Guccini costruisce, come Leopardi, come Montale, l&#8217;identit\u00e0 attraverso un elenco di negazioni e, quasi inevitabilmente, affiorano immagini ferroviarie: &#8220;<em>rotaie implacabili per nessun dove, i sedili di una ex terza classe\u201d<\/em>, fino alla rinuncia finale: &#8220;<em>Non siamo una strada n\u00e9 malinconia, un treno o una periferia<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I riferimenti ferroviari non finiscono qui, e non ho la pretesa di elencarli tutti. In molte canzoni il treno agisce anche senza nominarsi: \u00e8 un modo di avanzare del testo, uno sguardo che scorre come da un finestrino, registra, ricorda, lascia andare senza mai fermarsi davvero. Altre volte, come in <em>Amerigo<\/em> o ne <em>Le ragazze della notte<\/em> i personaggi sembrano muoversi come passeggeri di convogli paralleli: si sfiorano, si osservano, ma difficilmente condividono davvero lo stesso viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perfino <em>Autogrill<\/em>, pur ambientata sull&#8217;autostrada, regala un piccolo omaggio a quell&#8217;immaginario, con un accenno tenerissimo ai fiori e all&#8217;erba di una scarpata ferroviaria. E le stazioni, nei suoi testi, restano sempre luoghi di nessuno: posti dove al massimo ci si ferma per un caff\u00e8 capace di neutralizzare il vino di una notte di bagordi o di bestemmie. Vallo a sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo viaggio rischierebbe per\u00f2 di deragliare di fronte a un brano del 1983, <em>Argentina<\/em>, che sembra un inno al grande rivale del treno: l&#8217;aereo, descritto come alluminio lucente, come il modo per lasciarsi tutto alle spalle, evocando addirittura lo <em>Spirit of St. Louis<\/em> e il Barone Rosso. L&#8217;incipit, in effetti, \u00e8 una vera stoccata: \u201c<em>Il treno, ah, un treno \u00e8 sempre cos\u00ec banale<\/em>\u201d. Ma \u00e8 lo stesso Guccini a correggersi una riga dopo, concedendo al treno una via di salvezza: \u201c<em>se non \u00e8 un treno della prateria o non \u00e8 un tuo &#8220;Orient Express&#8221; speciale, locomotiva di fantasia<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 qui che arriviamo alla nostra destinazione: che a guidarlo fosse un anarchico o un&#8217;amica risorta, che portasse verso una piccola citt\u00e0 o nel cuore di Bisanzio, Guccini \u00e8 stato, per la musica italiana, l\u2019Orient Express. Le forbici di Atropo hanno reciso il filo della sua vita, ma avranno un bel da fare a piegare il ferro dei suoi binari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora che Atropo, l&#8217;Inesorabile, ha reciso il filo della vita di Francesco Guccini, ogni suo ascoltatore sfoglia il proprio album di fotografie mentali, associa ricordi a canzoni, misura quanto quella voce inconfondibile abbia contribuito a plasmare la propria identit\u00e0, il proprio sguardo sul mondo. Ma si pu\u00f2 raccontare Guccini anche attraverso i suoi simboli. Ho scelto il treno e tutta l&#8217;area semantica che lo accompagna: rotaie, stazioni, vagoni come presenza ricorrente nella sua poetica, talvolta esplicita, altre volte trasfigurata. Fino a pensare che anche la sua celebre R sia uno sferragliare sui binari del testo. 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