{"id":3994,"date":"2026-08-14T00:01:00","date_gmt":"2026-08-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3994"},"modified":"2026-08-03T18:50:58","modified_gmt":"2026-08-03T16:50:58","slug":"le-forbici-del-teatro-pino-migliorisi-e-larte-di-cucire-storie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/08\/14\/le-forbici-del-teatro-pino-migliorisi-e-larte-di-cucire-storie\/","title":{"rendered":"Le forbici del teatro: Pino Migliorisi e l\u2019arte di cucire storie"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ruba frammenti di realt\u00e0, persone, anime. Li osserva, li scompone e poi, con la precisione millimetrica di chi sa usare le forbici del montaggio narrativo, recide il superfluo per ricucire i pezzi in storie. Il teatro di Pino Migliorisi \u2014 scrittore, drammaturgo e regista \u2014 affonda lo sguardo nell\u2019essere umano per restituirne luci e ombre. Senza sconti, senza rinunciare alla complessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dai romanzi al teatro: da dove \u00e8 nata l\u2019esigenza di cambiare linguaggio espressivo? E quale ruolo ha avuto in questo percorso l\u2019esperienza di Maniacreativa?<\/strong><br>Il passaggio dai racconti al teatro rappresenta una trasformazione significativa nel modo di esprimere storie e comunicare emozioni. Questa evoluzione non nasce semplicemente dal desiderio di cambiare forma, ma risponde all\u2019esigenza pi\u00f9 profonda: quella di coinvolgere in modo diretto il pubblico, di rendere la narrazione viva, tangibile e condivisa nel qui e ora. Il linguaggio del racconto, tradizionalmente legato alla parola scritta o parlata, ha da sempre offerto la possibilit\u00e0 di immaginare mondi lontani, di riflettere sulle vicende umane attraverso la descrizione e la voce del narratore. Tuttavia, nel passaggio al teatro, la narrazione si fa corpo, gesto, suono, spazio, dando vita a un\u2019esperienza multisensoriale che stimola non solo l\u2019intelletto, ma anche le emozioni e i sensi.<br>Un aspetto centrale dell\u2019esperienza di Maniacreativa \u00e8 stato quello di promuovere e di sperimentare nuove modalit\u00e0 espressive. Ho fatto quasi un lavoro sartoriale cercando di cucire addosso agli attori i testi che ho pensato per loro. Ho lavorato con un ago pieno di idee, un filo cos\u00ec forte da tenere insieme le trame dei vari personaggi e infine le forbici mi sono servite per ritagliare i tempi giusti. Alla fine ho inserito tutto su un palco e le storie hanno preso vita, quasi da sole. Questo processo ha permesso di integrare elementi familiari della narrazione con il potenziale espressivo del teatro, creando cos\u00ec un linguaggio originale che parla tanto al cuore quanto alla mente.<br>Inoltre, Maniacreativa ha posto grande attenzione all\u2019aspetto educativo e sociale del teatro. Mettere in scena storie significative contribuisce a costruire legami, a stimolare la riflessione collettiva e a valorizzare le diversit\u00e0. Il teatro diventa cos\u00ec uno strumento di inclusione e crescita personale, capace di trasformare il racconto in azione concreta e partecipata.<br>La mia necessit\u00e0 di adoperare un cambiamento di linguaggio espressivo risponde a un\u2019esigenza di comunicazione pi\u00f9 autentica e coinvolgente. Il percorso che parte dalla parola scritta per arrivare alla scena teatrale permette di riscoprire la forza della narrazione in tutte le sue forme, valorizzando la capacit\u00e0 dell\u2019arte di raccontare il mondo in modo creativo e innovativo.<br>In conclusione, l\u2019esigenza di passare dai racconti al teatro nasce dal bisogno di ampliare gli strumenti comunicativi e di creare un\u2019esperienza pi\u00f9 intensa e condivisa. Per tentare di realizzare, in modo naturale e comunicativo il mio lavoro, sento l\u2019esigenza di essere io stesso a fare da tramite tra ci\u00f2 che scrivo e la conseguente messa in scena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nella sua produzione ha attraversato registri molto diversi: dall&#8217;ironia alla leggerezza, dalla speranza alla denuncia, fino al cinismo pi\u00f9 duro di opere come \u201cFuror e Th\u00e0natos\u201d. Quale di queste sfumature sente pi\u00f9 vicina al suo modo di raccontare il mondo?<\/strong><br>La produzione di un autore che spazia tra registri molto diversi \u00e8 come intraprendere un viaggio complesso e affascinante nella pluralit\u00e0 delle sfumature umane. Personalmente, sento che tutte le modalit\u00e0 espressive che mi ha elencato fanno parte di un unico, grande racconto del mondo, come se fossero le diverse tonalit\u00e0 di una tavolozza con cui dipingere la realt\u00e0 nella sua interezza. Tuttavia, se dovessi individuare quella pi\u00f9 vicina al mio modo di raccontare, direi che \u00e8 la combinazione sottile tra speranza e denuncia.<br>Questa scelta non significa affatto trascurare n\u00e9 l\u2019ironia, n\u00e9 la leggerezza, n\u00e9 tantomeno il cinismo. L\u2019ironia, ad esempio, \u00e8 un temperamento prezioso: permette di osservare la realt\u00e0 con distacco critico, alleggerendo pur mantenendo un\u2019acuta capacit\u00e0 di analisi. La leggerezza, poi, \u00e8 una forma di resistenza, un modo per non farsi sopraffare dalle difficolt\u00e0. Il cinismo, soprattutto nelle opere pi\u00f9 dure come \u201cFuror &amp; Th\u00e0natos\u201d, pu\u00f2 essere visto come una reazione estrema a certi aspetti della condizione umana, un modo di affrontare la realt\u00e0 quando sembra priva di risposte consolatorie. \u00c8 proprio in questa complessit\u00e0 che emerge il valore dell\u2019accostamento tra speranza e denuncia.<br>La denuncia assume un ruolo fondamentale nel raccontare le ingiustizie, le contraddizioni e le ferite del nostro tempo. \u00c8 una presa di coscienza necessaria, un modo per mettere in luce ci\u00f2 che troppo spesso viene ignorato o nascosto. Parallelamente, la speranza non si configura come un ingenuo ottimismo, bens\u00ec come una forza motrice, \u00e8 indispensabile credere nella possibilit\u00e0 di cambiamento. Senza speranza, la denuncia rischierebbe di trasformarsi in un grido disperato; senza denuncia, la speranza potrebbe apparire vuota o disillusa.<br><br><strong>&#8220;Non solo muse&#8221; \u00e8 il suo ultimo spettacolo. Come \u00e8 nato questo progetto e quale esigenza artistica o civile l&#8217;ha spinta a raccontare queste storie?<\/strong><br><em>\u201c<\/em>Non solo muse\u201d \u00e8 nato da un desiderio profondo di riflettere su un tema spesso sottovalutato o semplificato quando si parla di donne legate all\u2019arte e alla cultura: quello del riconoscimento della loro identit\u00e0 e autonomia al di l\u00e0 del ruolo di ispiratrici o figure secondarie nella narrazione storica. Spesso, infatti, queste donne vengono ricordate solo come muse che hanno stimolato la creativit\u00e0 di grandi artisti, perdendo cos\u00ec la complessit\u00e0 delle loro vite, delle loro personalit\u00e0 e delle loro lotte. L\u2019esigenza artistica dietro questo progetto \u00e8 stata proprio quella di ridare voce a queste donne, di raccontarle come soggetti a pieno titolo, capaci di influenzare, ma anche di esprimere pensieri, emozioni e azioni in modo autonomo.<em><br><\/em>Dal punto di vista civile, lo spettacolo vuole portare l\u2019attenzione sulla questione della rappresentazione femminile nell\u2019arte e nella storia. Ancora oggi, molte donne continuano a essere viste attraverso una lente che ne minimizza il contributo personale, incasellandole in ruoli predefiniti. Raccontare le storie di queste cinque donne significava sfidare uno stereotipo radicato e proporre un modello pi\u00f9 inclusivo e rispettoso, che valorizzi le diversit\u00e0 e le sfumature dell\u2019esperienza femminile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo spettacolo porta in scena cinque donne ricordate soprattutto come muse di grandi artisti. Perch\u00e9 ha scelto proprio loro e cosa le accomuna, al di l\u00e0 delle vicende personali?<\/strong><br>La scelta di queste cinque donne, tutte note principalmente come muse, deriva proprio dalla volont\u00e0 di esplorare cosa le accomuni oltre al fatto di essere state \u201cispiratrici\u201d. Quello che emerge, e che ho voluto mettere in luce nello spettacolo, \u00e8 una forte consapevolezza di s\u00e9 e una capacit\u00e0 di resistenza di fronte a contesti spesso difficili o limitanti. Ognuna di loro ha vissuto una condizione di marginalit\u00e0 rispetto ai grandi nomi con cui sono state associate, ma ha saputo costruire comunque una propria storia fatta di passioni, scelte, sacrifici e talenti.<em><br><\/em>Queste donne condividono, quindi, non solo la fama di muse, ma anche una sorta di ribellione silenziosa contro l\u2019immagine che la societ\u00e0 di allora (e spesso ancora oggi) ha voluto attribuire loro. Sono figure che hanno contribuito all\u2019arte e alla cultura non solo come fonti di ispirazione, ma anche come protagoniste attive, che hanno segnato il panorama culturale del loro tempo.<em><br><\/em>In definitiva, \u201cNon solo muse\u201d vuole essere un omaggio a queste donne e un invito a guardare oltre le apparenze, ad ascoltare le molteplici voci femminili che hanno arricchito la nostra storia. \u00c8 un percorso che cerca di restituire loro la dignit\u00e0 di soggetti completi, perch\u00e9 solo riconoscendo le molteplici sfaccettature dell\u2019esperienza possiamo costruire una narrazione pi\u00f9 giusta e completa, capace di ispirare anche le nuove generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>C&#8217;\u00e8 una delle loro storie che l&#8217;ha colpita in modo particolare durante il lavoro di ricerca e scrittura? Perch\u00e9?<\/strong><br>Nel corso della stesura di <em>Non solo Muse<\/em>, ho avuto modo di immergermi in molte storie di artiste straordinarie, spesso dimenticate o raccontate solo attraverso la lente maschile. Tra tutte, una vicenda che mi ha particolarmente colpito \u00e8 quella di Rosa Bonheur. La sua vita e la sua arte rappresentano un esempio potente di resilienza e talento in un\u2019epoca in cui le donne erano sistematicamente messe ai margini. Non si tratta soltanto della sua bravura pittorica, ma anche della sua capacit\u00e0 di affermarsi nonostante le difficolt\u00e0 personali e sociali, riuscendo a imporsi in un mondo dominato dagli uomini. Questa storia, cos\u00ec intensa e complessa, ha guidato il mio lavoro di ricerca, spingendomi a voler restituire a queste figure una dimensione pi\u00f9 autentica e completa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Queste donne sono state raccontate quasi sempre attraverso lo sguardo degli uomini. Quanto \u00e8 stato complesso restituire loro una voce autonoma, capace di andare oltre quell&#8217;immagine?<\/strong><br>Raccontare queste artiste non \u00e8 stato semplice, proprio perch\u00e9 la maggior parte delle fonti storiche tramandano una visione filtrata da prospettive maschili, che tendevano a relegare le donne a ruoli passivi o accessori. Restituire loro una voce autonoma significa andare oltre gli stereotipi e le rappresentazioni idealizzate o riduttive che per secoli hanno definito la loro immagine. \u00c8 stato necessario un approccio attento e critico, basato su documenti, lettere, opere d\u2019arte. Testimonianze spesso trascurate, per ricostruire non solo i loro contributi artistici, ma anche le motivazioni, le emozioni e le sfide che hanno affrontato. Una volta acquisite tutte queste informazioni \u00e8 stato importante, anche se difficile, trasporle tutte al femminile (pensieri e sentimenti mai presi in considerazione da una societ\u00e0 maschilista). Questo processo ha reso possibile liberare queste donne dalle catene di una narrazione limitante e offrire loro la dignit\u00e0 che meritano come protagoniste della loro stessa storia. Lo spettacolo che si ispira a queste biografie vuole proprio questo: restituire centralit\u00e0 a figure femminili che la storia tradizionale ha frequentemente confinato ai margini, cancellando spesso il loro ruolo attivo e innovativo. Rileggere e riscrivere queste vicende oggi \u00e8 fondamentale, non solo per colmare una lacuna storica, ma anche per riflettere sulle dinamiche di genere che continuano a influenzare la nostra societ\u00e0. Ricostruire una narrazione pi\u00f9 equa ed inclusiva contribuisce a valorizzare le diversit\u00e0, a stimolare nuove prospettive culturali e a incoraggiare un dialogo pi\u00f9 aperto e consapevole sul ruolo delle donne nell\u2019arte e nella storia. In definitiva, \u00e8 un atto di giustizia culturale e umana che arricchisce la nostra comprensione del passato e ci offre strumenti preziosi per immaginare un futuro pi\u00f9 equilibrato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che cosa vorrebbe che il pubblico portasse con s\u00e9, uscendo dal teatro dopo aver visto &#8220;Non solo muse&#8221;?<\/strong><br>Uscendo dal teatro dopo aver visto &#8220;Non solo muse&#8221;, mi piacerebbe che il pubblico portasse con s\u00e9 una profonda consapevolezza del valore della narrazione come strumento di connessione umana e riflessione sociale. Questo spettacolo non \u00e8 solo un\u2019esperienza estetica o un racconto da ascoltare, ma un invito a guardare dentro noi stessi e nella complessit\u00e0 del mondo che ci circonda. La forza del teatro risiede proprio in questo: nel creare uno spazio condiviso in cui le storie prendono vita, toccano corde intime e aprono nuove prospettive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ritiene che il teatro continui ad avere una funzione sociale nella societ\u00e0 contemporanea? E quale pu\u00f2 essere il suo contributo nel promuovere riflessione e consapevolezza?<\/strong><br>Credo fermamente che il teatro continui ad avere una funzione sociale imprescindibile nella societ\u00e0 contemporanea, anche in un\u2019epoca dominata da tecnologie digitali e consumi culturali frammentati. Il teatro \u00e8 uno degli ultimi luoghi dove la relazione vera tra persone si manifesta pienamente, dove il corpo, la voce e lo sguardo dialogano in tempo reale. Questa immediatezza genera empatia, quella capacit\u00e0 preziosa di mettersi nei panni dell\u2019altro, di riconoscere l\u2019umanit\u00e0 comune oltre le differenze. In un mondo dove spesso si tende all\u2019individualismo e alla polarizzazione, il teatro pu\u00f2 e deve essere un presidio di comunit\u00e0, di confronto e di crescita collettiva.<strong><em><br><\/em><\/strong>Il contributo del teatro nel promuovere riflessione e consapevolezza si manifesta attraverso la sua natura di \u201cspecchio\u201d della societ\u00e0 e al contempo di laboratorio di idee. Attraverso le rappresentazioni, si possono esplorare tematiche complesse, mettere in discussione stereotipi e pregiudizi, stimolare domande che non trovano sempre risposta facile nel quotidiano. Un\u2019opera come &#8220;Non solo muse&#8221; porta in scena questioni legate all\u2019identit\u00e0, al ruolo delle donne, alla memoria storica, creando ponti tra passato e presente, tra vissuto personale e dimensione politica. Questo tipo di teatro educa lo spettatore a essere non un semplice fruitore passivo, ma un attore consapevole del proprio ruolo nella societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quindi lei ritiene che il teatro abbia anche una valenza educativa?<\/strong><br>Viviamo in un\u2019epoca segnata da profonde trasformazioni culturali, sociali ed economiche che generano un senso di smarrimento e mancanza di coordinate chiare. La velocit\u00e0 del cambiamento tecnologico, la crisi delle istituzioni tradizionali e la moltiplicazione di modelli di riferimento spesso frammentari o contraddittori, rischiano di lasciare molti giovani senza un solido orizzonte di valore. \u00c8 qui che il teatro pu\u00f2 avere una funzione preziosa: offrire anche e soprattutto ai giovanissimi non solo contenuti ricchi di significato, ma anche una struttura narrativa capace di orientare e dare forma all\u2019esperienza umana.<strong><em><br><\/em><\/strong>La teatralit\u00e0, infatti, \u00e8 un linguaggio universale che coinvolge emozioni, immaginazione e pensiero critico simultaneamente. Attraverso l\u2019atto del raccontare storie, di mettersi in scena, i giovani possono ritrovare strumenti per interpretare se stessi e il mondo circostante. Il teatro li aiuta a costruire identit\u00e0 complesse e resilienti, libere da modelli riduttivi e stereotipati. Inoltre, il teatro come pratica collettiva insegna valori fondamentali come l\u2019ascolto, la collaborazione, la responsabilit\u00e0 verso l\u2019altro. \u00c8 dunque non solo un contenuto da veicolare, ma anche una forma esperienziale che educa alla cittadinanza attiva.<strong><em><br><\/em><\/strong>In conclusione, sarebbe auspicabile che &#8220;Non solo muse&#8221; riuscisse a trasmettere il senso di quanto il teatro sia un patrimonio insostituibile per la nostra umanit\u00e0. Vorrei che lo spettatore si sentisse parte di un dialogo vivo, sospeso nel tempo del presente, ma proiettato verso un futuro pi\u00f9 consapevole e inclusivo. Il teatro ha la capacit\u00e0 di riaccendere i valori perduti, di offrire guida e sostegno morale, soprattutto ai pi\u00f9 giovani, in un mondo che spesso sembra privo di coordinate stabili. Mantenere e valorizzare questa funzione sociale significa investire nel tessuto stesso della convivenza civile, nutrendo in tutti noi la capacit\u00e0 di comprendere, riflettere e agire con coscienza e rispetto reciproco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ruba frammenti di realt\u00e0, persone, anime. Li osserva, li scompone e poi, con la precisione millimetrica di chi sa usare le forbici del montaggio narrativo, recide il superfluo per ricucire i pezzi in storie. Il teatro di Pino Migliorisi \u2014 scrittore, drammaturgo e regista \u2014 affonda lo sguardo nell\u2019essere umano per restituirne luci e ombre. Senza sconti, senza rinunciare alla complessit\u00e0. Dai romanzi al teatro: da dove \u00e8 nata l\u2019esigenza di cambiare linguaggio espressivo? E quale ruolo ha avuto in questo percorso l\u2019esperienza di Maniacreativa?Il passaggio dai racconti al teatro rappresenta una trasformazione significativa nel modo di esprimere storie e comunicare emozioni. 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