{"id":3990,"date":"2026-08-14T00:01:00","date_gmt":"2026-08-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3990"},"modified":"2026-08-03T18:51:25","modified_gmt":"2026-08-03T16:51:25","slug":"cera-una-volta-il-sarto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/08\/14\/cera-una-volta-il-sarto\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta il sarto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019era una volta il sarto. E anche la sarta. E c\u2019erano le riviste dei modelli. Sceglievi il modello sulla rivista e il sarto o la sarta prendeva le misure del cliente o della cliente, tagliava la stoffa e cuciva i vestiti. E i ragazzini e le ragazzine, arrivati alla quinta elementare, se ci arrivavano, andavano apprendisti dal sarto o dalla sarta. Le ragazzine, in particolare, anche se non diventavano sarte, imparavano a cucire perch\u00e9 tra le competenze di una brava moglie era prevista anche l\u2019abilit\u00e0 di sapere rattoppare e fare delle riparazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al numero civico 14 di una via di Ragusa c\u2019era un sarto. Ero giovane e mi ha cucito un vestito. Quando \u00e8 stato? Quando tempo \u00e8 passato? Una vita. Un secolo. Una epoca. Chi se lo ricorda pi\u00f9! Prima di lui c\u2019era un altro sarto. Forse un altro ancora prima. Ora sono decenni che c\u2019\u00e8 il \u201cSI VENDE\u201d e la saracinesca \u00e8 arrugginita.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"771\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/barbeire-ciccio-771x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3992\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/barbeire-ciccio-771x1024.jpeg 771w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/barbeire-ciccio-226x300.jpeg 226w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/barbeire-ciccio-768x1021.jpeg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/barbeire-ciccio-1156x1536.jpeg 1156w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/barbeire-ciccio-414x550.jpeg 414w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/barbeire-ciccio.jpeg 1204w\" sizes=\"auto, (max-width: 771px) 100vw, 771px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era una sartoria come altre. Ce n\u2019erano diverse. Poi vennero gli abiti confezionati dalle industrie e i sarti e le sarte scomparirono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi ricordo le storie di due sarti famosi. &nbsp;Uno era ragusano, si chiamava La Rosa ed era sarto famoso a Roma. Vestiva persone importanti della capitale. Alcuni sarti ragusani andarono a fare apprendistato da lui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aveva un fratello a Ragusa, Giuseppe La Rosa, che insegnava educazione fisica. Aveva un bel fisico e lui, il sarto, quando creava dei nuovi modelli, li confezionava su misura del fratello professore e perci\u00f2 lo vedevamo andare in giro con sti vestiti ed era evidente che avevano un qualcosa in pi\u00f9 rispetto alla buona sartoria ragusana. E la cosa risultava ancora pi\u00f9 evidente perch\u00e9 lui, il professore, era un chiesastico di convinzione e di portamento, si direbbe in gergo, \u201cun figlio di Maria\u201d, aveva anche, per un suo motivo, fatto voto di castit\u00e0, e la sua figura, il suo atteggiamento, erano in evidente contrasto col suo vestito di altissima moda. A vederlo e non sapendo, veniva spontaneo chiedersi: \u201ccome \u00e8 possibile?\u201d e qualcuno rispondeva: \u201csuo fratello \u00e8 uno dei migliori sarti di Roma\u201d \u201cah!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altro era di Venezia. Era uno dei tre sarti pi\u00f9 importanti di Venezia. Non l\u2019ho conosciuto personalmente ma ho conosciuto un suo allievo, Tito Chiodo, giovane che aveva imparato i rudimenti del mestiere a Reggio Calabria ed era approdato a Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abitai a Mestre con Tito per circa un anno, mi aveva subaffittato una stanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tito aveva patito la fame in Calabria ed aveva le idee chiare sul suo futuro e sapeva che con la volont\u00e0, con l\u2019impegno, con la seriet\u00e0 di cui disponeva abbondantemente e con un buon maestro sarebbe riuscito a conquistarsi un futuro. E il buon maestro l\u2019aveva trovato e fedelmente lo seguiva e argutamente carpiva i segreti dell\u2019alta sartoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi raccont\u00f2 che il maestro non cuciva, non l\u2019aveva mai visto l\u2019ago con in mano ma solamente prendeva le misure dei clienti, tagliava la stoffa e faceva le prove. Mi raccont\u00f2 che la grande perizia del maestro consisteva nel modellare il vestito alle caratteristiche del corpo del cliente: \u201cgli dipingeva il vestito addosso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il carattere del maestro non era semplice, talvolta arrogante, talvolta sprezzante ma Tito sopportava perch\u00e9 aveva chiaro il suo obiettivo e sapeva che era l\u2019unica via per avere un futuro a Venezia, ma un giorno, per una banalit\u00e0, sbott\u00f2 e il maestro lo licenzi\u00f2. A lui subentr\u00f2 un altro lavorante e, ironia della sorte, dopo pochi mesi il maestro pass\u00f2 a miglior vita. La sartoria rimase in mano al nuovo lavorante che in poco tempo la fece decadere. La vedova del maestro chiam\u00f2 Tito e gli affid\u00f2 la sartoria e Tito la risollev\u00f2 e l\u2019acquist\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lavorava sodo e con impegno Tito, la mattina partiva per la sartoria a Venezia col suo fagottino con il pranzo che scaldava col ferro da stiro e la sera tornava. Non si concedeva neanche un bicchiere di vino a cena. Il sabato pomeriggio non lavorava e con la fidanzata, una rubiconda e giuliva donnona pi\u00f9 alta di lui, facevano la spesa e la domenica mattina cucinavano per tutta la settimana e adagiavano tutte le pietanze sul grande tavolo della sala da pranzo. Allora lui, Tito, si sedeva a tavola, poggiava un braccio sul bordo del tavolo e guardava tutto quel ben di Dio. Lo contemplava e godeva.&nbsp; E si concedeva il suo bel bicchiere di vino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nota. Nel parlare del Prof. Giuseppe La Rosa ho consultato il libro di Paolo Cappello: STORIA DELL\u2019ATLETICA LEGGERA A RAGUSA e in particolare il capitolo \u201cI maestri\u201d che raccoglie i pareri di diversi ex atleti nei confronti dei loro \u201cmaestri\u201d e mi ha colpito come tutti, sottolineo tutti, esprimono parole di encomio, stima e affetto nei confronti di tutti, sottolineo tutti, i maestri attorno al concetto \u201cmaestro di sport e di vita\u201d. Io che ho conosciuto gli uni e gli altri affermo che quelle parole non sono retoriche frasi di circostanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi domando: un riconoscimento analogo potrebbe scaturire anche per i professori delle altre discipline scolastiche?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho ripensato alle parole che adopero nei confronti della scuola nel mio articolo \u201cForbici e scuola\u201d pubblicato su questo stesso numero di operaincerta, ed in particolare in merito a interrogazioni, voti e misurazioni e al fatto che anche nello sport e nell\u2019atletica ci sono lavoro, fatica, impegno, misurazioni e graduatorie e per\u00f2 l\u2019atteggiamento \u00e8 diverso. Mi sono domandato: perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono detto che forse una risposta possibile pu\u00f2 essere: \u201cgiovani e maestri amavamo lo sport e l\u2019atletica mentre le altre materie non sono altrettanto amate\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta il sarto. E anche la sarta. E c\u2019erano le riviste dei modelli. Sceglievi il modello sulla rivista e il sarto o la sarta prendeva le misure del cliente o della cliente, tagliava la stoffa e cuciva i vestiti. E i ragazzini e le ragazzine, arrivati alla quinta elementare, se ci arrivavano, andavano apprendisti dal sarto o dalla sarta. Le ragazzine, in particolare, anche se non diventavano sarte, imparavano a cucire perch\u00e9 tra le competenze di una brava moglie era prevista anche l\u2019abilit\u00e0 di sapere rattoppare e fare delle riparazioni. Al numero civico 14 di una via di Ragusa c\u2019era un sarto. 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