{"id":394,"date":"2025-01-14T00:01:00","date_gmt":"2025-01-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=394"},"modified":"2025-01-13T21:45:21","modified_gmt":"2025-01-13T20:45:21","slug":"nella-vita-e-nellarte-i-fratelli-mancuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/01\/14\/nella-vita-e-nellarte-i-fratelli-mancuso\/","title":{"rendered":"Nella vita e nell\u2019arte. I fratelli Mancuso"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono nati a Sutera, in provincia di Caltanissetta. Lorenzo nel 1952, Enzo nel 1957. A met\u00e0 degli anni settanta si sono trasferiti a Londra e hanno lavorato in fabbrica, dedicando il loro tempo libero al recupero del patrimonio musicale della loro terra. Negli anni ottanta sono rientrati in Italia, stabilendosi in Umbria, e hanno continuato la loro attivit\u00e0 concertistica esibendosi in piccoli teatri in Italia ma, specialmente all\u2019inizio, soprattutto in Germania e Francia. Loro sono i <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fratelli_Mancuso\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">fratelli Mancuso<\/a>, musicisti e polistrumentisti. Operaincerta li ha incontrati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Enzo, Lorenzo, perch\u00e9 da Sutera avete deciso di andare a lavorare a Londra?<\/strong><br><strong>Enzo:<\/strong> Siamo andati a Londra per seguire, diciamo cos\u00ec, una tradizione di famiglia. In Inghilterra c\u2019erano gi\u00e0 altri due fratelli, pi\u00f9 grandi di noi, che erano andati l\u00ec per lavorare. In quegli anni si emigrava, soprattutto dai paesi dell\u2019entroterra siciliano. Man mano che si raggiungevano i 18\/20 anni si partiva perch\u00e9 in Sicilia non c\u2019erano altre prospettive. E si seguivano le orme gi\u00e0 tracciate da parenti o amici. Per primo \u00e8 partito Lorenzo, \u00e8 andato a lavorare in fonderia, io l\u2019ho raggiunto dopo aver preso il diploma magistrale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E a Londra avete intrapreso anche un percorso artistico, andando alla ricerca delle vostre tradizioni musicali.<\/strong><br><strong>Lorenzo:<\/strong> Gi\u00e0 a Sutera, da ragazzini, suonavamo la chitarra, perch\u00e9 era lo strumento pi\u00f9 accessibile, ed avevamo un piccolo complesso, all\u2019epoca si chiamavano \u201ccomplessi\u201d. A Londra per\u00f2 abbiamo sentito l\u2019esigenza di riscoprire la musica che da bambini avevamo ascoltato in paese. Era anche un momento storico in cui gruppi come la Nuova Compagnia di Canto Popolare o Giovanna Marini stavano rivalorizzando la tradizione musicale. Noi ci siamo ispirati a loro e abbiamo iniziato a comporre le nostre canzoni e fare i primi concerti nei club di Londra parlando sempre della nostra situazione di emigranti, raccontando la nostra vita di operai emigrati dalla Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A un certo momento per\u00f2 decidete di ritornare in Italia, in Umbria. Perch\u00e9 l\u2019Umbria e non la Sicilia?<\/strong><br><strong>Lorenzo:<\/strong> Nel nostro piccolo appartamento londinese avevamo aperto una sezione del Partito Comunista, intitolata a Carlo Levi, e organizzavamo delle riunioni con altri emigrati per parlare della situazione in fabbrica e di giustizia sociale. A fine anni settanta era per\u00f2 andata al governo Margaret Thatcher e da quel momento il sindacato aveva iniziato a perdere potere. Noi, un po\u2019 alla volta, fummo trasferiti dalla catena di montaggio, che tutto sommato non era male, a lavori molto pi\u00f9 pesanti e mal pagati. Cos\u00ec nel 1981 decidemmo di tornare in Italia e ci trasferimmo a Citt\u00e0 della Pieve perch\u00e9 l\u00ec c\u2019era un amico di Enzo, che aveva conosciuto durante il servizio di leva e con il quale era rimasto in contatto. Lui ci propose di fermarci a Citt\u00e0 della Pieve. L\u00ec il primo periodo \u00e8 stato duro perch\u00e9 trovavamo solo lavori che ci consentivano appena la sopravvivenza. Continuando la nostra attivit\u00e0 musicale, proponemmo all\u2019Arci di Perugia uno spettacolo, <em>Canto per una Sicilia nuova<\/em>, che era la storia della Sicilia raccontata attraverso la condizione dei contadini, l\u2019emigrazione, i missili nucleari a Comiso. A quel concerto c\u2019era una ragazza tedesca la quale si innamor\u00f2 della nostra musica e ci organizz\u00f2 una serie di concerti a Monaco di Baviera. Arrivarono le prime recensioni, poi le prime tourn\u00e9e, quindi ci invitarono in Francia e poi in Spagna, dove incontrammo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Joaqu%C3%ADn_D%C3%ADaz_Gonz%C3%A1lez\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Joaqu%C3%ADn_D%C3%ADaz_Gonz%C3%A1lez\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Joaquin Diaz<\/a>, un etnomusicologo spagnolo, al quale piacquero le nostre canzoni e ci propose di incidere il nostro primo disco, <em>Nesci Maria<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9, secondo voi, le prime esperienze importanti le avete avute all\u2019estero invece che in Italia?<\/strong><br><strong>Enzo:<\/strong> Quando siamo tornati in Italia l\u2019attenzione nei confronti della musica popolare stava iniziando a calare. E poi perch\u00e9 in Italia scontiamo il fatto di vivere in un paese piuttosto provinciale che soffre di esterofilia in tutte le manifestazioni culturali. Tuttora purtroppo \u00e8 ancora cos\u00ec. Non apprezziamo certa musica perch\u00e9 non conosciamo quella che \u00e8 la nostra tradizione. Quando cominciammo a interessarci di musica tradizionale, un ragazzo inglese che studiava italiano ci port\u00f2 un LP, prodotto dalla Columbia University, nel quale <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alan_Lomax\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alan_Lomax\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Alan Nomax<\/a> e <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Diego_Carpitella\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Diego Carpitella<\/a>, che avevano percorso in lungo e largo tutta l\u2019Italia, avevano registrato la voce viva della tradizione contadina, dei carrettieri e dei pescatori. Quando lo ascoltammo scoprimmo l\u2019immensa tradizione di cui noi eravamo portatori silenti. L&#8217;avevamo dentro per\u00f2 non sapevamo ancora dare un nome a questo patrimonio e dargli il giusto valore. Riuscire a guardare la tradizione musicale siciliana dall\u2019estero, ci ha permesso di comprendere quanto questa fosse importante sia per la nostra formazione culturale che per le nostre esigenze espressive.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 lavorare, suonare con un fratello? \u00c8 diverso dal farlo con una persona \u201cestranea\u201d?<\/strong><br><strong>Enzo:<\/strong> Bella domanda\u2026 Noi siamo talmente abituati a lavorare insieme, a vivere insieme, che non sapremmo cosa rispondere se qualcuno ci chiedesse cosa si prova a non essere fratelli. Noi sappiamo solo essere fratelli, sia nel lavoro che nella vita. E una cosa non \u00e8 scissa dall\u2019altra, i due aspetti si compenetrano. So che pu\u00f2 essere incredibile ma \u00e8 cos\u00ec. La nostra vicenda \u00e8 particolare proprio perch\u00e9 l\u2019esperienza della vita e le nostre esistenze si intrecciano con la musica e con tutto quello che abbiamo fatto insieme. Ogni passo lo abbiamo sempre fatto l\u2019uno accanto all\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questa unione chiaramente coinvolge anche chi vi sta accanto. Da loro com\u2019\u00e8 vissuta?<\/strong><br><strong>Lorenzo:<\/strong> Capiscono il rapporto di fratellanza che abbiamo e lo accettano.<br><strong>Enzo:<\/strong> \u00c8 anche vero comunque che il nostro rapporto non taglia fuori le nostre compagne. \u00c8 chiaro che c\u2019\u00e8 un luogo dell\u2019affetto, del sentimento, che noi due condividiamo e che le nostre compagne hanno il pudore e lo scrupolo di non invadere ma non per questo il nostro \u00e8 un rapporto che esclude gli altri. Tutt\u2019altro!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono nati a Sutera, in provincia di Caltanissetta. Lorenzo nel 1952, Enzo nel 1957. A met\u00e0 degli anni settanta si sono trasferiti a Londra e hanno lavorato in fabbrica, dedicando il loro tempo libero al recupero del patrimonio musicale della loro terra. Negli anni ottanta sono rientrati in Italia, stabilendosi in Umbria, e hanno continuato la loro attivit\u00e0 concertistica esibendosi in piccoli teatri in Italia ma, specialmente all\u2019inizio, soprattutto in Germania e Francia. Loro sono i fratelli Mancuso, musicisti e polistrumentisti. Operaincerta li ha incontrati. 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