{"id":3807,"date":"2026-07-14T00:01:00","date_gmt":"2026-07-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3807"},"modified":"2026-07-07T22:45:53","modified_gmt":"2026-07-07T20:45:53","slug":"tra-passato-e-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/07\/14\/tra-passato-e-futuro\/","title":{"rendered":"Tra passato e futuro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Francesca Martines, palermitana, studi classici, da pi\u00f9 di 30 anni lavora come bibliotecaria presso la biblioteca dell\u2019Osservatorio Astronomico di Palermo. L\u2019abbiamo incontrata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Francesca, nella pratica che cosa fa un bibliotecario?<\/strong><br>Nel corso degli anni<strong> <\/strong>sono giunta alla conclusione che l&#8217;essenza del lavoro del bibliotecario \u00e8 quello di organizzare l&#8217;informazione. Qual \u00e8 la differenza tra un mucchio di libri e una biblioteca? \u00c8 l&#8217;organizzazione, e <em>organizzare<\/em> significa rendere in qualche modo accessibile qualcosa. In definitiva il bibliotecario fa da tramite tra le persone e l&#8217;informazione, sia quando essa \u00e8 contenuta nei libri o nelle riviste, ma anche se \u00e8 in formato digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tu perch\u00e9 hai scelto di fare la bibliotecaria?<\/strong><br>Ho cominciato a interessarmi a questo \u201cpianeta\u201d fin dai tempi del liceo, perch\u00e9 nel mio liceo c&#8217;era una bellissima biblioteca e c&#8217;era un professore che per passione l\u2019aveva organizzata. Proprio lui mi aveva invitato a leggere un libro in cui si parlava del funzionamento di una biblioteca, di come si cataloga<s>va<\/s>, come si classifica. Ho sempre avuto un grande interesse per la lettura in generale e questa passione mi portava ad interessarmi alle biblioteche. E forse, anche se all\u2019epoca non ne ero del tutto consapevole, ci\u00f2 che mi interessava veramente era proprio l&#8217;aspetto dell&#8217;organizzazione del sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nell&#8217;immaginario collettivo il bibliotecario vive in mezzo ai libri, libri di carta. \u00c8 cos\u00ec per te? E se lo \u00e8, che cosa rappresenta questo mondo di carta?<\/strong><br>Io lavoro in un contesto un po&#8217; particolare che \u00e8 quello di una biblioteca di un ente di ricerca. E questo genere di biblioteche, cos\u00ec come quelle universitarie, sono per tanti aspetti inevitabilmente proiettate verso il futuro. Quindi nel mio ambito la carta ha oggi un\u2019importanza relativa, un peso relativo. Ma \u00e8 anche vero che la stanza in cui lavoro, la biblioteca in cui lavoro, \u00e8 piena di libri e riviste di carta, cos\u00ec come \u00e8 vero che studenti e ricercatori se devono leggere un articolo scientifico, lo stampano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quindi non \u00e8 vero che i libri di carta stanno scomparendo?<\/strong><br>Saranno trent\u2019anni che sento dire che il libro di carta \u00e8 morto e che il formato digitale lo far\u00e0 scomparire. \u00c8 vero che in questi anni c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;evoluzione nei libri digitali, nei lettori digitali, ma malgrado ci\u00f2 il libro cartaceo continua <em>allegramente<\/em> ad esistere. Secondo me il libro cartaceo non \u00e8 destinato a morire. Per quello che rappresenta, per il rapporto che si ha con il libro di carta, e per tutta la mistica legata a questo oggetto. E poi, diciamolo, al momento la carta \u00e8 il materiale pi\u00f9 duraturo per trasmettere il sapere. C\u2019\u00e8 un altro aspetto che bisogna tenere in considerazione: dal punto di vista dei diritti il libro cartaceo \u00e8 pi\u00f9 democratico. Quando io compro un libro cartaceo, questo vale in tutto il mondo, c&#8217;\u00e8 un trasferimento di propriet\u00e0. Cio\u00e8 io acquisto quell&#8217;oggetto, dopodich\u00e9 di quell&#8217;oggetto ne posso fare ci\u00f2 che voglio: posso rivenderlo o anche prestare. Praticamente \u00e8 nella mia totale disponibilit\u00e0. Questa cosa non succede con il libro digitale, perch\u00e9 per il libro digitale non c&#8217;\u00e8 un trasferimento di propriet\u00e0. Del libro digitale io acquisto una licenza e teoricamente il proprietario pu\u00f2 decidere in qualunque momento di togliere l\u2019accesso all\u2019opera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come possono convivere quindi il mondo cartaceo e il mondo digitale? E il mondo digitale pu\u00f2 essere un modo per salvare il mondo cartaceo?<\/strong><br>La chiave sta nel verbo che hai usato tu, cio\u00e8 convivere. Io sono sempre pi\u00f9 convinta che questi due formati possano, anzi debbano assolutamente convivere. Perch\u00e9 il formato digitale in qualche misura pu\u00f2 consentire di salvaguardare in una certa forma il formato cartaceo. Ad esempio, ci sono opere rare, opere antiche, opere di particolare pregio che per ovvi motivi non possono essere consultati come si fa con opere di larga circolazione; la loro digitalizzazione permette la loro consultazione a chiunque lo desideri e, in caso di malaugurata loro distruzione, la digitalizzazione ne conserverebbe comunque un\u2019immagine. Non sarebbe come avere l\u2019originale ma sarebbe pur sempre qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quali pericoli corrono i libri cartacei?<\/strong><br>La carta \u00e8 un materiale estremamente infiammabile, quello che \u00e8 accaduto alla biblioteca di Alessandria ne \u00e8 un esempio illustre. Dunque il suo primo nemico \u00e8 il fuoco. Poi c\u2019\u00e8 anche l\u2019umidit\u00e0 che pu\u00f2 fare danni importanti perch\u00e9 favorisce lo sviluppo di muffe, di batteri che possono attaccare la carta e degradarla in maniera anche devastante. L&#8217;altro nemico della carta sono gli insetti. Ho visto libri, tipicamente messali, corali sei e settecenteschi, che avevano le pagine scavate dai tarli, letteralmente divorate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che differenza c\u2019\u00e8 tra la carta che utilizziamo oggi con quella che veniva utilizzata in passato?<\/strong><br>Nel corso delle epoche la carta \u00e8 molto cambiata, anche se il procedimento di base non \u00e8 cambiato moltissimo. La prima differenza \u00e8 legata alla materia prima da cui la carta si ricava e dal processo di lavorazione. La prima forma di \u201ccarta\u201d che conosciamo \u00e8 quella ricavata dalle fibre del papiro, e stiamo parlando di roba che ha 4-5000 anni e che ancora \u00e8, diciamo, viva e vegeta. Nel Medioevo invece, ma anche nel Rinascimento, a volte la carta si ricavava dagli stracci, e ne veniva fuori un tipo di carta molto grossolana. In seguito si \u00e8 iniziato ad utilizzare la pasta di cellulosa e i risultati sono nettamente migliorati. Ma stiamo parlando di carta. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche la pergamena, ricavata dalle pelli, di solito di pecora. Una cosa interessante \u00e8 invece quello che accadeva in passato, fino ai primissimi anni del XX secolo, quando si utilizzavano inchiostri ferrogallici, che avevano una grande percentuale di ferro e il ferro, come tutti sappiamo, arrugginisce, si ossida e dopo un po\u2019 di tempo bucava la carta. Mi \u00e8 capitato di vedere delle pagine in cui il testo era stato sostituito da dei fori, cio\u00e8 al posto delle lettere c\u2019erano dei buchi. Le carte dei primi del Novecento, per il loro processo di lavorazione, sono invece destinate a durare pochissimo. Con il tempo assumono una colorazione marroncina, diventano sottilissime ed estremamente fragili, e su quelle carte \u00e8 difficilissimo intervenire anche per un conservatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E la carta di oggi com\u2019\u00e8?<\/strong><br>Oggi c&#8217;\u00e8 una grande variet\u00e0 di carte e si fa pi\u00f9 attenzione all&#8217;ambiente. Ad esempio, entro certi limiti, si tende ad evitare le carte sbiancate con l&#8217;uso del cloro, perch\u00e9 chiaramente il cloro \u00e8 una sostanza altamente inquinante; cos\u00ec come si tende ad utilizzare carta riciclata. Ma stiamo parlando del mondo occidentale. In Cina, ad esempio, da secoli si utilizza la carta di riso, che \u00e8 una carta ricavata dalla lavorazione del riso. Si ottiene questa carta bellissima, che per\u00f2 \u00e8 difficile da utilizzare per la stampa perch\u00e9 di solito \u00e8 una carta piuttosto sottile, con una trama irregolare, un po&#8217; trasparente. Ma proprio per queste caratteristiche \u00e8 molto utilizzata per i restauri, per incollare laddove c&#8217;\u00e8 uno strappo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Preferisci il cartaceo o il digitale?<\/strong><br>Per la tipologia del lavoro che faccio utilizzo moltissimo i testi digitali, ma per quanto mi riguarda, sar\u00e0 che ormai sono anziana, preferisco la carta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E tu sei il tipo che odora i libri quando li apre, che fa le orecchie alle pagine, che sottolinea?<\/strong><br>Questa mistica dell&#8217;odore io non ce l&#8217;ho. \u00c8 vero che la carta ha un suo odore, lavoro in una stanza che \u00e8 piena di libri, e quando si entra, a parte la polvere, l&#8217;odore della carta \u00e8 molto netto, \u00e8 un odore che, per tanti motivi, mi \u00e8 assolutamente familiare. Ma non sono una di quelle che apre il libro e se lo annusa. Le orecchie no, non mi piace farle, non mi piace deformare il libro. Sottolineare s\u00ec, questo lo faccio, soprattutto quando devo studiare, e a volte prendo anche appunti sul bordo della pagina. Ma solo rigorosamente a matita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come immagini che sar\u00e0 una biblioteca tra qualche decennio?<\/strong><br>Credo \u2013 ma non lo dico solo io \u2013 che il focus si stia spostando sempre di pi\u00f9, specialmente nelle biblioteche di ricerca, dalla biblioteca come luogo fisico alla biblioteca come luogo anche virtuale che fa da snodo e interfaccia per accedere alla conoscenza e penso che questa tendenza in futuro si rafforzer\u00e0. E qui il ruolo del bibliotecario diviene ancora pi\u00f9 cruciale. Ma le biblioteche svolgono (o dovrebbero svolgere) anche il servizio di pubblica lettura, permettendo ai cittadini non solo di poter fare ricerche su vari argomenti, ma anche dando la possibilit\u00e0 di leggere il giornale o i fumetti. In altre parti del mondo e nel centro e nord Italia, purtroppo meno al sud, le biblioteche sono anche luoghi importanti di aggregazione sociale. Nel romanzo <em>Memorie di Adriano<\/em> Marguerite Yourcenar fa dire all\u2019imperatore Adriano che \u00abFondare biblioteche \u00e8 come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire\u00bb. Ecco, a me piace pensare alle biblioteche come presidi di democrazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesca Martines, palermitana, studi classici, da pi\u00f9 di 30 anni lavora come bibliotecaria presso la biblioteca dell\u2019Osservatorio Astronomico di Palermo. L\u2019abbiamo incontrata. Francesca, nella pratica che cosa fa un bibliotecario?Nel corso degli anni sono giunta alla conclusione che l&#8217;essenza del lavoro del bibliotecario \u00e8 quello di organizzare l&#8217;informazione. Qual \u00e8 la differenza tra un mucchio di libri e una biblioteca? \u00c8 l&#8217;organizzazione, e organizzare significa rendere in qualche modo accessibile qualcosa. In definitiva il bibliotecario fa da tramite tra le persone e l&#8217;informazione, sia quando essa \u00e8 contenuta nei libri o nelle riviste, ma anche se \u00e8 in formato digitale. Tu perch\u00e9 hai scelto di<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/07\/14\/tra-passato-e-futuro\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":3808,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[515],"tags":[],"ppma_author":[10],"class_list":["entry","post","publish","author-comandante","post-3807","format-standard","has-post-thumbnail","category-207-luglio-2026"],"authors":[{"term_id":10,"user_id":28,"is_guest":0,"slug":"comandante","display_name":"Meno Occhipinti","avatar_url":{"url":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/occhipinti.jpg","url2x":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/occhipinti.jpg"},"author_category":"","first_name":"Meno","last_name":"Occhipinti","user_url":"","job_title":"","description":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3807","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3807"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3807\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3810,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3807\/revisions\/3810"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3808"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3807"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3807"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3807"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=3807"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}