{"id":3718,"date":"2026-06-14T00:01:00","date_gmt":"2026-06-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3718"},"modified":"2026-06-13T09:37:48","modified_gmt":"2026-06-13T07:37:48","slug":"pentalogia-dellamore-una-guida-da-maestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/06\/14\/pentalogia-dellamore-una-guida-da-maestro\/","title":{"rendered":"Pentalogia dell\u2019amore, una guida da maestro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un libro in cammino tra Dante e Francesco De Gregori<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco un libro che pu\u00f2 far da guida (s\u2019intitola <em>Pentalogia dell\u2019amore<\/em>, \u00e8 pubblicato da Pungitopo editore) e che \u00e8 scritto da una vera guida, anche se nel linguaggio universitario si preferirebbe chiamarlo \u201cmaestro\u201d. Lo preciso perch\u00e9 l\u2019autore, Rosario Castelli, insegna Letteratura italiana all\u2019Universit\u00e0 di Catania e, dunque, con l\u2019universit\u00e0 e il suo linguaggio ha quotidianamente a che fare. Beninteso: \u00e8 lo stesso Rosario Castelli che ha scritto magnifici studi su Sciascia, su De Roberto, su Verga, sulla poesia religiosa del Duecento ed altro ancora. Ma, allo stesso tempo, l\u2019autore di <em>Pentalogia dell\u2019amore <\/em>\u00e8 un Rosario Castelli un po\u2019 diverso, come prover\u00f2 a raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel linguaggio universitario, inteso in senso stretto, il \u201cmaestro\u201d \u00e8 il professore o la professoressa con cui ci si \u00e8 laureati, che ha insegnato i rudimenti dell\u2019arte della ricerca e che dovrebbe poi dare all\u2019allievo o all\u2019allieva ulteriori consigli e ulteriore sostegno per lo sviluppo di un\u2019eventuale carriera da ricercatore. Ma anche fuori dall\u2019alquanto ristretto mondo universitario la parola \u201cmaestro\u201d pu\u00f2 indicare qualcosa di ben circoscritto \u2013 l\u2019insegnamento d\u2019un\u2019arte o d\u2019un mestiere \u2013 o qualcosa di molto pi\u00f9 importante, che riguarda l\u2019insegnamento etico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo arrivati, cos\u00ec, al \u201cmaestro di vita\u201d, che nella vita d\u2019ognuno pu\u00f2 esserci o pu\u00f2 non esserci stato ma che pu\u00f2 essere stato chiunque: dal maestro elementare al professore di scuola o d\u2019universit\u00e0, dal fratello maggiore all\u2019amico pi\u00f9 esperto e fedele, fino allo zio caro a Paolo Conte (quel Paolo Conte che con un\u2019altra canzone ci certifica che \u201cil maestro \u00e8 nell\u2019anima \/ e dentro all\u2019anima per sempre rester\u00e0\u201d). Ma, per essere tale, il \u201cmaestro di vita\u201d deve avere altri requisiti fondamentali: generosit\u00e0, moralit\u00e0, una buona dose d\u2019empatia che non escluda una certa severit\u00e0\u2026 Se \u00e8 un professore, deve avere introiettato i principi dell\u2019<em>humanitas<\/em> proprio perch\u00e9 non pu\u00f2 ridursi a insegnare soltanto una tecnica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dev\u2019essere, insomma, una persona che sappia insegnare contenuti, concetti, dottrina ma anche \u2013 a partire da quei contenuti, concetti e dottrina \u2013 come<em> essere<\/em> e come <em>muoversi nel mondo<\/em>: all\u2019apparire del verbo \u201cmuoversi\u201d torniamo all\u2019idea essenziale di \u201cguida\u201d da cui questa riflessione \u00e8 iniziata. Sono certo che Rosario Castelli sia una guida eccellente per i suoi studenti ma io, coetaneo e collega, non posso saperlo per esperienza diretta. Non ho mai avuto dubbi in proposito ma leggere il suo <em>Pentalogo dell\u2019amore<\/em> mi rafforza in questo convincimento con l\u2019autorevolezza fragrante della carta stampata. E sono particolarmente felice che abbia pubblicato questo libro perch\u00e9 in tal modo anche chi non \u00e8 o non \u00e8 stato suo allievo pu\u00f2 averlo come guida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 frequente, infatti, che dal mondo universitario provenga un libro cos\u00ec colto, cordiale, comunicativo, che sa parlarti al cuore come se si stesse chiacchierando in veranda, sorseggiando un latte di mandorla: di solito le nostre pubblicazioni sono il frutto di ricerche specialistiche che, per statuto, parlano ad altri specialisti senza preoccuparsi di adoperare un linguaggio fruibile da parte di chi specialista non \u00e8. Sono le pressoch\u00e9 immutabili \u201cregole del gioco\u201d (oggi forse si dovrebbe dire \u201cle regole d\u2019ingaggio\u201d) e soltanto in casi rari e felici un ricercatore si preoccupa di rendere il suo linguaggio comprensibile ai lettori non specialisti: i casi rari e felici li conosciamo tutti ma, spesso, la riuscita dell\u2019operazione prelude alla trasformazione del ricercatore in star televisiva, teatrale, da festival. Ne derivano lauti guadagni, candidature politiche e quotidiani massaggi all\u2019io ma non mi pare che questi brillanti studiosi-divulgatori si possano poi annoverare tra i \u201cmaestri di vita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fidatevi: meglio leggere <em>Pentalogia dell\u2019amore<\/em>, libro che ci insegna tante cose ma senza dare l\u2019impressione di stare insegnando \u2013 che \u00e8 la forma pi\u00f9 raffinata d\u2019insegnamento. \u00c8 strutturato in cinque parti, ognuna dedicata a un argomento particolarmente caro all\u2019autore: il silenzio, le parole, la menzogna, l\u2019amore, il vivere nascosto. La mia preferita, tanto vale dirlo subito, \u00e8 la quinta, che \u00e8 anche, mi sembra, quella di pi\u00f9 raffinata valenza politica: di una politicit\u00e0 che naturalmente non ha nulla a che fare con la politica politicante e politicata bens\u00ec con la politicit\u00e0 del nostro stare al mondo e nel mondo. Partendo dal nobile esempio letterario dello scrivano Bartleby inventato da Melville, Castelli ci ricorda che ognuno di noi ha l\u2019occasione, prima o poi nella vita, di dire con ferma gentilezza o gentile fermezza il suo \u00abpreferirei di no\u00bb, risposta che si traduce \u2013 scrive Castelli \u2013 in una \u00aberoica passivit\u00e0 che \u00e8 la pi\u00f9 alta forma di resistenza\u00bb. E aggiunge che Bartleby \u00e8 \u00abl\u2019inquilino di una voragine che \u00e8 quella della possibilit\u00e0, per cui non conta quello che <em>vuoi<\/em> o che <em>devi<\/em>, ma quello che <em>potresti<\/em> perch\u00e9 la potenza non \u00e8 la <em>volont\u00e0<\/em> e l\u2019impotenza non \u00e8 la <em>necessit\u00e0<\/em>\u00bb. Conclusione tutt\u2019altro che ovvia: non soltanto il dire \u201cpreferirei di no\u201d pu\u00f2 salvaguardarci dalla dittatura dell\u2019obbligo carrieristico, dell\u2019iperproduttivit\u00e0 sempre pi\u00f9 affannata che ci fa rassomigliare a tanti criceti sulla ruota, ma \u00e8 anche il mezzo pi\u00f9 cortese ed efficace per non chiuderci dentro una dimensione sola, lasciandoci invece aperti al grande campo del possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo primo esempio avete gi\u00e0 capito come lavora l\u2019autore: il patrimonio culturale accumulato, in questo caso il magnifico racconto di Melville, gli serve come esempio per la riflessione sulla possibilit\u00e0 di mettere in atto, anche nella travolgente societ\u00e0 di oggi, il consiglio dei consigli che ci proviene dal pensiero greco: \u201cvivi nascosto\u201d o, se preferite l\u2019originale, \u201clate biosas\u201d. Altri esempi seguiranno, in questo e negli altri quattro capitoli, e non saranno sempre ricavati dalla letteratura o dalla filosofia ma anche dall\u2019amatissimo cinema o dalla musica di ogni genere (tanti cantautori italiani, tanto rock anglosassone, ricapitolati in una playlist conclusiva). Saranno per\u00f2 sempre esempi che riportano all\u2019umanit\u00e0, a quello che Castelli ha imparato da un libro, da un film o da una canzone, e che, essendogli stato prezioso per la vita, ha deciso di rilanciare a chi lo ascolta o, come in questo caso, lo legge: non per fare sfoggio di citazioni colte (quelle che ammutoliscono l\u2019uditorio risolvendosi in un ennesimo automassaggio dell\u2019io) ma per dare sostanza di parola o d\u2019immagine o di suono a un ragionamento che in tal modo si ravviva perch\u00e9 in esso rivivono le storie create per un meraviglioso personaggio di carta o perch\u00e9 un verso perfettamente riuscito ha detto una volta per tutte quel che c\u2019era da dire, e allora non resta che evocarlo, con devozione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, non soltanto Castelli <em>crede<\/em> che la letteratura serve <em>per<\/em> la vita ma <em>pratica <\/em>questa <em>religio<\/em> della letteratura <em>nella<\/em> vita, tanto che lo si potrebbe definire un <em>religioso praticante<\/em> (che non vuol dire necessariamente un <em>praticante della religione<\/em>). Il sapere non si \u00e8 accumulato in lui e lui non lo riversa come quando si svuota un sacco in pubblico, badando soltanto alla quantit\u00e0 che dal sacco fuoriesce: questa forma del sapere necessario per la vita \u00e8 stato distillato e viene distillato, nella modica ed esatta quantit\u00e0, nel momento giusto del ragionamento discorsivo. Ed \u00e8 cos\u00ec che Castelli ci parla della vita: di quanto ami il silenzio e di quanto rispetti, per questo, l\u2019uso della parola (\u00abOgni parola \u00e8 un mondo da esplorare, ma se \u00e8 usata a sproposito o in modo improprio \u00e8 come una banconota falsa: mistifica, adultera i rapporti, li inquina introducendo un elemento di corruzione che investe tanto chi la pronuncia che chi la riceve\u00bb) e di quanto sia importante, per evitare questa dissipazione mistificante, conoscere l\u2019etimo di una parola, il che vuol dire conoscerne la storia, la storia dell\u2019uso che se n\u2019\u00e8 fatto. Ragionare sul silenzio, peraltro, conduce Castelli a farci riflettere non soltanto su passi celeberrimi di Leopardi o di Dante ma su un misconosciuto gioiello della letteratura francese come <em>Il silenzio del mare<\/em> di Vercors, arrivato a lui \u2013 come a me arriv\u00f2: siamo coetanei e abbiamo visto gli stessi film negli stessi momenti \u2013 con la mediazione di un ancor pi\u00f9 misconosciuto film di Jean-Pierre Melville: ricordare questi dettagli, vale la pena ripeterlo, non \u00e8 fare sfoggio d\u2019erudizione ma ricostruire una filiera di nutrimento spirituale che si \u00e8 stratificata \u2013 et\u00e0 per et\u00e0, anno per anno \u2013 nella nostra condizione umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel capitolo sull\u2019importanza delle parole non troviamo, come ci si potrebbe aspettare, soltanto ironiche considerazioni sullo sciup\u00eco di parole, sul loro uso improprio o distorto che dilaga nella lingua d\u2019uso: l\u2019autore stigmatizza anche l\u2019abuso del punto esclamativo, sappiatelo! Bellissima \u00e8 la sua difesa etica del punto e virgola, segno interpuntivo che \u00abnon c\u2019entra niente con la sostanza, ma dice tutto delle sfumature\u00bb e dei dubbi; e infatti si usa sempre pi\u00f9 di rado in un mondo ostile alle sfumature e ai dubbi. Ancor pi\u00f9 importante \u00e8, a mio avviso, il paragrafo nel quale Castelli demolisce l\u2019abuso del turpiloquio, di cui disvela la sorda e impotente aggressivit\u00e0 come movente innanzitutto psicologico, fino a concludere, con esatta semplicit\u00e0, che \u00abil turpiloquio \u00e8 il punto molle del pensiero e colpisce di pi\u00f9 chi l\u2019adopera, avvilendolo nella dignit\u00e0 e rendendolo ostaggio della propria aggressivit\u00e0\u00bb. Insomma, l\u2019insulto non \u00e8 liberatorio ma ci imprigiona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I capitoli sull\u2019amore e la menzogna sono strettamente correlati: fine lettore qual \u00e8, dunque abituato a convivere con le feconde ambiguit\u00e0 della scrittura letteraria, Castelli si domanda se la bugia non sia perfettamente inscindibile dall\u2019espressivit\u00e0, dal parlare, cio\u00e8 dal vivere. Di fronte agli slogan che raccomandano la verit\u00e0 a ogni costo, in questo libro si prospettano ragionevoli dubbi: \u00abLo capiranno gli ultr\u00e0 e i pasdaran della parresia che la vita psichica ci impone continuamente di stabilizzarci quotidianamente in un sistema di meccanici inganni e autoinganni? Rifletteranno abbastanza sul fatto che mentire e simulare sono procedimenti intrinseci a qualsiasi forma non dico di comunicazione, ma di relazione?\u00bb. E Castelli ne conclude che \u00abla bugia, quando non \u00e8 usata per danneggiare intenzionalmente il prossimo, \u00e8 una resina in cui, come insetti, restiamo tutti invischiati, nessuno escluso, perch\u00e9 \u00e8 parte del gioco stesso della sopravvivenza\u00bb. Strepitosa, anche in questo caso, la galleria di personaggi letterari e di autori che vengono portati a testimone (ma saranno testimoni attendibili?): dall\u2019emblematico Pinocchio al non meno emblematico Pessoa, passando per Yeats, Dante, Kafka\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitolo dedicato all\u2019amore deluder\u00e0 chi, magari basandosi sul titolo del libro, si aspetta che il professor Castelli si metta ad alberoneggiare sull\u2019argomento. Operazione impossibile perch\u00e9 la convinzione da cui l\u2019autore muove, sulla scia di Francesco Petrarca e Federico De Roberto, \u00e8 che l\u2019amore sia un processo mentale, e che in questo non ci sia proprio niente di male: perch\u00e9 \u00e8 \u00abdella mente che ci si innamora e quando siamo innamorati prestiamo attenzione proprio a tutto quello che l\u2019amato ci dice, alle sue idee, alle sue parole, le stesse che s\u2019invischiano nella pece dell\u2019indifferenza e della distrazione quando l\u2019amore se ne va. Anzi, \u00e8 proprio la morte dell\u2019amore a svelare la sua natura di artificio tutto intellettuale, nel momento in cui l\u2019oggetto del desiderio appare completamente diverso ai nostri occhi\u00bb. S\u2019\u00e8 gi\u00e0 capito: Castelli vuole proporci riflessioni inaspettate, prospettive originali, altrimenti che senso avrebbe trattare argomenti cos\u00ec dibattuti nel corso della storia? Ecco che, perci\u00f2, ci propone di rivalutare l\u2019attesa, che \u00ab\u00e8 l\u2019essenza stessa dell\u2019amore, il momento immobile e fondativo in cui l\u2019innamorato riconosce s\u00e9 stesso in quanto tale proprio perch\u00e9 sa aspettare\u00bb, e la delusione, \u00absentimento sottovalutato\u00bb che, invece, ci aiuta ad avere una \u00abpi\u00f9 esatta percezione dei nostri bisogni\u00bb perch\u00e9 \u00abci consente di vedere le cellule malate di una situazione che non corrisponde alla realt\u00e0, ma unicamente alla rappresentazione che ce ne eravamo fatti\u00bb. Ma non direi tutto del capitolo sull\u2019amore se non accennassi alle pagine dedicate a Fran\u00e7oise Hardy, meravigliosa cantante e scrittrice francese di cui Castelli si confessa innamorato fin dall\u2019infanzia; al disperato e folle amore di Ad\u00e9le Hugo; alla specialissima forma d\u2019amore che legava san Francesco e santa Chiara passando, secondo l\u2019autore, per i rattoppi che Chiara cuciva sul saio di Francesco; all\u2019originalissima interpretazione di <em>Nuovo Cinema Paradiso <\/em>come un grande film sull\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricapitolando, tutto dipende dall\u2019ampiezza che Castelli in questo libro riconosce ai plurimi significati della parola \u201camore\u201d: e vale la pena ribadire, per concludere, che da <em>Pentalogia dell\u2019amore<\/em> impariamo innanzitutto ad amare noi stessi proprio nella misura in cui riconosciamo l\u2019importanza di praticare un\u2019ecologia del parlare e del tacere, di accogliere le nostre contraddizioni (la menzogna e le delusioni, le attese e gli illusionismi), di aprirci alle mille dimensioni del possibile. Queste trasformazioni saranno pi\u00f9 semplici da realizzare se impareremo altre due cose da questo libro, delle quali l\u2019autore non tratta distesamente ma che mette in pratica riga per riga: l\u2019umorismo e la tolleranza. Basterebbe la continua presenza di questi due ingredienti, profondamente introiettati come costitutivi dell\u2019essere e dello scrivere (che sono poi la stessa cosa), a rendere questo libro memorabile; e molto, molto utile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un libro in cammino tra Dante e Francesco De Gregori Ecco un libro che pu\u00f2 far da guida (s\u2019intitola Pentalogia dell\u2019amore, \u00e8 pubblicato da Pungitopo editore) e che \u00e8 scritto da una vera guida, anche se nel linguaggio universitario si preferirebbe chiamarlo \u201cmaestro\u201d. Lo preciso perch\u00e9 l\u2019autore, Rosario Castelli, insegna Letteratura italiana all\u2019Universit\u00e0 di Catania e, dunque, con l\u2019universit\u00e0 e il suo linguaggio ha quotidianamente a che fare. Beninteso: \u00e8 lo stesso Rosario Castelli che ha scritto magnifici studi su Sciascia, su De Roberto, su Verga, sulla poesia religiosa del Duecento ed altro ancora. Ma, allo stesso tempo, l\u2019autore di Pentalogia dell\u2019amore \u00e8 un Rosario<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/06\/14\/pentalogia-dellamore-una-guida-da-maestro\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":50,"featured_media":3720,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[470],"tags":[158,476,62,505],"ppma_author":[448],"class_list":["entry","post","publish","author-traina","post-3718","format-standard","has-post-thumbnail","category-206-giugno-2026","post_tag-amore","post_tag-guida","post_tag-operaincerta","post_tag-universita"],"authors":[{"term_id":448,"user_id":50,"is_guest":0,"slug":"traina","display_name":"Giuseppe Traina","avatar_url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/9bbef52acea10e2d2dea6812ded01f6709538097ed9c4c820487bf3ee4948203?s=96&d=mm&r=g","author_category":"","first_name":"Giuseppe","last_name":"Traina","user_url":"","job_title":"","description":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3718","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/50"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3718"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3718\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3721,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3718\/revisions\/3721"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3720"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3718"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3718"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3718"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=3718"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}