{"id":3648,"date":"2026-06-14T00:01:00","date_gmt":"2026-06-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3648"},"modified":"2026-06-12T12:03:16","modified_gmt":"2026-06-12T10:03:16","slug":"quarantadue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/06\/14\/quarantadue\/","title":{"rendered":"Quarantadue"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La copertina bianca del libro spiccava sul comodino, quasi iridescente nella penombra della stanza. Fu la prima cosa che Arturo vide quando entr\u00f2 a svegliare Luca. Aperte le tapparelle gli saltarono all&#8217;occhio anche i tanti calzini spaiati sparsi in giro. Il ragazzo si divertiva a tirarli a canestro nel cesto della biancheria sporca ma non era molto portato. Ringhio, il cane di famiglia, si incaricava poi di distribuire i calzini in giro per casa, riservandosene qualcuno che smangiucchiava quando era stressato.<br>In un angolo della camera c&#8217;erano pure un paio di borsoni pieni di vestiti e una grossa valigia aperta stipata di libri. Arturo finse di non vedere.<br>&#8211; Svegliati piccoletto &#8211; disse, accendendo l&#8217;abat-jour sul comodino.<br>&#8211; Non mi chiamare piccoletto &#8211; rispose Luca strofinandosi gli occhi.<br>&#8211; Hai ragione Cicciobello. Hai quasi diciott&#8217;anni.<br>&#8211; Non sono pi\u00f9 ciccio &#8211; rispose sbadigliando.<br>&#8211; \u00c8 affettivo, lo sai. Tirati su che sono gi\u00e0 le sette.<br>&#8211; \u00c8 ancora presto, pap\u00e0. Lo sai &#8211; disse schermandosi con la coperta.<br>&#8211; Ormai che sei sveglio&#8230; Vieni in cucina che facciamo colazione insieme.<br>&#8211; Non ho fame&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qualche anno l&#8217;alimentazione del figlio era un mistero per Arturo: a colazione non mangiava, a pranzo consumava chissacch\u00e9 in giro e la sera tre piatti di pasta. Nel frattempo, ingollava qualsiasi succo troppo zuccherato gli capitasse a tiro. Ed era pure in forma.<br>&#8211; Vedo che hai cominciato a leggere la <em>Guida<\/em> &#8211; disse Arturo.<br>&#8211; Pi\u00f9 o meno&#8230;<br>&#8211; Come pi\u00f9 o meno? L&#8217;hai iniziato o no?<br>&#8211; S\u00ec, insomma&#8230;<br>&#8211; Luca, te l&#8217;ho regalato per il compleanno ed \u00e8 rimasto sullo scaffale a prendere polvere per almeno sei mesi. Me lo puoi dire se hai letto qualche pagina, no?<br>&#8211; Te l&#8217;ho detto. L&#8217;ho cominciato.<br>&#8211; Quante?<br>&#8211; Quante cosa?<br>&#8211; Quante pagine hai letto?<br>&#8211; Bof, qualcuna.<br>&#8211; Non dire &#8216;Bof&#8217; quando parli italiano. Puoi dire &#8216;Mah&#8217;, puoi dire &#8216;Boh&#8217;, puoi dire &#8216;Che minchia ne so&#8217; &#8211; e ti prendi uno schiaffone &#8211; ma non &#8216;Bof&#8217; che \u00e8 francese e in italiano non vuol dire niente.<br>&#8211; Pap\u00e0, io sono francese.<br>&#8211; Sei di padre italiano, madre franco-italiana, casualmente sei nato e vivi in Francia ma mangi e parli italiano, e pure &#8216;sto libro lo stai leggendo in italiano. Quindi, tu, sei, italiano.<br>&#8211; Bof<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo non aveva intenzione d&#8217;incazzarsi. Afferr\u00f2 il libro e lo apr\u00ec. In mezzo not\u00f2 una pagina segnata con l&#8217;orecchietta.<br>&#8211; Hai letto cinquanta pagine? &#8211; chiese.<br>&#8211; Te l&#8217;ho detto.<br>&#8211; No, tu hai detto che&#8230; Vabb\u00e8, lascia perdere. Ma cinquanta pagine sono quasi la met\u00e0 del libro&#8230;<br>&#8211; Se lo dici tu&#8230;<br>&#8211; Eccerto. Bravo! &#8211; disse sedendosi sul bordo del letto.<br>&#8211; E che mi dici? &#8211; continu\u00f2 &#8211; Che ne pensi?<br>&#8211; Che a te piace perch\u00e9 ti chiami come il protagonista.<br>&#8211; Arthur Dent, dici? Ammetto che certe omonimie nella vita aiutano, come per il tuo nome del resto. Ci abbiamo azzeccato, no?<br>&#8211; Lo so, mi avete chiamato Luca, come San Luca Evangelista, perch\u00e9 la tradizione lo vuole medico e anche pittore.<br>&#8211; SanChi? Chi te l&#8217;ha detta sta cazzata?<br>&#8211; La mamma.<br>&#8211; Ma quando mai! Luca, come il grande George Lucas, genio delle <em>Guerre Stellari<\/em>, o delle <em>Star Wars<\/em> come dite voi giovani. In pi\u00f9 l&#8217;idea era proprio della mamma.<br>&#8211; <em>T&#8217;es serieux?<\/em><br>&#8211; Quant&#8217;\u00e8 vero che George Lucas \u00e8 il creatore dell&#8217;universo, o almeno del suo universo. Piuttosto, dimmi che ne pensi del libro.<br>&#8211; <em>Bien&#8230;<\/em><br>&#8211; Cio\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto che aspettava la risposta del figlio, Arturo si rigir\u00f2 il libro fra le mani. Era una prima edizione <em>Urania<\/em> di cui andava molto fiero: la <em>Guida galattica per gli autostoppisti<\/em> di Douglas Adams, con copertina bianca e illustrazione di Karel Thole cerchiata di rosso, tipica dei suoi anni giovanili. Sulla copertina, in basso a sinistra, oltre al prezzo &#8211; 1000 lire! &#8211; c&#8217;era la data di uscita: 6-7-1980. Arturo l&#8217;aveva trovato qualche estate dopo, fra i fumetti di seconda mano della bancarella sul lungomare. Quel pomeriggio lo aveva passato al mare con gli amici, ma si sentiva addosso un malessere indefinito, inafferrabile: in quel periodo &#8211; aveva pi\u00f9 o meno l&#8217;et\u00e0 di Luca &#8211; gli capitava spesso. Tornando a casa in motorino, l&#8217;occhio gli cadde su un banchetto con pile di libri accatastate una sull&#8217;altra, senza criterio. Se ne torn\u00f2 a casa con un vecchio Asimov, qualche Tex d&#8217;annata e quello strano libro che sulla quarta di copertina diceva &#8220;Non lasciatevi prendere dal panico&#8221;. Tremilalire di felicit\u00e0 che gli aggiustarono il morale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perso fra i suoi ricordi, Arturo non si era accorto che il figlio aveva richiuso gli occhi.<br>&#8211; Luca? &#8211; chiam\u00f2.<br>L\u2019altro non rispose. A quell&#8217;ora, una discussione su un libro di fantascienza vecchio di quarant&#8217;anni era forse troppo. Suo figlio era fin troppo conciliante, Arturo lo sapeva, ma il tempo era agli sgoccioli e voleva approfittare di ogni istante. Luca per\u00f2 continuava a starsene ad occhi chiusi, come da bambino quando fingeva di dormire per saltare la scuola. Ogni volta il padre faceva finta di abboccare: dopotutto il ragazzo in classe ci stava volentieri e aveva ottimi voti. Arturo decise ancora una volta di lasciarlo tranquillo, dopotutto c&#8217;era ancora un po&#8217; di tempo. Spense la luce e usc\u00ec portandosi dietro il libro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scese in cucina e mise la moka sul fuoco. Era domenica e sua moglie non si sarebbe alzata prima delle nove; quanto a Luca, l&#8217;avrebbe svegliato un po&#8217; pi\u00f9 tardi, lo aspettava una giornata faticosa. Decise di investire quel tempo libero inatteso per riprendere in mano la <em>Guida<\/em> prima di dirle addio definitivamente. Gli piaceva riscoprire le orecchiette che aveva fatto da giovane sulle pagine, le frasi sottolineate, quelle annotate a matita sui margini. Aspettando che il caff\u00e8 salisse, cominci\u00f2 a sfogliare. La prima volta l&#8217;aveva letta d&#8217;un fiato, fino a notte fonda. Dentro ci aveva trovato la comicit\u00e0 surreale dei Monty Python, una nostalgia del futuro tipica di certa fantascienza, il suono dei primi Pink Floyd, forse anche un po&#8217; dei mondi lontanissimi di Battiato. Il romanzo si era inserito subito e in modo naturale fra i punti fissi di quella stagione della sua vita, assieme ad altri libri speciali, a certe persone importanti, alla musica <em>tochissima<\/em>, ai film eccezionali e a tanti fumetti. C&#8217;era davvero tanta roba, Dylan Dog, Guccini, Bruce Lee, un paio di amici di scuola, e ogni giorno la lista si allungava; quella notte si era aggiunta l&#8217;idea che da qualche parte, nello spazio infinito, la sua Trillian lo stesse aspettando, magari leggendo un Dylan Dog.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La caffettiera prese a borbottare. Intanto che Arturo si serviva, Luca apparve silenziosamente in cucina:<br>&#8211; Per me due cucchiaini, Pa\u2019 &#8211; disse sedendosi al tavolo.<br>&#8211; Hai seguito l&#8217;odore del caff\u00e8?<br>&#8211; Mi hai svegliato tu&#8230;<br>&#8211; Bene. Che vuoi mangiare?<br>&#8211; Proteine.<br>&#8211; Pane e marmellata? &#8211;<br>&#8211; Proteine<br>&#8211; Orzobimbo?<br>&#8211; Pa\u2019, non c&#8217;\u00e8 l&#8217;Orzobimbo in Francia. Me l&#8217;hai fatto assaggiare una volta dai nonni e non mi \u00e8 piaciuto.<br>&#8211; Ho capito &#8211; si arrese Arturo.<br>Apr\u00ec il frigo e tir\u00f2 fuori il cartone delle uova con un post-it sopra: &#8220;Proteine per Luca&#8221;<br>&#8211; Uova strapazzate &#8211; concluse Arturo &#8211; La mamma aveva gi\u00e0 previsto.<br>&#8211; <em>Merci.<\/em><br>&#8211; Ringrazia tua madre. Sono tre giorni che prepara il viaggio. Ci sono valige e borsoni di roba tua dappertutto.<br>&#8211; Le do un bacio quando si alza.<br>&#8211; Prima di cucinare per\u00f2 ti leggo qualcosa &#8211; concluse Arturo con una strizzata d&#8217;occhio.<br>&#8211; No, Pa\u2019, piet\u00e0, non sono pi\u00f9 un bambino&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era vero, riflett\u00e9 Arturo, non lo era pi\u00f9. Non era pi\u00f9 il bambino cicciottello e solitario che lottava contro un appetito da orco. Ormai era un ragazzone asciutto e sportivo, con un sacco di amici, anche se la voracit\u00e0 era rimasta intatta. Lui se ne rendeva conto ma quando guardava il figlio &#8211; riccioluto come da piccolo e con le guance rosse &#8211; gli mancavano le parole e la maniera per parlargli delle cose importanti: del tempo che passa, della nostalgia, delle paure. Finiva per proporgli da mangiare o un libro da leggere.<br>&#8211; Che c&#8217;entra &#8211; si difese Arturo &#8211; \u00e8 per condividere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima che il figlio potesse replicare, Arturo si sedette vicino a lui, apr\u00ec la <em>Guida<\/em> e lesse dalla prima pagina:<br>\u201cE poi\u201d &#8211; attacc\u00f2 &#8211; \u201cun certo gioved\u00ec\u201d &#8211; ehm, si schiar\u00ec la gola &#8211; \u201cquasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato\u201d &#8211; ehm, ehm &#8211; \u201ca un palo&#8230;\u201d &#8211; scusa Luca, \u00e8 che ci ho perso l&#8217;abitudine. Non ti leggo pi\u00f9 storie da anni, \u00e8 un po&#8217; imbarazzante. Poi tu mi guardi pure&#8230;<br>&#8211; E come faccio? Non ti guardo?<br>&#8211; Girati, fa il favore.<br>&#8211; Guarda che non te l&#8217;ho chiesto io di leggere ad alta voce.<br>&#8211; Girati e zitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luca si volt\u00f2 a guardare la parete e Arturo riprese dall&#8217;inizio:<br>\u201cE poi un certo gioved\u00ec\u201d &#8211; ehm &#8211; \u201cquasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato a un palo per avere detto che sarebbe stata una gran cosa provare, tanto per cambiare, a volersi bene, una ragazza seduta da sola a un piccolo caff\u00e8 di Rickmansworth cap\u00ec a un tratto cos&#8217;era che per tutto quel tempo non era andato per il verso giusto, e finalmente comprese in che modo il mondo sarebbe potuto diventare il luogo di bont\u00e0 e felicit\u00e0. Questa volta la soluzione era quella giusta, non poteva non funzionare, e nessuno sarebbe stato inchiodato ad alcunch\u00e9. Purtroppo per\u00f2, prima che la ragazza riuscisse a raggiungere un telefono per comunicare a qualcuno la sua scoperta, successe una stupida quanto terribile catastrofe, e di quell&#8217;idea non si seppe mai pi\u00f9 nulla. Questa non \u00e8 la storia della ragazza. \u00c8 la storia di quella stupida quanto terribile catastrofe, e di alcune delle sue conseguenze.\u201d<br>&#8211; Che ne pensi? &#8211; chiese Arturo &#8211; \u00c8 forte come inizio, no?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, Luca aveva tirato fuori dal frigo un tetrapak formato famiglia che conteneva il succo di una decina di frutti tropicali sconosciuti.<br>&#8211; S\u00ec pap\u00e0, l\u2019avevo letto &#8211; rispose trangugiando &#8211; \u00c8 originale.<br>&#8211; Allora senti questo passaggio sul Presidente della galassia.<br>Dal piano di sopra arriv\u00f2 lo scroscio della doccia.<br>&#8211; La mamma si sta alzando &#8211; disse Arturo &#8211; sbrighiamoci che lei della <em>Guida<\/em> non ne vuole pi\u00f9 sentire parlare.<br>&#8211; Dalle torto&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo sfogli\u00f2 ancora qualche pagina e riprese a leggere:<br>\u201cIl presidente, in particolare, \u00e8 soltanto un prestanome: non esercita in effetti il bench\u00e9 minimo potere. \u00c8 s\u00ec scelto dal governo, ma le qualit\u00e0 che deve dimostrare di avere non sono quelle tipiche del leader: la sua fondamentale qualit\u00e0 \u00e8 saper provocare scandali.\u201d<br>&#8211; Scritto negli anni Ottanta. Pare che parli di oggi &#8211; concluse Arturo. Poi:<br>&#8211; Se hai finito col succo, quello va in frigo.<br>&#8211; In effetti. \u00c8 molto attuale&#8230; &#8211; rispose Luca, rimettendo a posto il cartone.<br>&#8211; Ce n&#8217;\u00e8 un altro simile, ascolta:<br>\u201cSolo sei persone in tutta la Galassia sapevano che il compito del presidente non era esercitare il potere ma allontanare l\u2019attenzione della gente da esso.\u201d<br>&#8211; Non ti sembra che parli proprio di lui? &#8211; concluse Arturo.<br>&#8211; S\u00ec, lo so. Fa paura&#8230;<br>&#8211; Hai ragione. Non facciamoci rovinare la giornata. Eccoti l&#8217;ultima:<br>\u201cOggi dev\u2019essere gioved\u00ec\u201d si disse Arthur chinandosi sopra la sua birra. \u201cNon sono mai riuscito a capirli, i gioved\u00ec.\u201d<br>Arturo chiuse il libro e sorrise soddisfatto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Invece oggi \u00e8 domenica. E io ti faccio le uova &#8211; disse.<br>&#8211; Pap\u00e0, le avevo viste le sottolineature. Ho visto anche le tue annotazioni.<br>&#8211; Le ho aggiunte nel corso degli anni &#8211; rispose Arturo armeggiando con la padella.<br>&#8211; Sei una schiappa.<br>&#8211; Con le uova?<br>&#8211; No, con le annotazioni. Nel libro, hai scritto dappertutto cose come: \u2018fico!\u2019, \u2018profetico!\u2019, \u201cTrillian dove sei?\u201d<br>&#8211; Ragazzino, non \u00e8 che perch\u00e9 cominci &#8216;Matematica&#8217; in &#8216;Germania&#8217;, puoi fare lo scienziato col tuo vecchio padre&#8230; &#8211; rispose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era contento di s\u00e9 per non aver lasciato trasparire il fastidio che gli davano le parole &#8216;Matematica&#8217; e &#8216;Germania&#8217;. Le scelte accademiche di Luca negli ultimi mesi avevano acceso vive discussioni fra lui e sua moglie.<br>&#8211; Poi &#8211; aggiunse &#8211; non avevo neanche diciott&#8217;anni. Un po&#8217; di comprensione. Ho annotato anche cose interessanti qualche anno dopo.<br>&#8211; Il parallelo fra il protagonista e i migranti \u00e8 originale &#8211; ammise Luca &#8211; anche se poi lo paragoni a te stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo era concentrato a rimuovere dall&#8217;albume i pezzi di guscio d&#8217;uovo finiti in padella.<br>&#8211; Se ci pensi bene &#8211; rispose &#8211; la storia di Arthur Dent che deve lasciare la sua terra, anzi il pianeta Terra, perch\u00e9 al suo posto ci devono fare un&#8217;autostrada intergalattica, assomiglia un po&#8217; all&#8217;odissea degli emigranti climatici, dei profughi di guerra e sfollati di ogni tipo.<br>&#8211; E tu che c&#8217;entri?<br>&#8211; Beh, in un certo senso, sono scappato anch&#8217;io dalla mia terra, per come la stavano riducendo. Anche quella l\u2019hanno asfaltata come un\u2019autostrada.<br>&#8211; Mi hai sempre detto che sei partito per vedere il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo rimase in silenzio per qualche secondo fissando la padella. Alla fine rispose:<br>&#8211; Anche&#8230;<br>Luca non volle insistere e prese a giocare con Ringhio, cercando di portargli via il calzino che stava smangiucchiando.<br>&#8211; &#8220;Trillian, finalmente ti ho trovata!&#8221; &#8211; riprese poi, lasciando il calzino al cane &#8211; pure quello l&#8217;hai scritto da adolescente, pap\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo acceler\u00f2 la strapazzatura delle uova e gliele serv\u00ec, senza dire una parola.<br>&#8211; Grazie pap\u00e0 ma non mi hai risposto su Trillian.<br>Arturo gli si sedette di fianco:<br>&#8211; Ho scritto pure questo? &#8211; chiese senza guardarlo.<br>&#8211; S\u00ec. Tutto in maiuscolo.<br>&#8211; Non ero adolescente &#8211; ammise Arturo fissando il lampadario &#8211; L&#8217;ho scritto quando ho incontrato tua madre, qui in Francia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luca quasi si strozz\u00f2 col boccone, cercando di soffocare una risata.<br>&#8211; Non una parola con tua madre!<br>&#8211; Pa\u2019 &#8211; riprese Luca &#8211; posso farti una domanda?<br>&#8211; Non c&#8217;\u00e8 problema, figlio, per\u00f2 masticalo il cibo prima d&#8217;ingoiarlo.<br>&#8211; Perch\u00e9 le uova&#8230;sput&#8230; cos\u00ec&#8230; sput&#8230; croccanti? &#8211; disse Luca, sputacchiando nel piatto pezzi di guscio.<br>&#8211; Avresti dovuto scegliere l&#8217;Orzobimbo&#8230;<br>&#8211; Non era questa la domanda.<br>&#8211; Sputa, la domanda.<br>&#8211; Eri pronto?<br>&#8211; Per cosa?<br>&#8211; Quando sei partito, eri pronto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo indovin\u00f2 i pensieri che si agitavano veloci nella testa del figlio, l&#8217;angoscia che lo teneva sveglio da qualche notte, i suoi silenzi. Si alz\u00f2 per prendere la caffettiera e riemp\u00ec due tazze.<br>&#8211; No, per niente &#8211; rispose, aggiungendo lo zucchero &#8211; mi sono lasciato convincere da un amico, come nel libro. Ma in effetti non ero pronto.<br>&#8211; Per\u00f2 &#8211; concluse sorseggiando il caff\u00e8 &#8211; probabilmente quell&#8217;amico mi ha salvato la vita, come nel libro. E tu?<br>&#8211; Cosa?<br>&#8211; Sei pronto?<br>&#8211; No &#8211; rispose Luca smettendo di mangiare.<br>&#8211; Nessuno \u00e8 pronto &#8211; riprese Arturo &#8211; Mastica bene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo prese ad accarezzare Ringhio: il pelo lungo e marroncino del cane lo rilassava.<br>&#8211; Se vuoi proprio saperlo &#8211; continu\u00f2 &#8211; prima della partenza ero angosciato e mi sono andato a rileggere la <em>Guida<\/em>. \u00c8 uno di quei libri che mi fanno stare sempre bene, anche se lo rileggo dieci volte. Ci trovo sempre qualcosa. E in quel momento, una frase del romanzo mi ha ispirato.<br>&#8211; Quale?<br>&#8211; \u201cNon fatevi prendere dal panico\u201d.<br>&#8211; \u00c8 il primo comandamento per gli autostoppisti galattici. Ha funzionato?<br>&#8211; No, mai. Anche negli anni a venire, il panico ha sempre avuto la meglio.<br>Luca sorrise. Era da giorni che non lo faceva. Il cane gli si avvicin\u00f2 in cerca di carezze.<br>&#8211; Solo una volta ha funzionato davvero &#8211; aggiunse Arturo &#8211; Fu con tua madre.<br>&#8211; Cio\u00e8?<br>&#8211; La prima volta che l&#8217;ho vista, eravamo in un negozio di roba usata: fumetti, dischi, libri, di tutto. Mi sono trovato davanti questa ragazzona tutta curve, con le labbra rosse, i capelli blu e i piercing al naso. Frugava fra i dischi e sembrava incerta fra uno dei Led Zeppelin e un Miles Davis. Sotto il braccio aveva una vecchia copia di <em>Watchmen<\/em>. Per me fu come vedere la <em>Venere<\/em> di Botticelli, coi piercing, sorgere dalle acque.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rumore familiare dell&#8217;asciugacapelli dal piano di sopra ricord\u00f2 ai due che la diretta interessata era sveglia.<br>&#8211; Tralasciamo il paragone col quadro &#8211; disse Luca &#8211; che secondo me non regge. Ma che c&#8217;entra con la <em>Guida<\/em>?<br>&#8211; Beh, non sapevo come avvicinarla. Ero timido. Mi \u00e8 tornato in mente il &#8220;Niente panico&#8221; della <em>Guida<\/em> e mi sono deciso a parlarle.<br>&#8211; Che le hai detto?<br>&#8211; Che scegliere fra due capolavori era un delitto. Che io avrei preso un disco, lei l\u2019altro, e li avremmo ascoltati insieme.<br>&#8211; Ha funzionato?<br>&#8211; Tu che dici?<br>&#8211; Questa cosa la mamma non me l&#8217;ha mai detta.<br>Arturo sorrise sornione, rimettendosi ai fornelli per preparare un secondo giro di uova strapazzate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Pa\u2019, un&#8217;altra cosa &#8211; disse Luca.<br>&#8211; Dimmi.<br>&#8211; Cos&#8217;\u00e8 Quarantadue? &#8211; chiese bevendo il caff\u00e8.<br>&#8211; Ah, finalmente parliamo di cose serie &#8211; disse Arturo.<br>Abbandon\u00f2 la padella sul fuoco e si piazz\u00f2 vicino al figlio:<br>&#8211; Quarantadue \u00e8 il cuore del libro. Il numero che risponde alla domanda sul perch\u00e9 dell&#8217;esistenza, della vita, dell&#8217;universo e tutto quanto.<br>&#8211; Pa\u2019&#8230;<br>&#8211; Non vorrei spoilerare troppo, per\u00f2 devi sapere che il romanzo parla di una civilt\u00e0 che costruisce il computer pi\u00f9 potente di tutti i tempi &#8211; Pensiero Profondo si chiama &#8211; per ottenere la risposta definitiva al senso dell\u2019esistenza. Dopo migliaia di anni di elaborazione, il megacomputer d\u00e0 una risposta: quarantadue. Solo che, dopo tante generazioni, la domanda non se la ricorda pi\u00f9 nessuno!<br>&#8211; Pap\u00e0, le uova!<br>Arturo corse a girare le uova che cominciavano a fumare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Il libro l&#8217;ho letto per intero &#8211; aggiunse Luca &#8211; e ho afferrato il concetto: gli umani cercano risposte anche se non hanno capito quali domande fare; o forse, che le risposte senza le domande giuste servono a poco.<br>&#8211; Ne sai pi\u00f9 di me. Allora perch\u00e9 me lo chiedi?<br>&#8211; Vorrei sapere cos&#8217;\u00e8 il Quarantadue che hai scritto tu alla fine del libro.<br>Le uova erano pronte e Arturo gliele serv\u00ec. Si sedette di nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Ah, quello&#8230; &#8211; disse guardando il fondo della sua tazzina: non c&#8217;era pi\u00f9 un goccio.<br>&#8211; S\u00ec. Hai scritto: &#8220;\u00c8 arrivato Quarantadue!&#8221;<br>&#8211; E non l&#8217;hai capito? &#8211; chiese, raccogliendo col dito i resti di zucchero sul fondo.<br>&#8211; No, perch\u00e9? Avrei dovuto?<br>&#8211; Mettiamola cos\u00ec: quando sei nato, tu sei stato la risposta a una domanda che neanche sapevamo di aver formulato, o che forse avevamo dimenticato.<br>&#8211; Io?<br>&#8211; S\u00ec.<br>&#8211; Vuoi dire che non sono stato voluto &#8211; disse Luca, battendo la tazza sul tavolo &#8211; Me lo immaginavo.<br>&#8211; Voglio solo dire che non sei stato programmato. Tutto qui &#8211; precis\u00f2 Arturo.<br>Nessuno dei due parl\u00f2 pi\u00f9, entrambi concentrati sul cane ai loro piedi che li guardava indeciso su chi scegliere per le carezze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Cosa ti \u00e8 piaciuto del libro? &#8211; chiese Arturo per spezzare il silenzio.<br>&#8211; Che mi ha sorpreso &#8211; rispose Luca evitando lo sguardo del padre &#8211; Leggendo ho pensato a cose che in apparenza non c&#8217;entrano niente, come i Monty Python per esempio.<br>&#8211; Bravo. Anch&#8217;io.<br>&#8211; Sai che l&#8217;autore ha collaborato col gruppo? &#8211; disse Luca, lanciando un calzino a Ringhio.<br>&#8211; Ma che dici?<br>&#8211; S\u00ec, ti assicuro. Me l&#8217;ha detto Marvin.<br>&#8211; Marvin, il robot depresso del libro?<br>&#8211; Non esattamente. Ho notato che Marvin, appunto il robot pessimista della <em>Guida<\/em>, assomiglia molto a una IA con cui discuto. Allora l&#8217;ho ribattezzata Marvin.<br>&#8211; Tu discuti con l&#8217;IA? &#8211; chiese Arturo sparecchiando.<br>Luca lo segu\u00ec al lavello per sciacquare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; S\u00ec &#8211; disse &#8211; E mi ha confermato che Adams e alcuni Monty Python erano proprio amici.<br>&#8211; Incredibile! &#8211; esclam\u00f2, riempiendo di schiuma il lavandino &#8211; ci avevo davvero preso da ragazzo.<br>&#8211; E musicalmente &#8211; continu\u00f2 Arturo &#8211; il romanzo ti ricorda qualcosa?<br>&#8211; I ricchi e poveri &#8211; rispose l&#8217;altro asciugando le stoviglie con uno strofinaccio.<br>Arturo si adombr\u00f2 e si gir\u00f2 a guardare il figlio:<br>&#8211; Mi prendi in giro?<br>Luca sorrise e lo colp\u00ec con lo strofinaccio:<br>&#8211; <em>Je rigole, pap\u00e0<\/em>, rilassati. In effetti mi ricorda delle cose dei Pink Floyd di Syd Barrett, tipo <em>Interstellar overdrive<\/em> o <em>Astronomy Domine.<\/em><br>&#8211; Giusto. L&#8217;ho pensato anch&#8217;io, tanti anni fa.<br>&#8211; Anche con loro erano amici, lo sapevi?<br>&#8211; Noo! Ma io da piccolo ero proprio un genio. Te l&#8217;ha detto Marvin?<br>&#8211; No, Claude.<br>&#8211; Un&#8217;altra IA?<br>&#8211; No, un&#8217;amica.<br>Arturo si ferm\u00f2. Avevano lavato e asciugato tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Mannaggia, mi stai confondendo &#8211; disse &#8211; Qualunque cosa sia, spero che non sia artificiale.<br>&#8211; Tranquillo, pap\u00e0, ho controllato: lei non ha niente di artificiale.<br>&#8211; Queste cose non le voglio sapere.\u00a0<br>&#8211; E i miei fratelli? &#8211; chiese Luca.<br>&#8211; Cosa, i tuoi fratelli?<br>&#8211; Loro sono stati&#8230; programmati?<br>&#8211; La fai sembrare una cosa fredda, da fantascienza sociologica.<br>&#8211; Non mi hai risposto.<br>&#8211; Loro&#8230; ce li aspettavamo.<br>&#8211; Allora \u00e8 come ho detto: a me, non mi volevate.<br>&#8211; Senti &#8211; disse Arturo &#8211; non ho pi\u00f9 voglia di discutere di questa storia. Ti stai impuntando su una fesseria.<br>Si accovacci\u00f2 per accarezzare Ringhio. Dopo un lungo silenzio, riprese:<br>&#8211; Ti ricordi la bici che volevi per il diploma? Quella nuova, con un sacco di ammortizzatori inutili, e tanto tanto costosa?<br>&#8211; Beh, s\u00ec. L&#8217;ho scelta io.<br>&#8211; La volevi per il diploma, giusto? Invece l&#8217;hai avuta un anno prima, per andarci a scuola. Come l&#8217;hai preso quell&#8217;imprevisto non programmato?<br>Luca non rispose.<br>&#8211; Se vuoi saperla tutta &#8211; continu\u00f2 Arturo &#8211; io volevo perfino iscriverti all&#8217;anagrafe col nome di <em>Quarante-deux.<\/em><br>&#8211; Non ci credo.<br>&#8211; Ma tua madre non ha voluto saperne e all&#8217;anagrafe mi ha fatto una scenata. Cos\u00ec abbiamo ripiegato sul grande George, che Dio ce lo preservi.<br>Luca stava per ribattere, quando una figura femminile infagottata, coi capelli presi dentro un asciugamano-turbante da cui sfuggiva qualche ciocca blu, si materializz\u00f2 sulla soglia della cucina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Ancora cos\u00ec state? &#8211; disse.<br>Arturo non pot\u00e9 fare a meno di ripensare a quando l&#8217;aveva incontrata, anni prima. Certo, la vestagliona spessa e le pantofole dei Simpson non le rendevano giustizia, ma sotto quella protezione contro il freddo polare, la sua Trillian era bella come allora.<br>&#8211; Vediamo di sbrigarci, tutti e due &#8211; continu\u00f2 lei &#8211; che il treno per Berlino non aspetta.<br>&#8211; Hai finito le valige? &#8211; Chiese a Luca.<br>&#8211; Manca poco, mamma, vado subito &#8211; Rispose lui, scappando in camera sua.<br>&#8211; Ancora quella storia di <em>Quarante-deux?<\/em> &#8211; disse poi ad Arturo, dandogli un buffetto sulle chiappe &#8211; Niente male, <em>ch\u00e9ri.<\/em><br>&#8211; Peccato che la <em>Guida<\/em> non parli anche dei rapporti fra padri e figli &#8211; rispose Arturo raccogliendo i calzini di Ringhio &#8211; &#8220;Non fatevi prendere dal panico&#8221; funziona poco e niente con loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Appena finita quella frase, Arturo ebbe la sensazione di aver afferrato ci\u00f2 che gli era sempre sfuggito sul rapporto coi figli. Stava per parlarne alla moglie, ma si lasci\u00f2 distrarre da Luca che era tornato gi\u00f9:<br>&#8211; Il mio libro &#8211; disse Luca afferrando la <em>Guida<\/em>.<br>E di quell&#8217;idea non si seppe mai pi\u00f9 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I LINK:<br><a href=\"https:\/\/youtu.be\/3exQLmJBoAY?si=g6C9CprI7PYxAtZS\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Atronomy domine<\/a><br><a href=\"https:\/\/youtu.be\/2N91Gskn244?si=vV3WIv5-S8FFDEBf\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/youtu.be\/2N91Gskn244?si=vV3WIv5-S8FFDEBf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Interstellae overdrive<\/a><br><a href=\"https:\/\/youtu.be\/-Y44YzIODw0?si=qNKWXwfkSWm2Nyon\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">No time no space<\/a><br><a href=\"https:\/\/youtu.be\/hyXRKknaLIA?si=1ahWKYVCAGv0wzaL\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Monty Python<\/a><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La copertina bianca del libro spiccava sul comodino, quasi iridescente nella penombra della stanza. Fu la prima cosa che Arturo vide quando entr\u00f2 a svegliare Luca. Aperte le tapparelle gli saltarono all&#8217;occhio anche i tanti calzini spaiati sparsi in giro. Il ragazzo si divertiva a tirarli a canestro nel cesto della biancheria sporca ma non era molto portato. Ringhio, il cane di famiglia, si incaricava poi di distribuire i calzini in giro per casa, riservandosene qualcuno che smangiucchiava quando era stressato.In un angolo della camera c&#8217;erano pure un paio di borsoni pieni di vestiti e una grossa valigia aperta stipata di libri. Arturo finse di<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/06\/14\/quarantadue\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":49,"featured_media":3649,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[470],"tags":[],"ppma_author":[447],"class_list":["entry","post","publish","author-failla","post-3648","format-standard","has-post-thumbnail","category-206-giugno-2026"],"authors":[{"term_id":447,"user_id":49,"is_guest":0,"slug":"failla","display_name":"Gianni Failla","avatar_url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/864fa64cdae6d5fc18b6bfeef6b7dcea48348c7aa3c37e8d930150e4464486e9?s=96&d=mm&r=g","author_category":"1","first_name":"Gianni","last_name":"Failla","user_url":"","job_title":"","description":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3648","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/49"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3648"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3648\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3682,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3648\/revisions\/3682"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3649"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3648"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=3648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}