{"id":3550,"date":"2026-05-14T00:01:00","date_gmt":"2026-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3550"},"modified":"2026-05-12T15:08:50","modified_gmt":"2026-05-12T13:08:50","slug":"pronto-chi-parla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/05\/14\/pronto-chi-parla\/","title":{"rendered":"Pronto, chi parla?"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Che gran maleducato il telefono<\/em>, diceva sempre mio nonno. Come ospite non sempre gradito, era collocato vicino alla porta principale, nello spazio neutro, che oggi non esiste pi\u00f9, dell\u2019ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Piccolo o grande, l\u2019ingresso era uno spazio neutro, che volutamente poteva essere chiuso per permettere un po\u2019 di privacy agli interlocutori.<\/p>\n\n\n\n<p>Il telefono suonava e a rispondere spesso non era l\u2019interessato. I piccoli non potevano farlo fin quando non fossero in possesso delle capacit\u00e0 di prendere appunti e di scrivere chi fosse il chiamante, per quale membro della famiglia fosse la chiamata, e il sintetico contenuto della comunicazione. Il telefono stava su un centrino, e accanto un\u2019immancabile blocco per gli appunti e un portapenne.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019era l\u2019agenda telefonica: una sorta di diario delle persone importanti della famiglia. A casa dei miei genitori esiste ancora: di forma allungata, la rubrica \u00e8 rivestita di una stoffa ad arabeschi arancione e marrone. I nomi di tante persone, alcune morte, altre perse di vista, sono scritti da penne e mani diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 la grafia corretta e un po\u2019 scolastica di mio nonno, quella vivace e volitiva di mia madre, quella elegante e chiarissima di mio padre, quella mia e delle mie sorelle, con tutte le loro evoluzioni. Il nome della prima compagnetta delle elementari occupa quasi due righi, mentre i nomi dei liceali sono scritti con grafie pi\u00f9 moderne e tipografiche, di adolescenti in cerca di un\u2019identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Conoscevamo l\u2019orario a cui certe persone chiamavano, e cercavamo di sottrarci. C\u2019era la zia chiacchierona, o l\u2019onorevole che aveva solo voglia di scherzare, ma che a noi bambine faceva paura. Ma conoscevamo anche l\u2019orario in cui speravamo arrivasse una chiamata, e allora stavamo l\u00ec a sbattere i piedi se qualcuno si dilungava, oppure stazionavamo nei paraggi per evitare che a rispondere fosse qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il telefono fisso costituiva un filtro. Se volevi evitare di parlare con qualcuno, bastava negarti con la pi\u00f9 classica delle scuse: mi dispiace, non \u00e8 in casa, devo riferire qualcosa? Chi di noi pu\u00f2 negare di avere abbassato la cornetta, quando a rispondere \u00e8 stata la mamma, anzich\u00e9 la persona per cui \u201cavevi una simpatia\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>Al tempo stesso ai giovani d\u2019oggi sembra incredibile che esistesse l\u2019elenco telefonico, a tutti accessibile, con il numero di telefono di tutti e l\u2019indirizzo di residenza. Potevi tranquillamente recuperare il numero di chiunque, ed addirittura recarti alla SIP, per cercare il numero di telefono di qualsiasi utente telefonico italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine ci sono le storie surreali dei fuorisede alle prese con i contascatti e l\u2019immancabile quadernone, muto testimone di infinite conversazioni. Si chiamavano colleghi e amici, mai i genitori: per puro calcolo economico (le interurbane costavano di pi\u00f9) erano sempre loro a chiamare, preferibilmente ad orari fissi per ognuno\/a dei coinquilini\/e. I miei discretamente chiamavano intorno alle 21, e poi ero libera di uscire in serenit\u00e0 e senza controlli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piacerebbe che tra i commenti qualcuno aggiungesse un ricordo, un episodio, un\u2019abitudine dei tempi in cui le dita facevano ruotare il selettore a rotella, che tornava tintinnando indietro, di quando i numeri erano ancora a 5 cifre, e ciascuno poteva riconoscere dal numero l\u2019area della citt\u00e0 dove viveva il proprietario della linea. Ed il mondo sembrava (ed era) molto pi\u00f9 piccolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che gran maleducato il telefono, diceva sempre mio nonno. Come ospite non sempre gradito, era collocato vicino alla porta principale, nello spazio neutro, che oggi non esiste pi\u00f9, dell\u2019ingresso. Piccolo o grande, l\u2019ingresso era uno spazio neutro, che volutamente poteva essere chiuso per permettere un po\u2019 di privacy agli interlocutori. 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