{"id":3521,"date":"2026-05-14T00:01:00","date_gmt":"2026-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3521"},"modified":"2026-05-12T15:13:24","modified_gmt":"2026-05-12T13:13:24","slug":"la-chiamata-del-signore-incontro-con-il-vescovo-di-ragusa-monsignor-giuseppe-la-placa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/05\/14\/la-chiamata-del-signore-incontro-con-il-vescovo-di-ragusa-monsignor-giuseppe-la-placa\/","title":{"rendered":"La chiamata del Signore, incontro con il vescovo di Ragusa monsignor Giuseppe La Placa"},"content":{"rendered":"\n<p>La chiamata pu\u00f2 giungere da ogni dove. Quella che ha accolto il nostro interlocutore lo ho condotto lungo la via del sacerdozio e, da alcuni anni, all\u2019episcopato nella Diocesi di Ragusa. La sua \u00e8 una testimonianza \u201calta\u201d di ci\u00f2 che pu\u00f2 chiamarsi a pieno titolo \u201cvocazione\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eccellenza, se dovesse presentarsi ad un estraneo, che parole userebbe per spiegare chi \u00e8 lei e che cosa fa oggi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se dovessi presentarmi a qualcuno che non mi conosce e mi chiedesse chi sono e che cosa faccio, direi questo: sono vescovo della Chiesa cattolica e svolgo il mio servizio nella diocesi di Ragusa. Prima ancora di ogni ruolo, per\u00f2, mi considero un credente: una persona che ha incontrato Cristo e che cerca ogni giorno di vivere e testimoniare il Vangelo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio compito \u00e8 accompagnare la Chiesa che mi \u00e8 affidata: sostenere le parrocchie e i sacerdoti, incoraggiare i laici nella loro vocazione e contribuire a rendere la Chiesa una casa aperta, accogliente e vicina alle persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo passa anzitutto attraverso l\u2019ascolto: delle comunit\u00e0, delle famiglie, dei giovani, di chi vive situazioni di difficolt\u00e0 o di ricerca. Accanto all\u2019ascolto si collocano i servizi propri del ministero episcopale, che si esprime nel triplice compito di insegnare, guidare e santificare: il ministero della Parola, con cui la Chiesa annuncia il Vangelo; il ministero del governo, con cui accompagna e custodisce la comunione; e il ministero della santificazione, attraverso cui la grazia di Dio raggiunge il suo popolo nei sacramenti e nella vita di preghiera. \u00c8 in questi tre ambiti che si concretizzano le scelte necessarie perch\u00e9 la Chiesa rimanga fedele al Vangelo e attenta alle sfide del nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019inizio del mio ministero episcopale in diocesi ha coinciso provvidenzialmente con l\u2019avvio del Cammino sinodale della Chiesa italiana, un\u2019esperienza che ha segnato profondamente il mio servizio. Ho maturato sempre pi\u00f9 la convinzione che la Chiesa debba riscoprire lo stile della comunione, dell\u2019ascolto reciproco e del discernimento condiviso. Non si tratta soltanto di un metodo pastorale, ma di un modo di essere Chiesa: una Chiesa che cammina insieme, che non procede per strade parallele o isolate, ma che si lascia guidare dallo Spirito nella corresponsabilit\u00e0 e nella ricerca comune della volont\u00e0 di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo richiamo sempre \u2013 anche attraverso le Lettere pastorali \u2013 l\u2019importanza della fraternit\u00e0 ecclesiale e della collaborazione tra le comunit\u00e0. Le parrocchie non possono vivere come realt\u00e0 isolate o autosufficienti, ma sono chiamate a sentirsi parte di un unico corpo, in relazione tra loro, soprattutto tra comunit\u00e0 vicine, condividendo risorse, cammini formativi e percorsi pastorali. \u00c8 una conversione che chiede tempo, pazienza e fiducia, ma che \u00e8 decisiva per il futuro della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello del vescovo non \u00e8 un ruolo di potere, ma di servizio. Cerco di vivere il ministero nello stile di Ges\u00f9 Buon Pastore: vicino alle persone, attento alle loro fatiche e capace di offrire una parola di speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, il senso di ci\u00f2 che faccio \u00e8 aiutare le persone a non sentirsi sole e a riconoscere nella loro vita la presenza di Dio che accompagna e apre al futuro, dentro una Chiesa che impara ogni giorno a camminare insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il tema del mese della nostra rivista \u00e8 la \u201cchiamata\u201d. Quando \u00e8 avvenuta per lei la vocazione sacerdotale? Quali segnali ha colto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-1-1024x577.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3523\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-1-1024x577.jpeg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-1-300x169.jpeg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-1-768x432.jpeg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-1-1536x865.jpeg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-1-425x239.jpeg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-1.jpeg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 facile fissare in un momento preciso, perch\u00e8 \u00e8 stato un cammino graduale, maturato attraverso l\u2019ascolto, la crescita personale e alcuni incontri decisivi. Se per\u00f2 devo indicare un passaggio particolarmente significativo, penso agli anni dell\u2019adolescenza, quando ero ministrante nella parrocchia del mio paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il servizio all\u2019altare e la partecipazione alla liturgia erano per me motivo di gioia, ma al tempo stesso si faceva strada una domanda interiore sempre pi\u00f9 insistente: che cosa chiede il Signore alla mia vita?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato il mio parroco a intuire qualcosa che io ancora non riuscivo a comprendere con chiarezza. Un giorno mi disse: \u00abTi piacerebbe entrare in Seminario?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel momento \u00e8 iniziato un percorso pi\u00f9 consapevole, fatto di preghiera, di confronto e di ricerca interiore. Poco alla volta ho compreso che il Signore, proprio attraverso quella voce discreta e la vita della comunit\u00e0 cristiana, stava indicando una strada.<\/p>\n\n\n\n<p>La consapevolezza della chiamata si \u00e8 consolidata soprattutto negli anni della formazione teologica. In quel tempo la scelta di rispondere al Signore \u00e8 diventata progressivamente pi\u00f9 chiara e stabile. Affrontare con serenit\u00e0 le difficolt\u00e0 della vita formativa \u2013 sul piano umano, spirituale, comunitario e dello studio \u2013 rafforzava in me la certezza che quella non fosse soltanto una decisione personale, ma la risposta a una chiamata che mi precedeva e mi sosteneva.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci sono stati segni straordinari, ma una luce interiore cresciuta nel tempo, accompagnata dalle persone che il Signore mi aveva posto accanto, in parrocchia e in Seminario. \u00c8 cos\u00ec maturata in me la convinzione che la vita trovi la sua pienezza nel dono di s\u00e9 al Signore e alla Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardando indietro, riconosco che la vocazione nasce sempre dall\u2019intreccio tra la grazia di Dio e mediazioni umane concrete: volti, relazioni e comunit\u00e0 che aiutano a leggere la propria vita alla luce del Vangelo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che ruolo ha o potrebbe avere la famiglia nel supportare una vocazione? Che ruolo ha avuto nel suo specifico caso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La famiglia ha un ruolo decisivo nel cammino vocazionale, perch\u00e9 \u00e8 il primo luogo in cui la vita viene accolta, educata alla libert\u00e0 e aperta al senso profondo dell\u2019esistenza. Una vocazione, infatti, non nasce contro la famiglia, ma cresce pi\u00f9 facilmente dentro un ambiente capace di educare all\u2019ascolto di Dio e alla fiducia nel futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il contributo pi\u00f9 prezioso che una famiglia pu\u00f2 offrire non \u00e8 quello di scegliere al posto dei figli, ma di accompagnarli con rispetto e pazienza nel loro discernimento, soprattutto quando il cammino appare ancora incerto o difficile da comprendere. Significa saper dare fiducia, non chiudere gli orizzonti e vivere un autentico ascolto reciproco.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mio caso, la mia famiglia \u00e8 stata fondamentale proprio per questo atteggiamento. All\u2019inizio, come \u00e8 naturale, non tutto era immediatamente chiaro. Tuttavia, i miei genitori hanno saputo rispettare il percorso che stavo compiendo e le domande che maturavano dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il tempo sono entrati sempre pi\u00f9 nella comprensione di ci\u00f2 che stavo vivendo, senza forzature, ma con uno sguardo sereno e partecipe, fino a condividere anche la gioia della scelta che andava prendendo forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me \u00e8 stato un passaggio molto importante: comprendere che la mia decisione non veniva percepita come una perdita, ma come una chiamata capace di portare frutto anche per la mia famiglia. Credo che questo sia uno degli aspetti pi\u00f9 belli della vocazione: quando viene accolta nella fede, diventa sorgente di pace e di crescita non solo per chi la riceve, ma anche per le persone che gli stanno accanto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come distinguere una vocazione sincera da una che non lo \u00e8?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Distinguere una vocazione autentica non \u00e8 mai semplice n\u00e9 immediato. La vocazione non si presenta come una certezza gi\u00e0 definita, ma matura nel tempo, attraverso l\u2019ascolto interiore, le esperienze della vita e la verifica nella comunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un primo criterio fondamentale \u00e8 la libert\u00e0 interiore: una vocazione vera non nasce da pressioni esterne o da fughe dalla realt\u00e0, ma da un desiderio profondo di donarsi al Signore e alla Chiesa. A questo si uniscono la capacit\u00e0 di vivere relazioni equilibrate, di assumere responsabilit\u00e0 e di inserirsi con serenit\u00e0 nella vita comunitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Il discernimento, per\u00f2, non pu\u00f2 essere affidato soltanto alla percezione personale. Per questo il ruolo dei formatori \u00e8 tanto delicato quanto decisivo. Essi sono chiamati ad accompagnare i giovani con equilibrio, prudenza e rispetto della coscienza, aiutandoli a leggere la propria esperienza alla luce della fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Accompagnare una vocazione significa verificarne progressivamente la maturazione umana, spirituale e pastorale. Non si tratta semplicemente di \u201cvalutare\u201d una scelta, ma di aiutarla a crescere, purificarsi e consolidarsi; e, quando necessario, anche di riconoscere con sincerit\u00e0 che un determinato cammino potrebbe non corrispondere alla chiamata sacerdotale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ruolo importante appartiene anche alla comunit\u00e0 parrocchiale, che spesso \u00e8 il primo luogo in cui una vocazione nasce e si sviluppa. Nella vita ordinaria della parrocchia \u2013 nella liturgia, nel servizio, nella catechesi e nelle relazioni quotidiane \u2013 un giovane impara ad ascoltare il Signore e a misurare concretamente la propria disponibilit\u00e0 al dono di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, il criterio decisivo rimane sempre lo stesso: una vocazione \u00e8 autentica quando conduce a una maggiore libert\u00e0 interiore, a una pi\u00f9 profonda configurazione a Cristo Buon Pastore e a un amore concreto e perseverante per la Chiesa e per il popolo di Dio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"577\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-577x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3524\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-577x1024.jpeg 577w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-169x300.jpeg 169w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-768x1364.jpeg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-865x1536.jpeg 865w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55-310x550.jpeg 310w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-08-at-12.43.55.jpeg 1126w\" sizes=\"auto, (max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Oggi la societ\u00e0 sembra indirizzata verso la materia come unico dogma. Secondo lei c\u2019\u00e8 ancora posto per la ricerca, la conoscenza e l\u2019amore di Dio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, credo che ci sia ancora spazio per la ricerca, la conoscenza e l\u2019amore di Dio. In realt\u00e0, questo spazio non \u00e8 mai venuto meno, perch\u00e9 appartiene profondamente al cuore dell\u2019uomo. Anche in una societ\u00e0 spesso concentrata sulla dimensione materiale e tecnica dell\u2019esistenza, continuano a emergere le domande di senso, di verit\u00e0 e di pienezza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo, infatti, non pu\u00f2 essere ridotto soltanto alla materia. \u00c8 un essere aperto all\u2019infinito, capace di interrogarsi sul significato della vita, del dolore e della speranza. \u00c8 proprio in queste domande che si apre la possibilit\u00e0 dell\u2019incontro con Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>La fede cristiana non si oppone alla ragione o alla ricerca, ma le accompagna e le orienta verso una comprensione pi\u00f9 profonda della realt\u00e0 e della persona umana. Conoscere Dio non significa allontanarsi dal mondo, ma entrare pi\u00f9 pienamente nella verit\u00e0 della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto si comprende anche il limite di alcune correnti del pensiero moderno, come quella di Feuerbach, spesso considerato tra i padri dell\u2019ateismo contemporaneo. La sua riduzione dell\u2019uomo alla sola dimensione materiale \u2013 espressa nell\u2019affermazione \u201cl\u2019uomo \u00e8 ci\u00f2 che mangia\u201d \u2013 rischia infatti di impoverire profondamente la comprensione della persona, chiudendo la domanda di senso entro i confini del bisogno materiale.<\/p>\n\n\n\n<p>La sfida di oggi \u00e8 soprattutto educativa e culturale: aiutare le persone a non perdere la capacit\u00e0 di interrogarsi, di sostare nel silenzio e di riconoscere che non tutto pu\u00f2 essere spiegato o controllato.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la Chiesa ha qui un compito importante: custodire spazi di ricerca autentica, nei quali la fede possa essere proposta non come imposizione, ma come incontro che illumina la ragione e il desiderio umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo sono convinto che la domanda di Dio non scompaia mai. Talvolta resta nascosta o silenziosa, ma continua ad abitare il cuore dell\u2019uomo. E quando incontra testimoni credibili, comunit\u00e0 vive e percorsi seri di ricerca, pu\u00f2 riemergere con forza e bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi la sua vocazione le chiede di essere non solo un sacerdote, ma un vescovo. Cosa comporta questo ruolo e come \u00e8 cambiata la sua vita dal giorno della sua nomina?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il passaggio al ministero episcopale ha rappresentato un cambiamento profondo nella mia vita. Nei trentacinque anni di sacerdozio precedenti alla nomina a vescovo ho vissuto all\u2019interno di una comunit\u00e0 sacerdotale, condividendo con altri presbiteri la preghiera, il lavoro pastorale e la vita fraterna. \u00c8 stata un\u2019esperienza che ha segnato profondamente il mio modo di vivere il sacerdozio e la Chiesa nello stile della comunione.<\/p>\n\n\n\n<p>La nomina a vescovo ha aperto una nuova fase, non solo per le responsabilit\u00e0 affidate, ma anche sul piano umano ed ecclesiale. Il vescovo \u00e8 chiamato a custodire l\u2019unit\u00e0 della fede, guidare il popolo di Dio, sostenere i sacerdoti e accompagnare la vita della diocesi nelle sue diverse dimensioni: pastorale, educativa, caritativa e missionaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ministero comporta anche un cambiamento nel modo di vivere la quotidianit\u00e0. Alla dimensione pi\u00f9 condivisa della vita sacerdotale si affianca una responsabilit\u00e0 personale pi\u00f9 ampia e, talvolta, pi\u00f9 solitaria nel momento delle decisioni. Il vescovo porta nel cuore le gioie e le fatiche di un\u2019intera Chiesa ed \u00e8 chiamato a discernere e accompagnare situazioni spesso complesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non si \u00e8 mai soli. La comunione con sacerdoti, diaconi, religiosi e laici \u00e8 essenziale, cos\u00ec come il sostegno della preghiera del popolo di Dio. Il ministero episcopale si vive dentro una rete di relazioni ecclesiali che sostiene e accompagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me questo passaggio continua a essere un cammino di grande responsabilit\u00e0, ma anche di profonda fiducia. Il cambiamento pi\u00f9 importante non riguarda soltanto ci\u00f2 che si \u00e8 chiamati a fare, ma il modo di viverlo: con maggiore consapevolezza, ma anche con la gioia di servire una Chiesa concreta, fatta di volti, storie, fatiche e speranze.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, ci\u00f2 che rimane immutato \u00e8 il senso del ministero: essere, pur nella propria fragilit\u00e0, segno della cura di Cristo Pastore per il suo popolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La crisi delle vocazioni sembra essere un problema serio per la Chiesa. Come si affronta? Ci sono dei segnali di incoraggiamento?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero: la crisi delle vocazioni \u00e8 una realt\u00e0 che la Chiesa vive da anni e che non va n\u00e9 negata n\u00e9 sottovalutata. \u00c8 una sfida che interpella la qualit\u00e0 della vita ecclesiale, la credibilit\u00e0 della testimonianza cristiana e la capacit\u00e0 di accompagnare i giovani nel discernimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Affrontarla non significa cercare soluzioni immediate o solo organizzative, ma tornare all\u2019essenziale: la preghiera, la testimonianza, la cura delle comunit\u00e0 e la qualit\u00e0 dell\u2019annuncio. Le vocazioni nascono infatti dentro una Chiesa viva, capace di trasmettere la gioia dell\u2019incontro con Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alle difficolt\u00e0, per\u00f2, ci sono anche segni concreti di speranza. Nella diocesi di Ragusa stiamo vivendo una piccola ma significativa \u201cprimavera vocazionale\u201d: oggi abbiamo 12 seminaristi e 4 giovani nell\u2019anno propedeutico, una presenza particolarmente rilevante nel contesto attuale della Chiesa italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non \u00e8 motivo di vanto, ma di gratitudine e responsabilit\u00e0. \u00c8 il segno che il Signore continua a chiamare e che, quando le comunit\u00e0 pregano, accompagnano e propongono con fiducia il cammino della fede, i giovani sanno ancora rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alla vocazione sacerdotale, inoltre, lo Spirito continua a suscitare molte altre forme di chiamata: la vita consacrata, la missione, il matrimonio cristiano e l\u2019impegno dei laici nella Chiesa e nella societ\u00e0. Sono vocazioni diverse, ma tutte necessarie alla vita ecclesiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono giovani che scoprono la bellezza della vita religiosa, altri che vivono il matrimonio come vocazione all\u2019amore fedele, altri ancora che testimoniano il Vangelo nel lavoro, nella scuola, nella cultura e nel servizio ai pi\u00f9 fragili. Anche questo \u00e8 segno che Dio continua a parlare al cuore dell\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la crisi non pu\u00f2 essere l\u2019ultima parola. \u00c8 piuttosto un tempo che chiede conversione, autenticit\u00e0 e fiducia nel Signore della messe. E i segni di vita vocazionale che continuiamo a vedere sono un invito a non scoraggiarsi e a continuare a seminare con speranza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>8) Il tema della guerra imperversa. Il Pontefice ha fatto sentire con chiarezza la sua voce. Cosa pensa lei dell\u2019attuale situazione mondiale? Quali riferimenti religiosi, umani e politici potranno salvarci dalla risoluzione violenta dei conflitti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La situazione mondiale che stiamo vivendo \u00e8 motivo di grande preoccupazione. Le guerre, le tensioni internazionali e le crisi umanitarie mostrano quanto la pace sia fragile e quanto l\u2019umanit\u00e0 fatichi ancora a trovare vie credibili di dialogo e di riconciliazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, le parole del Santo Padre assumono un forte valore profetico. Egli ha pi\u00f9 volte denunciato la guerra come una \u201cstrada senza ritorno\u201d, che lascia dietro di s\u00e9 non solo rovine materiali, ma anche ferite morali e spirituali. Per questo non bastano analisi geopolitiche o strategie militari: \u00e8 necessario un cambiamento pi\u00f9 profondo, che coinvolga la coscienza delle persone e dei popoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista cristiano, il riferimento decisivo resta la dignit\u00e0 di ogni persona umana, creata a immagine di Dio. Nessuna ragione politica o economica pu\u00f2 giustificare la distruzione della vita o l\u2019annientamento di intere comunit\u00e0. Papa Francesco ha spesso richiamato alla responsabilit\u00e0 di custodire la fraternit\u00e0 universale come vocazione dell\u2019umanit\u00e0, ricordando che siamo tutti \u201cfratelli e sorelle\u201d chiamati a riconoscerci e a sostenerci reciprocamente oltre ogni barriera, culturale, sociale o religiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano umano, diventa essenziale riscoprire il valore del dialogo, dell\u2019ascolto e del rispetto reciproco. Il Papa, nei suoi interventi pubblici e nei messaggi per la pace, insiste sul fatto che il vero progresso dei popoli non si misura nella potenza degli armamenti, ma nella capacit\u00e0 di costruire relazioni giuste e durature. La pace non nasce mai dall\u2019imposizione, ma da un paziente lavoro quotidiano di riconciliazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la politica e le istituzioni internazionali sono chiamate a una responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grande: rafforzare il diritto internazionale, sostenere il dialogo multilaterale e rilanciare la diplomazia, affinch\u00e9 la guerra non venga mai considerata uno strumento ordinario della politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo punto di vista, la Chiesa continua a offrire il proprio contributo non attraverso il potere, ma mediante la parola, la preghiera e la testimonianza, ricordando che la pace \u00e8 insieme dono di Dio e responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo. Solo l\u2019intreccio tra conversione del cuore, responsabilit\u00e0 politica e apertura al trascendente pu\u00f2 aprire vie nuove. Senza questo, la logica della violenza rischia di prevalere ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo, allora, non pu\u00f2 essere soltanto l\u2019assenza della guerra, ma una pace autentica: una pace giusta e duratura, fondata sulla dignit\u00e0 della persona e dei popoli; una pace disarmata e disarmante, come dice Papa Leone, capace di sostituire la forza delle armi con quella del dialogo, della riconciliazione e della fraternit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei incontra spesso i giovani della diocesi. Molti sentono la \u201cchiamata\u201d ad andare via per cercare fortuna altrove. Cosa si sente di dire a questi ragazzi e alle loro famiglie per alimentare una vocazione al restare, al costruire qui, in una terra cos\u00ec bella ma cos\u00ec difficile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando incontro i giovani della nostra diocesi, anche durante gli incontri che sto vivendo nelle scuole in occasione della Visita Pastorale, colgo spesso nei loro occhi una domanda concreta e talvolta sofferta: la possibilit\u00e0 reale di costruire qui il proprio futuro. Molti di loro non esprimono soltanto desideri, ma anche preoccupazioni molto precise: la difficolt\u00e0 di trovare un lavoro stabile, la precariet\u00e0 delle opportunit\u00e0, la sensazione che il proprio impegno e i propri studi non trovino sempre uno sbocco adeguato nel territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una situazione che non possiamo n\u00e9 ignorare n\u00e9 spiritualizzare troppo in fretta. Quando un giovane \u00e8 costretto a partire per mancanza di alternative, non si tratta solo di una scelta personale, ma del segno di un limite oggettivo della nostra societ\u00e0 e di una perdita reale per l\u2019intera comunit\u00e0. Ogni partenza impoverisce il tessuto umano, sociale ed economico del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo non basta invitare i giovani a \u201crestare\u201d: \u00e8 necessario, con onest\u00e0, riconoscere che spesso le condizioni per restare non sono ancora sufficienti. Accanto alle buone intenzioni, servono scelte concrete e strutturali. Le istituzioni, a tutti i livelli, hanno una responsabilit\u00e0 decisiva: creare lavoro dignitoso, sostenere l\u2019imprenditorialit\u00e0 giovanile, investire in formazione collegata alle reali esigenze del territorio, promuovere politiche che contrastino lo spopolamento e valorizzino le competenze. Senza questo impegno, ogni appello rischia di rimanere astratto.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, \u00e8 importante non lasciare soli i giovani in questa attesa. La scuola, il mondo produttivo, la Chiesa e la societ\u00e0 civile devono collaborare per aprire spazi reali di partecipazione, di formazione e di responsabilit\u00e0, affinch\u00e9 nessuno si senta \u201cdi troppo\u201d nella propria terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo dentro questo intreccio di responsabilit\u00e0 condivise pu\u00f2 diventare credibile anche un messaggio di speranza: non quello di trattenere a tutti i costi, ma quello di rendere possibile scegliere di restare. Una comunit\u00e0 cresce davvero quando non \u00e8 costretta a perdere i suoi giovani, ma \u00e8 capace di offrire loro motivi concreti per restare e per costruire qui il proprio futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiamata pu\u00f2 giungere da ogni dove. Quella che ha accolto il nostro interlocutore lo ho condotto lungo la via del sacerdozio e, da alcuni anni, all\u2019episcopato nella Diocesi di Ragusa. La sua \u00e8 una testimonianza \u201calta\u201d di ci\u00f2 che pu\u00f2 chiamarsi a pieno titolo \u201cvocazione\u201d Eccellenza, se dovesse presentarsi ad un estraneo, che parole userebbe per spiegare chi \u00e8 lei e che cosa fa oggi? Se dovessi presentarmi a qualcuno che non mi conosce e mi chiedesse chi sono e che cosa faccio, direi questo: sono vescovo della Chiesa cattolica e svolgo il mio servizio nella diocesi di Ragusa. 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