{"id":3468,"date":"2026-05-14T00:01:00","date_gmt":"2026-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3468"},"modified":"2026-05-07T16:07:12","modified_gmt":"2026-05-07T14:07:12","slug":"eroe-nel-vento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/05\/14\/eroe-nel-vento\/","title":{"rendered":"Eroe nel vento"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono anni che devo fare spazio in cantina. L\u00e0 sotto c&#8217;\u00e8 una montagna di cose accumulate negli anni, che non uso pi\u00f9. Buttarle \u00e8 difficile, soprattutto i cartoni pieni di libri, musicassette e CD. Ogni volta che ci provo mi prende il magone e alla fine trovo sempre una scusa per lasciare tutto com&#8217;\u00e8. Ormai per\u00f2 non posso pi\u00f9 rimandare. Il trasloco \u00e8 imminente. Mia moglie ha gi\u00e0 fatto pulizia fra le sue cose, adesso tocca a me.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sempre, rovistando, tornano a galla i ricordi. Fra le cassette ritrovo la mia preferita di quando avevo vent&#8217;anni &#8211; ma come si fa a buttare i primi Litfiba? &#8211; e pure il walkman che usavo negli anni Novanta. Nel cartone c&#8217;\u00e8 anche un album fotografico sbrindellato. Ha una copertina trash come gli anni Ottanta: cagnolini col fiocco rosso dentro un cesto di vimini. \u00c8 l&#8217;unico album sopravvissuto a tutti i miei traslochi. Chiss\u00e0 come c&#8217;\u00e8 finito l\u00ec dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Le foto, libere dalla colla ormai evaporata, stanno tra le pagine a casaccio. Mi salta all&#8217;occhio quella di quattro ragazzi sotto una luce dorata da primo mattino. Coi borsoni ai piedi, posiamo davanti a un cancello enorme addobbato da bandiere militari, fra due grandi leoni di pietra. Mi sorprende quanto sembriamo giovani. A guardare bene le facce, si capisce la notte difficile appena passata su un treno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello al centro con gli occhiali sono io; alla mia sinistra Salvo, con una specie di spolverino lungo; a destra Giorgio, e dietro Carmelo. Eravamo stanchi, infreddoliti e angosciati per l&#8217;incertezza di quello che sarebbe stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Cerco delle pile nuove e le metto nel walkman, poi faccio partire la cassetta. Funziona! Nelle mie orecchie risuonano le chitarre metalliche degli anni Ottanta; <em>Lul\u00f9 e Marlene<\/em> mi porta altrove, indietro, a una vita prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivai correndo fin dentro l&#8217;ufficio postale, bagnato fradicio e col fiato corto. Nella foga rischiai pure di finire addosso a un vecchietto: quello sussult\u00f2 e stava per prendermi a male parole ma io ero gi\u00e0 dentro, sparito in mezzo alla gente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero proprio zuppo. Mia madre mi aveva raccomandato di prendere un ombrello, ma che ne sapevo io che a febbraio, dopo il sole delle dieci, alle undici veniva gi\u00f9 il diluvio?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alla posta dovevo recuperare una raccomandata. Secondo lei poteva essere il rimborso di una multa &#8211; &#8220;s\u00ec, vabb\u00e8, mamma, quando mai&#8230;&#8221;&nbsp; &#8211; o un verbale da pagare. Comunque, da ritirare subito. Me lo ripeteva da tre giorni che se aspettavo ancora, finiva che la rimandavano indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Non ho tempo. Ho da fare, ma&#8217;!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Giulio, sei disoccupato. \u00c8 dal diploma che non fai niente tutto il giorno. Che hai da fare?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cose mie, ma&#8217;&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cose tue, d&#8217;accordo. Per\u00f2 vai alla posta che \u00e8 urgente. E al ritorno compra il pane che senn\u00f2 stasera chi lo sente a tuo padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Okk\u00e9, ci vado. <em>I<\/em> <em>picciuli?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ieri ti ho dato cinquantamila lire, abbastano.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma&#8217;, quelli erano per la benzina!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mii! Ancora benzina? <em>Ma quantu sfardi, figghiu miu?!<\/em> Nel borsellino, prenditi diecimila lire. Fatteli bastare anche per stasera.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Se, se,<\/em> ci invito pure gli amici con tutti &#8216;sti soldi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Fai meno lo spiritoso e portati l&#8217;ombrello che fra poco piove.<\/p>\n\n\n\n<p>Io gli ombrelli non li ho mai potuti soffrire, lei lo sapeva. Cos\u00ec, fra il paracqua rifiutato e il mio fancazzismo &#8211; come diceva lei &#8211; la discussione fin\u00ec male e io uscii di casa sbattendo la porta. Misi le cuffie coi miei Litfiba &#8211; le note fredde e malinconiche di <em>Eroi nel vento<\/em> che mi portavano in posti lontani &#8211; e m&#8217;incamminai. Dopo neanche due isolati cadevano le prime gocce, poi di colpo il diluvio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro la grande sala della posta centrale c&#8217;era un bel calduccio &#8211; dopo la pioggia ghiacciata, poi&#8230; &#8211; per\u00f2 c&#8217;era troppa gente. L&#8217;umidit\u00e0 mi appiccicava addosso i vestiti e mi appannava gli occhiali. Sportelli liberi non ce n&#8217;erano: tutti occupati da file lunghissime di anziani che venivano a ritirare la pensione. Per passare il tempo chiacchieravano fra loro producendo un brusio continuo, un sottofondo fastidioso, come l&#8217;odore di sigaretta fredda che stagnava nell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni di loro arrivavano prestissimo, molto prima dell&#8217;apertura degli sportelli. Scrivevano il nome su bigliettini di carta impilati in ordine di arrivo, sotto una pietra, sul gradino d&#8217;ingresso. All&#8217;apertura, i nomi venivano consegnati al direttore dell&#8217;ufficio, come base indiscutibile per la coda allo sportello.<\/p>\n\n\n\n<p>I vecchi occupavano ogni metro calpestabile della sala d&#8217;attesa. Avevo gi\u00e0 accompagnato la nonna a prendere la pensione e sapevo cosa succedeva se incrociavi lo sguardo di uno di loro: quelli, quando si annoiano, hanno bisogno di farsi i cazzi tuoi. Ti riempiono di domande, vogliono sapere di chi sei figlio, ti raccontano dei nipoti, poi passano alle malattie e ai morti del mese. Io per\u00f2 non mi facevo fregare. Se un vecchietto si avvicinava con l&#8217;aria di conoscermi e cominciava a dirmi &#8220;<em>Ma tu, nun si niputi di Pitrinu, detto occhiodicrasto?<\/em>&#8220;, io facevo un cenno con la mano a qualcuno dietro di lui: &#8220;Arrivo&#8230;&#8221;, dicevo. Mi scusavo col vecchio e mi dileguavo tra la folla.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungo le pareti c&#8217;erano diverse panchine, tutte zeppe. Notai per\u00f2 che su di una, vicino all&#8217;entrata, c&#8217;era un posto libero. Anzi, quasi libero, perch\u00e9 sopra c&#8217;era un foulard a fiori. Con tutti quegli anziani in giro, trovare da sedersi era quasi impossibile. Non era il caso di farsi tanti scrupoli, il foulard era stato sicuramente dimenticato; aveva pure un buon odore, cos\u00ec mi sedetti e lo usai per asciugarmi. Il tessuto si prestava poco allo scopo ma riuscii a tamponare un po&#8217; la faccia e le mani, e mi ci pulii pure gli occhiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripresi fiato. Rimisi le cuffie e tirai fuori dai jeans l&#8217;avviso che il postino aveva lasciato a casa: un cartoncino giallo, ormai sgualcito e umido. Avvisava di ritirare una raccomandata, cosa normalissima se non fosse stato che sopra si leggeva il mio nome. Mi era gi\u00e0 capitato di ricevere posta a nome mio: il diploma di Ragioneria, per esempio, l&#8217;avevo ricevuto per posta, che la segreteria della scuola era inaccessibile per lavori; il certificato per le elezioni &#8211; il mio primo voto: lo avrei dato a Pannella! &#8211; pure quello per posta; ma a parte questo&#8230; una raccomandata, a me&#8230; Stai a vedere che \u00e8 proprio una multa&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo guardandomi in giro per capire a che sportello avrei potuto ritirare la raccomandata, quando il vecchietto seduto a fianco a me, mi tocc\u00f2. Io ero immerso nelle parole di <em>Desaparecido<\/em>, e farmi tastare da uno sconosciuto mi irrit\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Che c&#8217;\u00e8?! &#8211; ringhiai, togliendomi le cuffie.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ti sei <em>assuppato<\/em> <em>sano<\/em> &#8211; ripet\u00e9 quello pi\u00f9 forte &#8211; Non l&#8217;hai preso il paracqua?<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di mandarlo affanculo, lo guardai meglio e capii perch\u00e9 si prendeva tutta quella confidenza: era mio zio,<em> &#8216;u ziu Calo&#8217;<\/em> per la precisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo zio aveva un&#8217;ottantina d&#8217;anni che si portava abbastanza bene: ancora bell&#8217;uomo, con una folta chioma candida sopra occhi cerulei e un paio di baffi bianchi. Dentro il suo abito scuro con cravatta &#8211; probabilmente quello del giorno di pensione &#8211; sembrava Paul Newman. Da lui non potevo scappare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Come va col lavoro? &#8211; attacc\u00f2 subito.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Zio, mi sono diplomato l&#8217;estate scorsa. Non ce l&#8217;ho un lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Biii, l&#8217;estate scorsa&#8230; Sono gi\u00e0 passati sei mesi. Ancora non lavori?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; No, zio. Non lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Figghiu miu<\/em>, ti devi dare da fare. Il tempo passa. Che lavoro cerchi?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Non lo so zio. Ho fatto ragioneria ma non \u00e8 che mi piace come mestiere. Stavo pensando di iscrivermi all&#8217;universit\u00e0. Sto riflettendo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Ca quali universit\u00e0!<\/em> Per fare il disoccupato? <em>Sienti a mia<\/em>, domani andiamo a parlare con un amico mio al mercato ortofrutticolo e vediamo se ti possiamo sistemare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie zio. Ma io volevo iscrivermi a Lettere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Al mercato ci hanno tutto, <em>credi a mia:<\/em> <em>nummera, lettere, pummarora, milinciani&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi guardai in giro cercando qualcuno che mi salvasse dall&#8217;interrogatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>E &#8216;a zita chi dici?<\/em> &#8211; riprese lui.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Non ce l&#8217;ho &#8211; risposi secco.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Alla tua et\u00e0? Sei ancora <em>schiettu<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Alla mia et\u00e0? &#8211; protestai &#8211; Zio, vent&#8217;anni ho!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Venti? Ancora peggio&#8230; Ma poi&#8230; mi <em>dicisti<\/em> che ti sei diplomato l&#8217;anno scorso&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Abbassai gli occhi:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ho perso un paio d&#8217;anni &#8211; ammisi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Ti facisti pure abbullari?!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto ne avevo abbastanza:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Zio, ma quand&#8217;\u00e8 che ti fai i ca&#8230; &#8211; stavo dicendo, quando a pochi metri vidi finalmente una possibilit\u00e0 di scampo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Arrivo&#8230; &#8211; esclamai in direzione della fila che mi stava davanti. Poi:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Zio, ti saluto che mi chiamano. <em>Sabbenerica!<\/em> &#8211; E mi alzai per raggiungere la mia salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia salvezza, in fila allo sportello numero cinque, era alta, ben fatta, con un viso angelico e si chiamava Maria. Eravamo in classe insieme fino a pochi mesi prima. Lei era al primo banco, era uscita con un bel sessanta, mentre io stavo all&#8217;ultimo e avevo avuto un magro trentasei. Lei avrebbe avuto chiss\u00e0 quale carriera universitaria, invece io non sapevo neanche cosa avrei fatto il giorno dopo. Eravamo due mondi lontanissimi e non ero mai riuscito ad avvicinarmi. Dopo gli esami, avevo perso ogni speranza di rivederla.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso per\u00f2 stava l\u00ec. Quando l&#8217;avevo chiamata per sfuggire allo zio, si era pure girata a salutarmi, e aveva sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ciao Giulio &#8211; disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria era magnifica, e asciutta. Asciutti i capelli neri raccolti dietro da cui fuggiva qualche ciocca, asciutto il viso bello e le labbra rosse, asciutto il cappotto blu sopra le curve che sapevo a memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Io avevo i capelli appiccicati, il maglione pieno di pioggia, le Superga zuppe d\u2019acqua. Mi sentivo un cane sporco e bagnato.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ciao Maria &#8211; risposi nonostante tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Dov&#8217;eri? Non ti ho visto arrivare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Stavo seduto l\u00ec &#8211; dissi indicando la panchina dello zio.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Vicino a Paul Newman?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Esattamente. Dove c&#8217;\u00e8 il foulard, vedi? Qualcuno dev&#8217;esserselo scordato. L&#8217;ho usato per asciugarmi ma &#8230; guarda come sto messo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Lei in effetti mi guard\u00f2, ma la sua faccia era dura.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quello era il mio posto &#8211; disse con voce fredda &#8211; ci ho lasciato il foulard apposta&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;espressione del viso era glaciale, mentre io mi sentivo andare a fuoco. Non sapevo che dire, dove guardare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Aveva&#8230; un buon odore&#8230; &#8211; dissi infine a bassa voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei continu\u00f2 a fissarmi severa, poi scoppi\u00f2 in una risata:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Vedessi la faccia che hai fatto!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Io&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ti prendo in giro. Chi se ne frega del foulard.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Meno male &#8211; dissi sollevato &#8211; Mi dispiace davvero. Non lo sapevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria abbass\u00f2 lo sguardo e fece una cosa che le avevo gi\u00e0 visto fare quando era in difficolt\u00e0 durante le interrogazioni: si aggiust\u00f2 le ciocche dei capelli dietro le orecchie.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Allora, ti piace il mio profumo? &#8211; disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Di colpo avevo caldo. Mi sembr\u00f2 di vedere del vapore alzarsi dai miei vestiti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Che ci fai qui? &#8211; chiesi, invece di rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Devo ritirare una raccomandata. Mia madre dice che forse \u00e8 una multa. Speriamo di no. Se l&#8217;ho presa io, mio padre mi fa a pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma dai&#8230; Anch&#8217;io sono qui per una raccomandata. E mia madre ha detto la stessa cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei mi sorrise, poi mi si avvicin\u00f2 per parlarmi all&#8217;orecchio:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Resta vicino a me &#8211; disse &#8211; cos\u00ec ti risparmi la fila.<\/p>\n\n\n\n<p>D&#8217;istinto guardai dietro per essere sicuro che nessuno avesse sentito. Saltare la fila&#8230; Alla posta avevo gi\u00e0 visto risse per molto meno. Subito dietro di noi toccava a una signora robusta, di mezz&#8217;et\u00e0 vestita tutta di nero, come la borsetta che stringeva al petto, guardando in cagnesco la gente. La faccia diceva che non aveva tempo da perdere: i bambini soli a casa, il sugo sul fuoco&#8230; Anzi, guardava male proprio me.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Senti, non so se \u00e8 il caso &#8211; sussurrai spiando la signora di sottecchi &#8211; Questa \u00e8 gente che non scherza.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Fidati di me &#8211; disse Maria &#8211; mio eroe nel vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorrisi anch&#8217;io, pi\u00f9 sorpreso che convinto: che ne sapeva lei dei miei Litfiba?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi prese a braccetto e si rivolse alla donna:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Scusi signora &#8211; disse &#8211; Siccome il mio fidanzato alla fine mi ha raggiunto&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>La signora ci fiss\u00f2 con antipatia.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Siccome &#8211; continu\u00f2 Maria &#8211; lui lavora al Nord, abbiamo poco tempo, parte domani e ancora dobbiamo fare l\u2019amore. Le dispiace se passa con me? Deve ritirare una multa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo della signora, da torvo si fece interdetto, poi complice:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Ca certu, figghia mia<\/em> &#8211; disse &#8211; Pure mio marito lavorava a Milano&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Stava per aggiungere qualcosa ma Maria tagli\u00f2 corto:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie signora &#8211; E si gir\u00f2, attirandomi a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Scusa &#8211; mi sussurr\u00f2 &#8211; ma devi fare finta di abbracciarmi senn\u00f2 questi attaccano un bottone che non finisce pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei vestiti ripresero a fumare. Mi salv\u00f2 la signora dello sportello:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Il prossimo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Maria ritir\u00f2 la sua raccomandata. Era proprio una multa:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Morta sono! &#8211; mi disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Diedi il mio avviso all\u2019impiegata che da vicino riconobbi. Era la signora Cunsolo, madre di Peppe, compagno delle medie.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Giuliuzzo, tu sei? Come ti sei fatto grande.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie signora. Come sta? Che dice Peppe?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Bene. Si \u00e8 iscritto in Economia e Commercio, a Catania.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sono contento. Me lo saluti quando lo sente.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Certo, certo. Ma questa bella signorina \u00e8 la tua fidanzata?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sentii addosso lo sguardo spazientito del donnone dietro di me. Maria invece sembrava divertirsi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; S\u00ec signora. Posso avere la mia multa?<\/p>\n\n\n\n<p>Me la diede e uscimmo dalla fila. La busta era nettamente diversa da quella della mia amica: bianca, anonima, senza tante informazioni, non sembrava affatto una multa. Mi affrettai ad aprirla seguito dallo sguardo attento di Maria. Dentro c&#8217;era un cartoncino giallo con l&#8217;intestazione del Ministero della Difesa: &#8220;&#8230; \u00e8 chiamato a presentarsi alle armi presso&#8230; &#8221; &#8211; diceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentii il bisogno di sedermi. Il foulard era ancora sulla panchina ma lo zio era andato via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Devo partire &#8211; le dissi, occupando il posto sulla panchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi presi la testa fra le mani. Era vuota.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mio eroe nel vento? &#8211; chiam\u00f2 lei.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Puoi dirlo proprio &#8211; risposi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma tu non te l&#8217;aspettavi?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ho rimandato due anni per la scuola, poi volevo fare obiezione&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Hai sbagliato i conti?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ho sbagliato tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Non ti buttare gi\u00f9. Un anno passa in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Eh, insomma. Ho sentito storie&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Adesso esageri. Non \u00e8 che ti mandano nel Vietnam.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Volevo iscrivermi a Lettere&#8230; &#8211; dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria si sedette, stretta contro di me nel poco spazio rimasto. Le presi la mano. Lei mi pass\u00f2 un braccio intorno ai fianchi. Feci lo stesso. Restammo cos\u00ec, allacciati, fino a sentire le formiche sulle braccia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La cassetta \u00e8 finita da un pezzo ma io sto ancora con la foto in mano. Mi decido a rimetterla nell\u2019album. Rimetto a posto anche <em>Desaparecido<\/em>. Nel cartone delle cassette ce ne sono a decine che avrei voglia di riprendere. Vecchie amiche che mi hanno accompagnato nei momenti di sconforto, nell\u2019incertezza, nella noia. Sono tentato di mettere una cassetta di Guccini ma rinuncio: sarebbe letale. Il ricordo dei giorni andati mi ha gi\u00e0 lasciato addosso una malinconia vischiosa. Che fine hanno fatto i ragazzi della foto? Dopo il congedo ho perso ogni contatto. Che fine ha fatto il senso dell\u2019avventura di quegli anni? E la disperazione? L\u2019assenza di prospettive? Fra i cartoni degli addobbi natalizi? In quale scaffale stanno le convinzioni che ero pronto a difendere contro tutto e tutti? Dove l\u2019ho messo il ventenne che sono stato?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 per questo che non mi piace scendere qua sotto: ogni volta che metto mano agli scatoloni ci trovo dentro le stesse domande.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi una voce che mi chiama dal piano di sopra:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Giulio, \u00e8 pronto in tavola! &#8211; grida Maria.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Arrivo&#8230; &#8211; rispondo, salendo le scale a due a due.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono anni che devo fare spazio in cantina. L\u00e0 sotto c&#8217;\u00e8 una montagna di cose accumulate negli anni, che non uso pi\u00f9. Buttarle \u00e8 difficile, soprattutto i cartoni pieni di libri, musicassette e CD. Ogni volta che ci provo mi prende il magone e alla fine trovo sempre una scusa per lasciare tutto com&#8217;\u00e8. Ormai per\u00f2 non posso pi\u00f9 rimandare. Il trasloco \u00e8 imminente. Mia moglie ha gi\u00e0 fatto pulizia fra le sue cose, adesso tocca a me. Come sempre, rovistando, tornano a galla i ricordi. Fra le cassette ritrovo la mia preferita di quando avevo vent&#8217;anni &#8211; ma come si fa a buttare i<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/05\/14\/eroe-nel-vento\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":49,"featured_media":3469,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[433],"tags":[],"ppma_author":[447],"class_list":{"0":"entry","1":"post","2":"publish","3":"author-failla","4":"post-3468","6":"format-standard","7":"has-post-thumbnail","8":"category-205-maggio-2026"},"authors":[{"term_id":447,"user_id":49,"is_guest":0,"slug":"failla","display_name":"Gianni Failla","avatar_url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/864fa64cdae6d5fc18b6bfeef6b7dcea48348c7aa3c37e8d930150e4464486e9?s=96&d=mm&r=g","0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3468","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/49"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3468"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3468\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3470,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3468\/revisions\/3470"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3469"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3468"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3468"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3468"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=3468"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}