{"id":3434,"date":"2026-05-14T00:01:00","date_gmt":"2026-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3434"},"modified":"2026-05-07T19:04:04","modified_gmt":"2026-05-07T17:04:04","slug":"con-giuseppe-traina-a-vittoria-nel-suo-studio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/05\/14\/con-giuseppe-traina-a-vittoria-nel-suo-studio\/","title":{"rendered":"1000 libri, 0 illusioni, 2 Giuseppe Traina"},"content":{"rendered":"\n<p>Squilla il telefono: quello a forma di telefono, quello con lo squillo sempre uguale, quello senza un display che ti rivela subito chi sta effettuando la chiamata. Quello degli anni Ottanta, o Novanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Se risponde mia moglie: &#8211; Pronto, buonasera signora, sono l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure: &#8211; S\u00ec\u00ec, signora, anch\u2019io Traina\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>O ancora, se rispondo io: &#8211; Pronto, ciao, sono mister Hyde.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutti e tre i casi a chiamare \u00e8 lui, l\u2019utente telefonico pi\u00f9 fantasioso del mondo, \u201cGiuseppe Traina, notaio in Vittoria\u201d, come lo defin\u00ec Leonardo Sciascia, con una formula <em>d\u2019antan<\/em> ma azzeccata; lo ringraziava davanti al suo non sparuto pubblico di lettori per avergli fatto leggere un pacco di lettere di Giuseppe Antonio Borgese giovane, sulle quali Sciascia, per l\u2019appunto, imbast\u00ec il suo libro-inchiesta <em>Per un ritratto dello scrittore da giovane<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 Giuseppe Traina \u2013 per gli amici Pippo (e per me Peppe, giusto per distinguerci un poco, perch\u00e9 gi\u00e0 l\u2019omonimia \u00e8 cosa complicata, ma l\u2019omonimia anche sul diminutivo del nome \u00e8 davvero una faccenda da racconto ottocentesco) \u2013 era quel tipo di persona che, trovate da un rigattiere con fiuto da segugio un mannello di lettere di uno scrittore importante, non le rivende al miglior offerente, non le conserva per rimirarsele solo soletto, ma le offre a uno scrittore importante, che sa essere interessato a <em>trouvailles <\/em>come quella, perch\u00e9 \u00e8 certo che ne ricaver\u00e0 qualcosa di utile. Un libro, per l\u2019appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un libro.<\/p>\n\n\n\n<p>Che era una delle ragioni di quelle e altre telefonate, utili per riportare al destinatario giusto un plico librario indirizzato a lui e consegnato a me o, pi\u00f9 raramente, indirizzato a me e consegnato a lui.<\/p>\n\n\n\n<p>La telefonata poteva anche servire ad avvertirmi che c\u2019era la possibilit\u00e0 di andare a vedere un suo nuovo acquisto librario, pi\u00f9 stuzzicante del solito; oppure d\u2019incontrare, nel suo studio, il professor Salvatore Guglielmino, in una delle sue rare apparizioni a Vittoria, la sua e nostra citt\u00e0, cos\u00ec avara di riconoscimenti nei confronti dell\u2019intellettuale emigrato a Milano perch\u00e9, si sa, \u201c<em>cu nesci, arrinesci\u201d<\/em> ma lascia dietro di s\u00e9 una perdurante bava d\u2019invidia. Un\u2019occasione nuova di zecca per me ma vagheggiata da anni: cio\u00e8 da quando <em>La bussola <\/em>prima, e <em>Guida al Novecento <\/em>poi (i magnifici libri scolastici pubblicati da Guglielmino quand\u2019io ero studente) m\u2019avevano dischiuso mondi letterari e artistici ancora tutti da esplorare. A proposito: la sezione artistica di <em>Guida al Novecento<\/em> era stata curata proprio da Giuseppe Traina, e fu quella la prima volta in cui appresi di avere un omonimo cos\u00ec illustre, che scriveva parte dei libri su cui, sbarbatello, studiavo; ne chiesi notizie ai miei genitori, i quali mi dissero che era uno stimato e coltissimo notaio, che viveva a Vittoria, e mia madre mi raccont\u00f2 di quando, giovane commissaria agli esami di maturit\u00e0, era rimasta sbalordita dalla cultura e dall\u2019intelligenza di quel piccoletto diciottenne, vivacissimo maturando coi controfiocchi. Lo conoscevano ma, pi\u00f9 anziani di lui, non lo frequentavano: sicch\u00e9 un incontro col notaio Traina, <em>vis \u00e0 vis<\/em>, fu rinviato a quando, neolaureato, mi presentai nel suo studio con notevole faccia tosta, per chiedergli se avesse voglia di leggere la mia tesi di laurea, in parte dedicata al libro d\u2019esordio di un altro suo amico diventato, nel frattempo, illustre, anzi illustrissimo: Gesualdo Bufalino.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sventurato rispose e nacque cos\u00ec tra i due omonimi un\u2019amicizia, sbilanciata da una differenza d\u2019et\u00e0 di un po\u2019 meno di vent\u2019anni e, soprattutto, da una ben diversa cultura ed esperienza di vita. Differenze che rendevano quest\u2019amicizia per me un onore insperato e per lui, immagino, la fonte di affettuose commiserazioni per l\u2019ingenuit\u00e0 di questo giovinotto omonimo: sicuramente una brava persona ma quanto illuso, ahilui!, delle magnifiche sorti e progressive, illusioni che la successiva esperienza e qualche lettura in pi\u00f9 si sarebbero incaricate di ridurre al lumicino.<\/p>\n\n\n\n<p>Quante cose ho imparato da Peppe Traina\u2026 Che per tanti anni fu professore di filosofia nei licei ma che con me mai parl\u00f2 di filosofia, perch\u00e9 era il parlar d\u2019altro che mi faceva capire tante cose che la filosofia dei manuali scolastici mai mi avrebbe spiegato. Perch\u00e9 Peppe Traina era uno scettico (in senso prettamente filosofico), un machiavelliano, un leopardiano, un flaianeo e, soprattutto negli ultimi anni, un adepto del prezzoliniano sodalizio degli Apoti, quelli che non se la bevono: e da lui, dalla sua persona prima ancora che dalla sua parola, ho imparato che il lampo dell\u2019entusiasmo (per un libro, per una persona, per un quadro, per un\u2019immagine poetica) pu\u00f2 balenare nella stesso occhio che ha visto e praticato la disillusione, la quale si radica pi\u00f9 profondamente soprattutto in chi ha nutrito, da giovane, le illusioni pi\u00f9 generose e disinteressate. Per esempio, in campo politico: quando il giovane Peppe Traina s\u2019affaccia alla politica, nell\u2019Italia delle opposte chiese un intellettuale lucido come lui non pu\u00f2 che approdare, quasi per \u201cchiamata\u201d, all\u2019Italia \u201cdi minoranza\u201d, in questo caso sul fronte del PSIUP, ala scissionista del Partito Socialista Italiano, contraria al centrosinistra storico. Ma anche quel partito di progressisti onesti non dovette bastare all\u2019intransigenza morale di Peppe e la politica praticata svan\u00ec abbastanza presto dal suo orizzonte: la sostitu\u00ec l\u2019impegno culturale, per esempio nella gestione attiva di un Circolo del Cinema che, per merito suo e di Salvatore Marangio, produsse un libretto addirittura su Orson Welles, che ho visto citato in non peregrine bibliografie; oppure, molti anni dopo, nella presidenza della Pro Loco, anch\u2019essa trasformata in piccola fucina editoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>I libri, sempre i libri\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Quanti ne avr\u00e0 studiati nel campo giuridico, per me misterioso ma nel quale lo vedevo muovere con assoluta padronanza e memoria formidabile&#8230; Notaio di inflessibile rettitudine (non \u00e8 scontato, non \u00e8 scontato\u2026), lo ascoltavo criticare con implacabile severit\u00e0, e nessuna speranza che l\u2019andazzo cambiasse, la pletora di leggi che ingorgavano la vita pubblica, complicavano inutilmente la sua professione e soprattutto rovinavano la vita della povera gente. Nei confronti della quale, per\u00f2, se non la scopriva vittima dello Stato-Moloch, non aveva alcuna compassione populistica: perch\u00e9 la responsabilit\u00e0 individuale \u00e8 tutto, e la legge non ammette ignoranza, si potrebbe sintetizzare. Ma c\u2019era dell\u2019altro. C\u2019era il rifiuto delle spiegazioni comodamente sociologiche del restare indietro ma crogiolandosi nell\u2019ignoranza e nel fatalismo, nella rassegnazione sovvenzionata dallo Stato: l\u2019antico seguace del Psiup era diventato un liberale di puro conio, destinato a non trovare nemmeno lui un partito che, in modo puro, rappresentasse quegli ideali.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stata una \u201cchiamata\u201d, per lui, quella verso il notariato? Non posso dirlo con certezza: l\u2019essere stato figlio di un precedente notaio avr\u00e0 influito, ma una collezione di sigilli campeggiava nel suo studio profumato di sigari, in un\u2019apposita vetrina, dunque con pi\u00f9 rilievo rispetto ad altre collezioni (di pipe, per esempio). Doveva esserne orgoglioso: della collezione di sigilli ma soprattutto della professione. E una volta mi disse che era felice di essere il notaio meno richiesto di Vittoria: pensai ingenuamente che si riferisse al fatto che cos\u00ec gli rimaneva pi\u00f9 tempo per leggere e collezionare libri; adesso sospetto che sottintendesse dell\u2019altro\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>I libri, sempre i libri\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Invadevano il suo studio, ospitati non soltanto nelle librerie ma disseminati in due enormi stanze su ogni superficie possibile, in pile che si susseguivano senza interruzione. Davanti alla sua scrivania c\u2019erano gli ultimi arrivi: ne sbirciavo i titoli, per chiedergliene poi notizia, ogni volta che, sul finire del pomeriggio, andavo a trovarlo, il pi\u00f9 delle volte senza preavviso e senza un motivo preciso ma senza mai essere respinto con un pretesto, a meno che non stesse pubblicando un atto. Libri freschi di stampa ma anche libri d\u2019antiquariato, scovati a poco prezzo su bancarelle frequentate insieme a pochi amici appassionati come lui o acquistati presso librerie antiquarie, di cui io non sospettavo l\u2019esistenza. Fu lui a regalarmi due o tre cataloghi di librerie antiquarie. E fu un altro mondo che si apr\u00ec, dal quale ho imparato cose che mai avrei trovato su altri libri o enciclopedie: innanzitutto, la caducit\u00e0 di ogni gloria. Mentre a lui la tecnologia apriva nuovi mondi, per esempio quello delle aste online: sempre per acquistare libri, beninteso. Libri o riviste, come si conviene a una persona colta formatasi in pieno Novecento: ricordo il suo giubilo per l\u2019acquisto online, con poca spesa, da un venditore insipiente, di un numero di \u201cLacerba\u201d che decise di incorniciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Preferiva sicuramente i libri di storia, filosofia e soprattutto, mi sembra, politologia; ma la letteratura e l\u2019arte non mancavano mai all\u2019appello. C\u2019era sempre di che discutere o, dal mio punto di vista, di che imparare: perch\u00e9 le letture \u201creagivano\u201d chimicamente nella sua testa e si trasformavano in idee mai banali. In un pubblico dibattito generato dalla nuova legge sull\u2019elezione diretta dei sindaci, ricordo il suo auspicio che da questa riforma venissero fuori finalmente tanti sindaci \u201cgrigi\u201d: non protagonistici capipopolo o cacicchi ma, piuttosto, corretti esecutori della legge e della buona amministrazione. Parole sagge ma decisamente fuori corso in una citt\u00e0 come Vittoria: espressione, ancora una volta, di una visione \u201cdi minoranza\u201d, da politologo disperatamente affezionato al bene comune, ma che il leaderismo del XXI secolo ha smentito impietosamente.<\/p>\n\n\n\n<p>I libri, sempre i libri\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ne scrisse pochi, e sintetici, come tanti intellettuali troppo rispettosi del valore sacrale della pagina per dar luogo a inutili disboscamenti: consapevole, come pochi altri, che per scrivere un libro bisogna prima averne letti tanti, tanti altri&#8230; Predilesse il genere del <em>pamphlet<\/em>, cos\u00ec adatto al suo umorismo polemico, consegnando a Utopia Edizioni due libelli: il primo a suo nome, <em>Se sia ancora possibile essere (o credersi) di sinistra<\/em>; il secondo, <em>La moltitudine poetante. Fenomenologia del delirio poetico<\/em>, sotto lo pseudonimo pseudo-barettiano di Aristarco Scannapulci. Nel primo, pubblicato dopo la caduta del muro di Berlino, sospettai una componente di maramaldismo ma, come al solito, non avevo capito niente: Peppe Traina non stava commentando acidamente il presente, cio\u00e8 la fine dell\u2019utopia comunista, ma stava delineando (e prefigurando) una crisi che dura ancora oggi e che non consente di dormire sonni tranquilli a chi ostinatamente vuole considerarsi, appunto, non comunista ma \u201cdi sinistra\u201d. Del secondo, ancor pi\u00f9 dell\u2019analisi lucida (ma, in conclusione, umanamente comprensiva) di un fenomeno ancor oggi dilagante \u2013 cio\u00e8 l\u2019assurdo proliferare di persone che credono di scrivere poesie soltanto perch\u00e9 esprimono di getto le loro emozioni preoccupandosi talvolta di andare a capo \u2013, mi commuove, rileggendolo, il conclusivo \u201cragguaglio sull\u2019autore\u201d, nel quale definiva il suo alter-ego \u201cpersona ombrosa e suscettibile\u201d che vive \u201cin una sua pressoch\u00e9 clandestina estraneit\u00e0 al mondo ed ai suoi costumi, affettando disprezzo e ripulsa per le convenzioni, le educate menzogne, i botti di capodanno e il campionato di calcio\u201d: basta questa breve citazione perch\u00e9 il lettore d\u2019oggi gusti l\u2019eleganza nitida del suo stile da ostinato illuminista. Sorge, insomma, il dubbio commovente che Peppe Traina abbia voluto aprire un minimo squarcio sulla sua dimensione esistenziale, l\u00e0 dove si spinge a definire quello di Aristarco Scannapulci un \u201cnon-vivere\u201d messo in relazione con la sua \u201cinsofferenza del mondo\u201d. Certo, ogni parola di Aristarco e su Aristarco era tramata di leopardiana ironia ma \u00e8 anche possibile che il rigoroso illuminista ogni tanto si chiedesse se la strenua coerenza con cui rifiutava i compromessi con la stupidit\u00e0 universale non lo avesse privato di qualche piccola scheggia di gioia proveniente da quel \u201cmondo\u201d rispetto al quale professava indifferenza. Certo, non proveniente dai botti di capodanno e nemmeno, ahim\u00e8, dal campionato di calcio\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9, d\u2019altra parte, dietro ogni intellettuale, e soprattutto dietro un intellettuale consapevole dei limiti propri e altrui, c\u2019\u00e8 un uomo attirato dal vivere pi\u00f9 che dal non-vivere, da un\u2019inevitabile bellezza del vivere. Credo che per il notaio Giuseppe Angelo Traina (questo il nome completo con cui firmava gli atti), che il 5 aprile di quest\u2019anno \u00e8 davvero entrato nel mondo del \u201cnon-vivere\u201d, la bellezza del vivere sia stata rappresentata dai suoi figli e in loro si sia inverata. A loro ha saputo trasmettere l\u2019amore e il rispetto sacrale per il bello, per la sapienza, per la legge; valori che Fabrizio, Andrea ed Emanuele professano nel mondo d\u2019oggi, cos\u00ec cambiato rispetto agli anni in cui il padre s\u2019era formato, nei loro rispettivi campi d\u2019azione: l\u2019avvocatura, la regia, l\u2019architettura. Anche in tutto questo c\u2019entrano, come sempre, i libri: quelli che Giuseppe Traina ha insegnato loro a leggere, perch\u00e9 sapeva bene come leggerli e come, di tanto in tanto, scriverli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Giuseppe Traina (l\u2019altro)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Squilla il telefono: quello a forma di telefono, quello con lo squillo sempre uguale, quello senza un display che ti rivela subito chi sta effettuando la chiamata. Quello degli anni Ottanta, o Novanta. Se risponde mia moglie: &#8211; Pronto, buonasera signora, sono l\u2019altro. Oppure: &#8211; S\u00ec\u00ec, signora, anch\u2019io Traina\u2026 O ancora, se rispondo io: &#8211; Pronto, ciao, sono mister Hyde. 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