{"id":3429,"date":"2026-05-14T00:01:00","date_gmt":"2026-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3429"},"modified":"2026-05-07T16:21:37","modified_gmt":"2026-05-07T14:21:37","slug":"una-chiamata-e-tante-partenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/05\/14\/una-chiamata-e-tante-partenze\/","title":{"rendered":"Una chiamata e tante partenze"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Incontro con Marilena Licitra, cantante per vocazione e per destino figlia di Maria Occhipinti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nella tua vita hai fatto la cantante lirica?<\/strong><br>Sarebbe stato il mio sogno che ho inseguito per degli anni ma le difficili vicissitudini della mia vita mi hanno impedito di realizzarlo. Ho dovuto continuamente lavorare e il bel canto richiede costanza, diligenza e continuit\u00e0. E comunque mi ci sono dedicata con passione e ho avuto la soddisfazione di fare molti concerti e recital, cantando in diverse lingue. Ogni volta il mio cuore si riempiva di gioia.<br>La mia vita \u00e8 stata difficile assai. Sono Marilena Licitra figlia di Maria Occhipinti sono nata a Ustica dove mia madre scontava il confino per i fatti del NON SI PARTE del 1945 e dopo che lei decise di lasciare Ragusa l\u2019ho seguita lungo tutto il suo peregrinare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci puoi raccontare qualcosa per la rivista Operaincerta?<\/strong><br>Con piacere. Nel 1961, avevo 15 anni, eravamo a Parigi dove ci eravamo fatto una cerchia di amici ma la nostra situazione economica era alquanto disagiata. Ed era anche difficile trovare lavoro perch\u00e9 a seguito della indipendenza dell\u2019Algeria parecchi francesi erano rientrati e avevano la precedenza. Mia madre pens\u00f2 allora di andare a New York, dove sicuramente si sarebbe guadagnato di pi\u00f9, ma gli ingressi regolari erano chiusi e allora opt\u00f2 per il Canada a Montr\u00e9al e si rivolse cos\u00ec al Consolato Canadese.L\u2019addetto del Consolato fu comprensivo, e procur\u00f2 un visto di lavoro a mia madre per emigrare a Montr\u00e9al.\u00a0 Lei aveva scelto la provincia francese (Qu\u00e9bec) sia perch\u00e9 parlavamo bene il francese sia perch\u00e9 l\u00ec c\u2019era un Conservatorio di Musica per i miei studi di Canto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finalmente racimolammo i soldi per andare in Canada &#8211; erano i primi di ottobre 1961 &#8211; dovemmo prendere la nave a Liverpool da raggiungere in treno. &nbsp;Ricordo benissimo la mia disperazione, non volevo lasciare Parigi, i miei amici, il piccolo mondo creato in quei pochi anni; in fondo al cuore nutrivo la speranza che quel distacco non si sarebbe avverato, ma <a>ero minorenne e dovevo seguire mia madre<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla stazione vennero a salutarci tutti, ancora increduli della nostra partenza. Gli abbracci furono strazianti, trovavo disumano questo distacco. Nella mia giovane vita avevo avuto troppi addii, dovevo sradicarmi ogni volta per ricominciare d\u2019accapo, all\u2019infinito\u2026 queste situazioni mi hanno lasciato un grande trauma e per anni non sono stata capace di vedere un treno senza soffrire. Mia madre mi fece salire di forza, il treno cominci\u00f2 a partire; dal finestrino salutai e guardai a lungo le figure che man mano si allontanavano, piangevo, mi sentivo il cuore scoppiare, ero inconsolabile. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il transatlantico era bello, spazioso, mi sembrava di essere in crociera. Conobbi un ragazzo scozzese della mia et\u00e0, Reginald: emigrava pure lui, doveva raggiungere dei parenti in Ontario. Ci capivamo a stento, la mia conoscenza dell\u2019Inglese all\u2019epoca era solo scolastica, ma avevamo simpatizzato e passavamo ore a scorrazzare sul ponte. I primi giorni della traversata and\u00f2 tutto bene, pranzavamo al ristorante, l\u2019atmosfera era piacevole.&nbsp; Ma quando le onde dell\u2019Atlantico cominciarono a ingigantirsi, ebbi tanta paura e mi venne il mal di mare; rimasi per giorni chiusa in cabina. La nave si era trasformata in un vascello fantasma, eravamo in piena tempesta, in bal\u00eca della furia delle onde. Furono giorni lunghi e sofferti, avevo l\u2019impressione che quel calvario non dovesse finire mai. Per fortuna, man mano che ci avvicinavamo alla costa canadese, l\u2019oceano si calmava, pian piano ci riprendemmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Che emozione scorgere la costa che si avvicinava sempre di pi\u00f9\u2026 quanti timori nei nostri cuori ma anche quante speranze!<\/p>\n\n\n\n<p>Sbarcammo a Montreal il 31 ottobre 1961, alla dogana una guardia-donna, ci accolse con un bel sorriso dicendo: \u201cSiete italiane, siete le benvenute, noi ce l\u2019abbiamo solo con gli Inglesi!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sugli annunci mia madre, dopo pochi giorni, trov\u00f2 lavoro presso una sarta francese che le anticip\u00f2 due settimane di salario. Anch\u2019io sul giornale cercai un monolocale in affitto e con quei soldi fummo in grado di dare l\u2019acconto. Trovai anch\u2019io lavoro, in una farmacia, non avevo nessuna esperienza ma avevano bisogno di qualcuno che parlasse Italiano. Fu il mio primo lavoro, sono stata fortunata, l\u00ec tutti mi accolsero con gentilezza, feci delle amicizie.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo arrivate da circa due mesi, ho ancora un ricordo intenso e nitido di quel lontano primo Natale del 1961. Malgrado le nostre possibilit\u00e0 economiche limitate, mia madre volle preparare un pranzetto speciale per farmi sentire l\u2019atmosfera natalizia. Andammo a fare la spesa, comprammo una gallina da brodo, pasta, insalata, alcune arance ed una piccola torta. Una festa! Un ragazzino ci accompagn\u00f2 a casa con la spesa sulla sua slitta. Mia madre cucin\u00f2 con allegria, voleva un po&#8217; alleggerire la nostra tristezza. Il tavolino pieghevole, fissato alla finestra, fungeva da tavolo; ci sedemmo contente per assaporare il buon pranzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Volgendo lo sguardo verso la finestra, il panorama che ci si prospett\u00f2 fu una distesa di neve, le villette intorno ed i giardinetti erano coperti da un\u2019alta coltre bianca. Regnava un silenzio spettrale, le strade erano deserte. Fissammo un attimo quella desolazione poi ci guardammo con le lacrime agli occhi, cosa ci facevamo l\u00ec, sole, in quella landa cos\u00ec inospitale? I pensieri volarono ai nostri cari lontani in Italia, agli amici lasciati a Parigi, al nostro passato. Ci abbracciammo commosse poi ci riprendemmo da quel momento di sconforto, piano piano ritrovammo il sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevamo il cuore pieno di speranza, di aspettative, cosa ci avrebbe serbato questa nostra nuova vita?<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pochi mesi, a fine gennaio, mia madre decise di tentare la sorte a New York. Tramite Franco Leggio ebbe l\u2019indirizzo di un compagno di Brooklyn, di origine ragusana, che si chiamava anche lui Occhipinti, gli scrisse; questi, dopo aver preso dai compagni informazioni su mia madre, la invit\u00f2 a stare da loro sino a quando non avrebbe trovato lavoro. Part\u00ec in treno, anche l\u00ec gli addii furono tristi, ovviamente con la promessa di richiamarmi appena si sarebbe sistemata. Rimasi a Montr\u00e9al nel monolocale, non distante dalla farmacia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciai anche a prendere le prime lezioni private di canto, mi volevo preparare per sostenere gli esami di ammissione al Conservatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo poche settimane mia madre trov\u00f2 lavoro in una fabbrica, ovviamente in nero perch\u00e9 non aveva il permesso di soggiorno. Dopo qualche mese riusc\u00ec a risparmiare abbastanza per poter prendere in affitto un piccolo appartamento a Brooklyn. Mi disse di raggiungerla.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciai il mio lavoro in farmacia, l\u2019appartamentino, salutai i pochi amici e presi il treno per <a>New York<\/a>. All\u2019ufficio immigrazione americano mi fecero diverse domande ma dissi che andavo a trovare uno zio, fratello di mia madre (diedi lo stesso indirizzo della famiglia Occhipinti che aveva cos\u00ec gentilmente ospitato mia madre per un breve periodo). Mi accordarono il visto turistico solo per un mese. La mia ambizione era di prepararmi agli esami d\u2019ammissione della prestigiosa Scuola di Musica Juliard.<\/p>\n\n\n\n<p>Se avessi potuto farcela, l\u2019Immigrazione mi avrebbe dato un visto come studentessa e sarei stata tranquilla per un po&#8217;. Cercai un Maestro di Canto, ne trovai uno bravo, cubano di origine spagnola, l\u00ec conobbi diversi allievi cubani, tutti allegri e simpatici. Con loro imparai abbastanza bene lo Spagnolo, ovviamente anche il mio Inglese migliorava visto che ero obbligata a parlarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le materie musicali da preparare erano diverse, ero giovane e agli inizi degli studi, mi impegnavo, ma non potevo certo fare miracoli in poco tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto ogni mese mi dovevo ripresentare all\u2019Immigrazione per il visto, me lo accordavano sempre di mese in mese, uno stillicidio! Dopo quasi un anno di questi rinnovi mensili, ero quasi pronta per gli esami di ammissione alla Juliard ma l\u2019immigrazione non volle pi\u00f9 rinnovarlo. Mi dissero che ero troppo giovane per rimanere l\u00ec da mio zio e che dovevo restare in Canada dai miei genitori! Potevo dir loro che in Canada non avevo nessuno e che mia madre era clandestina a New York? Ancora una volta lasciai i pochi amici, la citt\u00e0 di New York dove mi ero ben inserita e ripresi il treno. Gli addii furono di nuovo drammatici, mia madre mi promise che avrebbe fatto di tutto per farmi ritornare al pi\u00f9 presto, era anche preoccupata per la mia situazione precaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna a Montreal mi ripresero in farmacia e cercai un appartamentino l\u00ec vicino. Il proprietario della farmacia era un ebreo di origine russa, una persona squisita che amava l\u2019Arte e nei momenti vuoti facevamo delle lunghe conversazioni, mi raccontava della sua infanzia, anche lui emigrato con i suoi fratelli e i genitori russi che non parlavano Inglese. Avevano fatto enormi sacrifici per far studiare i loro figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre era pi\u00f9 tranquilla sapendomi sistemata con lavoro e casa. Il suo grande rammarico era di non avere mai potuto mantenermi agli studi; ho iniziato a lavorare a 17 anni e ho sempre lavorato e studiato, non avevo scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pochi mesi feci domanda di lavoro a Bell Canada, la compagnia dei telefoni: fui subito assunta. Ripresi anche a studiare per affrontare gli esami d\u2019ammissione al Conservatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in quel periodo che maturai la consapevolezza di pensare alla mia vita, di non seguire pi\u00f9 mia madre. Avevo ormai un buon lavoro e i miei studi richiedevano stabilit\u00e0 ed impegno. Avevo anche incontrato Angelo, un giovane greco, ci eravamo innamorati. Diverse volte avevamo fatto visita a mia madre a New York, lei non era molto favorevole a questa relazione; anche se stimava Angelo, era convinta che non fosse l\u2019uomo giusto per capirmi e farmi felice. Ovviamente non le diedi retta; dopo due anni ci sposammo a Montreal nella chiesa greco-ortodossa. Fui accompagnata all\u2019altare dal farmacista; mi viene da sorridere quando penso alle varie religioni presenti durante quella cerimonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre venne da New York per assistere al matrimonio, mi disse che la figlia di una ribelle si era a sua volta ribellata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontro con Marilena Licitra, cantante per vocazione e per destino figlia di Maria Occhipinti Nella tua vita hai fatto la cantante lirica?Sarebbe stato il mio sogno che ho inseguito per degli anni ma le difficili vicissitudini della mia vita mi hanno impedito di realizzarlo. Ho dovuto continuamente lavorare e il bel canto richiede costanza, diligenza e continuit\u00e0. E comunque mi ci sono dedicata con passione e ho avuto la soddisfazione di fare molti concerti e recital, cantando in diverse lingue. Ogni volta il mio cuore si riempiva di gioia.La mia vita \u00e8 stata difficile assai. 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