{"id":3217,"date":"2026-04-14T00:01:00","date_gmt":"2026-04-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3217"},"modified":"2026-04-04T11:00:24","modified_gmt":"2026-04-04T09:00:24","slug":"in-viaggio-tra-fatalismo-e-magnifiche-sorti-e-progressive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/04\/14\/in-viaggio-tra-fatalismo-e-magnifiche-sorti-e-progressive\/","title":{"rendered":"In viaggio tra fatalismo e magnifiche sorti e progressive"},"content":{"rendered":"\n<p>Esiste nell\u2019immagine della Sicilia una impronta del fatalismo, ovvero dello stare fuori dal tempo e dalla storia: una categoria dove tutto \u00e8 immutabile e niente pu\u00f2 essere cambiato. In cui la sorte di ciascuno (o meglio dell\u2019intera popolazione) \u00e8 data una volta per tutte, un destino al quale non si pu\u00f2 sfuggire. L\u2019antropologo Luigi Lombardi Satriani, uno dei pi\u00f9 autorevoli del secolo scorso, dedic\u00f2 a questo tema una parte del suo saggio sul folklore del Sud, che fa da introduzione al volume Santi, streghe e diavoli. Siamo nel 1971. Per Satriani le tradizioni popolari del meridione sono manifestazioni di una cultura della miseria che produce il terrore di vivere e poi \u00abdi volta in volta, della fame, di oscure forze del male, terrore del domani, degli altri, dello stato, della morte\u00bb. <br>Un modo per alleviare queste paure \u00e8 darle un senso, credendo che tutto ci\u00f2 che accade sia frutto della sorte. \u00abLe modalit\u00e0 della vita di ciascun uomo &#8211; scrive Satriani sulle credenze popolari meridionali &#8211; sono fissate sin dalla sua nascita con decisioni inappellabili del Destino: le esistenze individuali, perci\u00f2, le vogliano o no gli uomini, non potranno che essere conformi a tali decreti\u00bb.<br>Satriani indica testimonianze di questo atteggiamento nel folklore siciliano. A partire dalla leggenda di San Giuseppe e la levatrice, raccolta a Modica. Lei fa nascere un bimbo, il santo le chiede di che colore fosse l\u2019acqua dopo averlo lavato. Lei risponde: color lupino. San Giuseppe sentenzia: \u00abMeglio morire in fasce! Giacch\u00e9 chi nel bagno tinger\u00e0 l\u2019acqua color lupino, dar\u00e0 segno infallibile di una mala vita: l\u2019uomo sar\u00e0 ladro e la donna sar\u00e0 prostituta\u00bb. Ecco il Destino che incombe, in cui la cultura della miseria e una fede religiosa dominata dalla superstizione si alleano per giustificare il fatto che ciascuno debba rimanere nella vita al proprio posto. Da qui rituali per ingraziare la sorte come una invocazione di Borgetto che prevede in finale tre paternostri, tre ave Maria, tre gloria-patri e il segno della croce. <br>C\u2019\u00e8 un modo per sfuggire la sorte o meglio la malasorte? Satriani cita due proverbi raccolti da Giuseppe Pitr\u00e8: Cu cangia casa, cangia fortuna (Caltanissetta) e Cangia locu, c\u00e0 cangi sorti (Catania). Quindi in Sicilia c\u2019\u00e8 il Destino, fuori Sicilia il mondo delle possibilit\u00e0. Questo \u00e8 avvenuto certamente fino agli anni in cui scriveva Satriani, quando, dopo le Americhe, l\u2019Australia, il Belgio e la Germania, erano le industrie del Nord ad attirare migliaia e migliaia di siciliani, offrendo un posto sicuro. <br>Ancora si dice chi nesci arrinesci. Colpisce che questi motti possano essere validi oggi per tutti quei ragazzi siciliani (la nostra meglio giovent\u00f9) che oggi studiano, parlano l\u2019inglese correntemente (a volte il cinese) e poi trovano lavoro lontano dalla Sicilia, cambiando la loro sorte. Ma torniamo al folklore come specchio della societ\u00e0. Da un lato c\u2019\u00e8 il fatalismo, dall\u2019altro come dice un altro proverbio siciliano la furtuna \u00e9 fatta a rota, sempri vota e sbota (gira e rigira). Satriani conclude che esiste una \u00abcontraddizione irrisolta\u00bb, un sottilissimo filo in tensione tra inerzia e operativit\u00e0, una ambivalenza del folklore meridionale. <br>La stessa ambivalenza si trova in una frase celebre: le magnifiche sorti e progressive dell\u2019umanit\u00e0. Il primo a vergarla fu Terenzio Mamiani della Rovere, patriota risorgimentale che, chiude cos\u00ec la prefazione ai suoi Inni Sacri del 1832. Ovvero il credo di un progresso inarrestabile, che avrebbe migliorato sempre di pi\u00f9 le vite degli uomini. A rendere celebre questa frase \u00e8 stato Giacomo Leopardi, cugino di Mamiani, nei versi de La Ginestra, appena quattro anni dopo. \u00abDipinte in queste rive\/Son dell\u2019umana gente\/Le magnifiche sorti e progressive\/Qui mira e qui ti specchia,\/Secol superbo e sciocco\u00bb. Con un senso opposto conseguenza dal suo pessimismo cosmico, Leopardi irride chi crede nella certezza del progresso: l\u2019uomo \u00e8 fragile di fronte alla natura e alla storia. Il lieto fine \u00e8 una chimera. Le magnifiche sorti e progressive sono state adottate dal credo marxista per indicare il destino luminoso del proletariato. Nel crollo delle ideologie del secondo Novecento sono divenute la frase simbolo di questa crisi. Le magnifiche sorti non si sono realizzate nei paesi comunisti, n\u00e9 altrove. Stiamo sull\u2019ottovolante della storia. <br>Torniamo in Sicilia. La stessa tensione la possiamo rintracciare fra Tomasi di Lampedusa e Andrea Camilleri. Il primo nel Gattopardo parla di facce straniere che celebrano \u00able magnifiche sorti e progressive di una rinnovata Sicilia unita alla risorta Italia\u00bb. Per Tomasi una illusione. La sua tesi \u00e8 nota: cambiare tutto per non cambiare niente. Il fare come peccato imperdonabile. Camilleri contiene in s\u00e9 la stessa tensione tra le due anime di cui si \u00e8 nutrito: le tradizioni popolari siciliane (con il bagaglio di fatalismo) e quella di uomo di sinistra, che coltiva l\u2019impegno civile e le speranza in un mondo migliore. La forma dell\u2019acqua si apre con la descrizione dei resti di uno stabilimento chimico inaugurato \u00abquando pareva tirasse il vento delle magnifiche sorti e progressive, poi quel venticello rapidamente si era cangiato in un filo di brezza e quindi si era abbacato del tutto: era stato capace per\u00f2 di fare pi\u00f9 danno di un tornado, lasciandosi alle spalle una scia di cassintegrati e disoccupati\u00bb. Camilleri ironizza, altro che magnifiche sorti!<br>Alla fine dell\u2019Ottocento, il ballo Excelsior di Luigi Manzotti celebra la sconfitta dell\u2019oscurantismo, le nazioni della terra festeggiano, con la Scienza, il Progresso, la Fraternit\u00e0 e l\u2019Amore, l\u2019apoteosi finale della Luce e della Pace. Pochi anni dopo il sogno illuministico di un destino di progresso \u00e8 spezzato nel sangue nelle trincee della prima guerra mondiale. Il fatalismo ottimista si \u00e8 rivelato fallace. <br>In Sicilia i ponti del web del mondo globalizzato hanno spento ogni isolitudine. Il fatalismo siciliano, il fatalismo pessimista, \u00e8 uno stereotipo. Non c\u2019\u00e8 un destino, se volete cinico e baro, che abbia stabilito una volta per tutte la nostra sorte. Pesano i comportamenti, le scelte. Andare o restare? E poi, tornare o non tornare? Chi \u00e8 il commissario Montalbano se non un siciliano che \u00e8 rimasto a casa e cerca di rimettere le cose a posto, in una societ\u00e0 complessa tra mafie, opportunisti e brave persone? Camilleri-Montalbano ci dice: sono tempi difficili, svolgiamo al meglio il nostro compito. A Vigata come a Milano oppure a Londra. <br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste nell\u2019immagine della Sicilia una impronta del fatalismo, ovvero dello stare fuori dal tempo e dalla storia: una categoria dove tutto \u00e8 immutabile e niente pu\u00f2 essere cambiato. In cui la sorte di ciascuno (o meglio dell\u2019intera popolazione) \u00e8 data una volta per tutte, un destino al quale non si pu\u00f2 sfuggire. L\u2019antropologo Luigi Lombardi Satriani, uno dei pi\u00f9 autorevoli del secolo scorso, dedic\u00f2 a questo tema una parte del suo saggio sul folklore del Sud, che fa da introduzione al volume Santi, streghe e diavoli. Siamo nel 1971. 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