{"id":3196,"date":"2026-04-14T00:01:00","date_gmt":"2026-04-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=3196"},"modified":"2026-03-28T21:35:12","modified_gmt":"2026-03-28T20:35:12","slug":"costretti-ad-emigrare-sfidando-la-sorte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/04\/14\/costretti-ad-emigrare-sfidando-la-sorte\/","title":{"rendered":"Costretti ad emigrare sfidando la sorte"},"content":{"rendered":"\n<p><em>\u201cAvevamo quindi il diritto e anche il dovere di rifiutare quella miseria e di conseguenza impegnarci fino alla morte per migliorare quella condizione, se non per eliminarla\u201d (dal libro \u201cPap, Ngagne e gli altri\u201d di Mbacke Gadji (Edizioni Dell\u2019Arco)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quanto coraggio e quanta \u201cincoscienza\u201d ci volevano per prendere una nave diretta negli Stati Uniti, un aereo per l\u2019Australia o un treno per il Nord Europa, muniti di una valigia di cartone rattoppata e stracolma, senza conoscere una sola parola di inglese? E quanto coraggio, quanta \u201cincoscienza\u201d ci vogliono oggi per sfidare il deserto, i lager libici e poi il mare, spesso senza neanche saper nuotare? Probabilmente \u00e8 la disperazione a rappresentare la pi\u00f9 grande motivazione possibile. Un concetto valido anche nel cosiddetto \u201cnord\u201d del mondo. Gli impoveriti dalla Grande Depressione americana degli anni 30 si spostarono con mezzi di fortuna dal Midwest alla California (<em>esperienza narrata da Steinbeck nel suo romanzo \u201cFurore\u201d del 1939, poi ripreso nell\u2019omonimo film di John Ford del 1940 e infine da Bruce Springsteen con la canzone \u201cThe ghost of Tom Joad\u201d nel 1995<\/em>); gli italiani da sempre emigrano ovunque nel globo; ed avviene massicciamente tutt\u2019oggi, trasferendo competenze e risorse a dispetto di un\u2019appartenenza, sulla carta, alle prime 10 potenze economiche mondiali. Altro tema centrale \u00e8 rappresentato dai conflitti che insanguinano mezzo mondo. Gi\u00e0 anticamente, ad esempio, il popolo inuit fugg\u00ec dalle guerre e prefer\u00ec l\u2019ostilit\u00e0 dei ghiacci groenlandesi alla barbarie (<em>fonte: \u201cDove il vento grida pi\u00f9 forte\u201d libro di Robert Peroni, edito da Sperling&amp;Kupfer<\/em>). E poi l\u2019Africa, stritolata dalle politiche coloniali, saccheggiata, sfruttata e poi abbandonata (il Rwanda \u00e8 esempio sanguinoso di ci\u00f2. Francesi e belgi prima crearono le divisioni etniche per dominare il Paese; poi, quando le tensioni che tali divisioni avevano comportato esplosero, lasciarono il popolo a s\u00e9 stesso causando, di fatto, 1 milione di morti). Il mondo \u00e8 complicato. E, come disse alcuni anni fa il relatore di un convegno dell\u2019ONG Mani Tese, <em>\u201cper problemi complessi ci vogliono soluzioni complesse\u201d<\/em>. L\u2019immigrazione \u00e8 un fenomeno che andrebbe governato con competenza. Non \u00e8 certo con gli slogan che se ne esce e neanche con preconcetti e ragionamenti ideologici. Purtroppo la politica va spesso proprio in quella direzione sbagliata. Se qualcuno, a sinistra, sostenendo che \u201cl\u2019immigrazione \u00e8 un non problema\u201d, non eccelle in realismo, ignorando criticit\u00e0 molto importanti (mafia nigeriana, quartieri ghetto, lo spaccio nei parchi e nelle stazioni delle grandi citt\u00e0, i pericoli di infiltrazioni jihadiste soprattutto nelle aree di Bruxelles e Parigi); dall\u2019altro lato, una destra irresponsabile cerca ignobilmente il consenso gridando \u201cAl lupo! Al lupo!\u201d senza pensare alle conseguenze di un clima di odio irrazionale che innesca le micce del razzismo e dell\u2019intolleranza. Eppure esperienze come quella (gi\u00e0 raccontata in queste pagine) di Mechelen\/Malines in Belgio ci dimostrano come le politiche serie di inclusione e integrazione generino sicurezza. Perch\u00e9 quando una persona ha la possibilit\u00e0 di imparare la lingua, di formarsi e di fare un lavoro dignitoso, di avere risposte certe e congruenti alle richieste di documentazione, si sentir\u00e0 parte attiva della societ\u00e0 che lo ha accolto e diventer\u00e0 una risorsa preziosa e motivata. Il tutto con l\u2019ausilio di giusti filtri, la mediazione interculturale, la cura di alcuni disturbi psichiatrici gravi causati dai traumi subiti, i controlli e la perseguibilit\u00e0 di eventuali reati, devianze, speculazioni, tutto quello che pu\u00f2 verificarsi. \u00c8 dimostrato che il sistema Paese ha bisogno dei migranti, sia come forza lavoro che ai fini pensionistici. \u00c8 facile? No, non lo \u00e8. Ma potrebbe essere una grandissima opportunit\u00e0 per tutti. Se invece si continua a gettare indiscriminatamente benzina sul fuoco l\u2019avvenire non potr\u00e0 che essere cupo. L\u2019Uganda, uno dei Paesi pi\u00f9 poveri del mondo, \u00e8 riuscito ad accogliere quasi 2 milioni di rifugiati e richiedenti asilo (<em>stime UNHCR 2025<\/em>) che fuggivano dalle guerre del Sudan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo. Oggi il loro sistema nazionale \u00e8 sicuramente sotto pressione a causa di questi numeri ma la loro scelta dovrebbe ispirarci per riscoprire una via di umanit\u00e0, di priorit\u00e0 da preservare che, coniugate con le competenze adeguate, le giuste attenzioni agli equilibri occupazionali e sociali, potrebbero aprirci un orizzonte possibile e radioso. Ci sono gi\u00e0 delle esperienze concrete in questa direzione. Ad esempio il progetto FIERI (Fabbrica Interculturale Ecosostenibile del Riuso) che a Catania ha fatto incontrare persone (e professionalit\u00e0) africane e siciliane. Un luogo di condivisione, lavoro e creativit\u00e0, un laboratorio (artigianato, falegnameria, sartoria) peraltro pienamente \u201cecosostenibile\u201d (come l\u2019acronimo suggerisce), in quanto il materiale lavorato \u00e8 potenziale \u201cspazzatura\u201d recuperata e trasformata in risorsa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3197\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI.jpg 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-300x139.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-768x356.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-425x197.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Se invece rimarremo ostaggi della paura verso l\u2019altro nulla di buono potr\u00e0 accadere. Vogliamo che il nostro Paese guardi al \u201cmodello\u201d Trump (muri, deportazioni, privazioni dei diritti fondamentali)? Cosa stanno diventando gli Stati Uniti? Sono forse oggi un luogo pi\u00f9 sicuro in cui vivere? Non credo proprio.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3200\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-2.jpg 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-2-300x139.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-2-768x356.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FIERI-2-425x197.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Foto gentilmente fornite dalle operatrici di FIERI<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>*Nella foto di copertina il monumento \u201cAngeli inconsapevoli (Angels unawares)\u201d, situato a piazza San Pietro, realizzato dall\u2019artista canadese Timothy Schmalz e inaugurato da Papa Francesco nel 2019<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAvevamo quindi il diritto e anche il dovere di rifiutare quella miseria e di conseguenza impegnarci fino alla morte per migliorare quella condizione, se non per eliminarla\u201d (dal libro \u201cPap, Ngagne e gli altri\u201d di Mbacke Gadji (Edizioni Dell\u2019Arco) Quanto coraggio e quanta \u201cincoscienza\u201d ci volevano per prendere una nave diretta negli Stati Uniti, un aereo per l\u2019Australia o un treno per il Nord Europa, muniti di una valigia di cartone rattoppata e stracolma, senza conoscere una sola parola di inglese? 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