{"id":294,"date":"2025-01-14T00:01:00","date_gmt":"2025-01-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=294"},"modified":"2025-01-11T17:22:23","modified_gmt":"2025-01-11T16:22:23","slug":"fratelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/01\/14\/fratelli\/","title":{"rendered":"Fratelli?"},"content":{"rendered":"\n<p>29&nbsp;giugno 1916.&nbsp;San Martino del Carso.<br>Il XIX&nbsp;Battaglione&nbsp;Fanteria&nbsp;della Brigata&nbsp;Brescia&nbsp;viene falcidiato dal gas&nbsp;nervino&nbsp;austriaco.<br>Le brulle doline&nbsp;carsiche&nbsp;sono&nbsp;costellate di morti, le trincee e i rifugi, le pietraie lunari rese scarne dalle artiglierie.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne parla (e ne scrive) Massimo Bubola, nel\u00a0suo <em>Ballata senza nome<\/em>, sorta di\u00a0\u2018<em>Spoon\u00a0River<\/em>\u2019\u00a0italica\u00a0dedicata al milite ignoto.\u00a0<br>Massimo Bubola, oltre che grande chitarrista e compositore, legato a doppio filo ad alcune delle\u00a0opere pi\u00f9 brillanti di Fabrizio De Andr\u00e9, \u00e8 uno storico riconosciuto\u00a0nell\u2019ambito della\u00a0Prima Guerra Mondiale. Il suo capillare e devoto lavoro di ricostruzione umana, il suo vagare\u00a0tra le postazioni\u00a0belliche,\u00a0quella febbrile ricerca di lettere e dispacci\u00a0al solo scopo di tramandare gli orrori di una guerra che,\u00a0per noi italiani\u00a0sulle Dolomiti,\u00a0fu una\u00a0consegna al massacro: tutto questo suo lavoro, dicevo,\u00a0\u00e8\u00a0un\u2019impresa di dissepoltura\u00a0della memoria pi\u00f9 lontana, con\u00a0una\u00a0dedizione quasi archeologica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&lt;&lt; [\u2026] Nel nostro inferno&nbsp;<\/em><em>ci sono baionette e bombe, mitraglie e fucili, cannoni, munizioni, fili spinati, camion<\/em><em>, catrame, carburante e carbone per fare un fuoco eterno e cucine da campo e dannazione di cavalli morti<\/em><em>&nbsp;da squartare e nessuna bottiglia di vino rosso da bere e lunghi coltelli e diavoli con le stelle<\/em><em>tte che escono che sembrano usciti dalle viscere della terra dove tutto si liquef\u00e0 in un letamaio di ordini avve<\/em><em>lenati che ci impongono di distruggere e corrompere tutto<\/em><em>, bruciando ed eruttando come il culo di Satana in queste trincee\u2026<\/em><em>&nbsp;&gt;&gt;&nbsp;<\/em><em>[1]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono descrizioni che fanno rimando non soltanto a Masters, ed alla sua <em>Antologia di&nbsp;<\/em><em>Spoon<\/em><em>&nbsp;River<\/em>&nbsp;<em>[2]<\/em>&nbsp;(cui anche De Andr\u00e9 si ispir\u00f2, per il suo album del 1971, <em>Non al denaro non all\u2019amore n\u00e9 al cielo<\/em>), ma anche&nbsp;&#8211;&nbsp;per le oscene&nbsp;insensatezze dell\u2019animo umano&nbsp;\u2013&nbsp;al&nbsp;ben meno indulgente Louis-Ferdinand&nbsp;C\u00e9line, soprattutto nel suo <em>Via<\/em><em>ggio al termine della notte<\/em>: &lt;&lt;&nbsp;<em>La grande sconfitta, in tutto, \u00e8 dimen<\/em><em>ticare, e soprattutto quel che ti ha fatto crepare, e crepare senza capire mai&nbsp;<\/em><em>fino a qual punto gli uomini sono carogne [\u2026]<\/em>&nbsp;&gt;&gt;&nbsp;<em>[<\/em><em>3<\/em><em>]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In quello stesso pomeriggio, le compagnie rimaste in retrovia&nbsp;venivano gi\u00f9 dal Monte San Michele, sotto a una pioggia purificatrice, inconsapevoli di quella strage, di quei commilitoni&nbsp;sterminati&nbsp;\u2013 in vece loro -senza poter opporre una&nbsp;minima&nbsp;resistenza organizzata,&nbsp;senza alcuna speranza di scampo. Giovani innocenti&nbsp;strappati alla vita&nbsp;senza mezzi e&nbsp;senza consapevolezza.&nbsp;&lt;&lt; [\u2026]<em>&nbsp;<\/em><em>\u00c8<\/em><em>&nbsp;cos\u00ec dura sbarazzarsi di<\/em><em>&nbsp;<\/em><em>se <\/em><em>stessi, in guerra!<\/em>&nbsp;&gt;&gt;&nbsp;<em>[<\/em><em>3<\/em><em>]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tra quei soldati&nbsp;di retrovia,&nbsp;rientrati a Mariano del Friuli&nbsp;e&nbsp;completamente all\u2019oscuro&nbsp;di quella strage, vi \u00e8 un giovane letterato, corrispondente per&nbsp;il&nbsp;giornale di trincea <em>Sempre avanti<\/em>, arruolatosi nel novembre 1915&nbsp;aderendo alla campagna interventista&nbsp;del governo italiano.<br>\u00c8&nbsp;nato in Egitto, ad Alessandria, nel 1888, e l\u00ec \u00e8 rimasto&nbsp;fino all\u2019et\u00e0 di 24 anni, quando&nbsp;\u00e8&nbsp;volato&nbsp;fino a Parigi per frequentare la Sorbona e il&nbsp;<em>Coll\u00e8ge&nbsp;de France<\/em>, stringendo amicizie con Apollinaire, Picasso, Modigliani, De Chirico, Palazzeschi e Papini, e pubblicando poesie d\u2019ispirazione futurista.&nbsp;<br>Con lo scoppio della Grande Guerra,&nbsp;decide di partire per il fronte.<br>Sicuramente&nbsp;la sua scelta \u00e8 dettata&nbsp;anche&nbsp;dalla legittima aspirazione \u2013 per lui esule&nbsp;\u2013 di&nbsp;divenire un&nbsp;\u2018<em>italiano di popolo<\/em>\u2019. Probabilmente,&nbsp;il suo anarchismo giovanile e intellettuale lo spinge&nbsp;(un po\u2019 alla Byron) a&nbsp;tentare di&nbsp;comprendere meglio il&nbsp;rapporto tra guerra e poesia, tra&nbsp;morte e interiorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ma&nbsp;quei fatti del 29&nbsp;Giugno&nbsp;del 1916, dopo l\u2019esperienza vissuta tra topi, ossame,&nbsp;ghiaccio&nbsp;stenti&nbsp;e&nbsp;disumanit\u00e0, e&nbsp;dopo&nbsp;quella discesa&nbsp;dal Monte&nbsp;San Michele,&nbsp;sotto la scrosciante pioggia alpina&nbsp;in&nbsp;una minuscola parentesi di flebile felicit\u00e0, lo ripiombano dentro a un incubo, sull\u2019orlo del collasso,&nbsp;in una oscurit\u00e0&nbsp;tremante e&nbsp;cosmica.<br>Il giovane letterato si chiama Giuseppe Ungaretti.<br>Egli verga febbrilmente&nbsp;tutto il senso di precariet\u00e0 in un anelito intimo, in una invocazione asciutta, cui dapprima d\u00e0 il titolo di <em>Soldato<\/em>. Poi &#8211; ed \u00e8 il 15&nbsp;Luglio&nbsp;\u2013&nbsp;quello di <em>Fratelli<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Di che reggimento siete<\/em><br><em>fratelli?<\/em><br><em>Parola tremante<\/em><br><em>nella&nbsp;notte<\/em><br><em>Foglia&nbsp;appena nata<\/em><br><em>Nell\u2019aria&nbsp;spasimante<\/em><br><em>involontaria&nbsp;rivolta<\/em><br><em>dell\u2019uomo&nbsp;presente alla sua<\/em><br><em>fragilit\u00e0<\/em><br><em>Fratelli<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fratelli \u00e8 una parola dalla profondit\u00e0 stravolgente, \u00e8 suono dell\u2019anima, \u00e8 un fiotto&nbsp;ancora vivo, \u00e8&nbsp;l\u2019aspirazione&nbsp;tremante&nbsp;a un anelito universale, sgorgati tra le macerie dell\u2019umanit\u00e0,&nbsp;dentro a&nbsp;rocce eterne e&nbsp;nude, laddove&nbsp;si&nbsp;diventa anonima carne da immolare, lapide, croce, buca, fiore, ricordo fatuo. Retorica.<br>E il verso di Ungaretti \u00e8&nbsp;scarno, fatto di immagini&nbsp;intense, \u201c\u2026<em>dovevo dire in fretta, perch\u00e9 il&nbsp;tempo poteva mancare\u2026<\/em>\u201d, scriver\u00e0 parecchi anni dopo.&nbsp;D\u2019altro canto, il suo linguaggio risente della&nbsp;estemporaneit\u00e0,&nbsp;del buio squarciato,dell\u2019inchiostro sangue su margini di giornale, su brandelli&nbsp;di bende, su spazi bianchi di lettere e cartoline.&nbsp;Anche la poesia \u201c<em>Soldati<\/em>\u201d \u00e8&nbsp;dello stesso periodo, lirica e angosciante.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Echeggia&nbsp;il&nbsp;Leopardi de <em>La ginestra<\/em>&nbsp;[3]&nbsp;in questo richiamo alla solidariet\u00e0&nbsp;tra uomini per reagire alle ingiustizie della natura&nbsp;<em>(&lt;&lt;\u2026negli alterni perigli e nelle angosce&nbsp;\/ della guerra comune. [\u2026] &gt;&gt;<\/em>).&nbsp;Quel Leopardi&nbsp;che gli arriv\u00f2 fino alla&nbsp;<em>\u00c9cole&nbsp;Artistique&nbsp;Jacot<\/em>,&nbsp;a&nbsp;Alessandria d\u2019Egitto,&nbsp;sotto forma di riviste di poesia&nbsp;(\u201c<em>Mercure&nbsp;de France<\/em>\u201d e \u201c<em>La Voce<\/em>\u201d), lette insieme all\u2019amico Mohammed&nbsp;Sceab; e quei&nbsp;versi, &lt;&lt;&nbsp;<em>Nobil natura \u00e8 quella \/ che [\u2026] grande e forte \/ mostra se nel soffrir, n\u00e9 gli odii e&nbsp;l\u2019ire&nbsp;\/ fraterne, ancor pi\u00f9 gravi<\/em>\u2026&gt;&gt;&nbsp;<em>[4]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>E, come se non bastasse, anche il Tolstoj di <em>Guerra e pace<\/em>, ci descrive lo stato d\u2019animo dell\u2019uomo che si trova davanti alla morte d\u2019un suo simile, a quella lacerazione intima, a quella ferita interiore che travalica il senso di orrore, all\u2019impatto straziante della cessazione di una esistenza.&nbsp;La stessa che fa aprire Ungaretti, \u2018foglia tremante\u2019 verso il cielo.&nbsp;<em>&lt;&lt;&nbsp;[\u2026]&nbsp;L\u2019amore impedisce la morte. L\u2019amore \u00e8 vita. [\u2026] \u00c8 solo questo che tiene insieme tutto quanto.&nbsp;[\u2026]&gt;&gt;&nbsp;[5]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>E di questi tempi, in cui la guerra ha odore di gas e petrolio, il suono della moneta,&nbsp;le griffe delle stoffe, la velocit\u00e0 dell\u2019informazione, ma anche il fumo delle macerie,&nbsp;l\u2019imperativo propagandistico delle nuove crociate \u00e8 quello di mandare a morire gli ultimi, in nome di bandiere ideali e di fini sempre pi\u00f9&nbsp;alti &amp;&nbsp;nobili.&nbsp;<br>Gli scacchieri sono mossi da mani di burattino, con fili invisibili.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Non vi pu\u00f2 davvero essere via d\u2019uscita, se non con gli occhi della meraviglia e quell\u2019attenzione incerta, di chi&nbsp;spera in residui di umanit\u00e0, accogliendo l\u2019altro&nbsp;davvero&nbsp;come un fratello.&nbsp;<br><br>Ma c\u2019\u00e8 ancora qualcuno, oggi,&nbsp;che va cercando la meraviglia nella fratellanza?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>&lt;&lt; \u2026e se&nbsp;furon&nbsp;due guardie a fermarmi la vita, \/ \u00e8 proprio qui sulla terra la mela proibita, \/&nbsp;e non Dio, ma qualcuno che per noi l\u2019ha inventato,&nbsp;\/&nbsp;ci costringe a sognare in un giardino incantato\u2026&gt;&gt;<\/em><br>(Fabrizio De Andr\u00e9, <em>Il blasfemo<\/em> \u2013 da <em>Non al denaro non all\u2019amore n\u00e9 al cielo<\/em>)&nbsp;<em>[6]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Riferimenti bibliografici<\/em>:<\/strong><br>&#8211;&nbsp;Giuseppe Ungaretti, \u201c<em>Allegria di naufragi<\/em>\u201d<br>&#8211;&nbsp;[1] Massimo Bubola, \u201c<em>Ballata senza nome<\/em>\u201d<br>&#8211;&nbsp;[2]&nbsp;Edgar Lee Masters, \u201c<em>Antologia di&nbsp;Spoon&nbsp;River<\/em>\u201d<br>&#8211;&nbsp;[3]&nbsp;Louis Ferdinand C\u00e9line, \u201c<em>Viaggio al termine della notte<\/em>\u201d<br>&#8211;&nbsp;[4] Giacomo Leopardi, \u201c<em>La ginestra o Fiore del deserto<\/em>\u201d<br>&#8211;&nbsp;[5] Lev Tolstoj, \u201c<em>Guerra e pace<\/em>\u201d<br>&#8211;&nbsp;[6] Fabrizio De Andr\u00e9, \u201c<em>Non al denaro non all\u2019amore n\u00e9 al cielo<\/em>\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>29&nbsp;giugno 1916.&nbsp;San Martino del Carso.Il XIX&nbsp;Battaglione&nbsp;Fanteria&nbsp;della Brigata&nbsp;Brescia&nbsp;viene falcidiato dal gas&nbsp;nervino&nbsp;austriaco.Le brulle doline&nbsp;carsiche&nbsp;sono&nbsp;costellate di morti, le trincee e i rifugi, le pietraie lunari rese scarne dalle artiglierie. Ne parla (e ne scrive) Massimo Bubola, nel\u00a0suo Ballata senza nome, sorta di\u00a0\u2018Spoon\u00a0River\u2019\u00a0italica\u00a0dedicata al milite ignoto.\u00a0Massimo Bubola, oltre che grande chitarrista e compositore, legato a doppio filo ad alcune delle\u00a0opere pi\u00f9 brillanti di Fabrizio De Andr\u00e9, \u00e8 uno storico riconosciuto\u00a0nell\u2019ambito della\u00a0Prima Guerra Mondiale. Il suo capillare e devoto lavoro di ricostruzione umana, il suo vagare\u00a0tra le postazioni\u00a0belliche,\u00a0quella febbrile ricerca di lettere e dispacci\u00a0al solo scopo di tramandare gli orrori di una guerra che,\u00a0per noi italiani\u00a0sulle Dolomiti,\u00a0fu una\u00a0consegna al massacro:<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/01\/14\/fratelli\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":24,"featured_media":332,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"ppma_author":[21],"class_list":{"0":"entry","1":"post","2":"publish","3":"author-giuseppec","4":"post-294","6":"format-standard","7":"has-post-thumbnail","8":"category-189-gennaio-2025"},"authors":[{"term_id":21,"user_id":24,"is_guest":0,"slug":"giuseppec","display_name":"Giuseppe Cusumano","avatar_url":{"url":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/cusumano.jpg","url2x":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/cusumano.jpg"},"0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/294","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/24"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=294"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/294\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":333,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/294\/revisions\/333"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=294"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=294"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=294"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=294"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}