{"id":2831,"date":"2026-02-14T00:01:00","date_gmt":"2026-02-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2831"},"modified":"2026-01-27T16:26:48","modified_gmt":"2026-01-27T15:26:48","slug":"strappatemi-dal-cuore-questo-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/02\/14\/strappatemi-dal-cuore-questo-male\/","title":{"rendered":"Strappatemi dal cuore questo male"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>[\u2026] Questa visione veramente mi ha turbato<br>il cuore nel petto:<br>appena ti guardo un breve istante,<br>nulla mi \u00e8 pi\u00f9 possibile dire, [\u2026]<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Saffo (fine VII sec. a. C. \u2013 inizio VI sec. a. C.), frammento 31 V<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra incredibile, eppure i sentimenti che proviamo per la fine di un rapporto sono gli stessi da secoli, anzi da millenni. Il peso opprimente sul petto, il nodo alla gola e allo stomaco, le numerose lacrime sono i sintomi del mal d\u2019amore pi\u00f9 comuni. La poetessa greca, Saffo, vissuta tra la fine del VII secolo a. C. e l\u2019inizio del VI, li descrive in una composizione celebre di cui possediamo solo un frammento. Ci racconta di come rimanga senza parole nel vedere la donna che ama con un altro uomo. Nei versi successivi continua la descrizione del suo malessere; mentre comincia a sudare, gli occhi smettono di vedere e le orecchie le ronzano. Quelli di cui parla sono indizi della gelosia che prova per l\u2019impossibilit\u00e0 di restare vicina all\u2019oggetto del suo amore.<\/p>\n\n\n\n<p>La malattia d\u2019amore descritta dalla poetessa di Lesbo \u00e8 comune a tutti noi al punto da diventare un vero e proprio modello per gli autori successivi. Tra questi spicca il poeta latino Catullo, che ne rielabora le parole nel celebre carme 51. Lo stesso scrive ancora al carme 76, poema conosciuto anche come \u201cPreghiera agli d\u00e8i\u201d:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>[\u2026] strappatemi dal cuore questo male che mi conduce a rovina, questo flagello<br>che, penetrato come un languore fino in fondo alle fibre,<br>mi ha cacciato via completamente dal petto la gioia. [\u2026]<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Catullo (84 \u2013 54 ca. a. C.), carme 76, \u201cPreghiera agli d\u00e8i\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La relazione con Lesbia \u00e8 giunta al termine, ma l\u2019autore non riesce a superare il dolore per la fine di questo rapporto. Prega allora gli d\u00e8i affinch\u00e9 compiano un atto di piet\u00e0 nei suoi confronti ed estirpino il \u201cmale\u201d dal suo cuore. Definisce il dolore un flagello che gli pervade le membra e impedisce alla gioia di entrargli dentro. Catullo \u00e8 furioso con Lesbia perch\u00e9 lei lo ha tradito (sebbene la loro fosse una relazione extraconiugale, il poeta fa spesso riferimento al patto di fedelt\u00e0 dell\u2019amore legittimo) e si chiede perch\u00e9 non riesca ad allontanarsi da lei che pure lo ha fatto soffrire cos\u00ec tanto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>E allora perch\u00e9 tormentarti pi\u00f9 a lungo?<br>Perch\u00e9 non ti fai coraggio e ti scosti da lei<br>E la smetti d\u2019essere infelice, se i numi ti sono contrari?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono domande semplici; quante volte ci siamo interrogati allo stesso modo alla fine di una relazione d\u2019amicizia o d\u2019amore? E tuttavia non siamo riusciti a troncare subito la relazione con la persona che ci ha causato sofferenza. Nei versi successivi il poeta ci offre la risposta:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>\u00c8 difficile spezzare di colpo un lungo legame d&#8217;amore.<br>Lo so che \u00e8 difficile, ma ci devi riuscire comunque.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il poeta \u00e8 ben consapevole della difficolt\u00e0 dell\u2019impresa, come ci si pu\u00f2 allontanare da una persona con cui si \u00e8 condiviso il mondo? Da qualcuno che \u00e8 stato per noi importante e vitale? Da chi ha rappresentato vita, parole e gioia? All\u2019inizio \u00e8 come chiedere al corpo di smettere di respirare, e per un po\u2019 pare che si abbia dimenticato davvero come si respira. \u00c8 doloroso e impossibile. Si ha spesso la sensazione che possa condurre alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Non so se sei vivo<\/em><br><em>o sei perduto per sempre,<\/em><br><em>se posso ancora cercarti nel mondo<\/em><br><em>o ti debbo piangere mestamente<\/em><br><em>come morto nei pensieri della sera.<\/em><br><em>Ti ho dato tutto: [\u2026]<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Anna Andreevna Achmatova (1889 \u2013 1966), da <strong>\u201cLo Stormo Bianco\u201d, Edizioni San Paolo, 1995<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Queste parole della scrittrice russa Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, definita una delle voci pi\u00f9 alte della poesia novecentesca, sono perfette per descrivere lo smarrimento che segue la fine di un rapporto. L\u2019incredulit\u00e0 nel condurre un\u2019esistenza all\u2019oscuro di quella dell\u2019altro; la sconfitta; il senso di fallimento che segue la conclusione di una relazione sono descritti magistralmente dal verso dell\u2019autrice \u201cTi ho dato tutto\u201d. In questa frase \u00e8 racchiuso il rammarico che questo \u201ctutto\u201d non sia stato sufficiente a mantenere in vita quello che avevano. La poetessa ci ricorda che perdere qualcuno \u00e8 un vero e proprio lutto, che l\u2019altro sia morto oppure no. Bisogna lasciare andare la persona amata e con lei una versione di s\u00e9 stessi, che viveva solo in sua compagnia. Nonostante tutto per\u00f2 continuiamo ad innamorarci e a soffrire per amore, come falene attratte dalle fiamme. Dovremmo aver ormai imparato a tenerci lontano da questi dolori, allo stesso modo in cui abbiamo appreso ad evitare di ingerire piante velenose e a non bruciarci con il fuoco. Invece, ricadiamo negli stessi errori dei nostri predecessori. Ma forse la spiegazione \u00e8 pi\u00f9 semplice di quanto possiamo immaginare; ne vale la pena. Nonostante il dolore immenso che proviamo quando le nostre esistenze si separano da coloro che abbiamo amato; la bellezza, la gioia e il legame che abbiamo sperimentato con loro sono talmente grandi da valere ogni singola lacrima che alla fine abbiamo versato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[\u2026] Questa visione veramente mi ha turbatoil cuore nel petto:appena ti guardo un breve istante,nulla mi \u00e8 pi\u00f9 possibile dire, [\u2026] Saffo (fine VII sec. a. C. \u2013 inizio VI sec. a. C.), frammento 31 V Sembra incredibile, eppure i sentimenti che proviamo per la fine di un rapporto sono gli stessi da secoli, anzi da millenni. Il peso opprimente sul petto, il nodo alla gola e allo stomaco, le numerose lacrime sono i sintomi del mal d\u2019amore pi\u00f9 comuni. La poetessa greca, Saffo, vissuta tra la fine del VII secolo a. 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