{"id":2807,"date":"2026-01-14T00:01:00","date_gmt":"2026-01-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2807"},"modified":"2026-01-14T09:38:18","modified_gmt":"2026-01-14T08:38:18","slug":"sono-un-rompiballe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/01\/14\/sono-un-rompiballe\/","title":{"rendered":"Sono un rompiballe"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono un rompipalle autentico. Quando mi convinco di un ragionamento lo affermo con\u2026 non con forza perch\u00e9 non sono un forzuto\u2026 ma con convinzione ferma e insistente diventando cos\u00ec un rompipalle.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 questa questione del voto a scuola. Da sempre, a scuola, si \u00e8 interrogato e si sono dati i voti ovvero dei numeri da 1 a 10. Da sempre, dalla legge Casati e poi dalla riforma di Gentile, lo schema: \u201cspiegazione \u2013 interrogazione \u2013 voto\u201d \u00e8 stato presente e immutato attraversando indenne tutte le modifiche seguite alla riforma della scuola media unica del 1962 che ha trasformato la scuola d\u2019\u00e9lite a scuola di massa. Fedele nei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando, nel 1972, la riforma Malfatti con Legge delega 30 luglio 1973, 477 li aveva aboliti sostituendoli con i giudizi: scarso, sufficiente, buono, distinto, ottimo che, essendo legati dal concetto di successivo sono numeri a tutti gli effetti (definizione di Giuseppe Peano (1858-1932)). Infatti sono in corrispondenza biunivoca con 4, 6, 7, 8, 9, ovvero sono la stessa cosa. Cambia il suono ma la sostanza \u00e8 identica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sempre stato cos\u00ec, da studenti siamo cresciti in mezzo ai voti, da professori li abbiamo usati, da genitori li abbiamo vissuti. Sono entrati nel nostro DNA per cui dire scuola equivale a dire voti. Negare i voti a scuola \u00e8 una bestemmia. Se lanci l\u2019idea di scuola senza voti sei guardato male. E io che la lancio con insistenza divento un rompipalle.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio ragionamento \u00e8 questo. Il voto \u00e8 un numero, una misura e si misura per selezionare. Se c\u2019\u00e8 da selezionare del personale per coprire certi incarichi allora vanno messi i voti e prendere chi li ha pi\u00f9 alti. Su questo concordiamo. La scuola d\u2019\u00e9lite, finalizzata a formare la futura classe dirigente dell\u2019Italia unita era doveroso e giusto che fosse selettiva e che i giovani fossero in possesso delle competenze necessarie ad esercitare le funzioni dirigenziali. Non era giusto che i figli dei professionisti e dei benestanti fossero, per vari motivi, fortemente avvantaggiati ma la selezione andava fatta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo scorre, la societ\u00e0 cambia e cambia anche la scuola. Con la legge 31 dicembre 1962 n. 1859 fu istituita la scuola media unificata e l\u2019obbligo scolastico fino a 14 anni. Un cambiamento radicale coerente con le nuove condizioni sociali, con il boom economico ecc. e che, di fatto port\u00f2 alla permanenza tra i banchi scolastici a quasi il 100% dei giovani fino al completamento della scuola secondaria superiore. E cambia anche la finalit\u00e0 della scuola, non pi\u00f9 solo selettiva ma: \u201cLa scuola media concorre a promuovere la formazione dell&#8217;uomo e del cittadino secondo i principi sanciti della Costituzione e favorisce l&#8217;orientamento dei giovani ai fini della scelta dell&#8217;attivit\u00e0 successiva\u201d. Se cambia la finalit\u00e0 occorre rivedere lo strumento \u201cspiegazione \u2013 interrogazione \u2013 voto\u201d che invece rimane invariato. Fedele nei secoli. Gli insegnanti sono cos\u00ec affezionati ai voti che oltre ai dieci previsti dalla legge ne hanno inventati altrettanti se non di pi\u00f9 con i mezzi voti, i pi\u00f9, i pi\u00f9 pi\u00f9, i meno, i meno meno\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>E perci\u00f2 si continua a misurare e per\u00f2 non si seleziona pi\u00f9. E non si seleziona perch\u00e9 non si saprebbe dove allocare i giovani considerato che l\u2019artigianato \u00e8 quasi scomparso e perch\u00e9 nelle campagne e nelle fabbriche si \u00e8 ridotta l\u2019occupazione per lo sviluppo della meccanizzazione e parecchio del lavoro \u00e8 fatto dalle macchine. Si \u00e8 sviluppato invece il terziario e perci\u00f2 servono impiegati e, con diploma o senza, un posto dietro una scrivania si trova, tanto le pratiche d\u2019ufficio si imparano presto sul posto di lavoro. E non si seleziona anche perch\u00e9 non si saprebbe come occupare gli insegnanti in esubero. Si perviene cos\u00ec ad una scuola che misura ma non seleziona. Roba da cretini. E magari ci si lamenta per la scarsa credibilit\u00e0 della scuola e quasi unanimamente si d\u00e0 la colpa al sessantotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora la mia domanda: \u00e8 proprio necessario misurare e mettere il voto? La mia risposta \u00e8: S\u00cc per la parte professionalizzante e NO per la parte formativa. Mi aiuto con un esempio. Se una persona vuole fare il pianista concertista deve conoscere bene le note, saper leggere bene gli spartiti e muovere agilmente le dita. Se invece si accosta alla musica per godere della sua bellezza pu\u00f2 benissimo ignorare note e spartiti. E comunque questa sua ignoranza non arreca danno alcuno alla collettivit\u00e0 che pertanto non ha il dovere di misurare e selezionare.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza penso una scuola con due percorsi paralleli: uno professionalizzante selettivo, fortemente selettivo e uno formativo assolutamente non selettivo e finalizzato a far godere il piacere della lettura, dell\u2019ascolto della musica, del fine ragionare, dell\u2019acquisizione di strumenti culturali\u2026 la cultura \u00e8 come un buon caff\u00e8, s\u2019ha da gustare. &nbsp;In questo secondo ha senso interrogare, misurare e assegnare i voti? Non \u00e8 invece pi\u00f9 adatto, pi\u00f9 opportuno, pi\u00f9 costruttivo dialogare? &nbsp;Nel dialogo si confrontano diversi punti di vista, quello dell\u2019insegnante, quello del libro di testo, quello dell\u2019alunno, si impara il rispetto degli altri e che non c\u2019\u00e8 una unica verit\u00e0 vera da inghiottire e da misurarne la quantit\u00e0 inghiottita. Si potrebbe tradurre in un percorso formativo con un titolo di studio senza valore legale.<\/p>\n\n\n\n<p>E da un po&#8217; che sostengo questo ragionamento ma nessuno mi d\u00e0 retta. E io insisto e divento un rompipalle aggravato dalla mia formazione matematica per cui il mio sillogismo diventa perentorio: il voto \u00e8 una misura, si misura per selezionare, la scuola che misura e non seleziona perde credibilit\u00e0, cvd come volevasi dimostrare. Pi\u00f9 sono perentorio e pi\u00f9 sono giudicato un rompipalle, un rompipalle d\u2019alto grado. E c\u2019\u00e8 chi mi giudica un rompipalle anche per atteggiamenti di poca importanza. Mi capita di dover, all\u2019uscita da un qualche evento, chiedere un passaggio ad un amico che gentilmente si presta. All\u2019uscita mi accodo all\u2019amico senza dir nulla. Viceversa mi capita di offrire io un passaggio ad un amico e, all\u2019uscita, mi sento chiedere: \u201cdove hai la macchina?\u201d Non \u00e8 facile rispondere: dovresti indicare il luogo pi\u00f9 o meno esatto, ma soprattutto a che scopo? Cos\u00ec rispondo: in America\u2026 e, da un po&#8217; a questa parte, in Cina. Regolarmente l\u2019amico mi apostrofa: sei un rompipalle. E io replico: esatto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono un rompipalle autentico. Quando mi convinco di un ragionamento lo affermo con\u2026 non con forza perch\u00e9 non sono un forzuto\u2026 ma con convinzione ferma e insistente diventando cos\u00ec un rompipalle. C\u2019\u00e8 questa questione del voto a scuola. Da sempre, a scuola, si \u00e8 interrogato e si sono dati i voti ovvero dei numeri da 1 a 10. 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