{"id":2802,"date":"2026-01-14T00:01:00","date_gmt":"2026-01-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2802"},"modified":"2026-01-13T19:20:56","modified_gmt":"2026-01-13T18:20:56","slug":"il-palladio-il-talismano-dellantichita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/01\/14\/il-palladio-il-talismano-dellantichita\/","title":{"rendered":"Il Palladio: il talismano dell\u2019antichit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 istintivo: sentendo o leggendo <em>Palladio<\/em>, immediato, il pensiero va a qualcosa di sferico. Tolti il celebre architetto rinascimentale veneziano e l\u2019elemento chimico (e non mi pare che fossero palliformi), il Palladio di cui vi parler\u00f2 non \u00e8 tondo e non c\u2019entra nulla con la palla. Quindi nemmeno Atena Pallade ha nulla a che vedere con l\u2019oggetto ludico, il cui etimo pare sia longobardo. Il nostro Palladio era una statua di legno verticale, rigida e sottile, la cui forma richiamava la stabilit\u00e0 incrollabile di una colonna o di una lancia piantata nel terreno. Per gli antichi, infatti, il termine richiamava il verbo greco <em>p\u00e1llein<\/em>, ovvero l&#8217;atto di scuotere la lancia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella penombra del Tempio di Vesta, nel cuore del Foro Romano, per secoli \u00e8 stato custodito questo simulacro. Non era un gioiello, n\u00e9 un\u2019opera d\u2019arte nel senso moderno del termine: era un motore metafisico: la sola presenza di quella figura lignea decideva la vita o la morte degli imperi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Palladio appartiene alla categoria dei cosiddetti <em>xoana<\/em>, statue cos\u00ec antiche da essere considerate cadute dal cielo. A differenza delle armoniose sculture di Fidia, il Palladio aveva un aspetto quasi inquietante: una figura statica con le gambe serrate in un unico blocco, una lancia sollevata nella destra e uno scudo (o una rocca) nella sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua origine affonda nel mito. Pare che Atena, ancora giovane, avesse ucciso per sbaglio la sua compagna di giochi, la ninfa Pallade. Distrutta dal rimorso, la dea ne intagli\u00f2 un\u2019immagine, che poi Zeus scagli\u00f2 sulla terra. La statua si piazz\u00f2 nel luogo dove sarebbe sorta Troia. Da quel momento, una profezia leg\u00f2 a doppia mandata la sopravvivenza delle mura troiane alla custodia di quel simulacro verticale.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019Iliade si concentra sulla forza achea, altre e varie fonti \u2013 tipo il celeberrimo ciclo troiano \u2013 rivelano che Troia non cadde per le armi nemiche, ma per un furto sacrilego. I Greci, appreso che la citt\u00e0 era inespugnabile finch\u00e9 il Palladio fosse rimasto nel tempio, inviarono i loro due agenti pi\u00f9 scaltri, Odisseo e Diomede, perch\u00e9 lo rubassero. E cos\u00ec avvenne: i due si introdussero nella rocca e trafugarono il prezioso talismano. Senza quella antenna spirituale di connessione diretta fra la citt\u00e0 e il favore divino, Troia divenne vulnerabile. L\u2019inganno del cavallo e tutto il seguito furono l\u2019epilogo di un\u2019estrema empiet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Caduta Troia, la narrazione prende due direzioni diverse, ma chi pratica il mito sa bene che la verit\u00e0 non \u00e8 mai una sola. Per i Greci, la statua segu\u00ec i vincitori ad Argo o ad Atene, dove divenne il fulcro di un tribunale speciale. Invece, la versione romana narrata da Virgilio nell&#8217;Eneide sostiene che i Greci rubarono solo una copia. Il vero simulacro in realt\u00e0 fu salvato da Enea, super\u00f2 le fiamme di Ilio e i pericoli della fuga, attravers\u00f2 il Mediterraneo e approd\u00f2 sulle coste del Lazio, indenne insieme al principe troiano. Per Roma, quel pezzo di legno non era una reliquia del passato, ma la garanzia del futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Divenuto uno dei sette <em>pignora imperii<\/em> (i pegni del potere), il Palladio fu affidato alle Vergini Vestali. Era un segreto di Stato: nessuno, tranne loro, poteva vederlo. Rappresentava la continuit\u00e0 mistica tra la nobilt\u00e0 di Troia e la nuova potenza del Tevere. L&#8217;importanza dell&#8217;oggetto era tale che, quando il tempio di Vesta prese fuoco nel 241 a.C., il Pontefice Massimo Metello si lanci\u00f2 tra le fiamme per salvarlo. Perse la vista a causa dell&#8217;incendio, ma fu celebrato per aver salvato l&#8217;anima stessa di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Come per tutti gli idoli, per\u00f2, anche per il Palladio arriv\u00f2 il viale del tramonto. La sua ultima traccia ci porta a Costantinopoli. Si racconta che Costantino lo fece seppellire sotto la sua colonna celebrativa, sperando di trasferire la protezione divina alla nuova capitale cristiana. Molte e varie sono le storie mitiche con il Palladio al centro del racconto, qui omesse, ma tutte tese a sottolineare la piccolezza umana di fronte alla potenza e alla volont\u00e0 divina; storie in cui protezione e difesa andavano oltre i singoli esseri umani a vantaggio del bene collettivo di intere civilt\u00e0. Del Palladio, non sferico, non bello, non pregiato, resta il fascino di un simbolo misterioso ed eterno, capace di guidare le sorti dei popoli sotto l\u2019egida dell\u2019imperscrutabile volont\u00e0 degli d\u00e8i.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 istintivo: sentendo o leggendo Palladio, immediato, il pensiero va a qualcosa di sferico. 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