{"id":2694,"date":"2026-01-14T00:01:00","date_gmt":"2026-01-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2694"},"modified":"2026-01-07T08:04:19","modified_gmt":"2026-01-07T07:04:19","slug":"la-palla-tra-competizione-e-cooperazione-uno-specchio-delle-culture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2026\/01\/14\/la-palla-tra-competizione-e-cooperazione-uno-specchio-delle-culture\/","title":{"rendered":"La palla tra competizione e cooperazione: uno specchio delle culture"},"content":{"rendered":"\n<p>Poche invenzioni umane sono semplici e universali come la palla. Rotola, rimbalza, passa di mano in mano e attraversa epoche, continenti e culture. Ovunque nel mondo accompagna l\u2019infanzia e i momenti collettivi; ma il modo in cui viene giocata non \u00e8 mai neutro: racconta molto dei valori e della visione del mondo di un popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle societ\u00e0 industrializzate il gioco di palla \u00e8 quasi sempre legato alla competizione. Regole, punteggi e classifiche trasformano il gioco in una sfida in cui vincere diventa pi\u00f9 importante del piacere di giocare. La relazione e il movimento condiviso passano spesso in secondo piano rispetto al risultato.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, la competizione non \u00e8 una componente naturale o inevitabile del gioco. In molte culture, anche i giochi di palla si basano sulla cooperazione, sulla sincronizzazione e sul sostegno reciproco. Attraverso il gioco, infatti, i bambini apprendono ci\u00f2 che la loro societ\u00e0 considera importante: nelle comunit\u00e0 fondate sull\u2019individualismo si impara a primeggiare; in quelle basate sulla condivisione, a stare insieme.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Quando la competizione non esiste<\/h3>\n\n\n\n<p>Molti studi etnografici mostrano come, in numerose societ\u00e0 tradizionali, i giochi di palla non abbiano vincitori. In alcune comunit\u00e0 dell\u2019Africa subsahariana, ad esempio, esistono giochi in cui la palla deve rimanere in movimento il pi\u00f9 a lungo possibile, passando tra tutti i partecipanti. Il successo non \u00e8 segnare un punto ma <strong>evitare che qualcuno resti escluso dal flusso del gioco<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anche in Europa, storicamente, non tutti i giochi erano competitivi. Molti giochi tradizionali, in particolare quelli praticati dalle bambine, avevano una struttura cooperativa: girotondi, giochi cantati, attivit\u00e0 ritmiche di gruppo, giochi di ruolo e di rappresentazione. La competizione \u00e8 entrata soprattutto nei giochi maschili, con la funzione di preparare i ragazzi a un atteggiamento di attacco e difesa, coerente con societ\u00e0 sempre pi\u00f9 militarizzate.<\/p>\n\n\n\n<p>Esistono, poi, civilt\u00e0 che non conoscono affatto la competizione nel gioco. Gli Inuit dell\u2019Alaska e diversi popoli delle isole del Pacifico considerano la competizione qualcosa di immorale perch\u00e9 rompe l\u2019equilibrio del gruppo. La loro organizzazione sociale si basa sulla condivisione dei beni e sulla cooperazione e i giochi riflettono esattamente questi valori.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i missionari occidentali introdussero giochi competitivi come il calcio, i bambini di queste societ\u00e0 non riuscivano a comprenderne il senso. Perch\u00e9 una squadra avrebbe dovuto vincere sull\u2019altra? L\u2019obiettivo ideale, per loro, era il pareggio. Un risultato che richiede attenzione reciproca, controllo del gioco e una sorprendente sintonia tra le due squadre. Concetti che risultano difficili da immaginare per chi \u00e8 cresciuto in una cultura ossessionata dalla vittoria.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Giochi cooperativi vicini a noi<\/h3>\n\n\n\n<p>Nel cortile del mio palazzo si giocava a calcio tutti insieme: bambini di tre o quattro anni insieme a ragazzi di quindici. C\u2019era una sola porta e, di conseguenza, un solo portiere. La partita non aveva un inizio n\u00e9 una fine. Chi terminava i compiti scendeva e si univa al gioco gi\u00e0 in corso, chi si stancava smetteva. L\u2019unica soddisfazione era fare gol, ma nessuno teneva il conto. Non esisteva un punteggio n\u00e9 una vittoria finale. Il gioco era semplicemente l\u00ec, e continuava finch\u00e9 c\u2019era qualcuno disposto a giocare.<\/p>\n\n\n\n<p>Da adulta, ho ritrovato quello stesso spirito in una forma ancora pi\u00f9 esplicita, giocando con mia nipote Alice e con altri bambini a quello che la piccola Paola ha chiamato \u201ccalcio strampalato\u201d. Eravamo in tre o quattro e gestivamo contemporaneamente due palle che sfrecciavano in tutte le direzioni. Non c\u2019era alcun obiettivo se non quello di non lasciarsele sfuggire. Nessuna squadra, nessun punto, solo attenzione condivisa e risate continue. Ci divertivamo immensamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi episodi, cos\u00ec semplici e quotidiani, mostrano come il gioco cooperativo non sia una costruzione artificiale, ma una possibilit\u00e0 naturale, che emerge spontaneamente quando il gioco non \u00e8 ingabbiato in regole competitive rigide.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">I \u201cNew Games\u201d e la riscoperta della cooperazione<\/h3>\n\n\n\n<p>Negli anni Sessanta, nel clima della cultura alternativa californiana e dei movimenti ispirati alla nonviolenza, nacque un\u2019esperienza significativa: quella dei <em>New Games<\/em>. Animatori ed educatori iniziarono a promuovere giochi \u2013 spesso giochi di movimento e di palla \u2013 privi di punteggio e classifiche, con l\u2019obiettivo di coinvolgere anche chi veniva normalmente escluso dalle gare sportive.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che questo movimento sia nato proprio negli Stati Uniti, una delle societ\u00e0 pi\u00f9 competitive del pianeta. I <em>New Games<\/em> proponevano un modo diverso di stare insieme: il movimento restava centrale, ma la competizione veniva eliminata. Queste pratiche si diffusero anche in Europa, soprattutto nei Paesi anglosassoni e in Scandinavia, influenzando l\u2019educazione fisica e alcune forme di sport di massa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cooperazione, educazione e bullismo<\/h3>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, il diffondersi del bullismo ha portato psicologi e pedagogisti a una riflessione critica sull\u2019educazione. Numerosi studi hanno evidenziato come un\u2019eccessiva enfasi sulla competizione favorisca comportamenti aggressivi e prevaricatori. Al contrario, i giochi cooperativi sviluppano empatia, capacit\u00e0 di ascolto e senso di responsabilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Introdurre giochi prevalentemente cooperativi fin dalla prima infanzia si \u00e8 rivelato uno dei mezzi pi\u00f9 efficaci per prevenire dinamiche di esclusione e violenza. Nei giochi di palla cooperativi, il successo dipende dal funzionamento del gruppo nel suo insieme, non dalla performance del singolo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Giocare per stare insieme<\/h3>\n\n\n\n<p>La palla pu\u00f2 essere uno strumento di confronto o un mezzo di relazione. Pu\u00f2 dividere o unire. Dipende da come la facciamo rotolare e dai valori che le affidiamo. Ripensare il gioco significa, in fondo, ripensare la societ\u00e0 che stiamo costruendo. Forse, imparare di nuovo a giocare senza vincitori n\u00e9 vinti non \u00e8 un\u2019utopia infantile ma un esercizio culturale necessario.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;immagine \u00e8 tratta da Freepik<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poche invenzioni umane sono semplici e universali come la palla. Rotola, rimbalza, passa di mano in mano e attraversa epoche, continenti e culture. 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