{"id":2296,"date":"2025-11-14T00:01:00","date_gmt":"2025-11-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2296"},"modified":"2025-11-14T11:10:24","modified_gmt":"2025-11-14T10:10:24","slug":"la-rinascenza-mancata-catania-virlinzi-e-la-cyclope","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/11\/14\/la-rinascenza-mancata-catania-virlinzi-e-la-cyclope\/","title":{"rendered":"La rinascenza mancata. Catania, Virlinzi e la Cyclope"},"content":{"rendered":"\n<p>Sicilia-USA. Due realt\u00e0 nel destino, lontane, apparentemente antitetiche. Lui, Francesco Virlinzi, catanese di famiglia agiatissima, fondatore della casa discografica <em>Cyclope Records<\/em>, nata nel 1991 dopo aver prodotto un disco, <em>Flor de Mal<\/em>, inciso dalla band omonima. Professione: discografico, comunicatore di mondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le pendici del Vulcano sono ricche di una terra fertilissima che ha un colore duro, pervasivo, stimolante. Virlinzi aveva capito che, se trapiantato dagli States, il seme del rock sarebbe attecchito nella sua Catania, come i ficus che anticamente furono portati nell\u2019Isola dall\u2019Asia Minore. Aveva fiuto per le imprese Virlinzi, noto ai pi\u00f9 come Checco, e la dote di farsi voler bene.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua Cyclope Records si contraddistinse per scelte artistiche di successo, pur non potendo competere economicamente alla pari coi colossi del mondo discografico. Aveva un occhio solo la <em>Cyclope<\/em> \u2013 cos\u00ec come voluto dagli dei &#8211; ma era acutissimo: tra i nomi lanciati spiccano i Flor, Brando, Mario Venuti e Carmen Consoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Catania si tramut\u00f2 in un calderone magmatico, dove la cultura era incandescente quanto la lava; non era solo una citt\u00e0 in pieno rilancio, ma il simbolo di un popolo in cerca di riscatto. Questo spirito si trasfigur\u00f2 in forme antropomorfe con l\u2019arrivo in citt\u00e0 dei <em>R.E.M,<\/em> band statunitense conosciutissima e ancora oggi culto nel pantheon rock. Anche questa volta fu Virlinzi a patrocinare un nuovo arrivo dall\u2019Oceano sulle sponde del Mediterraneo, grazie all\u2019amicizia intessuta negli USA col frontman Michael Stipe che, a onor di cronaca, ricevette uno scappellotto in una trattoria per aver messo del parmigiano su una pasta al pesce.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il 6 agosto 1995. Catania fu invasa da cultori della musica provenienti da tutto il mondo durante una delle sue rassegne estive pi\u00f9 belle, quella diretta da Franco Battiato. Sembrava giunta l\u2019ora della rinascenza guidata dall\u2019estro e dalla cultura. Purtroppo, il concerto dei <em>R.E.M.<\/em> fu l\u2019acme di una stagione che fin\u00ec troppo presto. Il 28 novembre del 2000, Francesco Virlinzi mor\u00ec a New York dopo una lunga malattia a soli 41 anni. La sua dipartita improvvisa segn\u00f2 la fine di un progetto artistico e sociale irripetibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati esattamente 25 anni da allora e in molti, oggi, affermano che Catania sia piombata in un\u2019atrofizzazione culturale profondissima. Colpisce constatare quanto anche i fenomeni pi\u00f9 vitalistici siano legati a doppio filo con l\u2019incertezza degli eventi, cos\u00ec come il destino di una singola esistenza possa fondersi, a seguito di un fortunato miscuglio di fattori, a quella di una citt\u00e0. All\u2019impresa di tramutare Catania in una capitale mondiale del rock noi siciliani dobbiamo moltissimo; ed \u00e8 attraverso questo esempio visionario che \u00e8 passata una parte importante della riqualificazione e del riscatto dell\u2019intera Isola. Di fronte a questo anche l\u2019incertezza della morte scompare lasciando spazio a nuovi futuri possibili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sicilia-USA. 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