{"id":2266,"date":"2025-11-14T00:01:00","date_gmt":"2025-11-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2266"},"modified":"2025-11-11T12:44:05","modified_gmt":"2025-11-11T11:44:05","slug":"lombra-del-dubbio-lincertezza-come-destino-nellimmaginario-britannico-e-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/11\/14\/lombra-del-dubbio-lincertezza-come-destino-nellimmaginario-britannico-e-italiano\/","title":{"rendered":"L\u2019ombra del dubbio: l\u2019incertezza come destino nell\u2019immaginario britannico e italiano"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Da Amleto a Moravia, l\u2019esitazione come cifra dell\u2019uomo moderno<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><em>\u201cUna civilt\u00e0 della pigrizia, della passivit\u00e0 in un immobile dilapidarsi della vita.\u201d<\/em><br>\u2014 <em>Giulio Ferroni, Introduzione a \u201cGli anni perduti\u201d di Vitaliano Brancati<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Un ricordo di Giancarlo Giannini, una citt\u00e0 di provincia, un libro dimenticato di Vitaliano Brancati: da quell\u2019incontro nasce una riflessione sull\u2019incertezza e sulla paralisi dell\u2019azione, tema che attraversa, da Shakespeare a Moravia, tutta la modernit\u00e0 letteraria.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Giannini e gli anni perduti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Molti anni fa, mentre Giancarlo Giannini era a Ragusa per girare <em>La stanza dello scirocco<\/em>, io e il mio gruppo di amici passammo alcune serate con lui. Si parlava di cinema, di libri, di sogni e di progetti che \u2014 a dire il vero \u2014 restavano quasi sempre nell\u2019aria.<br>Un giorno, con quella sua ironia pacata e lucidissima, Giannini ci disse che gli ricordavamo i personaggi de <em>Gli anni perduti<\/em> di Vitaliano Brancati: giovani convinti di voler fare grandi cose, ma incerti sul cosa e sul come; desiderosi di agire, eppure fermi, quasi addormentati nel torpore dell\u2019afa siciliana.<br>Fu lui a farmi scoprire quel romanzo, e da allora l\u2019ho sempre sentito come una chiave per leggere non solo la Sicilia di Brancati ma anche l\u2019animo stesso della modernit\u00e0 \u2014 quel sottile confine tra desiderio d\u2019azione e paralisi del pensiero che attraversa Shakespeare, Joyce, Eliot, Moravia.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Amleto, archetipo dell\u2019uomo che pensa troppo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con <em>Amleto<\/em>, Shakespeare crea la figura simbolica dell\u2019uomo moderno: colui che conosce e, proprio per questo, non agisce. \u201cTo be or not to be\u201d non \u00e8 soltanto domanda sull\u2019esistenza, ma sull\u2019impossibilit\u00e0 di scegliere.<br>Il principe danese riflette, analizza, pesa ogni possibilit\u00e0. Nel momento in cui dovrebbe agire, si arresta. Il pensiero, invece di sostenere l\u2019azione, la frena: il dubbio diventa condanna.<br>Il mondo di Amleto \u00e8 \u201cfuori dai cardini\u201d, e in questo scarto nasce la coscienza moderna \u2014 quella che conosce troppo per potersi illudere e troppo poco per potersi muovere.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"409\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Eveline-1-1024x409.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2270\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Eveline-1-1024x409.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Eveline-1-300x120.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Eveline-1-768x307.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Eveline-1-425x170.jpg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Eveline-1.jpg 1210w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Eveline di Joyce: la paura del cambiamento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Eveline<\/em>, racconto della raccolta <em>Dubliners<\/em>, la paralisi non \u00e8 pi\u00f9 intellettuale ma emotiva.<br>La giovane \u00e8 sul punto di partire per Buenos Aires, ma resta immobile sulla banchina: la mano che la invita a salire non basta a vincere il richiamo del passato.<br>Joyce chiama questa condizione \u201cparalisi\u201d: l\u2019incapacit\u00e0 di tradurre la coscienza in gesto, di lasciare la sicurezza del dolore conosciuto per un futuro incerto.<br>Il suo dubbio non \u00e8 pi\u00f9 un esercizio del pensiero: \u00e8 un nodo affettivo che stringe, un sentimento di colpa che annulla ogni slancio.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Prufrock di T. S. Eliot: l\u2019ironia dell\u2019inazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con <em>The Love Song of J. Alfred Prufrock<\/em>, Eliot porta il tema del dubbio nella vita quotidiana e borghese.<br>Prufrock non ha la tragicit\u00e0 di Amleto n\u00e9 la dolcezza di Eveline: \u00e8 un uomo colto, che misura la vita \u201ca cucchiaini di caff\u00e8\u201d.<br>Si osserva, si giudica, ma non osa. L\u2019ironia diventa difesa, la parola sostituisce il gesto. Eliot ritrae una societ\u00e0 lucida e stanca, dove l\u2019intelligenza non genera movimento, ma autocontrollo e impotenza.<br>L\u2019uomo moderno \u00e8 ormai spettatore di s\u00e9 stesso: parla del vivere, ma non vive.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"324\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Brancati-1024x324.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2271\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Brancati-1024x324.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Brancati-300x95.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Brancati-768x243.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Brancati-425x135.jpg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Brancati.jpg 1513w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Brancati e la \u201ccivilt\u00e0 della pigrizia\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ne <em>Gli anni perduti<\/em> (1941), Brancati trasferisce il tema dell\u2019immobilismo in una Sicilia immaginaria \u2014 la citt\u00e0 di Nataca, trasparente ritratto di Catania negli anni Trenta.<br>Leonardo, il protagonista, sogna di tornare a Roma, di lavorare, di fare qualcosa di concreto. I suoi amici parlano, progettano, vogliono costruire una torre; ma restano fermi, vittime di un\u2019inazione collettiva. Anche quando la torre inizia a prendere forma, il lavoro si interrompe, travolto dalla stessa indolenza che l\u2019aveva generato.<br>Giulio Ferroni definisce questo mondo come una <em>\u201ccivilt\u00e0 della pigrizia\u201d, \u201csegno di passivit\u00e0 e di inconcludenza, immagine fisica di una consunzione della vita\u201d<\/em>.<br>Brancati ironizza su questa accidia siciliana, ma anche sull\u2019altra faccia del tempo: il dinamismo artificiale e retorico dell\u2019Italia fascista.<br>Da un lato l\u2019inettitudine privata, dall\u2019altro l\u2019attivismo di facciata del regime: due forme speculari della stessa impotenza.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Moravia e la paralisi del sentimento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Gli indifferenti<\/em> (1929), Moravia porta la paralisi al suo esito estremo.<br>I suoi personaggi vedono, comprendono, ma non provano nulla. Il dubbio si \u00e8 trasformato in apatia, la coscienza in distanza. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 conflitto tra fare e non fare: c\u2019\u00e8 solo l\u2019impossibilit\u00e0 di sentire.<br>L\u2019indifferenza \u00e8 l\u2019ultimo volto dell\u2019incertezza moderna, quello che sopravvive anche dopo la fine del dramma. La consapevolezza resta, ma \u00e8 priva di emozione.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Due tradizioni, un solo destino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella letteratura inglese, l\u2019incertezza nasce dal pensiero che eccede; in quella italiana, dal sentimento che si estingue.<br>Ma il risultato \u00e8 identico: l\u2019uomo sospeso tra il desiderio di agire e la coscienza della vanit\u00e0 di ogni gesto.<br>Amleto e Leonardo, Eveline e Prufrock, i personaggi di Moravia \u2014 tutti partecipano della stessa consapevolezza: l\u2019azione \u00e8 difficile, e forse impossibile, in un mondo che ha perso il senso del perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Una quieta inquietudine<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dal \u201ctempo fuori dai cardini\u201d di Amleto alla stazione di Eveline, dal salotto di Prufrock alla citt\u00e0 immobile di Brancati, fino alla disaffezione morale di Moravia, la letteratura racconta la stessa scena: l\u2019uomo che sa, ma non fa.<br>Tuttavia, l\u2019incertezza non \u00e8 soltanto una debolezza: \u00e8 la forma consapevole della vita moderna, il prezzo della lucidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eppure ci muoviamo<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>P. S. <\/strong>Giannini, con quella sua lucidit\u00e0 tagliente, mi disse anche che non mi sarei mai laureata &#8211; la mia tesi procedeva con un\u2019ostinazione lenta, quasi brancatiana. In questo, per\u00f2, si sbagli\u00f2: poco dopo la conclusi, e con il massimo dei voti. Forse l\u2019unica mia vera ribellione all\u2019immobilismo.<br>Riconoscersi in quei personaggi immobili \u00e8 gi\u00e0, in fondo, un modo per cominciare a muoversi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Amleto a Moravia, l\u2019esitazione come cifra dell\u2019uomo moderno \u201cUna civilt\u00e0 della pigrizia, della passivit\u00e0 in un immobile dilapidarsi della vita.\u201d\u2014 Giulio Ferroni, Introduzione a \u201cGli anni perduti\u201d di Vitaliano Brancati Un ricordo di Giancarlo Giannini, una citt\u00e0 di provincia, un libro dimenticato di Vitaliano Brancati: da quell\u2019incontro nasce una riflessione sull\u2019incertezza e sulla paralisi dell\u2019azione, tema che attraversa, da Shakespeare a Moravia, tutta la modernit\u00e0 letteraria. Giannini e gli anni perduti Molti anni fa, mentre Giancarlo Giannini era a Ragusa per girare La stanza dello scirocco, io e il mio gruppo di amici passammo alcune serate con lui. 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