{"id":2248,"date":"2025-11-14T00:01:00","date_gmt":"2025-11-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2248"},"modified":"2025-11-10T18:09:42","modified_gmt":"2025-11-10T17:09:42","slug":"a-tu-per-tu-con-la-malattia-quale-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/11\/14\/a-tu-per-tu-con-la-malattia-quale-futuro\/","title":{"rendered":"A tu per tu con la malattia: quale futuro?"},"content":{"rendered":"\n<p>Non \u00e8 mai facile parlare di malattia: crea disagio, insicurezza, tristezza; lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 se la malattia riguarda se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sei mesi fa, dopo essere stata operata per un linfonodo nel cavo ascellare, ho scoperto, grazie all\u2019esame istologico, che esso non era altro che un carcinoma mammario lobulare di tipo G3, un &#8220;parolone&#8221; medico-scientifico per dire che si trattava di un tumore aggressivo al seno. Il mondo mi \u00e8 caduto addosso. Ho cominciato a vivere \u201csospesa\u201d tra un esame e l\u2019altro nella corsa contro il tempo. \u00c8 l\u00ec, in quel momento sospeso, che la mia vita ha cambiato direzione senza chiedermi il permesso. Scoprire di essere malata \u00e8 stato come sentire un rumore nuovo dentro il silenzio: improvviso, dissonante, eppure innegabile. Mi ha attraversata. Mi ha obbligata a fermarmi. Non importa quale sia il nome della malattia, ci\u00f2 che colpisce davvero \u00e8 la consapevolezza che il corpo, quello stesso corpo che avevo sempre dato per scontato, ha iniziato a parlare con una lingua che non conoscevo. All\u2019inizio c\u2019era il rifiuto. Mi aggrappavo all\u2019idea che si trattasse di un errore, un malinteso, un referto scambiato. Poi \u00e8 arrivata la rabbia, il senso di ingiustizia, ma piano piano, spesso senza accorgermene, ho iniziato ad ascoltare. Il corpo non era pi\u00f9 un mezzo, ma un messaggio. Ogni sintomo diventava una parola nuova, un modo per ricordarmi che esistevo, che ero fragile, ma anche incredibilmente viva. La malattia ti spoglia, ti costringe a guardarti nuda, senza ruoli, senza maschere. Ti rivela chi sei quando tutto il resto cade: quando non puoi pi\u00f9 fingere di avere tempo infinito, quando le priorit\u00e0 si restringono all\u2019essenziale. E l\u00ec, in quella nudit\u00e0, qualcosa di silenzioso fiorisce. Non \u00e8 speranza, non ancora. \u00c8 piuttosto una forma di presenza. Ho cominciato a sentire la vita in modo diverso: nei gesti semplici, nei respiri lenti, nella voce di chi mi restava accanto senza parlare. Ho imparato che ogni giorno deve essere assaporato, lasciandomi cullare dalla bellezza della natura, dell\u2019arte, dell\u2019amore di chi abita il mio cuore in stanze sicure e certe, vivendo di piccoli gesti quotidiani di consapevolezza. Scoprire di essere malati non \u00e8 solo l\u2019inizio di una cura, ma anche di una conoscenza. Conosci il limite, ma anche la forza. Conosci la paura, ma anche la tenerezza che pu\u00f2 nascere da essa, esprimendo le emozioni affidate al mare dell\u2019anima, respirando a cuore pieno. E forse, alla fine, impari che la malattia non \u00e8 una frattura nella vita, ma una sua traduzione pi\u00f9 sincera, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec, nel dolore, che spesso si impara la grammatica dell\u2019essere umani.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutto il percorso di apprensione, conoscenza e speranza , un ruolo fondamentale, di supporto innegabile lo svolgono i miei \u201ccare givers\u201d , le persone che si prendono cura di me e che sono diventati  una presenza che tiene insieme i frammenti. \u00c8 in questo spazio fragile che essi non sono solo mani che aiutano, ma presenze che ascoltano. A volte non parlano, sanno stare accanto nel silenzio, eppure dicono tutto. Mi insegnano che la cura non \u00e8 compassione: \u00e8 una forma di dignit\u00e0 condivisa, \u00e8 un \u201cio ci sono\u201d che attraversa la fatica. Nei loro gesti, nel loro \u201cesserci\u201d c\u2019\u00e8 un amore concreto, fatto di azioni piccole e quotidiane. Non so se gliel\u2019ho mai detto davvero, ma la loro presenza \u00e8 la mia \u00e0ncora. Quando la paura mi afferra, loro restano. E in quell\u2019atto semplice \u2014 restare \u2014 c\u2019\u00e8 tutto il senso della vita. Perch\u00e9 la malattia pu\u00f2 togliermi molto, ma non pu\u00f2 togliermi l\u2019amore che passa attraverso chi mi cura e mi sta accanto. \u00c8 la prova pi\u00f9 luminosa che, anche nella fragilit\u00e0, si pu\u00f2 continuare a essere umani insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 mai facile parlare di malattia: crea disagio, insicurezza, tristezza; lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 se la malattia riguarda se stessi. 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