{"id":2219,"date":"2025-11-14T00:01:00","date_gmt":"2025-11-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2219"},"modified":"2025-11-10T07:49:35","modified_gmt":"2025-11-10T06:49:35","slug":"il-ragazzo-di-parma-e-lincertezza-del-ghosting","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/11\/14\/il-ragazzo-di-parma-e-lincertezza-del-ghosting\/","title":{"rendered":"Il ragazzo di Parma e l\u2019incertezza del ghosting"},"content":{"rendered":"\n<p>Non molto tempo fa, mi sono innamorata. Sembrava il momento giusto per farlo: il mio gatto era morto e avevo un viaggio da fare entro due mesi. Sono caduta nella sfortuna di <em>Tinder<\/em>. Quella quotidianit\u00e0 contemporanea che attraversa mari e continenti, la cosa di oggi. Tutto \u00e8 iniziato con un suo messaggio. Minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno. Le nostre conversazioni sono diventate routine necessarie che mi obbligavano a mantenere una punteggiatura coerente. Lui non sapeva che classificavo i miei pensieri per colori. Che contavo i passi tra un\u2019idea e l\u2019altra. Che organizzavo tutto in un file Excel, in note vocali, in gesti minuziosamente studiati con memoria fotografica. Che il conoscerci di persona e stare insieme aveva una data precisa segnata nel mio calendario, un\u2019ora esatta per chiamarlo per nome e prenderlo per mano, il nostro primo bacio in una stazione dell\u2019Emilia-Romagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ragazzo di Parma non sapeva nulla di tutto ci\u00f2, o forse s\u00ec, e gli sembrava dolce. Mi diceva che ero \u201cdolcissima\u201d, \u201cbella\u201d, \u201cstupenda\u201d. Che voleva provarci, \u201cvedere cosa succedeva\u201d. Pecch\u00e9 gli italiani hanno sempre quella parola sulle labbra, il \u201c<strong><em>vedremo<\/em><\/strong>\u201d come simbolo di un\u2019incertezza che pu\u00f2 far tremare o irritare chiunque non appartenga alla loro patria.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlava lentamente, con quella serenit\u00e0 del nord Italia che sembra un incantesimo. Mi raccontava della sua citt\u00e0, degli edifici ocra, dei suoi <em>hobby<\/em>, del suo lavoro, della sua vita personale che sembrava pi\u00f9 un segreto. Io contavo i secondi tra ogni messaggio. Mi immaginavo scenari futuri, segnavo su Google Maps dove mi sarebbe piaciuto andare con lui nella sua citt\u00e0: i musei, le chiese, il Battistero di marmo rosa, i ponti, i parchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto sembrava cos\u00ec preciso che finii per fidarmi troppo. Gli aprii il mio cuore come gli aprii il mio corpo quando arrivai a Parma nel settembre 2025. Dal vivo era incredibile. Fu un colpo di fulmine. Mi ipnotizz\u00f2 il suo sorriso, le sue espressioni, il suo modo di essere con me, come se mi conoscesse a fondo, come se avessimo vissuto mille vite insieme, molto prima. Questo mi fece abbassare la guardia senza rendermi conto che la mia ossessione per controllare tutto, per avere tutto in ordine nella mia vita e nel mio itinerario, poteva trasformarsi in un caos meraviglioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ridevamo. Giocavamo. Camminavamo mano nella mano all\u2019inizio, ma quando passeggiavamo mi lasciava e camminava pi\u00f9 veloce. Andava sempre di fretta, come se il suo corpo glielo chiedesse. In macchina e a piedi, guardava da entrambe le parti quando vedeva passare altre ragazze. Come se si proteggesse dallo sguardo o flertasse con altre. Volevo credere che fosse la seconda. La prima notte fu magica. Una settimana dopo decisi di cancellare met\u00e0 del mio soggiorno a Napoli per tornare da lui. Credevo che andasse tutto bene. Che tutto fosse reale. Passammo i giorni pi\u00f9 intensi. Tra il sesso e l\u2019amore. Tra le promesse di provarci e venire in Messico per stare insieme. Fino a quando, accompagnandomi all\u2019aeroporto di Milano, disse \u201cTI AMO, SEI TUTTO PER ME\u201d\u2026 e io gli credetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando arrivai in Messico, tutto cambi\u00f2. Si allontan\u00f2 poco a poco. Le prime scuse furono il troppo lavoro. Ma verificai che una persona impiega esattamente sette secondi per inviare un messaggio. Mi sembrava strano. Evasioni. Risposte ogni cinque ore, ogni otto, il giorno dopo, la sera dopo. Poi, un giorno qualsiasi, il silenzio. Nessun motivo. Nessuna lite. Solo quel vuoto digitale che non fa rumore ma urla.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio pensai che fosse successo qualcosa. Poi, che forse avevo fatto qualcosa io. Rividi le conversazioni, i punti, gli spazi, i verbi. Cercai simmetrie, contraddizioni, tracce dell\u2019errore. Passai ore a dissezionare le frasi, come se in esse potessi trovare un indizio, una crepa, un \u201c\u00e8 stato l\u00ec\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il silenzio del ragazzo di Parma divent\u00f2 il mio nuovo algoritmo. Ogni giorno cercavo di risolverlo come un problema matematico che rifiuta di avere una soluzione. Non sopportavo che non ci fosse logica. Non sopportavo che la storia non si chiudesse. Finch\u00e9 un giorno: crollai. Mia madre mi trov\u00f2 a terra, in lacrime, con convulsioni: attacco d\u2019ansia grave. Dicono che il <em>ghosting<\/em> sia una forma di violenza che pu\u00f2 somigliare a un colpo. Il sistema nervoso smette di funzionare come prima, ma inizi anche a sentire di non essere abbastanza. L\u2019abbandono, il rifiuto. Cominciai a piangere giorno dopo giorno, sentendo come milioni di spilli mi pungessero dentro, dalla gola fino alle punte dei piedi. Mi resi conto che il vero mostro non era la sua assenza, ma il mio bisogno di spiegarla.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incertezza non uccide. Solo disordina. E io, che per tutta la vita avevo voluto controllare tutto, finii per imparare che ci sono vuoti che non devono essere riempiti. Il ragazzo di Parma spar\u00ec. E, per la prima volta, non cercai di trovarlo, anche se ora mi faceva <em>orbiting<\/em>, quella manipolazione emotiva del non parlare, del non cercare, ma guardare le mie storie su Instagram.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivo questo non per attirare la sua attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo foto della sua citt\u00e0 sui social e immagino che lui cammini l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Che sia con i suoi amici, al parco, sul ponte, sulla strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho iniziato a fare zoom alle foto.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservo le sagome e cerco il suo corpo tra le ombre.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono pazza, \u00e8 il suo silenzio che mi ha fatta impazzire.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivendo lunghe lettere che non penso di inviare per dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono stanca di cercare un errore nell\u2019ultima conversazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eco della sua voce vibra nelle mie palpebre.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho pi\u00f9 occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho pi\u00f9 sonno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho iniziato ad arrivare tardi ovunque.<\/p>\n\n\n\n<p>A contare otto ore in pi\u00f9 per sapere cosa star\u00e0 facendo.<\/p>\n\n\n\n<p>I luned\u00ec sono post domeniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioved\u00ec penso che non mi pensa pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei pensieri non hanno pi\u00f9 colore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio cuore \u00e8 polvere di stelle.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ora ho lasciato il telefono acceso, nel caso \u201c<strong><em>forse<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non molto tempo fa, mi sono innamorata. 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