{"id":2194,"date":"2025-11-14T00:01:00","date_gmt":"2025-11-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2194"},"modified":"2025-11-05T07:04:33","modified_gmt":"2025-11-05T06:04:33","slug":"tra-pietra-e-parola-la-costruzione-dellincertezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/11\/14\/tra-pietra-e-parola-la-costruzione-dellincertezza\/","title":{"rendered":"Tra pietra e parola: la costruzione dell&#8217;incertezza"},"content":{"rendered":"\n<p>Nonostante mi sia innamorata a prima vista del paesaggio ibleo \u2013 dove il vero protagonista \u00e8 il muretto a secco \u2013 ho scoperto solo grazie alla collaborazione con questo giornale che il manufatto in pietra affonda le sue origini nell\u2019epoca romana, quando veniva chiamato&nbsp;<em>opus incertum<\/em>. Un nome quanto mai appropriato: basta osservare anche un breve tratto di questi muri per coglierne la singolare variet\u00e0. Ogni costruzione \u00e8 diversa, persino quando \u00e8 opera dello stesso artigiano. Incerta nell\u2019estetica, ma non nella solidit\u00e0 \u2013 come gi\u00e0 ricordava Vitruvio. L\u2019architetto e scrittore romano, nel suo trattato&nbsp;<em>De Architectura<\/em>, scritto alla fine del I sec. a.C., dedica un capitolo alle diverse maniere di murare, e nello specifico afferma:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLe maniere di murare sono queste: la Reticolata, la quale ora \u00e8 comunemente in uso; e l\u2019Antica, che si chiama Incerta. Di queste la Reticolata \u00e8 la pi\u00f9 elegante, ma \u00e8 anche la pi\u00f9 sottoposta a fendersi, perch\u00e9 non ha n\u00e9 letti stabili, n\u00e9 legature forti; l\u2019Incerta poi, sebbene abbia i sassi posti gli uni sopra gli altri e legati alla rinfusa, pur rende la fabbrica, se non bella, assai pi\u00f9 soda della Reticolata.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La tecnica costruttiva romana si distingue per l\u2019uso della malta, elemento che la differenzia dai veri e propri muri a secco. I Romani realizzavano una doppia cortina, ossia due pareti esterne di muratura tra le quali veniva versato un riempimento di pozzolana. Il principale vantaggio dell\u2019opus incertum&nbsp;consisteva nella possibilit\u00e0 di evitare un preciso allineamento dei singoli blocchi: la massa cementizia, infatti, li legava saldamente, garantendo compattezza e stabilit\u00e0. Nata alla fine del III secolo a.C., la tecnica dell\u2019opus incertum&nbsp;si perfezion\u00f2 fino al I secolo a.C., soprattutto dal punto di vista estetico. Le pietre, inizialmente grosse e irregolari, vennero progressivamente selezionate con maggiore cura, assumendo forme sempre pi\u00f9 regolari e minute, fino a giungere al celebre&nbsp;<em>opus reticulatum<\/em>, in cui i blocchetti di pietra, tagliati in forma quadrata, disegnavano il tipico motivo a reticolo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-1-830-x-385-px-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2197\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-1-830-x-385-px-1.png 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-1-830-x-385-px-1-300x139.png 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-1-830-x-385-px-1-768x356.png 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-1-830-x-385-px-1-425x197.png 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Facciamo ora un lungo salto nel tempo e torniamo al nome del giornale e della casa editrice, che rende omaggio al paesaggio ibleo. Questo territorio mi apparve subito suggestivo e severo, scandito dalle linee dei muretti e punteggiato dagli ulivi e carrubi. Mi chiesi se gli innumerevoli fazzoletti di terra delimitati dai muretti a secco corrispondessero a singole propriet\u00e0 terriere, ho imparato poi che quel fitto reticolato ha assunto, nel tempo, significati molteplici, sia storici che pratici. <br>Le prime testimonianze scritte di questi manufatti risalgono alla met\u00e0 del Cinquecento, quando nella Contea di Modica \u2013 allora governata dagli Enr\u00edquez Cabrera \u2013 le terre vennero concesse in enfiteusi: un contratto di lungo periodo detto <em>miglioratario<\/em>, in quanto obbligava gli affittuari a interventi che avrebbero, nel tempo, aumentato il valore dei fondi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-2-830-x-385-px-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2198\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-2-830-x-385-px-1.png 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-2-830-x-385-px-1-300x139.png 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-2-830-x-385-px-1-768x356.png 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/muro-2-830-x-385-px-1-425x197.png 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Tra questi doveri sopratutto lo spietramento per facilitare la coltivazione dei terreni. Le pietre rimosse, inizialmente raccolte in recinti detti&nbsp;<em>muragghi<\/em>&nbsp;\u2013 che donavano ordine e valore estetico ai semplici mucchi di pietre \u2013 vennero poi utilizzate per recintare sia i terreni in affitto sia quelli limitrofi e incolti, trasformando cos\u00ec i fondi in <em>chiuse<\/em>, all\u2019interno delle quali i massari distinguevano, proprio grazie ai muri, la rotazione delle culture, le aree coltivate da quelle riservate al pascolo. Questa pratica si mantenne nei secoli, come testimonia l\u2019abate e agronomo Paolo Balsamo, che nel 1808 descrive cos\u00ec la campagna di Ragusa:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 divisa in poderi, o masserie, di venti, trenta, cinquanta e pi\u00f9 salme; e queste sono partite in campicelli di due o tre salme, chiusi con muriccioli di pietre sovrapposte le une alle altre senza verun cemento; e fa veramente piacere il mirare in quelle utilissime chiusure ora lussureggianti biade e legumi, ed ora numerosi armenti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>I muretti a secco del Sud-Est siciliano sono realizzati con una semplice giustapposizione di pietre di varie dimensioni, la cui stabilit\u00e0 \u00e8 garantita dall\u2019attenta selezione e dal preciso incastro dei singoli elementi. Questa tecnica costruttiva \u00e8 stata riconosciuta nel 2018 come Patrimonio Immateriale dell\u2019Umanit\u00e0 dall\u2019UNESCO, in quanto elemento transnazionale condiviso da molti Paesi europei. <br>Ancora oggi si continuano a costruire muretti a secco, anche se non sempre nel rispetto delle tecniche originarie. Alcuni, infatti, presentano superfici levigate, oppure vengono edificati con un\u2019anima di cemento \u2013 una soluzione che riduce i costi di manutenzione ma annulla le funzioni ecologiche dei muretti tradizionali. Durante la stagione calda, i muretti a secco catturano l\u2019umidit\u00e0 atmosferica attraverso la condensazione del vapore acqueo che penetra negli interstizi tra le pietre. Dopo il tramonto, con il raffreddamento notturno, le minuscole gocce d\u2019acqua si condensano e scendono lentamente nel terreno, che le assorbe. \u00c8 un processo discreto ma vitale, che fornisce l\u2019acqua necessaria a ulivi e carrubi, piante simbolo di queste terre aride e luminose.<br>La necessit\u00e0 di sgomberare i campi dalle pietre si \u00e8 sempre conciliata con il bisogno di costruire, tanto pi\u00f9 che la pietra iblea, chiara e porosa, \u00e8 un materiale facile da lavorare ma al tempo stesso resistente e durevole. Da questa naturale disponibilit\u00e0 sono nati, nel corso dei secoli, arti e mestieri che hanno segnato l\u2019identit\u00e0 del territorio: il cavapietre, lo scalpellino e l\u2019intagliatore, ciascuno con un ruolo specifico nella lunga filiera della lavorazione lapidea. Chi univa abilit\u00e0 tecnica, precisione e gusto artistico veniva chiamato in dialetto\u00a0\u2019u murassiccaru: il mastro della pietra, colui che sapeva trasformarla in forma e architettura. Nelle aree rurali, oltre ai gi\u00e0 citati\u00a0muragghi, si incontrano strutture a pianta circolare \u2013 in alcuni casi veri e propri capanni \u2013 coperte da una falsa cupola e usate come rifugi per pastori e contadini, nonch\u00e9 le\u00a0carcare, forni per la cottura della pietra e la produzione della calce, oggi reperti di archeologia industriale \u201cprima maniera\u201d.<br>I muretti a secco, l\u2019opus incertum, frutto del lavoro paziente di mani ormai perdute nel tempo, raccontano una tradizione antica, capace di unire utilit\u00e0 ed estetica in un equilibrio che ancora oggi affascina. Da questa stessa ispirazione nasce\u00a0<em>Opera Incerta<\/em>, una rivista che vuole mettere in dialogo cultura e territorio, riflettendo sulla necessit\u00e0 di costruire una conoscenza sempre aperta e in movimento. Credo infatti che, come nelle pietre disordinate ma sapientemente accostate, anche nella cultura non esiste mai una forma definitiva: ogni contributo aggiunge consistenza, ogni sguardo rinnova il senso del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante mi sia innamorata a prima vista del paesaggio ibleo \u2013 dove il vero protagonista \u00e8 il muretto a secco \u2013 ho scoperto solo grazie alla collaborazione con questo giornale che il manufatto in pietra affonda le sue origini nell\u2019epoca romana, quando veniva chiamato&nbsp;opus incertum. Un nome quanto mai appropriato: basta osservare anche un breve tratto di questi muri per coglierne la singolare variet\u00e0. 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