{"id":2048,"date":"2025-10-14T00:01:00","date_gmt":"2025-10-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=2048"},"modified":"2025-10-13T07:50:11","modified_gmt":"2025-10-13T05:50:11","slug":"atene-a-teatro-per-guardarsi-allo-specchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/10\/14\/atene-a-teatro-per-guardarsi-allo-specchio\/","title":{"rendered":"Atene, a teatro per guardarsi allo specchio"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Quando la <em>polis<\/em> andava in scena: la tragedia come palestra di democrazia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, nella maggior parte dei casi, se pensiamo al teatro lo associamo immediatamente a un passatempo, un <em>divertissement<\/em>. Magari qualcuno \u00e8 anche un appassionato, mentre altri vengono trascinati in platea giusto per il gusto di passare una serata diversa, magari per farsi quattro risate con una commedia in vernacolo. Ad ogni modo, si sceglie con cura cosa andare a vedere, si prenota una data, ci si accorda per un orario e si va insieme in questa o quell\u2019altra location ad assistere a uno spettacolo, per poco pi\u00f9 di un\u2019ora \u2013 se si andasse troppo oltre alcuni potrebbero considerarlo sequestro di persona.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi nessuno \u2013 almeno credo, ma siete liberi di confutarmi nei commenti \u2013 sente pi\u00f9 cos\u00ec forte il dovere civico di andare a teatro. Eppure, alla genesi della tragedia greca era quello lo spirito.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando proviamo ad avvicinarci all\u2019esperienza originale del teatro greco, recandoci a Siracusa per assistere alle annuali rappresentazioni messe in scena dall\u2019Istituto Nazionale del Dramma Antico, non abbiamo che una pallida imitazione del sentimento che animava i nostri avi Greci quando si riunivano ad Atene, nel Teatro di Dioniso.<\/p>\n\n\n\n<p>E siccome dai Greci abbiamo sempre tanto da imparare, provo a descrivervi, per cenni, quanto fosse diversa l\u2019esperienza del recarsi a teatro duemilacinquecento anni fa. Chiss\u00e0 che non ci torni utile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A teatro non per svago, ma per essere cittadini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Atene del V secolo a.C. il teatro non era un passatempo: era un dovere civico.<br>Durante la celebrazione delle <strong>Grandi Dionisie<\/strong>, la citt\u00e0 si fermava. I tribunali sospendevano i processi e anche i prigionieri ottenevano la libert\u00e0 temporanea. Tutta Atene, e con lei tutta l\u2019Ellade, si riversava nel teatro di Dioniso per assistere a tragedie che non erano solo spettacolo, ma <strong>parte integrante della vita politica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardare una tragedia significava partecipare alla costruzione della <em>polis<\/em>.<br>La musica, la poesia e il teatro avevano un ruolo educativo fondamentale: servivano a formare il cittadino, a insegnargli i valori della comunit\u00e0, a farlo interrogare sul senso della giustizia e del potere.<br>Come osserva lo storico <strong>Christian Meier<\/strong>, la tragedia greca fu \u00abun\u2019arte politica, necessaria al cittadino quanto le sue \u2013 restanti \u2013 istituzioni politiche\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Le Grandi Dionisie: religione, spettacolo e potere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni primavera, Atene celebrava le Grandi Dionisie, una delle feste pi\u00f9 solenni dell\u2019anno. Ufficialmente dedicate a Dioniso, il dio del vino e del teatro, erano in realt\u00e0 <strong>una cerimonia politica di enorme portata<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante quei giorni la citt\u00e0 greca apriva i suoi porti agli stranieri e ai delegati delle citt\u00e0 alleate nella <strong>Lega delio-attica<\/strong>, che approfittavano della festa per consegnare i loro tributi alla citt\u00e0. Lo spettacolo, insomma, era anche un manifesto di potere di Atene, che andava a ricoprire di fatti la posizione di \u201c<em>prima inter pares\u201d<\/em> rispetto alle altre <em>poleis <\/em>alleate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corteo d\u2019apertura, la processione dell\u2019effigie di Dioniso, gli inni e i sacrifici erano atti religiosi, ma carichi di significati politici. Nel teatro, prima ancora che iniziassero le rappresentazioni, si onoravano i caduti in guerra facendo avanzare in processione i loro orfani della cui educazione si era fatta carico l\u2019intera comunit\u00e0 ateniese, si accoglievano poi gli ambasciatori che recavano i tributi e si proclamavano premi civici: la festa diventava una <strong>vetrina della grandezza ateniese<\/strong>, un modo per ribadire davanti al mondo elleno la supremazia della <em>polis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a rendere unica la festa era la competizione teatrale: davanti a migliaia di spettatori, per tre giorni venivano portate in scena tre tragedie e un dramma satiresco, infine un giorno era dedicato all\u2019agone delle commedie.<\/p>\n\n\n\n<p>La religione, la politica e l\u2019arte si fondevano in un\u2019unica celebrazione della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studioso <strong>Charles R. Beye<\/strong> ha sottolineato che le Dionisie, pi\u00f9 che un rito religioso, erano \u00abuna festa statale\u00bb: il teatro di Dioniso diventava il palcoscenico della potenza ateniese.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Un teatro per tutti: la democrazia sugli spalti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il teatro di Dioniso poteva ospitare circa <strong>ventimila spettatori<\/strong>.<br>Grazie al <strong><em>theorik\u00f3n<\/em><\/strong>, un sussidio istituito da Pericle, anche i cittadini pi\u00f9 poveri ricevevano il denaro per pagare il biglietto: due oboli, circa il salario di una giornata.<br>In un colpo solo, il teatro diventava lo spazio pi\u00f9 democratico della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si sa con certezza se le donne potessero assistere alle rappresentazioni. Probabilmente solo le pi\u00f9 abbienti o le mogli dei cittadini pi\u00f9 in vista vi erano ammesse. Ma \u00e8 certo che accanto agli ospiti delle delegazioni straniere e ai cittadini sedessero <strong>meteci<\/strong> (ossia gli stranieri residenti ad Atene) e <strong>schiavi<\/strong>, testimoni di una partecipazione collettiva unica nel mondo antico.<\/p>\n\n\n\n<p>Per tre giorni, dall\u2019alba al tramonto, il pubblico restava sugli spalti a seguire le tragedie. Si mangiava, si beveva vino, si discuteva. In quelle ore la citt\u00e0 si faceva comunit\u00e0, e la comunit\u00e0 diventava teatro.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Dietro le quinte della tragedia: politica e organizzazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni spettacolo era il risultato di una complessa macchina civica.<br>Gli autori che volevano partecipare al concorso presentavano le loro opere all\u2019<strong>Arconte Eponimo<\/strong>, una carica pubblica che selezionava i testi pi\u00f9 meritevoli, come una sorta di direttore artistico. Era lo Stato, dunque, a decidere quali tragedie sarebbero state messe in scena.<\/p>\n\n\n\n<p>Il finanziamento spettava ai <strong>coreghi<\/strong>, cittadini ricchi scelti dall\u2019Arconte.<br>A loro toccava pagare gli attori, i costumi, le scenografie, e mantenere il coro per tutto il periodo delle prove \u2013 lunghe circa nove mesi \u2013 durante le quali i coreuti erano dispensati dai loro lavori ordinari. Era una delle <strong>liturgie civiche<\/strong> pi\u00f9 prestigiose: un onore ma anche un impegno politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Essere corego significava mostrare generosit\u00e0 verso la <em>polis<\/em> e guadagnare allo stesso tempo prestigio.<br>Anche <strong>Pericle<\/strong>, prima di diventare stratega, fu corego dei <em>Persiani<\/em> di Eschilo nel 472 a.C.: un dramma che celebrava la vittoria di Atene sui Persiani, unendo arte e propaganda.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Il pubblico come corpo politico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il teatro ateniese non era solo un luogo di spettacolo: era un\u2019<strong>assemblea di cittadini<\/strong>.<br>Ogni tragedia diventava un\u2019occasione per riflettere sui valori comuni, sulle leggi, sui limiti del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa competizione teatrale seguiva un modello democratico.<br>I giudici, dieci in tutto, venivano estratti a sorte \u2013 uno per ogni trib\u00f9 della citt\u00e0 \u2013 e solo cinque dei loro voti, scelti casualmente, determinavano il vincitore.<br>L\u2019elemento di aleatoriet\u00e0 non era un difetto, ma un segno di fiducia nella giustizia del processo: cos\u00ec nel teatro la casualit\u00e0 diventava garanzia di equit\u00e0 e mezzo per evitare ogni possibile corruzione dei giurati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo le rappresentazioni, la cittadinanza tornava a riunirsi nello stesso teatro per discutere dell\u2019organizzazione della festa e delle tragedie viste.<br>Il <strong>dibattito pubblico<\/strong> era parte integrante dell\u2019evento: il ruolo civico del teatro non finiva con l\u2019ultima battuta, ma continuava nel confronto collettivo della comunit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Il teatro come scuola di democrazia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La tragedia serviva a educare la <em>polis<\/em>.<br>A differenza della filosofia, che parlava a pochi, la tragedia era <strong>filosofia in forma popolare<\/strong>: poneva domande etiche e politiche attraverso la forza delle emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Ateniesi, reduci dalle riforme di Clistene e dalle guerre persiane, vivevano un\u2019epoca di trasformazioni rapide, che li portava a una posizione di predominio sul mondo ellenico. Le vecchie regole non bastavano pi\u00f9: serviva un nuovo linguaggio per riflettere sul potere, sulla giustizia, sul ruolo del singolo nella comunit\u00e0.<br>La tragedia divenne quel linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Meier parla di un bisogno di creazione di un \u201csapere nomologico\u201d, cio\u00e8 del processo di definizione di un sistema comune di principi morali e politici che permettesse di orientarsi nel mondo in cambiamento.<br>Le tragedie, con le loro storie di colpa, espiazione e giustizia, offrivano alla citt\u00e0 l\u2019occasione per ridefinire il proprio codice etico.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Conosci te stesso: la tragedia come specchio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il motto delfico \u201cConosci te stesso\u201d trova nella tragedia la sua traduzione scenica.<br>Attraverso il dramma degli eroi, il pubblico imparava a guardarsi dentro.<br>Quando Oceano dice a Prometeo: \u00abRiconosci chi sei, adattati alle forme nuove\u00bb, Eschilo non parla solo al titano incatenato, ma anche agli Ateniesi, invitandoli a confrontarsi con le trasformazioni della loro citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo storico <strong>Jean-Pierre Vernant<\/strong> spiegava che la tragedia non si limitava a riflettere la realt\u00e0, ma la problematizzava, portando in scena la tensione tra il vecchio ordine religioso e il nuovo pensiero politico.<br>Sul palco, Atene si interrogava sul conflitto tra tradizione e innovazione, tra giustizia divina e legge umana, tra individuo e collettivit\u00e0.<br>Ci\u00f2 che la politica cercava di risolvere con la parola e il voto, il teatro lo esplorava attraverso il mito e l\u2019emozione.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Il coro: la voce della comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Elemento centrale della tragedia era il <strong>coro<\/strong>, eredit\u00e0 dei riti dionisiaci.<br>Il coro cantava, danzava, commentava l\u2019azione: rappresentava la voce della <em>polis<\/em>.<br>Spesso composto da anziani, donne o stranieri, dava voce a chi non poteva parlare nei luoghi ufficiali del potere. Era la coscienza collettiva del dramma.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del tempo, il suo ruolo diminu\u00ec.<br>Se nelle tragedie di Eschilo il coro occupava oltre un terzo della scena, in quelle di Sofocle ed Euripide la sua presenza si ridusse a una funzione di commento.<br>Con la perdita del coro, la tragedia si fece pi\u00f9 individuale: segno di una <strong>crisi della coralit\u00e0 politica<\/strong> che avrebbe accompagnato anche il declino della democrazia ateniese.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Il linguaggio del mito: attualit\u00e0 e universalit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I miti messi in scena erano noti a tutti.<br>Il pubblico conosceva gi\u00e0 la storia di Edipo, di Medea o di Oreste: ma ci\u00f2 che contava non era la trama, bens\u00ec <strong>il modo in cui il mito veniva reinterpretato<\/strong>.<br>I tragediografi usavano il passato per parlare del presente. Il mito diventava una lente per osservare la realt\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019<em>Orestea<\/em>, Eschilo racconta il passaggio dalla vendetta familiare alla giustizia pubblica, incarnata nel tribunale dell\u2019Areopago: un\u2019allegoria della nascita dello Stato di diritto.<br>In <em>Antigone<\/em>, Sofocle esplora il conflitto tra legge umana e legge divina.<br>Euripide, pi\u00f9 tardo e pi\u00f9 disincantato, mostra invece la crisi della fiducia nella <em>polis<\/em>, anticipando il tramonto della tragedia.<\/p>\n\n\n\n<p>La studiosa <strong>Jacqueline De Romilly<\/strong> ha scritto che \u00abla tragedia si definisce pi\u00f9 per la natura degli interrogativi che pone che per quella delle risposte che fornisce\u00bb.<br>In altre parole, non offre soluzioni: costringe lo spettatore a pensare.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Empatia, catarsi e consapevolezza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli spettatori vivevano la tragedia con intensit\u00e0 fisica.<br>Provavano <strong>piet\u00e0<\/strong> per le sventure degli eroi e <strong>terrore<\/strong> al pensiero di poterle condividere.<br>Ma quella sofferenza generava conoscenza: attraverso la catarsi, il pubblico riconosceva i propri limiti, capiva la necessit\u00e0 della misura e della giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dolore in scena non era sterile. Era un rito collettivo che trasformava l\u2019emozione in consapevolezza, in piena rispondenza della celebre locuzione greca del \u201c<em>pathei mathos\u201d<\/em>.<br>Come osserva <strong>Enrico Stolfi<\/strong>, \u00abpatire e sapere sono compenetrati, intessuti della stessa sostanza\u00bb.<br>Solo conoscendo il dolore, l\u2019uomo poteva comprendere s\u00e9 stesso e il suo ruolo nella comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Quando la <em>polis<\/em> era protagonista<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dietro ogni eroe tragico c\u2019era sempre la citt\u00e0.<br>Antigone e Creonte, Oreste e Atena, Prometeo e Zeus: tutti combattono per definire i confini della giustizia, del potere, della libert\u00e0.<br>Ogni tragedia era un <strong>dibattito pubblico in forma poetica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui la <em>polis<\/em> si interrogava su s\u00e9 stessa attraverso il teatro, nasceva una forma di autocoscienza politica che non avrebbe avuto eguali nella storia.<br>Il teatro non rappresentava la democrazia: <strong>era<\/strong> la democrazia.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Declino e eredit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con il tempo, la tragedia perse la sua funzione originaria.<br>Quando l\u2019individualismo prese il posto della comunit\u00e0, e la fede negli dei e nella citt\u00e0 cominci\u00f2 a vacillare, anche il teatro cambi\u00f2 volto.<br>Euripide, con le sue figure tormentate e i suoi finali ambigui, rappresenta questa svolta: non \u00e8 pi\u00f9 la <em>polis <\/em>al centro, ma l\u2019individuo e i suoi conflitti interiori.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, l\u2019eredit\u00e0 di quella stagione resta immensa.<br>Per la prima volta nella storia, <strong>l\u2019arte divent\u00f2 politica<\/strong> nel senso pi\u00f9 alto: strumento di conoscenza collettiva, specchio della civilt\u00e0, esercizio di cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>La lezione di Atene per il mondo moderno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A duemilacinquecento anni di distanza, la tragedia greca continua a parlarci.<br>Ci interroga sul rapporto tra potere e giustizia, tra individuo e societ\u00e0, tra libert\u00e0 e responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che torniamo a vedere un\u2019<em>Antigone<\/em>, un\u2019<em>Orestea<\/em> o una <em>Medea<\/em>, riviviamo quell\u2019esperienza collettiva che trasformava gli spettatori in cittadini.<br>Nel mondo antico, il teatro era un luogo di politica, non di intrattenimento: l\u00ec si imparava a pensare, a discutere, a decidere.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la pi\u00f9 grande lezione della tragedia greca \u00e8 proprio questa:<br><strong>una democrazia vive solo se sa raccontarsi, guardarsi e riconoscere le proprie contraddizioni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Noi abbiamo davvero smesso di farlo? La prossima volta che andiamo a teatro, soprattutto se scegliamo una tragedia greca, mi auguro coglieremo l&#8217;occasione per poterci specchiare e riuscire a capire, in quel riflesso, come poter diventare cittadini migliori.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p><strong>Fonti principali:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>J. De Romilly, <em>La tragedia greca<\/em>, Bologna 1996.<\/li>\n\n\n\n<li>C. Meier, <em>L\u2019arte politica della tragedia greca<\/em>, Torino 2000.<\/li>\n\n\n\n<li>E. Stolfi, <em>La giustizia in scena. Diritto e potere in Eschilo e Sofocle<\/em>, Bologna 2022.<\/li>\n\n\n\n<li>J.-P. Vernant e P. Vidal-Naquet, <em>Mito e tragedia nell&#8217;antica Grecia<\/em>; Torino 1976.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la polis andava in scena: la tragedia come palestra di democrazia Oggi, nella maggior parte dei casi, se pensiamo al teatro lo associamo immediatamente a un passatempo, un divertissement. Magari qualcuno \u00e8 anche un appassionato, mentre altri vengono trascinati in platea giusto per il gusto di passare una serata diversa, magari per farsi quattro risate con una commedia in vernacolo. Ad ogni modo, si sceglie con cura cosa andare a vedere, si prenota una data, ci si accorda per un orario e si va insieme in questa o quell\u2019altra location ad assistere a uno spettacolo, per poco pi\u00f9 di un\u2019ora \u2013 se si andasse<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/10\/14\/atene-a-teatro-per-guardarsi-allo-specchio\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":41,"featured_media":2054,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[191],"tags":[253,60,254,62,256,183,255],"ppma_author":[170],"class_list":{"0":"entry","1":"post","2":"publish","3":"author-marianna","4":"post-2048","6":"format-standard","7":"has-post-thumbnail","8":"category-198-ottobre-2025","9":"post_tag-atene","10":"post_tag-citta","11":"post_tag-grandi-dionisie","12":"post_tag-operaincerta","13":"post_tag-polis","14":"post_tag-teatro","15":"post_tag-tragedia-greca"},"authors":[{"term_id":170,"user_id":41,"is_guest":0,"slug":"marianna","display_name":"Marianna Occhipinti","avatar_url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/8082a6fc63ef9eac419a1aa0bf683005f7a8bdd53188b4dcbc6c5ddaafd0b190?s=96&d=mm&r=g","0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2048","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/41"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2048"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2048\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2055,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2048\/revisions\/2055"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2048"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2048"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2048"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=2048"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}