{"id":204,"date":"2025-01-14T00:01:00","date_gmt":"2025-01-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=204"},"modified":"2025-01-11T17:23:41","modified_gmt":"2025-01-11T16:23:41","slug":"the-blues-brothers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/01\/14\/the-blues-brothers\/","title":{"rendered":"The Blues Brothers"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>The Blues Brothers &#8211; film di John Landis (1980)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cL\u2019avr\u00f2 visto 10, 20 volte, neanche so pi\u00f9 quante\u201d<\/em>. Ho ascoltato (e pronunciato io stesso) questa frase un sacco di volte in riferimento alla pellicola di John Landis. Quando questo avviene il termine <em>\u201cmi piace\u201d<\/em> risulta riduttivo perch\u00e9 l\u2019opera, con un suo percorso misterioso e non sempre calcolato, si trasforma in un vero e proprio fenomeno di culto. Altra testimonianza di ci\u00f2 \u00e8 la quantit\u00e0 di citazioni che molti di noi recitano a memoria ricordando esattamente lo svolgimento della sequenza. Per quanto mi riguarda, forse per la mia indole pi\u00f9 incline alle trattorie per camionisti che ai ristoranti gourmet, i gesti raccapriccianti che Jake ed Elwood compiono per convincere il maitre Mr Fabulous a tornare nella band rappresentano un momento di comicit\u00e0 irresistibile. Ma andiamo con ordine, nel rispetto dei pochi che non hanno avuto l\u2019occasione di vedere il film.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La trama<\/strong><br>Jake \u201cJoliet\u201d Blues esce di prigione dopo aver scontato tre anni per rapina. Ad attenderlo suo fratello Elwood con una macchina della polizia (!) acquistata ad un mercato dell\u2019usato. Entrambi sono cresciuti in un orfanatrofio che rischia di chiudere per un debito col fisco. Ispirato dalle parole del reverendo Cleophus James (uno scatenato James Brown) Jake cercher\u00e0 di riunire la loro vecchia band di rhythm and blues: i \u201cBlues Brothers\u201d, allo scopo di trovare la somma necessaria per salvare la struttura. Saranno via via inseguiti dalla polizia, da una ex in cerca di vendetta, dai nazisti dell\u2019Illinois ridicolizzati e buttati al fiume, dalle forze speciali dell\u2019esercito, da una band di cowboys inferociti perch\u00e9 sostituiti in una serata improbabile nel bel mezzo del deserto. Il tutto produrr\u00e0 ovviamente un\u2019infinita serie di disavventure e momenti comici in un crescendo fracassone, volutamente esagerato e scandito da musiche di livello altissimo. Nel 2004, dopo un lungo sondaggio, la BBC l\u2019ha proclamata la colonna sonora pi\u00f9 bella di tutti i tempi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli ingredienti infallibili<\/strong><br>Unire in un unico progetto artisti del calibro di Ray Charles, Aretha Franklyn, James Brown, Chaka Khan, Cab Calloway, John Lee Hooker \u00e8 stata una vera magia che ha dato subito una marcia in pi\u00f9. E aggiungerei la super band dei Blues Brothers: Matt \u201cGuitar\u201d Murphy, Steve Cropper, Donald \u201cDuck\u201d Dunn, Tom Malone, Lou Marini, Alan Rubin, Willie Hall, la potente voce di Belushi e l\u2019armonica di Aykroyd. La musica la fa da padrona, tanto nell\u2019autoradio della &#8220;Blues mobile&#8221; quanto sul giradischi decrepito del motel di Chicago, nella tavola calda di Aretha Franklyn e nel negozio di strumenti di Ray Charles, nelle esibizioni \u201clive\u201d e nei vari momenti nevralgici del film. A questo aggiungiamo l\u2019energia trascinante di John Belushi, la sintonia con Elwood Blues\/Dan Aykroyd, fratello dentro e fuori dal set. In un musical che \u00e8 anche commedia comica e film d\u2019azione, un ingrediente fondamentale \u00e8 la sincerit\u00e0 di fondo che permea tutta la pellicola. Tanto amore per la musica ma anche momenti particolarmente intensi che secondo me donano al film qualche goccia di poesia: l\u2019abbraccio dei fratelli all\u2019uscita dal carcere; il dialogo in orfanatrofio con Curtis\/Cab Calloway che si chiede che futuro potr\u00e0 mai esserci per lui e per gli orfani della struttura indebitata; l\u2019intro appassionata di <em>Everybody needs somebody<\/em> nella quale Elwood sottolinea l\u2019importanza dell\u2019amore nella nostra vita; l\u2019esecuzione in carcere di un brano di Elvis all\u2019insegna di un meraviglioso furore rock\u2019n\u2019roll (primo a scatenarla il grande chitarrista degli Eagles Joe Walsh che si presta ad un generoso ruolo marginale di comparsa). La trama, apparentemente folle, segue il filo di un soggetto davvero geniale, irriverente quanto basta e soprattutto ispiratissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I Blues Brothers al di fuori del film<\/strong><br>\u00c8 grazie alle esibizioni al Saturday Night Live che i Blues Brothers prendono forma. Le doti vocali di Belushi erano gi\u00e0 emerse nell\u2019esilarante imitazione di Joe Cocker spopolando tra gli appassionati del programma. Il film suggell\u00f2 il progetto, mai scisso comunque dalla musica. La band si era gi\u00e0 esibita ovunque con grande successo. Gi\u00e0 nel 1978 il primo album era giunto al n\u00b0 1 della classifica di \u201cBillboard\u201d vincendo ben due dischi di platino. Anche dopo la morte di Belushi i tour proseguirono con la partecipazione del fratello James (anche lui attore comico e musicista). L\u2019impatto dei Blues Brothers sul mondo esterno \u00e8 stato enorme. Sono diventati un\u2019icona che \u00e8 entrata prepotentemente nell\u2019immaginario collettivo. Dai vestiti di carnevale alle statue e i monumenti dedicati, addirittura metafora per scrittori e giornalisti (ricordo un titolo di un\u2019 importante rivista americana che utilizzava \u201cThe Blues Brothers\u201d per prendere in giro un personaggio illustre). E ancora oggi, se pensiamo a coppie comiche come Lillo e Greg, viene in mente sicuramente quel tipo di ispirazione (pur in un percorso personale e originale).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il sequel un po\u2019 scialbo<\/strong><br><em>\u201cBlues Brothers \u2013 Il mito continua\u201d (\u201cThe Blues Brothers 2000\u201d di John Landis \u2013 1998)<\/em> partendo dal grave handicap dell\u2019assenza di John Belushi, com\u2019era prevedibile, non riusc\u00ec ad avvicinarsi neanche lontanamente all\u2019energia del primo film. \u00c8 comunque un omaggio sincero a quell\u2019esperienza, con al seguito un altro manipolo di mostri sacri della musica: Eric Clapton, B. B. King, Stevie Winwood, Wilson Pickett, Isaac Hayes, Eddie Floyd, Jimmy Vaughan, Dr. John, Bo Diddley, Sam Moore, Charlie Musselwhite, Clarence Clemons, Billy Preston, solo per citarne alcuni, oltre a Ray Charles, Aretha Franklin, James Brown che gi\u00e0 avevano partecipato al precedente. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La vita incendiaria di John Belushi<\/strong><br>Fu una forza della natura in grado di travolgere tutto ci\u00f2 che incontrava: lo sport (football americano), il teatro, la musica, il cinema, la vita stessa, che divorava avidamente giorno dopo giorno fino allo sfinimento, forse nel tentativo di contrastare i propri demoni (come fece trapelare il fratello James rivelando un istinto protettivo di John nei suoi confronti). Quantit\u00e0 enormi di cibo, alcol, droghe di ogni tipo, una fame di emozioni che purtroppo fin\u00ec per distruggerlo a soli 33 anni. E di certo non lo aiut\u00f2 la feroce macchina dello show-business, poco orientata al rispetto di un uomo a pezzi, fragile, in caduta libera verso il baratro. Il libro inchiesta di Bob Woodward (Premio Pulitzer 1973 per le inchieste sul caso Watergate) <em>Chi tocca muore \u2013 La breve delirante vita di John Belushi<\/em> \u00e8 al tempo stesso bellissimo e terribile, un po\u2019 come la vita di John. A noi restano, a testimonianza del suo grande talento, le esibizioni live, il meraviglioso Bluto di <em>Animal House<\/em>, il Jake \u201cJoliet\u201d dei <em>Blues Brothers<\/em> descritto in queste righe e, secondo me, l\u2019Ernie Souchak di <em>Chiamami aquila <\/em>(film di Michael Apted molto tormentato perch\u00e9 Belushi era ormai alla deriva e faceva molta fatica a seguire i ritmi della produzione, dimostrando per\u00f2 una notevole attitudine anche per la commedia romantica).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fratelli, dentro e fuori dal set<\/strong><br>Dan Aykroyd fu devastato dalla morte di John. Erano il braccio e la mente di un meccanismo esplosivo. Era spesso Dan a scrivere i testi (sua la sceneggiatura del film, poi ridimensionata dal regista Landis perch\u00e9 lunghissima, e suoi gli sketch del Saturday Night Live) e lo faceva immaginando la straordinaria gamma di espressioni facciali e verbali di John. Era gi\u00e0 pronto un altro ruolo per Belushi: il dottor Peter Venkman dei <em>Ghostbusters<\/em>, progetto slittato a causa del tragico evento (fu poi Bill Murray ad interpretare il personaggio). La fratellanza continu\u00f2 in qualche modo, nonostante tutto. C\u2019\u00e8 un pezzo di John nelle esibizioni dei Blues Brothers successive alla sua morte; e c\u2019\u00e8 anche nelle \u201cHouse of Blues\u201d aperte da Dan Aykroyd in tutta America con il sostegno di James Belushi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I momenti pi\u00f9 esilaranti del film<\/strong><br>Non possiamo non chiudere con un sorriso. Perch\u00e9 <em>The Blues Brothers <\/em>ce ne ha regalati tanti. A parte un paio di trovate di cinismo estremo che probabilmente oggi stridono un po\u2019 (penso in particolare all\u2019incontro nei canali fognari con la ex di Jake) la comicit\u00e0 dell\u2019opera di Landis non \u00e8 invecchiata per nulla. E ci si sganascia dalle risate esattamente come nel 1980. A partire dall\u2019abito scuro \u201cda beccamorto\u201d, con gli occhiali da sole indossati giorno e notte; le abitudini alimentari dei protagonisti (quattro polli fritti e una coca per Jake, pane bianco tostato liscio per Elwood); i colpi di bacchetta della \u201cpinguina\u201d a punire le loro imprecazioni, l\u2019illuminazione nella chiesa di \u201cTriple Rock\u201d che scatena i due fratelli rivelando l\u2019idea della ricostituzione della band; la sontuosa presa in giro dell\u2019ambiente cowboy pi\u00f9 tradizionalista, quando i nostri eroi si spacciano per membri del sindacato mostrando quale tesserino di riconoscimento un pacchetto di sigarette; le gi\u00e0 citate scene del ristorante di lusso e dei nazisti dell\u2019Illinois scaraventati in fiume; la distruzione della Blues Mobile (e seguente commozione di Elwood) a conclusione dell\u2019inseguimento; l\u2019uso spropositato di forze e mezzi per catturare i due. Grandi risate insomma. E lo sappiamo, la risata pu\u00f2 avere un potere terapeutico, consolatorio, politico persino. E allora torniamo a gustarci <em>The Blues Brothers<\/em>!<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Jake: <em>\u201cCos\u2019\u00e8, la nebbia?\u201d<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>Elwood:<em> \u201cNo, \u00e8 il motore. \u00c8 partito un pistone\u201d<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>Jake:<em> \u201cPoi torna?\u201d<\/em><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Blues Brothers &#8211; film di John Landis (1980) \u201cL\u2019avr\u00f2 visto 10, 20 volte, neanche so pi\u00f9 quante\u201d. Ho ascoltato (e pronunciato io stesso) questa frase un sacco di volte in riferimento alla pellicola di John Landis. Quando questo avviene il termine \u201cmi piace\u201d risulta riduttivo perch\u00e9 l\u2019opera, con un suo percorso misterioso e non sempre calcolato, si trasforma in un vero e proprio fenomeno di culto. Altra testimonianza di ci\u00f2 \u00e8 la quantit\u00e0 di citazioni che molti di noi recitano a memoria ricordando esattamente lo svolgimento della sequenza. 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