{"id":1948,"date":"2025-10-14T00:01:00","date_gmt":"2025-10-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1948"},"modified":"2025-10-06T13:04:44","modified_gmt":"2025-10-06T11:04:44","slug":"odissee-militari-di-ragusani-in-grecia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/10\/14\/odissee-militari-di-ragusani-in-grecia\/","title":{"rendered":"Odissee militari di ragusani in Grecia"},"content":{"rendered":"\n<p>In occasione del Giorno della Memoria del 27 gennaio 2010 ebbi l\u2019incarico dalla Prefettura di Ragusa di raccogliere le testimonianze dei ragusani che dopo la firma dell\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943 furono deportati in Germania. Testimonianze che ho raccontato durante la cerimonia della consegna delle medaglie alla presenza delle autorit\u00e0 e degli interessati. Tra questi c\u2019erano due militari in Grecia, un ragusano e un modicano, e, dato il tema del mese, riporto in questa sede.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il soldato ragusano.<\/strong> Io, all\u20198 settembre del 1943, ero a Cefalonia, l\u2019isola di Cefalonia in Grecia. Ero nella divisione Acqui, comandata dal gen. Antonio Gandin. Eravamo circa 14.000 soldati.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena abbiamo sentito che l\u2019Italia aveva firmato l\u2019armistizio con gli Alleati, i nostri cuori si sono aperti: la guerra \u00e8 finita, ora possiamo tornare a casa, ci siamo visti gi\u00e0 coi nostri cari, ritornati alle nostre vite.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i tedeschi non la pensarono cos\u00ec, per loro la guerra continuava e ci hanno messo di fronte a queste alternative: o combattete con noi; o combattete contro di noi; o deponete le armi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era alcun collegamento n\u00e9 con lo Stato Maggiore dell\u2019esercito n\u00e9 con il Governo italiano e allora il gen. Gandin, si consult\u00f2 con gli ufficiali, consult\u00f2 la truppa e si decise di combattere contro i tedeschi. Ci and\u00f2 male anche perch\u00e9 vennero a mancare le munizioni, dall\u2019Italia non arrivava nulla e cos\u00ec il generale fu costretto ad alzare bandiera bianca e ci siamo arresi.<\/p>\n\n\n\n<p>I tedeschi ci hanno considerato traditori, neanche prigionieri in quanto l\u2019Italia non era in guerra contro la Germania, e hanno cominciato a fucilarci in massa, a gruppi di quaranta, cinquanta alla volta. Immaginate il nostro stato d\u2019animo: avevamo visto vicine le nostre case, i nostri affetti, le nostre mamme e ora ci toccava morire. A venti anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero nel gruppo pronto per la fucilazione, eravamo una cinquantina, eravamo in silenzio, muti, non avevamo la forza neanche di guardarci in faccia. Noi eravamo qua e l\u00e0 c\u2019era il plotone d\u2019esecuzione con i mitra spianati. L\u2019ufficiale tedesco diede l\u2019ordine di sparare e io all\u2019improvviso mi buttai a terra, sentii gli spari e fui coperto dai corpi dei miei compagni. Poi mi nascosi per tre giorni in mezzo ad una siepe di rovi, la sera andavo da una famiglia di greci che mi davano qualcosa da mangiare e il giorno stavo in mezzo ai rovi. Poi i tedeschi decisero di non fucilare pi\u00f9 e, assieme a tutti i superstiti, mi consegnai prigioniero.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi portarono sul fronte russo, a Borisov, in Bielorussia ma non a combattere, a lavorare. Era il 2 dicembre del 1943. Ci chiesero se volevamo combattere. Io ed altri rifiutammo e ci lasciarono nelle retrovie a lavorare in una polveriera. Facevano squadre di dieci persone comandate da un soldato tedesco e scaricavamo le munizioni provenienti dalle fabbriche e li caricavamo sui camion diretti al fronte. Ci rimasi fino al febbraio del 1945 quando ci fu l\u2019avanzata dei russi e la ritirata dei tedeschi verso Danzica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci davano da mangiare 300 grammi di pane, 20 grammi di burro e una brodaglia di verdure a mezzogiorno e sera. Certo era poco ma non ho sofferto molto anche perch\u00e9 tra i soldati tedeschi c\u2019erano delle brave persone che, di nascosto, ci davano sempre qualcosa da mangiare. Ne incontrai per\u00f2 uno che era una bestia. Qualche volta aveva comandato la mia squadra. Nella gran confusione che ci fu durante la ritirata ho assistito ad una scena raccapricciante. Un soldato tedesco di nazionalit\u00e0 polacca disse ad un sottufficiale: \u00abLa mia casa \u00e8 qua vicino, che faccio?\u00bb e il sottufficiale: \u00abNasconditi e tornatene a casa\u00bb. Ma se ne accorse anche il soldato bestia che subito minacci\u00f2 il sottufficiale e, appena questo si allontan\u00f2, uccise il polacco sotto i miei occhi. Figuratevi il mio sconcerto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel fuggi fuggi, uno di Ispica mi disse: \u00abNascondiamoci e passiamo coi russi\u00bb. Io pensai che la Russia era pi\u00f9 lontana dall\u2019Italia e cos\u00ec continuai a seguire i tedeschi. Io rientrai a Ragusa il 5 novembre del 1945 e lui invece nel maggio del 1946. Una sera, durante la ritirata, ero con uno di Modena, ci siamo persi in un bosco. Restammo disorientati. Che facciamo?! Il Modenese si mise a piangere. Io non mi persi d\u2019animo. Staccai dei rami dagli alberi e feci una lettiera sulla neve, ci coricammo accanto, ci coprimmo con le due coperte che avevamo e passammo cos\u00ec la nottata. L\u2019indomani ci unimmo agli altri, attraversammo il mare ghiacciato e arrivammo a Danzica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel marzo del 1945 i tedeschi sparirono e passammo sotto i russi. Eravamo in una caserma, non si lavorava, da mangiare la solita brodaglia, andavamo in giro e ci arrangiavamo. Assieme ad uno di Mantova andai in un paesino vicino a lavorare in una fattoria. C\u2019erano due anziani, marito e moglie e una figlia di cinque anni pi\u00f9 vecchia di me. I figli maschi erano in guerra, uno morto e uno disperso. Sia io che il mantovano eravamo contadini e l\u00e0 ci trovammo bene. Ci passammo tutta l\u2019estate. Nella fattoria c\u2019erano le mucche, abbiamo mietuto il grano e trebbiato con una macchina che funzionava a legna. Da noi si trebbiava ancora con le cavalle. Ci hanno anche pagato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel settembre 1945 si parl\u00f2 di rientrare in Italia ma le ferrovie polacche pretesero il pagamento del viaggio. Pagai 90 slot e partimmo sui carri bestiame verso l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivai a casa, alla stazione di Ibla, il 5 novembre 1945.&nbsp; Ero partito il 3 agosto del 1942.<\/p>\n\n\n\n<p>Sull\u2019eccidio di Cefalonia \u00e8 stato realizzato nel 2005 il film \u201cCefalonia\u201d con regia di Riccardo Milani e protagonista Luca Zingaretti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il soldato modicano.<\/strong> Partii militare il 28 maggio 1941. Nell\u2019aviazione. Mi portarono a Desenzano. Poi nel settembre del 1941 a Durazzo, in Albania e, il 15 gennaio 1942 ad Atene, in Grecia. Facevo servizio al comando dell\u2019aereonautica, alla mensa dei piloti e degli ufficiali. Stavo bene. Il lavoro era semplice e leggero: pulire in cucina e i locali della mensa e aiutare i cuochi a preparare i pasti. Io ero bracciante agricolo, figlio di bracciante, nipote di bracciante e nella nostra famiglia si era sempre lavorato duro e mangiato fave stasera, fave domani sera e fave il giorno appresso. Ora mangiavo lo stesso vitto dei piloti. Mai avevo mangiato cos\u00ec bene in vita mia. Ci davano la libera uscita, eravamo giovani e ce ne andavamo in giro per la citt\u00e0. Mai ero stato cos\u00ec bene in vita mia. La guerra che per tutti era terribile assai, per me era una vacanza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u20198 settembre 1943 firmarono l\u2019armistizio. E che vuol dire? Vuol dire che la guerra \u00e8 finita e ora torniamo a casa. A casa, e chi ci porta a casa? Come ci hanno portato qua ora ci riportano a casa. Ma quale casa, vennero i tedeschi e ci hanno chiuso nel comando: di qua non uscite. Dopo due giorni ci hanno mandato in Germania, a Berlino. Sei giorni di viaggio, sui carri bestiame. Non eravamo tanto scomodi, potevamo sdraiarci per dormire. Nei sei giorni di viaggio non ci hanno dato nulla da mangiare. Per fortuna ci eravamo portato delle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>A Berlino eravamo in una caserma dentro delle baracche. Nella mia eravamo in dieci tutti italiani. Avevamo letti normali, non cuccette. La sera ci chiudevano e la mattina ci aprivano, ci davano il t\u00e8 e ci portavano in fabbrica a lavorare. Tutti i giorni, anche la domenica. Era una fabbrica di armi. Noi eravamo nei magazzini e scaricavamo e caricavamo i pezzi: artiglieria, mitraglie e altro. Da mangiare ci davano un kg di pane il marted\u00ec e il venerd\u00ec e poi brodaglia di ortaggi mezzogiorno e sera. Gli operai mangiavano alla loro mensa. Noi raccoglievamo i loro rifiuti, bucce di patate e altro, li portavamo nella baracca, li lavavamo e li cucinavamo. Avevamo una stufa a carbone. Eravamo tutti italiani, ci confortavamo a vicenda. Non ci facevano scrivere a casa. C\u2019era un ragusano, che anni dopo ho incontrato. Ero in prefettura per sbrigare una pratica e lui passava, mi ha riconosciuto, si \u00e8 avvicinato, ci siamo abbracciati come fratelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel maggio del 1945 arrivarono i russi e a ottobre sono rientrato a Modica.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 di quattro anni lontano da casa, dalla mia famiglia, senza notizie, senza dare notizie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del Giorno della Memoria del 27 gennaio 2010 ebbi l\u2019incarico dalla Prefettura di Ragusa di raccogliere le testimonianze dei ragusani che dopo la firma dell\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943 furono deportati in Germania. Testimonianze che ho raccontato durante la cerimonia della consegna delle medaglie alla presenza delle autorit\u00e0 e degli interessati. Tra questi c\u2019erano due militari in Grecia, un ragusano e un modicano, e, dato il tema del mese, riporto in questa sede.&nbsp; Il soldato ragusano. 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