{"id":1925,"date":"2025-10-14T00:01:00","date_gmt":"2025-10-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1925"},"modified":"2025-10-10T09:26:38","modified_gmt":"2025-10-10T07:26:38","slug":"le-icone-sacre-e-lestetica-dellessenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/10\/14\/le-icone-sacre-e-lestetica-dellessenza\/","title":{"rendered":"Le icone sacre e l&#8217;estetica dell&#8217;essenza"},"content":{"rendered":"\n<p>Due brevi premesse sono necessarie per introdurre il tema. La prima di natura strettamente etimologica: la parola \u201cicona\u201d deriva dal termine greco antico <em>\u03b5\u1f30\u03ba\u03ce\u03bd -\u03cc\u03bd\u03bf\u03c2 <\/em>che pu\u00f2 essere tradotto con il termine \u201cimmagine\u201d. Nel nostro caso \u201cimmagine sacra\u201d che rappresenta il Cristo, la Vergine, uno o pi\u00f9 santi, dipinta per lo pi\u00f9 su tavoletta di legno, spesso decorata d\u2019oro, argento e pietre preziose, tipica dell\u2019arte bizantina e, in seguito, di quella russa e balcanica.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda premessa \u00e8 di natura storica e ci riconduce al Secondo Concilio di Nicea del 787 dopo Cristo. Qui si d\u00e0 un fondamento teologico e spirituale all\u2019arte sacra e, in particolar modo, alle icone intese come immagini di natura spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che l\u2019icona nasce nei primi secoli del cristianesimo per testimoniare lo splendore di Dio fatto uomo e la dignit\u00e0 dell\u2019uomo creato a immagine e somiglianza del suo Creatore.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019icona viene immediatamente intesa dai primi padri della Chiesa non come una semplice immagine, ma come luogo della Presenza Divina, spazio in cui avviene una rivelazione del Divino. Considerazione che pone l\u2019opera d\u2019arte e colui che la contempla su un punto di confine insidioso tra il riconoscimento della funzione mistica dell\u2019immagine e l\u2019idolatria dell\u2019immagine stessa. Tuttavia la forma umana che Dio ha scelto di assumere in Ges\u00f9 Cristo fornisce all\u2019artista la possibilit\u00e0 di rappresentarlo come tale senza cadere nell\u2019errore teologico di ricondurre una forma infinita, Dio stesso, in una forma finita, l\u2019uomo e la sua immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019icona, dunque, si rivela come una estensione dell\u2019incarnazione divina.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 inappropriato sottolineare come l\u2019arte delle icone abbia subito a pi\u00f9 riprese dei veri e propri attacchi persecutori in anni ben pi\u00f9 recenti rispetto agli attacchi iconoclasti dei primi secoli dopo Cristo. Dal 1917 e per quasi i settant\u2019anni successivi, in Unione Sovietica, l\u2019ortodossia e la tradizione dell\u2019icona furono costrette a vivere in una condizione di clandestinit\u00e0. Nonostante la persecuzione, tuttavia, la tradizione iconografica non ha mai cessato del tutto la sua attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il monte Athos in Grecia resta oggi uno dei luoghi pi\u00f9 significativi in tal senso con dei veri e propri \u201csancta sanctorum\u201d che custodiscono capolavori dell\u2019iconografia di ogni tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se per il filosofo greco Platone l\u2019opera d\u2019arte rappresentava un allontanamento dal vero ideale, in quanto imitazione di una imitazione, con le icone ci troviamo dinanzi a qualcosa di diametralmente opposto. Il compito dell\u2019arte iconografica ribalta infatti il punto di vista e, in virt\u00f9 delle sue caratteristiche, assume il ruolo di condurre l\u2019uomo dalla visione sensibile a quella Ideale.<\/p>\n\n\n\n<p>Date le premesse appare chiaro che l\u2019icona non sia e non possa essere qualcosa di meramente estetico o di riconducibile e valutabile secondo un canone di bellezza tradizionale. La bellezza, il valore dell\u2019icona risiede infatti nella sua funzione simbolica e liturgica, nel suo saperci condurre \u201coltre\u201d la rappresentazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per rendere possibile questo \u201csalto\u201d dal visibile all\u2019invisibile, gli iconografi adottano con perizia la sopra citata \u201cprospettiva capovolta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La rinuncia ad una terza dimensione spaziale, anche in epoche successive alla scoperta della prospettiva nell\u2019arte pittorica, appare come una scelta irrinunciabile per non sviare l\u2019attenzione ed i sensi di chi osserva verso una qualsivoglia idea di veridicit\u00e0 terrena dell\u2019immagine. L\u2019apparente semplicit\u00e0 dei tratti pittorici rimanda non certo all\u2019imperizia dell\u2019artista, ma ad una precisa volont\u00e0 di raggiungere un fine ben preciso.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrive Pavel Florenskij nel suo saggio <em>La prospettiva rovesciata<\/em>: \u201cMa qui succede una cosa strana: questa \u00abimperizia\u00bb nel disegno, che apparentemente dovrebbe indignare qualsiasi osservatore che \u201cabbia capito l\u2019evidente assurdit\u00e0 di una simile raffigurazione, al contrario non desta alcun senso di fastidio, ma viene anzi percepita come qualcosa di necessario, e addirittura piace\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, secondo Florenskij, si trova pi\u00f9 verit\u00e0 laddove appare meno perfezione tecnica e prospettica. Perch\u00e9? Il motivo \u00e8 piuttosto semplice: una icona di arte sacra non intende e non deve rappresentare ci\u00f2 che \u00e8 realmente, ma deve essere una guida verso ci\u00f2 che non \u00e8 visibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Tecnicamente il fondo da cui parte ogni icona \u00e8 l\u2019oro, il materiale puro per eccellenza. Simbolo della luce e luogo dove la rivelazione diventa possibile. Nello spazio finito di una tavola la mano dell\u2019incisore, spesso e non a caso anonima, raccoglie colori, frammenti di senso, simboli, volti, momenti tratti dalle sacre scritture per restituire una sintesi che avr\u00e0 il compito di diventare guida di chi la contempler\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso l\u2019iconografia sacra potrebbe apparire in netto anticipo, pur non avendone l\u2019intenzione e certamente con obiettivi diversi, rispetto alle correnti d\u2019arte contemporanea che mettono in gioco a vario titolo l\u2019osservatore affidandogli il compito di cercare e dare un senso all\u2019opera d\u2019arte stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Concludo ricordando ancora Pavel Florenskij che nel suo saggio \u201cLe porte regali\u201d scrive: \u201cL\u2019icona \u00e8 sempre o pi\u00f9 grande di se stessa, quando \u00e8 una visione celeste, o \u00e8 meno di se stessa, se essa non apre a una coscienza il mondo soprannaturale, e non si pu\u00f2 chiamare altro che una tavola dipinta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 l&#8217;icona \u00e8 anzi tutto un&#8217;esperienza di fede, di epifania del Sacro nel mondo, relazione diretta con l&#8217;ineffabile e con il totalmente altro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Agni Parthene - Greek Byzantine Orthodox Chant to Mother Mary (Greek &amp; English Lyrics)\" width=\"1260\" height=\"709\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/D7AWcPv2zX4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due brevi premesse sono necessarie per introdurre il tema. 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