{"id":1816,"date":"2025-09-14T00:01:00","date_gmt":"2025-09-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1816"},"modified":"2025-09-02T14:10:31","modified_gmt":"2025-09-02T12:10:31","slug":"su-amore-e-distruzione-in-gli-anni-al-contrario-di-nadia-terranova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/09\/14\/su-amore-e-distruzione-in-gli-anni-al-contrario-di-nadia-terranova\/","title":{"rendered":"Su amore e distruzione in \u201cGli anni al contrario\u201d di Nadia Terranova"},"content":{"rendered":"\n<p>   <em>\u201cSi amavano, sappiatelo\u201d<\/em>, scriveva il poeta spagnolo Vicente Aleixandre (1898-1984), premio Nobel per la Letteratura nel 1977, in calce agli aspetti naturali assunti dal sentimento degli amanti: <em>\u201cGiorno, notte, tramonti, aurore, spazi, \/ onde nuove e antiche, fuggitive, perpetue, \/ mare o terra, naviglio, letto, piuma, cristallo, \/ metallo, musica, labbro, silenzio, vegetale, \/ mondo, quiete, sua forma\u201d<\/em>. E nel verso non vi era un annuncio a chi ascoltava, ma l\u2019affermazione che le relazioni umane fossero destino o condanna, come lasciava intendere il titolo della sua raccolta <em>La distruzione o amore<\/em> (1935). Lontani dal mito di Platone della febbrile ricerca della met\u00e0 e dalla <em>\u201cperversione propriamente amorosa\u201d<\/em> che, secondo Roland Barthes, \u00e8 l\u2019annullamento dell\u2019oggetto amato <em>\u201csotto il volume dell\u2019amore stesso\u201d,<\/em> amore e distruzione sarebbero tanto permeabili da costituire il principale richiamo per ogni essere vivente.<\/p>\n\n\n\n<p>   Anche la letteratura ha indagato su distruzione e amore, attraverso storie di personaggi contagiati dall\u2019inquietudine universale, travolti dalla frustrazione di non avere cambiato il mondo e per questo condannati a sprecare la propria esistenza, a espiare la colpa di avere vissuto invano.<\/p>\n\n\n\n<p>   \u00c8 quanto accade nel romanzo <strong><em>Gli anni al contrario<\/em> di Nadia Terranova<\/strong> (Einaudi, 2015), ambientato a Messina negli anni Settanta, in cui l\u2019amore tra Giovanni Santatorre e Aurora Silini non concorre all\u2019annullamento dell\u2019uno nell\u2019altra, n\u00e9 basta a impedire l\u2019autodistruzione di lui. <em>\u201cQuesto amore non \u00e8 capace di reggere all\u2019urto spaventoso della storia e della loro incapacit\u00e0 e immaturit\u00e0, perch\u00e9 amarsi a vent\u2019anni e decidere che ci si amer\u00e0 per tutta la vita \u00e8 purtroppo una cosa molto difficile da mantenere\u201d,<\/em> spiega l\u2019autrice in un\u2019intervista del 2018 alla Rai, <em>\u201csoprattutto perch\u00e9 quel carico di illusioni che si riversa in questo amore \u00e8 destinato a spegnersi, a scontrarsi \u2026 con problemi quotidiani come l\u2019indipendenza economica o appunto il desiderio di realizzare i propri sogni anche come individui, non soltanto come coppia, di avere un lavoro appagante, un posto nel mondo.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Nella stagione degli anni di piombo, il vento rivoluzionario delle ideologie attraversa anche lo Stretto, raggiunge la citt\u00e0 dei due mari, apparentemente addormentata nella quiete della provincia rispetto al fervore di Bologna, Milano, Roma, e si ripercuote sulla vita dei personaggi, correndo lungo un decennio di luci e ombre. Il 1977 \u00e8 il termine <em>ante quem<\/em> per i due giovani studenti di Filosofia, <em>\u201cmiss trenta e lode<\/em>\u201d lei, meno diligente lui, impegnati nel disconoscere l\u2019ordine politico e sociale contemporaneo e a sognarne uno nuovo, edificato sui fondamenti del pensiero marxista, sull\u2019uguaglianza di fatto, sulla democrazia partecipativa, sull\u2019emancipazione femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>   Si innamorano, si amano sotto la volta stellata del cielo di Stromboli, lei \u00e8 incinta, si sposano, vanno a vivere insieme, nasce Mara. Il loro tempo arde come una candela, e la cera potrebbe finire, perch\u00e9 il mutamento storico inseguito da ciascuno \u00e8 un\u2019utopia che risente del rispettivo vissuto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"681\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Strait_of_Messina_-_NASA-1024x681.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1820\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Strait_of_Messina_-_NASA-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Strait_of_Messina_-_NASA-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Strait_of_Messina_-_NASA-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Strait_of_Messina_-_NASA-1536x1022.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Strait_of_Messina_-_NASA-2048x1363.jpg 2048w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Strait_of_Messina_-_NASA-425x283.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>   Ad accomunare due famiglie che non potrebbero essere pi\u00f9 diverse &#8211; &nbsp;con a capo da un lato il fascistissimo direttore del carcere Silini e dall\u2019altro Santatorre, l\u2019avvocato comunista &#8211; \u00e8 la descrizione da interno borghese. Il lessico famigliare misura l\u2019appartenenza, \u00e8 la lezione di Natalia Ginzburg, e parole e abitudini stanno alle pareti domestiche come le fattezze fisiche alla genetica.<\/p>\n\n\n\n<p>   Ma n\u00e9 i Silini, n\u00e9 i Santatorre ricordano i Levi di <em>Lessico famigliare<\/em> (1963), uniti dalla lingua e dispersi dalla storia. Diversamente, la disgregazione che li investe nelle dimore siciliane al mare e in citt\u00e0 viene dalla scoperta che ogni controllo sulla vita \u00e8 illusione, autoinganno, e che il tempo inghiotte il presente, peggio ancora il futuro, quando si cade senza potere salvarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>   \u00c8 il disfacimento delle certezze che, in <em>Caro Michele <\/em>(1973), disintegra la famiglia Vivanti sotto il peso dello sguardo di chi si ama, e del vuoto di s\u00e9 stessi. <em>\u201cOgnuno di noi \u00e8 sbandato e balordo in una zona di s\u00e9 e qualche volta attratto dal vagabondare e dal respirare niente altro che la propria solitudine\u201d<\/em>, scrive Angelica, sorella di Michele, per giustificare la sconsideratezza di Mara, che sostiene di avere avuto un figlio da lui, e avvolgere nello stesso velo di misericordia il tragico destino del fratello, un ragazzo sconosciuto ai suoi stessi congiunti, ucciso dai fascisti. Dieci anni intercorrono tra i due romanzi di Natalia Ginzburg, tanti quanti ne vivranno Giovanni e Aurora nella loro storia <em>\u201cal contrario\u201d<\/em> di amore e distruzione, fino a comprendere che forse la disciplina pu\u00f2 confortare il dolore, ma le radici profonde di una certa solitudine non saranno mai estirpate.<\/p>\n\n\n\n<p>   All\u2019inizio, Giovanni Santatorre aspira a farsi eroe della rivoluzione alla quale crede sia votato il padre. Ma quando scopre che la sezione del partito \u00e8 solo un <em>\u201ccenacolo di vecchi signori\u201d,<\/em> il conflitto generazionale e l\u2019inquietudine si scontrano con l\u2019utopia, e con l\u2019illusione che la risposta contro il sistema sia la violenza armata. Nessuna delle sue iniziative si rivela tuttavia decisiva, la misura del suo stesso io sembra inadeguata all\u2019impresa e alla tensione rivoluzionaria dei compagni, che lo attraggono nella loro orbita senza successo. Mentre gli altri vengono arrestati e condannati al carcere, invece la partecipazione a un attentato in fabbrica non gli d\u00e0 nessuna visibilit\u00e0 eroica e, persino quando si autodenuncia alle autorit\u00e0, il padre ne assumer\u00e0 la difesa ottenendo l\u2019archiviazione delle accuse. Una magra vittoria per l\u2019avvocato Santatorre, che morir\u00e0 di cancro, senza avere salvato il figlio: dinanzi al fallimento delle proprie aspirazioni, Giovanni rivolger\u00e0 l\u2019urgenza distruttiva contro s\u00e9 stesso, cadendo nell\u2019abisso della dipendenza dagli stupefacenti, senza farne ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>   Da parte sua, Aurora Silini studia per guadagnare la libert\u00e0 negatale dal genitore, che non vede l\u2019ora di sbarazzarsene, senza indagare sulla sua indole, sui suoi desideri, forse ripiegato nelle responsabilit\u00e0 e nella disparit\u00e0 d\u2019amore per i figli, tanto da lasciarsi morire alla scomparsa di Rosa, la prediletta. Il suo personaggio ricorda le <em>\u201cDonne che cadono\u201d<\/em> in <em>Quello che so di te<\/em> (Guanda 2025), e le pagine dedicate da Nadia Terranova alla scomparsa della giovane sorella della madre, caduta in un precipizio durante una gita in montagna con degli amici: <em>\u201cLe gole del fiume Alcantara non erano lontane, l\u2019Etna si esprimeva con i suoi ingovernabili parossismi, ma sui sentieri ripidi e ombrosi regnavano solo gli scoordinati rumori di quel gruppo di ventenni\u201d.<\/em> \u00c8 sufficiente immaginare la scena, per passare dal rumore al silenzio che inghiotte la vita di chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e di chi resta. <em>\u201cIn citt\u00e0 tutti erano convinti che il direttore e l\u2019avvocato fossero morti di dolore\u201d,<\/em> si legge alla morte del fascistissimo, stroncato da un infarto.<\/p>\n\n\n\n<p>   Se i Santatorre ancora resistono intorno allo studio legale fondato dal padre, e i fratelli sostengono le spese per Giovanni, prima in comunit\u00e0, poi in ospedale, i Silini si disgregano: la madre non ama la casa al mare, anche i fratelli vanno via e Aurora resta con la piccola Mara nella villetta di famiglia. \u00c8 come se l\u2019amore genitoriale le avesse restituito la vista, dandole nuovi occhi: \u00e8 motore di altra energia, responsabilit\u00e0 per la figlia e per s\u00e9 stessa, che si traduce nell\u2019impegno a mantenersi con il lavoro e a riprendere gli studi. Aurora capisce che il marito non \u00e8 scappato verso la politica, ma che ha confuso il sogno con l\u2019allucinazione. Mentre ritrova s\u00e9 stessa e impara a dominare l\u2019angoscia diffusa dell\u2019et\u00e0 adulta, perde lui. L\u2019amore non basta, se le loro solitudini non riescono pi\u00f9 a dialogare con profitto.<\/p>\n\n\n\n<p>   Muore Rosa, muoiono i padri, e Giovanni e Aurora sono chiamati a dare seguito al vecchio mondo. Quello costruito insieme non regge l\u2019urto con la realt\u00e0, e persino Mara \u00e8 una sopravvissuta, se lo stesso Giovanni ammette di averla lasciata in auto da sola, per andare a drogarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>   Entrambi coltivano la memoria dell\u2019amore che ancora li spinge uno verso l\u2019altra, ma realizzano di avere vissuto <em>\u201cgli anni al contrario\u201d,<\/em> ovvero di avere <em>\u201cavuto una casa, una figlia, una laurea senza sapere che farcene, e ora che lo sappiamo ci stiamo gi\u00e0 dividendo le briciole\u201d,<\/em> comprendendo pi\u00f9 avanti quello che significava fare quelle scelte. La memoria passa anche attraverso la scrittura epistolare: quello che i personaggi non riescono a dirsi, \u00e8 affidato al foglio e all\u2019inchiostro, oppure \u00e8 volutamente taciuto, rimosso o rimpiazzato da immagini che emergono dalla realt\u00e0. &nbsp;\u00c8 un espediente per dare spazio all\u2019indagine introspettiva, al tentativo di riordinare dei frammenti di vita per trovare una spiegazione, o un significato che non c\u2019\u00e8. \u00c8 una formula esplorata ancora da Natalia Ginzburg in <em>Caro Michele<\/em> (1973), per raccontare l\u2019isolamento di ogni personaggio: nel caso della madre Adriana, la sofferenza pervade in modo circolare le sue lettere dal prologo all\u2019epilogo, attraverso l\u2019aspirazione a controllare la vita dei familiari, la dichiarata difficolt\u00e0 nel riconoscere i momenti felici mentre si vivono e infine l\u2019abbandono al lutto per il figlio, che le fa scrivere all\u2019ex compagno: <em>\u201cQuello che a te succede mi \u00e8 indifferente perch\u00e9 sono infelice. Quello che succede a me, ti \u00e8 indifferente perch\u00e9 sei felice\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   <em>\u201cA un certo punto della nostra vita i rimorsi li inzuppiamo nel caff\u00e8 la mattina come biscotti\u201d,<\/em> aveva scritto Adriana al figlio Michele, tra i rimproveri a lui e l\u2019amarezza per le proprie colpe. Invece, non ci sono n\u00e9 rimorsi, n\u00e9 colpe nella corrispondenza tra Giovanni, Aurora e Mara. Diversamente dalle lettere dei Vivanti, e anche da quelle dei personaggi de <em>Il rimorso<\/em> (1963) di Alba de C\u00e9spedes, in cui l\u2019alternanza del punto di vista innesca l\u2019azione del romanzo, in questi testi permangono l\u2019atmosfera familiare, il racconto delle piccole cose che nutre il discorso a distanza, le speranze di Mara bambina, l\u2019eredit\u00e0 d\u2019amore dei suoi genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>   Aurora e Giovanni si sono amati sempre, durante le altalene di fughe e ritorni, e persino dopo la separazione. Quanto accade alle loro vite \u00e8 un processo irreversibile, eppure il dialogo sentimentale sopravvive negli abbracci sulla sabbia, nel disegno liquido di un addio gi\u00e0 deciso, come la costellazione di gesti, intenzioni ed eventi che accompagna l\u2019ultima notte di Dan e Nancy nel racconto <em>Se hai bisogno, chiama<\/em> di Raymond Carver. Come loro, anche Giovanni e Aurora fanno ancora l\u2019amore, fino a che non rester\u00e0 pi\u00f9 altro da dirsi. Poi sar\u00e0 la volta della comunit\u00e0 e della malattia, sentenza di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>   La scomparsa di Giovanni catalizza tutte le ombre, mentre Aurora continua a vivere. L\u2019immagine scelta dall\u2019autrice per entrambi \u00e8 l\u2019affresco del primo giorno di primavera, per lui sospeso nella data trascritta sul retro di una fotografia, per lei aperto alla speranza: <em>\u201clasci\u00f2 che il sole entrasse dagli scuri, accostati come durante i lutti di quando era bambina\u201d.<\/em> Il pensiero del marito non l\u2019abbandona, sta per raggiungerlo in ospedale, ma il sacrificio sembra consumato con la fine dell\u2019inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>   Dopo amore e distruzione, \u00e8 il tempo della consapevolezza e del disvelamento, in cui il disfacimento delle certezze \u00e8 liberazione per quanti seguiranno. \u00c8 il tempo di Mrs. Dalloway, per la quale la notizia della morte di un uomo lanciatosi nel vuoto, giunta durante la sera della festa, lascia emergere l\u2019angoscia per la vita che <em>\u201ci genitori ci mettono in mano\u2026perch\u00e9 la viviamo fino in fondo, e l\u2019attraversiamo con serenit\u00e0\u201d,<\/em> e insieme l\u2019ambizione di rinunciare all\u2019ombra per la luce, come forse non avrebbe fatto al mattino, quando era uscita per comprare i fiori. \u00c8 un giorno lungo quanto i suoi dieci anni di bambina, ed \u00e8 il tempo di Mara, in cui l\u2019amore \u00e8 vita, e il s\u00e9 potr\u00e0 affacciarsi sulla realt\u00e0, forse dominando finalmente la solitudine.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Riferimenti bibliografici<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Nadia Terranova, <em>Gli anni al contrario<\/em>, Einaudi 2015<\/li>\n\n\n\n<li>Nadia Terranova, <em>Quello che so di te<\/em>, Guanda 2025<\/li>\n\n\n\n<li>Vicente Aleixandre, <em>La distruzione o amore,<\/em> Einaudi 1970<\/li>\n\n\n\n<li>Platone, <em>Il Simposio<\/em>, Barbera Editore 2005<\/li>\n\n\n\n<li>Roland Barthes, <em>Frammenti di un discorso amoroso<\/em>, Einaudi 2003<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Lessico famigliare<\/em>, Einaudi 1963<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Caro Michele<\/em>, Arnoldo Mondadori Editore 1973<\/li>\n\n\n\n<li>Alba De C\u00e9spedes, <em>Il rimorso<\/em>, Mondadori 1963<\/li>\n\n\n\n<li>Raymond Carver, <em>Se hai bisogno, chiama<\/em>, Einaudi 2023<\/li>\n\n\n\n<li>Virginia Woolf, <em>La signora Dalloway<\/em>, Feltrinelli 2004 (1925)<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSi amavano, sappiatelo\u201d, scriveva il poeta spagnolo Vicente Aleixandre (1898-1984), premio Nobel per la Letteratura nel 1977, in calce agli aspetti naturali assunti dal sentimento degli amanti: \u201cGiorno, notte, tramonti, aurore, spazi, \/ onde nuove e antiche, fuggitive, perpetue, \/ mare o terra, naviglio, letto, piuma, cristallo, \/ metallo, musica, labbro, silenzio, vegetale, \/ mondo, quiete, sua forma\u201d. 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