{"id":1761,"date":"2025-08-14T00:01:00","date_gmt":"2025-08-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1761"},"modified":"2025-08-12T07:35:56","modified_gmt":"2025-08-12T05:35:56","slug":"conservare-il-passato-per-immaginare-il-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/08\/14\/conservare-il-passato-per-immaginare-il-futuro\/","title":{"rendered":"Conservare il passato per immaginare il futuro"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Conversazione con il nuovo direttore del Parco Archeologico di Kamarina e Cava Ispica, Giuseppe Morando<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In un fortunato libro di qualche anno fa, intitolato <em>Andare per la Sicilia dei greci<\/em>, l\u2019antropologo Franco La Cecla offre al lettore un\u2019agile e pratica guida ai principali siti archeologici di matrice greca, non solo a quelli pi\u00f9 noti, ma anche a quelli in cui si deve andare a posta, imboccando, rigorosamente con mezzi propri, una di quelle strade statali dall\u2019asfalto irregolare e con la vegetazione selvatiche che a tratti invade le carreggiate, le quali attraversano il paesaggio continuamente cangiante dell\u2019isola seguendone la conformazione del terreno e suoi capricci. Un itinerario affascinante e suggestivo, forse non privo di imprevisti e disagi, ma che, proprio per questo, secondo l\u2019autore, ripagher\u00e0 ampiamente il visitatore della fatica sostenuta lungo il tragitto. Non a caso il punto di partenza di questo percorso mitico e reale insieme \u00e8 proprio Kamarina: \u00abEppure guardandone il perfetto tracciato alla <em>Manhattan<\/em>, il sito posto tra due fiumi, l\u2019Ippari e l\u2019Oanis, la penisola promontorio che si annunciava con il suo tempio dedicato ad Atena e l\u2019agor\u00e0 quasi prospicente il mare, viene da pensare a quanto tutto fosse ambiziosamente pianificato. [\u2026] Questa sorse gi\u00e0 completa, con un tempio fuori porta dedicato a Demetra, le case disposte in magnifica corsa verso il promontorio, il quartiere dei pi\u00f9 facoltosi intorno all\u2019agor\u00e0\u00bb.<br>Anche noi siamo convinti della valenza tanto storica quanto turistica del sito di Kamarina, proprio per questo abbiamo voluto intervistare il nuovo direttore del parco archeologico di Kamarina e Cava Ispica, il dottor Giuseppe Morando, vittoriese, classe \u201965, laurea in Scienze Agrarie, dirigente regionale con una pi\u00f9 che trentennale esperienza, nominato con il Decreto Assessoriale N\u00b0 12 del 31 Gennaio 2025.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prima di ricoprire la direzione del Parco, lei lavorava presso l\u2019Azienda Foreste Demaniali della Regione Sicilia, passa quindi dalla conservazione beni ambientali a quella dei beni culturali, cosa si porta dietro dalla precedente esperienza?<\/strong><br>L\u2019Azienda Foreste Demaniali nasce per favorire il rimboschimento e poi, a rimboschimento effettuato, la conservazione dello stesso. Non \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 semplice. Perch\u00e9 si tratta di un lungo processo che, partendo dallo studio delle specie arboree autoctone e non, segue l\u2019intero ciclo vitale delle piante, dalla messa a dimora al loro completo sviluppo e che prosegue oltre, nella protezione di queste aree dagli effetti del clima e, soprattutto, dal rischio degli incendi. Un\u2019operazione, quest\u2019ultima, quanto mai complessa a causa sia delle alte temperature registratesi negli ultimi anni, sia a causa dell\u2019azione indiscriminata di piromani o di altri soggetti che non amano la natura o che hanno qualcosa da rivendicare, i quali si pongono in maniera totalmente scorretta difronte alla natura e alla comunit\u00e0. Attraverso questa esperienza, che ha dato un grande impulso alla mia persona, ho potuto sviluppare innanzitutto una profonda conoscenza del territorio e delle sue peculiarit\u00e0 e potenzialit\u00e0 naturalistiche, nonch\u00e9 delle realt\u00e0 economico-sociali che insistono su di esso. Tuttavia ho anche maturato, da una parte, la consapevolezza della fragilit\u00e0 di questi ecosistemi, continuamente messi a rischio dall\u2019azione umana e, dall\u2019altra, l\u2019importanza e la necessit\u00e0 di trovare soluzioni sempre pi\u00f9 innovative e coinvolgenti per la conservazione del territorio, anche attraverso la sensibilizzazione della popolazione che lo occupa. Una convinzione che vorrei trasmettere al mio nuovo gruppo di lavoro e che spero di mettere in pratica nel campo dei beni culturali, anche se sono cosciente di affrontare una sfida nuova e altrettanto complessa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come sta il parco? Qual \u00e8 lo stato dell\u2019arte attuale?<\/strong><br>Bisogna intanto chiarire che il Parco archeologico di Kamarina e Cava Ispica \u00e8 formato da un insieme di siti tra cui l\u2019antica colonia greca di Kamarina risalente, come \u00e8 noto, al VI secolo a.C.; il complesso rupestre di Cava Ispica e Parco Forza, abitato ininterrottamente dall\u2019et\u00e0 del bronzo alla prima met\u00e0 del Novecento; il complesso di Santa Maria della Croce a Scicli, fondato dai frati minori nel 1528; il Museo Archeologico Ibleo di Ragusa; l\u2019Area Archeologica di Kaukana, il cui porto fu particolarmente attivo in et\u00e0 imperiale; nonch\u00e9 alcuni siti minori come la Villa rustica dei Margi nel territorio di Giarratana o il bagno di Mezzagnone nei pressi di Santa Croce Camerina, una delle poche testimonianze arabe presenti nella nostra area; le necropoli e gli insediamenti siculi vagamente sparsi sul territorio e infine le miniere di asfalto di Castelluccio a Ragusa.<br>Il Parco, in definitiva, non sta male, ma dovrebbe e potrebbe stare meglio! Tuttavia lo sviluppo e il potenziamento del Parco, come quello di altre realt\u00e0 simili, \u00e8 ovviamente legato alla presenza di fondi economici e alla disponibilit\u00e0 di personale. Nel primo caso, grazie anche al PNRR, posso affermare che ci sono state attribuite risorse pi\u00f9 consistenti che in passato, ma le procedure per cui esse possano essere impiegate sono abbastanza complesse, dunque se il personale scarseggia \u00e8 piuttosto difficile mettere in atto l\u2019intera gamma dei progetti attuabili o, quanto meno ci si impiega molto pi\u00f9 tempo del dovuto. Ci\u00f2 nonostante, io e il mio gruppo di lavoro abbiamo messo in campo diversi progetti, alcuni dei quali gi\u00e0 realizzati, come il completo rifacimento dell\u2019illuminazione nell\u2019area di Kaukana. Altri, invece, saranno certamente traguardati a breve termine, come: la rimusealizzazione dell\u2019<em>antiquarium<\/em> di Kamarina e la creazione di un punto ristoro al suo interno; mentre per l\u2019area di Cava Ispica si \u00e8 puntato su progetti per rendere il sito maggiormente fruibile alle persone diversamente abili che avranno la possibilit\u00e0 sia di muoversi all\u2019interno del sito con delle golf-car sia di beneficiare di strumenti per la realt\u00e0 aumentata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa pu\u00f2 ancora restituirci il sito di Kamarina? Attualmente sono in corso delle campagne di scavo?<\/strong><br>Nonostante l\u2019area archeologica di Kamarina sia stata indagata, scavata, saccheggiata e studiata a partire dalla seconda met\u00e0 del XVIII secolo, quando, come \u00e8 noto, fra i nobili di tutta Europa si era diffuso l\u2019interesse e la moda per le rovine delle civilt\u00e0 del passato, il sito dell\u2019antica polis certamente conserva ancora dei tesori. Prova ne sia che ogni volta che si scandaglia il terreno per un qualche motivo vengono alla luce nuovi e interessantissimi reperti. Agli inizi di Luglio, appunto, mentre era in atto un saggio propedeutico alla concessione dell\u2019impianto di un agrumeto sui terreni dell\u2019area archeologica, sono stati rinvenuti a pochi metri di profondit\u00e0 due sarcofagi in pietra perfettamente conservati, che hanno restituito dei corredi funebri particolarmente ricchi e preziosi che testimoniano, ulteriormente, l\u2019opulenza e la potenza raggiunta da quella societ\u00e0. Inoltre resta il \u201cmistero\u201d legato al teatro, che non poteva non esserci, considerando la grandezza e la ricchezza della citt\u00e0, ma che non \u00e8 mai stato ritrovato. Secondo alcuni studiosi, il teatro, in seguito alla decadenza della citt\u00e0, \u00e8 stato interamente smontato e portato altrove o forse riutilizzato come materiale da costruzione. Secondo altri, invece, la struttura giace ancora sotto terra e aspetta solo qualcuno che lo riporti alla luce, a tal proposito sono in corso delle ricerche con strumenti altamente tecnologici per individuarne almeno la collocazione esatta.<br>Al momento, per\u00f2, non mi risultano campagne di scavo in corso, che comunque sono di competenza dell\u2019Ufficio della Sovraintendenza, n\u00e9 tanto meno mi risultano ci siano attualmente fondi destinati a tale scopo. Sono, invece, presenti indagini lungo tutto il litorale, da Kamarina a Ispica, ricomprese nel pi\u00f9 vasto progetto di archeologia subacquea denominato Kaukana Project, che vede la collaborazione tra l\u2019Universit\u00e0 di Udine, la Sovraintendenza del mare della Regione Sicilia e l\u2019Institute of Nautical Archaeology di College Station (Texas, Stati Uniti). Tale progetto, partito nel 2017, si \u00e8 occupato dello scavo di almeno due relitti: il primo \u00e8 quello di una nave di epoca romana, ritrovata sul fondale della baia a sud del promontorio di Kamarina, risalente al II secolo d. C. proveniente dall\u2019Africa, che trasportava, fra le altre cose, due colonne di marmo giallo numidico che, nel pi\u00f9 tardo editto dei prezzi di Diocleziano, risulta tra i pi\u00f9 costosi in assoluto. Nel secondo caso si tratta invece di una nave di origine greca databile tra il VI e il V secolo a.C. situata al largo di Santa Maria del Focallo, all\u2019interno della quale sono stati ritrovati reperti rilevanti come una ceramica a figure nere e un piccolo unguentario con incisa in greco la parola \u201cNau\u201d (nave), suggestiva testimonianza della vita di bordo e della cultura materiale del tempo.<br>\u00c8 chiaro, dunque, che molto ancora resta da scoprire, tuttavia, come sempre in questi casi, sono necessari fondi economici e personale qualificato e numericamente appropriato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono le difficolt\u00e0 maggiori nel conservare e valorizzare un patrimonio storicamente cos\u00ec diversificato e geograficamente frammentato sul territorio?<\/strong><br>Le difficolt\u00e0 sono certamente tante e diversificate, a cui per\u00f2 si pu\u00f2 fare fronte progettando, ideando e mettendo in pratica altrettante aree di intervento. La prima riguarda la messa in sicurezza dei siti, che \u00e8 un obbiettivo strategico del mio Ufficio e che non vogliamo e non ci possiamo assolutamente permettere di sottovalutare, poich\u00e9 l\u2019accessibilit\u00e0, la fruibilit\u00e0 e la redditivit\u00e0 dei siti, sono direttamente proporzionali alle loro condizioni di sicurezza. Solo a titolo esemplificativo possiamo citare il caso del Museo Archeologico Ibleo di Ragusa, che \u00e8 attualmente ospitato in una struttura di propriet\u00e0 del Comune la quale \u00e8 stata realizzata alla fine degli anni Cinquanta e che dunque risente del peso degli anni sia da un punto di vista estetico che strutturale, andrebbe pertanto rivisto e riammodernato. La seconda area d\u2019intervento \u00e8 legata alle condizioni specifiche dei siti, a partire da quelli rupestri, che per la loro particolare conformazione sono sottoposti all\u2019azione della natura, che li rende quanto mai mutevoli tanto nell\u2019aspetto esteriore quanto in quello interiore. In questo caso \u00e8 necessario un costante programma di manutenzione e conservazione, che oltre ad essere piuttosto oneroso in termini economici, richiede un enorme perizia volta alla sempre difficile ricerca di un equilibrio estetico tra la natura del sito da salvaguardare e le soluzioni materiali utili allo scopo, come nel caso delle armature metalliche presenti a Cava Ispica.<br>Un&#8217;altra criticit\u00e0 \u00e8 data poi dalla mancanza di personale sul campo, cio\u00e8 dei custodi, i quali sono un elemento essenziale per le nostre attivit\u00e0. Purtroppo le unit\u00e0 di cui disponiamo sono assolutamente insufficienti per tenere aperti contemporaneamente tutti i siti di cui si compone il parco. \u00c8 inutile nascondere che la coperta \u00e8 corta. Ci\u00f2 detto, la mia intenzione \u00e8 quella di permettere l\u2019accesso a tutte le aree archeologiche, anche a quelle minori, ricorrendo magari a un sistema di prenotazione e turnazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quale contributo, in termini di economia del turismo, apportano al territorio del Libero Consorzio Comunale di Ragusa Kamarina e gli altri siti ricompresi sotto l\u2019ala del Parco?<\/strong><br>Il Parco archeologico di Kamarina e Cava Ispica \u00e8 un parco di modeste dimensioni se viene rapportato ad altri siti come quello di Agrigento, Selinunte, Imera, Catania, Siracusa che hanno senza dubbio un bacino di utenza molto pi\u00f9 ampio. Per\u00f2, \u00e8 vero anche che i lavori attualmente in corso sicuramente apporteranno un valore aggiunto importante al nostro Parco, in quanto essi miglioreranno obbiettivamente la qualit\u00e0 dell\u2019offerta. \u00c8, tuttavia, indispensabile che si faccia leva anche sulla comunicazione. \u00a0Siamo ormai in una epoca in cui comunicare \u00e8 molto semplice, ma bisogna farlo nella maniera corretta, innanzi tutto individuando i canali adeguati che possano diffondere nella maniera pi\u00f9 ampia possibile la notizia di Kamarina. Ci\u00f2 \u00e8 una priorit\u00e0 che il mio gruppo di lavoro si \u00e8 prefissata, dopo per\u00f2 che verranno realizzati i lavori di cui abbiamo gi\u00e0 parlato: sono molto fiducioso negli effetti positivi che le azioni intraprese avranno nella prossima stagione. Attualmente, infatti, il sito di Kamarina \u00e8 chiuso per i lavori di rimusealizzazione e per la creazione della caffetteria; a Settembre di quest\u2019anno chiuderemo Cava Ispica. Ovviamente sono consapevole del fatto che le chiusure di questi siti si traducono in meno entrate per l\u2019Ente, ma significano anche un aumento del loro potenziale attrattivo. Nel momento in cui i lavori avranno termine e i siti interessati torneranno ad essere un prodotto di qualit\u00e0, potranno essere pubblicizzati come meritano e, ne sono convinto, avremo un ritorno importante e all\u2019altezza delle aspettative.<br>Sempre a proposito di comunicazione, che non si esaurisce certamente conquistando uno spazio sui <em>Social<\/em>, la mia idea \u00e8 quella di coinvolgere anche i soggetti importanti e portatori di interessi, quali ad esempio le numerose strutture turistiche, come ad esempio i Resort, cos\u00ec diffuse sul nostro territorio; ma anche i <em>tour operator<\/em> e le guide turistiche che rappresentano un intermediario notevole tra l\u2019offerta e la domanda, in modo da inserire le visite presso i nostri siti in pacchetti turistici nazionali e internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In una societ\u00e0 come la nostra dove ogni cosa si consuma nell\u2019arco di pochi <em>click<\/em>, che senso ha conservare il passato e come si pu\u00f2 trasmettere questo valore alle nuove generazioni?<\/strong><br>Personalmente ritengo che la conservazione fine a se stessa, cio\u00e8 intesa come accumulo o, peggio, ammasso, non sia un valore. La conservazione assume veramente significato quando si lega alla condivisione, arricchendo non il singolo o pochi fortunati, ma l\u2019intera comunit\u00e0. Il nostro passato ci riguarda da vicino, scusate il gioco di parole, non solo perch\u00e9 \u00e8 un bene da cui si possono ricavare proventi economici, ma soprattutto perch\u00e9 ci interroga continuamente sul senso del nostro agire e pensare di donne e uomini del presente. A partire dal nostro rapporto con la natura che ci circonda e lo sfruttamento delle sue risorse oppure sul senso di cittadinanza e incontro con il diverso e l\u2019inaspettato. \u00c8 un po&#8217; come la nostra coscienza, ci guida nei momenti di incertezza e di smarrimento, anche se capisco che per alcuni, la coscienza e la conservazione sono un peso di troppo.<br>Della civilt\u00e0 del passato mi ha sempre affascinato la capacit\u00e0 umana di fronteggiare le difficolt\u00e0, oggi si direbbe <em>problem solving<\/em>, con quanti pochi mezzi essi riuscivano a risolvere complessit\u00e0 costruttive, architettoniche e ingegneristiche e a edificare quelle strutture che fanno ancora oggi bella mostra di s\u00e9 nel nostro Paese e nel Mondo. Al contrario, ricordo con un certo livore la noia assoluta che mi prendeva difronte a certe teche stantie in cui erano conservate, ma non valorizzate, migliaia di reperti dall\u2019enorme potenziale comunicativo che, tuttavia rimanevo mute, quasi senza voce.<br>La societ\u00e0 di oggi ha subito, con l\u2019avvento di Internet, una rivoluzione senza precedenti che \u00e8 ancora in corso. Il mio lavoro, e quello di tutti gli altri operatori del settore, ha senso solo se a beneficiare delle nostre azioni saranno, appunto le nuove generazioni, solo allora, credo, potremmo dirci veramente soddisfatti. Che ben vengano dunque le nuove tecnologie, quando queste sono in grado di narrare, attraverso un linguaggio che i giovani possano comprendere e fare proprio, le storie contenute in un\u2019anfora, in una scheggia di selce o in un elmo di bronzo. In tal senso la realt\u00e0 aumentata ha fatto passi da gigante, restituendo alle state mutilate dal tempo la loro fisionomia, ricostruendo dal nulla complessi monumentali ormai perduti o, ancora, facendo rivivere le strade di una antica <em>Polis<\/em> greca durante un giorno di mercato o, perch\u00e9 no, durante un\u2019assemblea nella sua agor\u00e0. Tuttavia, penso anche che la tecnologia da sola non pu\u00f2 bastare, e che sia necessario parlare con le ragazze e i ragazzi che visitano, magari per la prima volta, un museo. Appassionarli alla cultura del passato con una narrazione convincente e alla loro portata, che non significa per forza banalizzare. C\u2019\u00e8 ancora tanto da fare, ma le buone pratiche non mancano, come la mostra portata a Ragusa dal Museo Egizio di Torino. In altre parole, si pu\u00f2 dire che il solco \u00e8 stato tracciato, adesso tocca a noi metterci a lavoro per seminarlo e raccoglierne i frutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conversazione con il nuovo direttore del Parco Archeologico di Kamarina e Cava Ispica, Giuseppe Morando In un fortunato libro di qualche anno fa, intitolato Andare per la Sicilia dei greci, l\u2019antropologo Franco La Cecla offre al lettore un\u2019agile e pratica guida ai principali siti archeologici di matrice greca, non solo a quelli pi\u00f9 noti, ma anche a quelli in cui si deve andare a posta, imboccando, rigorosamente con mezzi propri, una di quelle strade statali dall\u2019asfalto irregolare e con la vegetazione selvatiche che a tratti invade le carreggiate, le quali attraversano il paesaggio continuamente cangiante dell\u2019isola seguendone la conformazione del terreno e suoi capricci. 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