{"id":1732,"date":"2025-08-14T00:01:00","date_gmt":"2025-08-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1732"},"modified":"2025-08-10T10:31:33","modified_gmt":"2025-08-10T08:31:33","slug":"natalia-ginzburg-e-il-lessico-del-tempo-perduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/08\/14\/natalia-ginzburg-e-il-lessico-del-tempo-perduto\/","title":{"rendered":"Natalia Ginzburg e il lessico del tempo perduto"},"content":{"rendered":"\n<p>Una bambina dal volto assorto accarezza un cagnolino, distratta dal gioco o in ascolto degli adulti, mentre allunga le gambe coperte da calze scure su un tappeto rosso a fiori, tra libri, una bambola, della frutta, un piatto e un ventaglio. Per Sandra Petrignani la protagonista del dipinto del 1912 di Felice Casorati poteva essere lei, tra parole e trame ancora da svelare, racchiuse nel piccolo scrigno nero a fianco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Natalia Ginzburg<\/strong> (Palermo, 1916 \u2013 Roma, 1991) nascer\u00e0 invece solo quattro anni dopo, e il suo mondo di bambina e adolescente abiter\u00e0 i saggi e il romanzo <strong><em>Lessico famigliare<\/em><\/strong> (1963), l\u2019autobiografia dei destini di casa Levi, intrecciata alle sorti della generazione di intellettuali dall\u2019impegno civile, prima e dopo la seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 un testo su di s\u00e9 quello a lungo progettato, mentre esordisce con le prime opere, incoraggiata dal marito Leone, <em>\u201cpensiero e anima\u201d<\/em> della casa editrice Einaudi, per ammissione dell\u2019amico Giulio. L\u2019urgenza narrativa vuole che lei sia testimone pi\u00f9 che personaggio, scatola nera del complesso ingranaggio della Storia, osservando e conservando memoria di quanto le accade intorno, in soluzione di continuit\u00e0 dall\u2019infanzia e adolescenza fino all\u2019et\u00e0 adulta, attraverso le tragedie che ne segneranno la vita, nel culmine della lotta antifascista e della Resistenza contro l\u2019esercito tedesco, dopo l\u20198 settembre 1943.<\/p>\n\n\n\n<p>Come spiegher\u00e0 nell\u2019intervista televisiva del 1964, giustificando l\u2019abbandono della scrittura d\u2019invenzione in favore del racconto del vero, il desiderio di parlare della propria famiglia aveva incontrato quello di rinunciare alla fantasia e al mascheramento del reale, adottato nelle opere precedenti. &nbsp;<em>Lessico famigliare<\/em> \u00e8 per l\u2019autrice <em>\u201cun diario della memoria per\u00f2 diseguale, non un vero diario\u201d<\/em>, perch\u00e9 alcuni fatti e personaggi restano nell\u2019ombra, e cos\u00ec lei stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta del titolo non conosce esitazioni: il punto di partenza era il proposito di <em>\u201cscrivere un piccolo racconto sulle frasi che usavano dire in famiglia e raccogliere questo lessico\u201d,<\/em> ma l\u2019elenco delle espressioni si rivel\u00f2 superiore, esigendo maggiore spazio narrativo, mentre riaffioravano l\u2019intero mondo dell\u2019infanzia e la vita che era stata. Dal romanzo mutua l\u2019organicit\u00e0, non la finzione. <em>\u201c<\/em><em>Avevo la tentazione di inventare qualcosa, ma subito cambiavo idea. Tutti gli altri libri, saggi a parte, sono un insieme di invenzione e autobiografia. Uno scrittore anche suo malgrado, riporta il suo bagaglio di esperienze e vissuto\u201d<\/em> \u2013 ammetter\u00e0 nell\u2019intervista del 1989, da parlamentare per la Sinistra indipendente, pur difendendo il disimpegno della letteratura da ogni ideologia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lessico famigliare<\/em> \u00e8 un <em>\u201cromanzo di pura, nuda, scoperta e dichiarata memoria\u201d, \u201cscritto in stato di assoluta libert\u00e0\u201d, <\/em>indagando tra il flusso del tempo e le associazioni mnemoniche, in uno stile semplice, naturale e tale da comunicare l\u2019interiorit\u00e0, contraddistinto dall\u2019uso dell\u2019imperfetto e di \u201cparole caratterizzanti\u201d (Cesare Segre), ripetute in modo epico soprattutto dai genitori, ciascuno dei quali ricorre al rispettivo dialetto per riempirne i discorsi. <em>\u201cNon fate malagrazie!\u201d<\/em>, se rovesciavano un bicchiere o lasciavano cadere un coltello, e <em>\u201cNon fate sbrodeghezzi, non fate potacci!\u201d<\/em>, se inzuppavano il pane nella salsa, erano gli avvertimenti del padre da bambina, sicch\u00e9 bastava una parola per riportarla indietro nel tempo. <em>\u201cUna di quelle frasi o parole ci farebbe riconoscere l\u2019uno con l\u2019altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, tra milioni di persone\u201d \u2013<\/em> spiega l\u2019autrice nel romanzo &#8211; perch\u00e9 esse<em> \u201csono come i geroglifici degli egiziani o degli assiro-babilonesi, la testimonianza d\u2019un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dalla lezione proustiana, Ginzburg attinge l\u2019archetipo del racconto della memoria, di un tempo confinato nella lontana dimensione delle lingue antiche, irripetibile perch\u00e9 concluso. Mancano per\u00f2 le connotazioni patetiche, le menzogne sentimentali degli adulti, e il vero riemerge come \u00e8 e come appare agli occhi infantili. Anzi, la stessa autrice dir\u00e0 di avere cercato di rifuggire i sentimentalismi, agli esordi nella scrittura. <em>\u201cDesideravo moltissimo di poter essere scambiata per un uomo, cio\u00e8 temevo in me i difetti delle donne, che io li ho tutti, la mancanza di obiettivit\u00e0, il sentimentalismo e via dicendo\u201d <\/em>\u2013 riveler\u00e0 ancora nell\u2019intervista del 1964 \u2013 <em>\u201cPoi a poco a poco con gli anni ho capito che la condizione di donna deve essere accettata, non si pu\u00f2 scrivere sentendosi diversi da quello che si \u00e8, fingendo di essere diversi da quello che si \u00e8. Io so raccontare solo storie di donne\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel percorso verso questa elaborazione, c\u2019era stato il suo <em>Discorso sulle Donne<\/em>, pubblicato nel 1948 sul mensile di politica, arte e scienze <em>Mercurio<\/em>, in cui l\u2019iniziale convincimento che le donne potessero affrancarsi dagli stereotipi della societ\u00e0, aspirando a qualunque traguardo, era stato superato dalla loro <em>\u201ccattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla\u201d<\/em>. A quell\u2019articolo aveva risposto, con trasporto complice e appassionato, la direttrice e scrittrice <strong>Alba de C\u00e9spedes<\/strong>, concordando sull\u2019accorata metafora della profondit\u00e0 femminile, ma reinterpretandone il patrimonio emotivo sotto altra prospettiva. <em>\u201cAnch\u2019io, come te e come tutte le donne, ho grande e antica pratica di pozzi: mi accade spesso di cadervi (\u2026). Ma &#8211; al contrario di te &#8211; io credo che questi pozzi siano la nostra forza. Poich\u00e9 ogni volta che cadiamo in un pozzo noi scendiamo alle pi\u00f9 profonde radici del nostro essere umano, e nel riaffiorare portiamo in noi esperienze tali che ci permettono tutto quello che gli uomini &#8211; i quali non cadono mai nel pozzo &#8211; non comprenderanno mai.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, Natalia \u00e8 una bambina sensibile, capace di avvertire il non detto degli adulti, le loro bugie insondabili, e non ci sono vacanze, pietanze, oggetti di sorta che possano renderla felice e spazzare via la sua malinconia (<em>Infanzia,<\/em> 1969; <em>I baffi bianchi<\/em>, 1970). Profondit\u00e0, introspezione e analisi del mondo la accompagneranno in tutte le opere.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Lessico famigliare<\/em> conservare la memoria significa rifuggire nostalgia e rimpianto, omettendo s\u00e9 stessa e spostando l\u2019attenzione sui genitori quali protagonisti, che aprono e chiudono il romanzo. L\u2019autrice mantiene la partecipazione testimoniale di bambina e ragazza, senza integrare il punto di vista adulto, almeno finch\u00e9 il racconto risale al passato pi\u00f9 lontano, affidandosi a una voce essenziale che cambia con lei, mentre i fatti della vita la cambiano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019omissione e il riserbo si estendono alle motivazioni dei personaggi e del contesto storico, e il racconto si concentra sulle vicende, con lo scopo di allontanare il dolore della perdita, del tempo e della vita. Il racconto della famiglia Levi \u00e8 lontano dalla fissit\u00e0 sacrale evocata da Giorgio Bassani per i Finzi-Contini, quasi del giardino resti il parco di un castello inaccessibile, un santuario o un cimitero. Gli ebrei descritti dalla Ginzburg sono vivi come una comune famiglia italiana, ugualitaria, comunista e cristiana: <em>\u201cmezzi ebrei e mezzi cattolici\u201d, <\/em>senza praticare molto n\u00e9 l\u2019uno, n\u00e9 l\u2019altro credo, non vanno in chiesa, non fanno l\u2019albero di Natale, n\u00e9 sono ricchi, nonostante lei abbia un precettore a casa, perch\u00e9 per il padre le scuole elementari pubbliche sono veicolo di malattie. Sono tutto perch\u00e9 sono <em>\u201cniente\u201d,<\/em> come le spiegano i fratelli, e su quel niente la scrittrice torner\u00e0 anni dopo, maneggiando la stessa materia magmatica dei ricordi, conservati in vita dall\u2019interpretazione della maturit\u00e0 e del tempo trascorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutt\u2019intorno ai Levi, si muovono i personaggi che ne frequentano la casa, illustri esponenti dell\u2019arte, del pensiero e dell\u2019antifascismo, nomi che la storia ha condotto fino a noi per l\u2019eredit\u00e0 ai posteri, e di cui la Ginzburg parla con la naturalezza della prossimit\u00e0, della parentela e dell\u2019amicizia. Sono Vittorio Foa, i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Filippo Turati e Anna Kuliscioff, Ernesto Rossi e altri antifascisti, Felice Casorati, Drusilla Tanzi, sorella della madre e moglie di Eugenio Montale, e ancora Adriano Olivetti e il pittore e scrittore Carlo Levi, rispettivamente marito e compagno di Paola, sorella di Natalia, pi\u00f9 volte raffigurata nei suoi dipinti. Ci sono gli einaudiani, lo stesso Giulio, Leone Ginzburg, Felice Balbo e Cesare Pavese, ai quali si intreccer\u00e0 il suo cammino di scrittrice.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale vitalit\u00e0 contiene in s\u00e9 la dualit\u00e0 di allegria e dramma, che coesistono in ordinaria quotidianit\u00e0, come l\u2019orgoglio del padre per la propria detenzione con gli antifascisti e per il figlio Alberto, che riteneva uno scioperato, arrestato invece quale oppositore del regime. Contro il comportamento dei cinque figli, le nuove abitudini, le sartine e le amiche della moglie, le sue esplosioni burbere seguono con calore e ironia il flusso del racconto, cos\u00ec come l\u2019imperturbabile ottimismo della madre contro i <em>\u201cmalignazzi\u201d<\/em> e la sua passione per la musica, che Natalia dir\u00e0 sempre di non capire, in particolare per il <em>Lohengrin<\/em> di Wagner, tanto da canticchiarne per casa le arie pi\u00f9 celebri.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa duplice prospettiva sopravvivr\u00e0 alla fine della guerra e l\u2019autrice la riprender\u00e0 nei saggi, riportandone la sensazione della <em>\u201cnausea che segue all\u2019ubriachezza\u201d,<\/em> del ritrovarsi con s\u00e9 stessi, con il proprio mestiere, la propria strada e la realt\u00e0 trasfigurata.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Giulio Einaudi, Natalia Ginzburg possedeva <em>\u201cle <\/em><em>antenne misteriose che captano gran parte dei sentimenti profondi della gente\u201d,<\/em> sicch\u00e9 l\u2019empatia della scrittura \u201cdel noi\u201d, la poetica degli oggetti e la tensione morale, gli interrogativi sul senso della vita restituiscono un ritratto di ricordi privati, in cui ogni lettore pu\u00f2 inseguire e trovare i riflessi della propria esistenza. <em>\u201cBarlumi e schegge\u201d<\/em> citati dall\u2019autrice nell\u2019avvertenza di <em>Lessico famigliare<\/em>, in un afflato di umilt\u00e0 rispetto alla cronaca pi\u00f9 estesa nel tempo e nel racconto, accendono il cielo della memoria di chi legge, come il primo chiarore dell\u2019alba o la scia di una cometa nella notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Per figurarci l\u2019evoluzione del processo creativo&nbsp; &#8211; dalla traduzione del <em>La strada di Swann<\/em> dalla <em>Recherche <\/em>di Proust (commissionatale da Einaudi nel 1937 e pubblicata nel 1946) e dal primo romanzo <em>La strada che porta in citt\u00e0<\/em>, scritto durante il confino in Abruzzo nel 1941 e apprezzato da Cesare Pavese (pubblicato nel 1942 sotto lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, poi a suo nome da Einaudi nel 1945) fino alle opere degli anni Cinquanta (<em>\u00c8 stato cos\u00ec, Tutti i nostri ieri, Valentino, Sagittario<\/em>) e al romanzo <em>Le voci della sera<\/em> (1961) &#8211; possiamo immaginare la sua reazione alla morte &nbsp;del marito, ucciso il 5 febbraio 1944 dalle torture inflitte dai militari nazisti, nel carcere di Regina Coeli. Cinquant\u2019anni pi\u00f9 tardi, in un\u2019intervista del 1996, la scrittrice Rosetta Loy, ricordando l\u2019amica, dir\u00e0 di averle sentito ammettere che il dolore per la malattia della figlia Susanna aveva superato quello per la tragedia di Leone, perch\u00e9 un tempo poteva contrastare la disperazione con l\u2019energia giovanile.<\/p>\n\n\n\n<p>La follia nazista lo aveva inghiottito, e cos\u00ec l\u2019inesorabilit\u00e0 della vita e della Storia. In <em>Lessico famigliare,<\/em> Leone non \u00e8 un <em>\u201cnuovo astro che sorge\u201d,<\/em> secondo il frasario buffo e strampalato del padre, ma una presenza discreta e ben vista dai Levi, fiduciosi che il legame con Vittorio Foa possa avvicinare anche i due figli maggiori Mario e Alberto, dei quali sono rispettivi amici. La riservatezza dell\u2019autrice poco racconta della loro unione, quasi il passaggio all\u2019et\u00e0 adulta scorra in soluzione di continuit\u00e0, senza interruzioni, increspature o nuove inflessioni della voce narrante. Il romanzo \u00e8 qui solo il contenitore di genere, il canone letterario imprestato alla vita, e non c\u2019\u00e8 lettore che ignori il dramma della morte di Leone, precipitata sulla moglie e sui tre figli. <em>\u201cLo arrestarono (\u2026); e non lo rividi mai pi\u00f9\u201d <\/em>\u00e8 quanto leggiamo lapidariamente, i rivoli del dolore muto troveranno posto nei saggi (<em>Inverno in Abruzzo, Pigrizia<\/em> e altri).<\/p>\n\n\n\n<p>Natalia reagisce, come lui le aveva chiesto di fare. &nbsp;<em>\u201cLa mia aspirazione \u00e8 che tu normalizzi, appena ti sia possibile, la tua esistenza; che tu lavori e scriva e sia utile agli altri\u201d <\/em>\u2013 le aveva scritto nell\u2019ultima lettera, il giorno prima di morire \u2013<em> \u201cQuesti consigli ti parranno facili e irritanti; invece sono il miglior frutto della mia tenerezza e del mio senso di responsabilit\u00e0. Attraverso la creazione artistica ti libererai delle troppe lacrime che ti fanno groppo dentro; attraverso l\u2019attivit\u00e0 sociale, qualunque essa sia, rimarrai vicina al mondo delle altre persone, per il quale io ti ero cos\u00ec spesso l\u2019unico ponte di passaggio (\u2026). Come ti voglio bene, cara. Se ti perdessi, morirei volentieri. Ma non voglio perderti, e non voglio che tu ti perda nemmeno se, per qualche caso, mi perder\u00f2 io. (\u2026) Sii coraggiosa.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E lei prova a esserlo. La sua topografia sentimentale si estende verso altri luoghi: dalla casa natale a Palermo, inondata di luce, come la ricorda la madre, ai due appartamenti di Torino, dal confino in Abruzzo alla campagna toscana per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi, e infine a Roma, dove approda nell\u2019ottobre del 1944. I figli sono a Firenze con la madre, lei vuole lavorare, provvedere a loro senza gravare sui genitori, e accetta il lavoro per Einaudi negli uffici della capitale, pur non avendo nessuna abilit\u00e0. <em>\u201cL\u2019ostacolo principale ai miei propositi di lavoro, consisteva nel fatto che non sapevo far niente\u201d <\/em>\u2013 scrive in <em>Pigrizia<\/em>, nella raccolta <em>Mai devi domandarmi<\/em> (1970) \u2013 <em>\u201cNon avevo mai preso la laurea, essendomi fermata davanti a una bocciatura in latino. Non sapevo lingue straniere, a parte un po\u2019 di francese, e non sapevo scriver a macchina. Nella mia vita, salvo allevare i miei propri bambini, fare le faccende domestiche con estrema lentezza e inettitudine, e scrivere dei romanzi, non avevo mai fatto niente. Inoltre ero stata sempre molto pigra. La mia pigrizia non consisteva nel dormire tardi al mattino ma nel perdere un tempo infinito oziando e fantasticando\u2026 Mi dissi che era venuta l\u2019ora per me di strapparmi a questo difetto.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dentro Einaudi la sua vita si amplifica e moltiplica con il lavoro editoriale: \u00e8 una lettrice puntuale, editor e curatrice, amica di Pavese, di cui conserver\u00e0 la memoria scevra di sentimentalismo nell\u2019articolo <em>\u201cLa triste estate di Cesare Pavese\u201d<\/em>, pubblicato su Radiocorriere TV nell\u2019agosto 1958 e poi con il titolo \u201c<em>Ritratto d\u2019un amico\u201d<\/em> nella raccolta <em>Le piccole virt\u00f9<\/em> (1962).<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro le consentir\u00e0 di incontrare <strong>Elsa Morante<\/strong> e <strong>Italo Calvino<\/strong>, di coltivarne l\u2019amicizia, gli scambi intellettuali, la ricca e intensa corrispondenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1948 \u00e8 un caso curioso quello che porta la Morante a Natalia. Il padre l\u2019ha chiamata come Elsa di Brabante, l\u2019eroina del <em>Lohengrin<\/em> di Wagner che Lidia Tanzi Levi amava cantare. Forse a unirle \u00e8 una coincidenza o il destino scritto nei nomi, nelle parole, o la consapevolezza dell\u2019ossimoro sentimentale dell\u2019opera lirica, di cui la bambina Natalia avrebbe voluto cambiare l\u2019epilogo: Elsa non disobbedisce all\u2019imperativo del Cavaliere del Cigno, non ne chiede il nome, e vivono felicemente sposi. Tuttavia la constatazione che <em>\u201ccon un finale felice quella storia crollava a terra, ne spariva ogni fuoco\u201d<\/em> e che <em>\u201cil segreto della sua grandezza vampeggiava nell\u2019errore e nell\u2019irrevocabilit\u00e0 dell\u2019errore\u201d,<\/em> le aveva rivelato per la prima volta <em>\u201cla superiorit\u00e0 della sventura sulla felicit\u00e0\u201d<\/em> (<em>Mai devi domandarmi<\/em>, 1969, nell\u2019omonima raccolta). E chiss\u00e0 se la stessa fascinazione contraddittoria sopravvive tuttora nel perenne successo del <em>Coro nuziale<\/em> dell\u2019opera, immancabile nel repertorio musicale di ogni cerimonia di nozze.<\/p>\n\n\n\n<p>Natalia \u00e8 la prima a leggere il manoscritto di <em>Menzogna e sortilegio<\/em> (1948), e a esserne conquistata. Ne segue una affettuosa amicizia, che si ricava dalle lettere, diaristiche, amorevoli, puntuali nella richiesta di raccontarsi ogni cosa. <em>\u201cLeggilo per piacere \u2026e cos\u00ec mi dirai se va cos\u00ec\u201d \u2013 <\/em>chieder\u00e0 alla Morante, a proposito del <em>Discorso sulle Donne<\/em>. E se Elsa sembra non credere all\u2019immortalit\u00e0 letteraria, invece, dopo la lettura di <em>Cent\u2019anni di solitudine<\/em> (1967) di Gabriel Garcia Marquez, Natalia scriver\u00e0 nell\u2019omonimo saggio del 1969 che il romanzo vivr\u00e0 in eterno, <em>\u201cperch\u00e9 esso \u00e8 fra le cose del mondo che sono insieme inutili \u2026eppure necessarie alla vita come il pane e l\u2019acqua, ed \u00e8 fra quelle cose del mondo che sono spesso minacciate di morte e sono tuttavia immortali\u201d<\/em>. Sar\u00e0 ancora la prima a sostenere la candidatura de <em>L\u2019Isola di Arturo<\/em> (1957) al Premio Strega e a recensire <em>La Storia<\/em> (1974), <em>\u201cun libro scritto per gli altri e non per s\u00e9 stessi\u201d<\/em>, decretando la Morante <em>\u201cil pi\u00f9 grande scrittore della nostra epoca\u201d<\/em> e suscitando le polemiche della critica avversa al romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto a Calvino &#8211; di cui sar\u00e0 persino vicina di casa a Campo Marzio, negli anni romani dalla scomparsa del secondo marito, l\u2019anglista Gabriele Baldini \u2013 ne riceve la stima per il romanzo <em>Le voci della sera<\/em> (1961). <em>\u201cQuesto senso delle storie familiari \u2026 ormai ce l\u2019hai soltanto tu. E il senso dei vecchi, e del venire su dei giovani, e del come vengono su, dolorosamente\u201d<\/em> \u2013 le scriver\u00e0, quasi anticipando quanto i lettori scopriranno con<em> La famiglia Manzoni <\/em>(1983). In <em>La bella confusione<\/em> (2023) di Francesco Piccolo, a proposito della motivazione alla stesura e al riversare in romanzo le trame biografiche, l\u2019autore non esita a scrivere che quel libro di Natalia Ginzburg lo ha aiutato <em>\u201ca togliere quel velo davanti\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il favore di Calvino prosegue sul titolo della raccolta <em>Le piccole virt\u00f9<\/em>, in ragione del <em>\u201csapore di concreto, di basato sull\u2019esperienza, di familiare, di solidamente umile che c\u2019\u00e8 nel tuo modo di vedere anche le cose pi\u00f9 grosse e generali\u201d;<\/em> e sul ritratto di Pavese, <em>\u201csomigliante, per il modo sincero di considerarlo, come si scrive d\u2019un amico, con quello che ci fa arrabbiare e comunque esserne amico\u201d. <\/em>E di <em>Lessico Famigliare <\/em>scriver\u00e0 che \u00e8<em> \u201cun libro tutto speciale, di memorie e di ricordi familiari<\/em>\u201d (lettera a Lalla Romano, 23 gennaio 1963) e <em>\u201cun ritratto di famiglia dell\u2019Italia migliore\u201d,<\/em> sul risvolto Einaudi a sua cura.<\/p>\n\n\n\n<p>La stagione dei saggi consente di individuare in quale misura gli scritti isolati \u2013 a commento della contemporaneit\u00e0, \u201ccorsari\u201d per onest\u00e0 intellettuale, acume e rigore etico, ovvero a rivelazione di corredo alle omissioni del romanzo di casa Levi \u2013 sono in relazione con <em>Lessico Famigliare<\/em>, e ne sottendono le trame, dando voce alle contraddizioni dell\u2019autrice, alle prese con l\u2019esercizio della verit\u00e0, la fedelt\u00e0 a s\u00e9 stessa e la consapevolezza dell\u2019infelicit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Da donna matura, interpreta le sfumature della propria educazione, laddove gli insegnamenti impartiti e le vicende domestiche hanno aperto una crepa, seminato un\u2019incertezza, innescato un dubbio nella bambina, senza che un adulto abbia sanato l\u2019intrusione, la ferita, o che sia stato capace di comprenderla e tornare all\u2019infanzia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec accade in <em>Infanzia <\/em>(1969), in cui l\u2019esperienza di essere indefinibile \u2013 mezza ebrea, mezza cattolica quindi <em>\u201cniente\u201d<\/em> \u2013 si estende all\u2019essere introversa, alla sua vita ossimorica, in cui ogni cosa \u00e8 l\u2019opposto dell\u2019altra. L\u2019inadeguatezza dell\u2019abbigliamento e del proprio vissuto le impedisce di integrarsi con le compagne di ginnasio, per le quali <em>\u201cfare amicizia era semplice \u2026come respirare\u201d.<\/em> E ancora in <em>I baffi bianchi<\/em> (1970), in strada da sola verso la scuola dove nessuno vuole accompagnarla, nonostante la volont\u00e0 del padre, sconta con il rimorso la disobbedienza di avere parlato a uno sconosciuto dai baffi bianchi, e un\u2019ombra oscura avvolge i suoi pensieri. <em>\u201cLa malinconia m\u2019avrebbe seguito ovunque. Essa era sempre l\u00e0, immobile, sconfinata, incomprensibile, inesplicabile, come un cielo altissimo, nero, incombente e deserto\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elaborazione pi\u00f9 assoluta e matura di questa malinconia si ritrova nel racconto <em>Estate <\/em>(1974), pervaso da un sentimento di diffusa insofferenza per la frenesia vacanziera, quando si sa di essere <em>\u201cnel numero di quelli che non hanno voglia n\u00e9 di partire n\u00e9 di restare\u201d<\/em>; e in <em>Vita immaginaria<\/em> (1974), in cui la circostanza di una domenica d\u2019austerit\u00e0, con circolazione vietata alle automobili, offre il pretesto per la disamina del frastuono che quotidianamente copre i pensieri e lo sguardo disincantato sulla vita. Il rapporto con la citt\u00e0 <em>\u201cbellissima e orrenda\u201d<\/em> \u00e8 spezzato, perch\u00e9 anche senza le automobili il nostro distacco sovrasta ogni sensazione, senza nascondere stavolta infelicit\u00e0 e malinconia. La prospettiva di <em>Lessico famigliare<\/em> sembra cambiata: la scrittrice conserva e custodisce memorie, ma non pu\u00f2 impedire al tempo di avere il sopravvento sul divenire, di condurre gli uomini verso <em>\u201cun punto dove tutto \u00e8 chiaro, inesorabile e reale.\u201d <\/em>Eppure, nell\u2019intervista televisiva del 1964, la schiettezza corsara aveva allontanato la costruzione dell\u2019infelicit\u00e0 assoluta, quando l\u2019uomo <em>\u201cp<\/em><em>rende in odio s\u00e9<\/em><em> <\/em><em>stesso al punto da rompere i rapporti con s\u00e9 stesso, che \u00e8 una cosa che io penso sia colpevole come rompere i rapporti col resto del mondo. Questo \u00e8 uno stato che direi diabolico di infelicit\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima tappa della sua topografia sentimentale \u00e8 il mare di <strong>Sperlonga<\/strong>, il borgo laziale arroccato su uno sperone di roccia costiera, che deve il nome alla grotta naturale nell\u2019area in cui sorgeva la Villa di Tiberio. Appena libera dagli impegni parlamentari nella capitale, Ginzburg trascorreva le vacanze in agosto con i figli e i nipoti in una delle <strong>Ville Valdoni<\/strong>, il complesso progettato dall\u2019architetto Luigi Moretti, il cui nome a Roma \u00e8 legato a diverse opere e infrastrutture. Nella residenza gemella soggiornava l\u2019amica scrittrice <strong>Rosetta Loy<\/strong>, che ne aveva raccolto l\u2019invito ad acquistarla, dando seguito a un rapporto di confidenza e prossimit\u00e0, fatto di libri, compere, reciproca attenzione ai figli. <em>\u201cLa sua saggezza era sempre l\u00ec per me, sapevo che sarebbe bastato tendere la mano e me l\u2019avrebbe data\u201d \u2013 <\/em>cos\u00ec ricostruendo la frequentazione dal loro primo incontro, nel 1973, quando le aveva sottoposto il manoscritto de <em>La bicicletta <\/em>(1974). Ne ricordava il senso di giustizia, l\u2019eticit\u00e0 anche a prezzo del rigore pi\u00f9 severo. <em>\u201cVeniva da una grande civilt\u00e0 familiare. Lei poteva ferire, ma questo non era mai nelle cose pratiche; semmai era un velato rimprovero che riguardava la sfera morale o intellettuale. (\u2026) Del resto la mia generazione \u00e8 senza alcun dubbio moralmente e culturalmente inferiore rispetto a quella cui apparteneva Natalia.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_GROTTA.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1736\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_GROTTA.jpg 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_GROTTA-300x139.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_GROTTA-768x356.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_GROTTA-425x197.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>A Sperlonga, nell\u2019estate del 1991, Ginzburg lavora con fervore alla traduzione Einaudi di <em>Una vita<\/em> di Guy de Maupassant. Non \u00e8 un autore a lei nuovo: nel 1930 \u00e8 stato l\u2019argomento della tesi di laurea di Leone, che due anni dopo con una borsa di studi ne aveva potuto approfondire la figura a Parigi, dove aveva conosciuto il gruppo di <em>Giustizia e Libert\u00e0<\/em>, maturando la scelta definitiva dell\u2019impegno civile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"344\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRUGLIA-1024x344.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1737\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRUGLIA-1024x344.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRUGLIA-300x101.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRUGLIA-768x258.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRUGLIA-1536x517.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRUGLIA-2048x689.jpg 2048w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRUGLIA-425x143.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Anche tradurre \u00e8 conservare, portare altra vita con s\u00e9 nel presente. Ai figli esprime il desiderio di dedicare il testo a Giulio Einaudi e nell\u2019intervista rilasciata in luglio a <em>La Stampa<\/em>, ripete che non le piace l\u2019estate, salvo per l\u2019appuntamento di ritrovarsi con la famiglia al mare. Ne ha gi\u00e0 scritto in passato, anche di certe nonne che si ritrovano alle prese con le nuove generazioni, senza pantofole e caffelatte, ma era un fatto d\u2019ironia e presa d\u2019atto della modernit\u00e0 (<em>I lavori di casa,<\/em> 1969). Quella nonna non era lei. Nell\u2019estate in famiglia un \u201clessico\u201d c\u2019\u00e8 sempre, intrinseco alle relazioni e alla quotidianit\u00e0, ma il tempo \u00e8 diverso da quello della sua infanzia. <em>\u201cFra le generazioni si \u00e8 creata una vera frattura. Fra noi e i nostri genitori poteva esserci la ribellione, per\u00f2 la tradizione si trasmetteva. A un certo punto, invece, qualcosa si \u00e8 rotto davvero e quella catena si \u00e8 spezzata.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRAMONTO.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1738\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRAMONTO.jpg 830w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRAMONTO-300x139.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRAMONTO-768x356.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/SPERLONGA_TRAMONTO-425x197.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La famiglia scopre la malattia, che le cure mediche e un intervento non bastano ad arrestare, e dopo la sua scomparsa, il 7 ottobre 1991, sar\u00e0 Giacomo Magrini a portare a termine la revisione della traduzione. Nell\u2019epilogo, l\u2019originario omaggio dell\u2019autore francese al proprio maestro si rinnova come la profezia della fenice nel saggio su Garcia Marquez, a proposito dell\u2019immortalit\u00e0 del romanzo. E Maupassant, Flaubert, Leone e Natalia sembrano firmare insieme lo stesso finale: <em>&#8220;La vita, vedete, non \u00e8 mai cos\u00ec buona e cos\u00ec cattiva come si crede.&#8221;<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Natalia Ginzburg, <em>La strada che va in citt\u00e0<\/em>, Einaudi 1942<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Discorso sulle donne<\/em>, in Mercurio n. 36\/39, marzo-giugno 1948<\/li>\n\n\n\n<li>Alba de C\u00e9spedes, <em>Lettera a Natalia Ginzburg<\/em>, in Mercurio n. 36\/39, marzo-giugno 1948<\/li>\n\n\n\n<li>Piero Malvezzi-Giovanni Pirelli, <em>Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana,<\/em> Einaudi 1952<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Le piccole virt\u00f9<\/em>, Einaudi 1962<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Lessico famigliare<\/em>, Einaudi 1963<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Mai devi domandarmi<\/em>, Garzanti 1970<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Vita immaginaria<\/em>, Einaudi 1974<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>La famiglia Manzoni, <\/em>Einaudi 1983<\/li>\n\n\n\n<li>Sandra Petrignani, <em>Le signore della scrittura<\/em>, La Tartaruga edizioni 1984<\/li>\n\n\n\n<li><em>Maledette vacanze. A Sperlonga con figli e nipoti per salvarsi da \u201cmalinconia e angoscia\u201d<\/em>, intervista a Natalia Ginzburg, La Stampa, 11 luglio 1991<\/li>\n\n\n\n<li><em>Ginzburg, il lessico della nostra vita<\/em>, La Stampa, 9 ottobre 1991<\/li>\n\n\n\n<li><em>Quel fascino discreto. La scrittrice Rosetta Loy racconta il suo lungo, intenso rapporto con Natalia Ginzburg tra vita e scrittura<\/em>, L\u2019Unit\u00e0, 11 febbraio 1996<\/li>\n\n\n\n<li>Elsa Morante, <em>L\u2019amata. Lettere di e a Elsa Morante<\/em>, Einaudi 2012<\/li>\n\n\n\n<li>Sandra Petrignani, <em>La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg<\/em>, Neri Pozza 2018<\/li>\n\n\n\n<li>Italo Calvino, <em>Lettere,<\/em> Mondadori 2023<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una bambina dal volto assorto accarezza un cagnolino, distratta dal gioco o in ascolto degli adulti, mentre allunga le gambe coperte da calze scure su un tappeto rosso a fiori, tra libri, una bambola, della frutta, un piatto e un ventaglio. Per Sandra Petrignani la protagonista del dipinto del 1912 di Felice Casorati poteva essere lei, tra parole e trame ancora da svelare, racchiuse nel piccolo scrigno nero a fianco. Natalia Ginzburg (Palermo, 1916 \u2013 Roma, 1991) nascer\u00e0 invece solo quattro anni dopo, e il suo mondo di bambina e adolescente abiter\u00e0 i saggi e il romanzo Lessico famigliare (1963), l\u2019autobiografia dei destini di casa<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/08\/14\/natalia-ginzburg-e-il-lessico-del-tempo-perduto\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":1735,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[129],"tags":[134,135,141,133,131,42,130,88,62,137,136,122,32,89,87,139,140,132,138],"ppma_author":[13],"class_list":{"0":"entry","1":"post","2":"publish","3":"author-petula","4":"post-1732","6":"format-standard","7":"has-post-thumbnail","8":"category-196-agosto-2025","9":"post_tag-albadecespedes-2","10":"post_tag-elsamorante","11":"post_tag-estate","12":"post_tag-italocalvino","13":"post_tag-lessicofamiliare","14":"post_tag-letteratura","15":"post_tag-nataliaginzburg","16":"post_tag-novecento","17":"post_tag-operaincerta","18":"post_tag-proust","19":"post_tag-recherche","20":"post_tag-resistenza","21":"post_tag-roma","22":"post_tag-romanzo","23":"post_tag-scrittrici","24":"post_tag-scrivere","25":"post_tag-sperlonga","26":"post_tag-storia","27":"post_tag-tradurre"},"authors":[{"term_id":13,"user_id":7,"is_guest":0,"slug":"petula","display_name":"Petula Brafa","avatar_url":{"url":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/brafa.jpg","url2x":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/brafa.jpg"},"0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1732","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1732"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1732\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1753,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1732\/revisions\/1753"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1735"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1732"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1732"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1732"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=1732"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}