{"id":1672,"date":"2025-08-14T00:01:00","date_gmt":"2025-08-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1672"},"modified":"2025-08-07T14:24:16","modified_gmt":"2025-08-07T12:24:16","slug":"un-posto-vivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/08\/14\/un-posto-vivo\/","title":{"rendered":"Un posto vivo"},"content":{"rendered":"\n<p>Secondo Wikipedia, \u201cl&#8217;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Archivio_di_Stato_(Italia)\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Archivio di Stato<\/a>, in\u00a0Italia, \u00e8 un\u00a0archivio\u00a0le cui competenze consistono nella conservazione e sorveglianza del patrimonio archivistico e documentario di propriet\u00e0 della\u00a0Repubblica Italiana\u00a0in un determinato territorio e nella sua accessibilit\u00e0 alla pubblica e gratuita consultazione\u201d.<br>Gli Archivi di Stato sono 101 e sono presenti in quasi tutti i capoluoghi di provincia. Quello di Ragusa si trova in viale del Fante al numero 7 (sotto il palazzo della Provincia) e dal 2020 \u00e8 diretto dal ragusano Vincenzo Cass\u00ec, quarant\u2019anni, una laurea in Lettere, un diploma in archivistica paleografia diplomatica e un dottorato in filologia romanza. Lo abbiamo intervistato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dottore Cass\u00ec, gli studi l\u2019hanno portata a vivere per diversi anni lontano da Ragusa. Quando ne ha avuto la possibilit\u00e0 \u00e8 tornato nella sua citt\u00e0 per dirigere il locale Archivio di Stato. Perch\u00e9 questa scelta?<\/strong><br>Sono un funzionario archivista presso il Ministero della Cultura, quello che era chiamo un tempo Ministero dei Beni Culturali, e dal 2020 dirigo l\u2019Archivio di Stato di Ragusa, direzione che ho assunto con la consapevolezza che ci sono oneri e onori, nel senso che oltre essere naturalmente un ruolo di rilievo, perch\u00e9 dirigere un ufficio pubblico \u00e8 sempre un grosso onore, si assume anche una grossa responsabilit\u00e0. Per\u00f2, per quella che \u00e8 la mia formazione e i miei interessi, reputo questo lavoro veramente prezioso, non tanto il mio personale quando il lavoro e il ruolo degli archivi di Stato, che rappresentano dei presidi di conservazione della cultura della memoria storica. Sono contento, dopo tanti anni spesi fuori, di poter dare il mio contributo al territorio dove sono nato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando sono nati gli Archivi di Stato?<\/strong><br>Sono nati in un contesto post unitario, quindi nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, quando il neonato Stato Italiano si pose il problema della gestione della grande mole di documentazione prodotta nei diversi <em>staterelli<\/em> preunitari che avevano caratterizzato la complessa storia politica amministrativa istituzionale della penisola italiana. Dopo la dissoluzione dell\u2019impero romano, che era un\u2019istituzione centralista e centralizzata, tutto il periodo successivo era stato caratterizzato da una frammentazione politico-amministrativa della nostra penisola e si era giunti a una unit\u00e0 nazionale molto pi\u00f9 tardi rispetto agli altri paesi europei. Naturalmente la storia culturale italiana, prima nell\u2019era medievale e poi nell&#8217;et\u00e0 moderna, \u00e8 stata ricca e variegata, e quindi la produzione di documenti in ognuno degli stati regionali, in ognuno dei comuni dell&#8217;et\u00e0 settentrionale o nei regni del sud Italia, \u00e8 stata grande. All&#8217;indomani del 1860, il neo stato unitario si \u00e8 quindi posto il problema di come conservare cos\u00ec tanti documenti, e la risposta \u00e8 quella di istituire gli Archivi di Stato. All&#8217;inizio ce n\u2019erano solo alcuni, poi, con l&#8217;evoluzione della disciplina archivistica e con delle importanti leggi, negli anni trenta e negli anni sessanta\/settanta (in questo caso grazie alla figura illuminata di Giovanni Spadolini e all\u2019istituzione del Ministero dei Beni Culturali), siamo arrivati a quello che sono oggi gli Archivi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 lo scopo, la <em>mission<\/em> degli Archivi di Stato?<\/strong><br>Certamente quello della conservazione e della tutela del patrimonio storico archivistico, che \u00e8 a tutti gli effetti patrimonio culturale, ma anche quello di dare la possibilit\u00e0, a chi lo desidera, di fruire di questo patrimonio. Questo doppio compito degli Archivi \u00e8 stato poi confermato dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004, che prescrive da una parte le attivit\u00e0 di tutela e conservazione, quindi le attivit\u00e0 tese alla protezione alla conservazione del patrimonio, e dall&#8217;altra anche tutta una serie di attivit\u00e0 di valorizzazione tese a promuovere la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale anche attraverso iniziative culturali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che documenti si trovano nell\u2019Archivio di Stato di Ragusa?<\/strong><br>Noi custodiamo tutto il patrimonio documentario preunitario prodotto nel territorio provinciale, dal Medioevo al 1860, e poi tutto quello che \u00e8 stato ed \u00e8 ancora prodotto dallo stato unitario italiano di provenienza statale. Per quanto riguarda il patrimonio documentario antecedente l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia abbiamo gli archivi delle istituzioni presenti sul territorio, ad esempio quelli della Contea di Modica, quelli degli antichi comuni, e gli atti e i registri dei notai della nostra provincia redatti dal tardo Medioevo fino a oggi, cos\u00ec come delle corporazioni religiose. Per quello che invece riguarda la documentazione dello Stato statale post unitario, noi accogliamo la documentazione degli uffici periferici dello Stato che deve essere conservata permanentemente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Immagino che non tutto quello che viene prodotto dagli uffici periferici dello Stato si debba conservare. Chi decide cosa tenere e cosa scartare?<\/strong><br>Lo fanno delle commissioni di sorveglianza, che vengono istituite proprio per decidere quali documenti conservare e quali invece scartare, attraverso l&#8217;utilizzo dei <em>massimali di scarto<\/em>, strumenti archivistici che consentono di scartare tipologie documentarie in relazione, ad esempio, al numero di anni trascorsi dall&#8217;esaurimento di una pratica. Il fine \u00e8 quello di riuscire a scartare ci\u00f2 che ha esaurito il suo interesse giuridico-amministrativo, nel caso in cui non abbia anche un interesse culturale. La parte residuale viene poi <em>versata<\/em> agli Archivi di Stato. Normalmente si tratta di documentazione di interesse giuridico oppure di interesse storico-culturale, e molto spesso le due cose coesistono. Abbiamo ad esempio gli archivi giudiziari, quelli delle Preture, dei giudicati regi che sono gli antenati delle Preture, oppure l&#8217;archivio della Questura o della Prefettura di Ragusa, che \u00e8 uno dei fondi archivistici pi\u00f9 importanti per lo studio della storia del nostro territorio nel Novecento. Inoltre, conserviamo anche fondi di provenienza non statale, come alcuni importanti archivi familiari di casate che nei secoli hanno ricoperto ruoli di rilievo nelle amministrazioni pubbliche. Si tratta di misure <em>virtuose<\/em> perch\u00e9 consentono ad archivi familiari, che magari comprendono documentazione antica e di una certa rilevanza storica, di essere ospitati in un istituto statale e quindi essere disponibili per la pubblica fruizione. Un\u2019altra importante fonte sono gli archivi dei notai, che costituiscono una fonte privilegiata per lo studio della storia del territorio nei secoli precedenti al terremoto del 1693, che costituisce una sorta di cesura anche per quanto riguarda la conservazione dei documenti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quanto e perch\u00e9 \u00e8 importante conservare la memoria?<\/strong><br>\u00c8 molto importante! Molto spesso ci si dimentica di quanto sia importante conoscere la storia del proprio territorio e questo si pu\u00f2 fare anche attraverso la consultazione dei documenti che si conservano negli Archivi di Stato. Per esempio, dagli antichi registri notarili si riesce a ricostruire la vecchia fisionomia della citt\u00e0, i quartieri, le strade, il castello, le torri, le porte. \u00c8 come se noi riuscissimo a visualizzare un qualcosa che non esiste pi\u00f9, come se fossimo proiettati in quello che era la societ\u00e0 del tempo, riuscendo a capire chi abitava dove, perch\u00e9 scriveva, cosa faceva, quali erano i sistemi produttivi economici. In definitiva, attraverso i documenti si riescono a estrarre tutta una serie di dati e di notizie trasversali che permettono approfondimenti non solo di natura economica ma anche culturali e sociali. Perch\u00e9 un Paese che non conosce il proprio passato, \u00e8 un Paese che non ha futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si fa ad accedere e consultare i documenti che si conservano nell\u2019Archivio di Stato? Chiunque pu\u00f2 venire e chiedere di visionare un documento?<\/strong><br>Certamente. Noi abbiamo un servizio di \u201csala studio\u201d che \u00e8 quotidiano, libero e gratuito. Si viene qui e si chiede agli archivisti il documento che si vuole esaminare. \u00c8 chiaro che nel momento in cui si entra in archivio bisogna, non dico avere le idee chiare, per\u00f2 sapere bene che cosa si sta cercando, o almeno avere un&#8217;idea del tema della propria ricerca. In questo modo il personale di \u201csala studio\u201d pu\u00f2 indirizzare la ricerca suggerendo dei possibili fondi archivistici su cui concentrare la propria attenzione, e da l\u00ec partire alla ricerca di ci\u00f2 che si sta cercando. Perch\u00e9 la ricerca di un documento si pu\u00f2 paragonare ad un\u2019attivit\u00e0 di scavo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per concludere, facciamo un bilancio di questi suoi cinque anni da direttore?<\/strong><br>Il bilancio di questi cinque anni \u00e8 abbastanza positivo, perch\u00e9 siamo riusciti a fare tante belle cose, lavorando ai fini di una maggiore apertura dell\u2019archivio verso il territorio, la cittadinanza e il mondo della scuola. L\u2019archivio \u00e8 solitamente visto come qualcosa di vecchio, di polveroso o popolato da figure poco avvezze alla socialit\u00e0. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Gli archivi sono realt\u00e0 dinamiche, moderne, che fanno parte di una famiglia, quella dei beni culturali, che mira a valorizzare quello che hanno in custodia. Lo scopo della conservazione \u00e8 anche quello di permettere ai documenti che proteggiamo di essere conosciuti all&#8217;esterno e di raggiungere quante pi\u00f9 persone \u00e8 possibile perch\u00e9 altrimenti torniamo alla concezione di archivio che si aveva 200 anni fa. L\u2019archivio dev\u2019essere, e nei fatti lo \u00e8, un posto vivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo Wikipedia, \u201cl&#8217;Archivio di Stato, in\u00a0Italia, \u00e8 un\u00a0archivio\u00a0le cui competenze consistono nella conservazione e sorveglianza del patrimonio archivistico e documentario di propriet\u00e0 della\u00a0Repubblica Italiana\u00a0in un determinato territorio e nella sua accessibilit\u00e0 alla pubblica e gratuita consultazione\u201d.Gli Archivi di Stato sono 101 e sono presenti in quasi tutti i capoluoghi di provincia. 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