{"id":1645,"date":"2025-07-14T00:01:00","date_gmt":"2025-07-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1645"},"modified":"2025-07-14T08:02:14","modified_gmt":"2025-07-14T06:02:14","slug":"leone-ginzburg-la-cospirazione-della-cultura-e-la-costruzione-dellimpegno-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/leone-ginzburg-la-cospirazione-della-cultura-e-la-costruzione-dellimpegno-civile\/","title":{"rendered":"Leone Ginzburg: la cospirazione della cultura e la costruzione dell\u2019impegno civile"},"content":{"rendered":"\n<p>   <em>\u201cTutte queste morti hanno pesato come montagne (\u2026) quando prendo un\u2019iniziativa, ho l\u2019abitudine ormai, nella mia mente, di \u2026chiedere loro consiglio. Che cosa pu\u00f2 pensare Pavese? Che cosa pu\u00f2 pensare Leone?\u201d.<\/em> Cos\u00ec nel 1991, nel <em>Colloquio<\/em> con Severino Cesari, Giulio Einaudi ricordava l\u2019eredit\u00e0 di pensiero critico, il lavoro editoriale, la costruzione di indirizzi e canoni letterari appartenuti a quanti avevano contribuito con lui a fondare la casa editrice torinese nel 1933. Ma gi\u00e0 nel maggio del 1945, all\u2019indomani della Liberazione, la ripresa delle attivit\u00e0 a via Biancamano aveva lasciato emergere il vuoto dell\u2019assenza, la <em>\u201cperdita irreparabile\u201d,<\/em> di cui Cesare Pavese scriveva a Piero Jahier, riavviando i contatti con collaboratori e autori. E <em>\u201cCosa sarebbe diventato Leone?\u201d<\/em> si chiedeva anche Norberto Bobbio, in un ritratto accorato dell\u2019amico, dinanzi alla sua biografia incompiuta, alla sperequazione tra il numero degli scritti e il potenziale dello studioso organizzatore di cultura, cui riconosceva di avere acceso e di essere stato egli stesso una delle <em>\u201ctre o quattro scintille\u201d<\/em> della propria vita.<\/p>\n\n\n\n<p>   Di Giulio Einaudi, Cesare Pavese e Norberto Bobbio, <strong>Leone Ginzburg<\/strong> (1909-1944) era stato compagno di scuola al Liceo Massimo D\u2019Azeglio di Torino, dove l\u2019insegnamento di Augusto Monti li aveva uniti, animando la vivacit\u00e0 di quelle e di altre giovani menti, destinate a segnare la storia del Paese. Era nato a Odessa, ultimo di tre figli in un ambiente familiare vicino a posizioni socialiste, rispettoso della tradizione ebraica e cosmopolita, a cominciare dall\u2019insediamento del nonno materno negli Stati Uniti. Dei genitori, il padre era titolare di un\u2019industria cartiera e di un ufficio di rappresentanza commerciale di ditte estere. La madre, donna colta e attiva nelle opere sociali, era entrata in contatto con la cultura europea e con l\u2019Italia attraverso Maria Segr\u00e8, l\u2019istitutrice dei due figli maggiori, accettandone l\u2019invito a trascorrere le vacanze a Viareggio. Qui aveva avuto una breve relazione con il fratello Renzo Segr\u00e8, da cui era nato Leone, riconosciuto comunque figlio legittimo dei Ginzburg. La famiglia era poi tornata altre volte in Italia e, nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, la madre lo aveva affidato alle cure della zia, ritenendolo pi\u00f9 al sicuro.<\/p>\n\n\n\n<p>   Tra Viareggio e Roma, il piccolo Leone era andato a scuola, aveva imparato a scrivere lettere affettuose alla madre lontana, e si era ricongiunto alla famiglia nel 1920, quando i Ginzburg ripararono prima a Torino, per sfuggire al nuovo regime dopo la rivoluzione, poi a Berlino, dove rest\u00f2 solo il padre, e infine ancora nella citt\u00e0 sabauda. A questo vivace fervore familiare Leone un\u00ec una eccezionale precocit\u00e0 intellettuale, che si rivel\u00f2 sin dai ritratti di autori del passato, pubblicati da adolescente su un giornalino del periodo berlinese.<\/p>\n\n\n\n<p>   Le esperienze pi\u00f9 importanti di quegli anni dovevano essere tuttavia l\u2019ingresso al Liceo Massimo D\u2019Azeglio e l\u2019incontro con compagni di classe quali lo scrittore Sion Segre, il magistrato Giorgio Agosti e i gi\u00e0 citati Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Norberto Bobbio. &nbsp;Dei docenti, tra i quali il critico letterario e dantista Umberto Cosmo e lo scrittore e filosofo Zino Zini, l\u2019ascendente pi\u00f9 notevole fu quello di Augusto Monti, intellettuale gobettiano di grande cultura e prestigio, che coinvolse Ginzburg nella gestione della biblioteca scolastica.<\/p>\n\n\n\n<p>   In quegli anni, Leone era un assiduo lettore, ma anche un giovane autore di racconti, impegnato nella traduzione delle opere di Gogol, Turgenev, Puskin e Tolstoj, in particolare di <em>Anna Karenina<\/em>, tema di due saggi del 1927 e del 1928, apparsi sulla rivista <em>Il Baretti<\/em>. Vi si legge che la qualit\u00e0 del romanzo non \u00e8 in <em>\u201ccosa dice\u201d,<\/em> trattandosi della storia di un adulterio, dell\u2019indagine di passioni e sentimenti, della tragedia del vivere, di cose tanto comuni che lo stesso Tolstoj, dopo la revisione e la pubblicazione, prima a puntate, poi integrale, si stupiva che <em>\u201c<\/em><em>una cosa cos\u00ec comune e insignificante\u201d <\/em>potesse piacere. Piuttosto la sua grandezza risiede in <em>\u201ccome lo dice\u201d,<\/em> in una soluzione stilistica pi\u00f9 vicina all\u2019arte che alla tecnica, e alla poesia che alla prosa, dunque nell\u2019 <em>\u201cinsostituibilit\u00e0 d\u2019espressione\u201d,<\/em> ovvero nel fatto che ogni parola abbia il proprio posto e la propria funzione. I personaggi sono vivi, autentici, come attesta la spontaneit\u00e0 dei dialoghi, e il narratore \u00e8 pi\u00f9 che un asciutto cronista. &nbsp;Contro la lettura di certi critici positivisti, che ne hanno ricavato un affresco su famiglia e costumi, Ginzburg riporta l\u2019attenzione sulla protagonista e sulla sua decisione estrema, che non discende n\u00e9 dall\u2019odio per Vronskij, n\u00e9 dall\u2019abiezione per il tentativo di sedurre Levin, ma piuttosto dal tragico dispetto verso il marito, perch\u00e9, uccidendo s\u00e9 stessa, \u00e8 lui che vuole punire. Non \u00e8 la scelta moraleggiante dell\u2019autore, anzi <em>\u201cil romanzo non \u00e8 sorretto da nessuna chiave di volta\u201d,<\/em> ed \u00e8 il dramma dei personaggi a irradiare <em>\u201cquesti brevissimi spiragli luminosi, attraverso i quali i nostri occhi possono guardare dalla vita la morte, dalla morte la vita\u201d<\/em> (Pietro Citati).<\/p>\n\n\n\n<p>   Per la stessa rivista Leone Ginzburg firm\u00f2 nel 1927 anche <em>Il mistero dell\u2019anima slava<\/em>, un saggio sagace, puntuale e severo contro la semplificazione delle definizioni intorno alla cultura russa, ricondotta all\u2019oblomovismo, a una storica e fatalistica indolenza, e contro l\u2019ascendente d\u2019interpretazione della critica francese. Anzich\u00e9 stigmatizzato per la diversit\u00e0, quanto appare <em>\u201cnebuloso\u201d<\/em> di quella cultura meriterebbe di essere studiato con il medesimo impegno con cui la tradizione latina ha studiato quella inglese. Ginzburg invita quindi ad abbandonare il pregiudizio e a estendere l\u2019analisi critica al contesto storico, all\u2019incidenza tartara e soprattutto bizantina (XI-XIV); a quello geografico, contestando la mera identificazione continentale asiatica, atteso che gli scambi culturali nei secoli hanno ridotto le distanze dall\u2019Europa; e infine all\u2019evoluzione che ha interessato quella cultura, in prosa e in poesia. Si tratta della strutturata difesa di un universo letterario che l\u2019autore conosce, da lettore e traduttore, e di cui lamenta il ritardo di pubblicazione in Italia quale causa di mancata stabilizzazione culturale per il pubblico. Qualche anno dopo, in <em>Ancora del traduttore<\/em> (Pegaso, 1932), per i nuovi libri stranieri invocher\u00e0 maggiore spazio sulle riviste, riscatto per Cechov, ingiustamente inserito tra gli autori minori, e onest\u00e0 letteraria da parte dei traduttori, affinch\u00e9 svolgano il loro lavoro senza limitarsi ad attingere esclusivamente al dizionario.<\/p>\n\n\n\n<p>   Negli anni Trenta, Leone studia all\u2019universit\u00e0, dove ritrova Cesare Pavese, Massimo Mila e un ambiente attraversato dall\u2019antifascismo. Egli ne \u00e8 inizialmente estraneo: prevalgono gli interessi letterari, la sua maturazione politica non si \u00e8 ancora compiuta, ed egli aderisce alla <em>\u201caperta cospirazione della cultura\u201d<\/em>, la formula crociana che \u00e8 gi\u00e0 da s\u00e9 impegno civile e contrasto alla barbarie. Ottenuta la cittadinanza italiana, la sua appartenenza politica prende forma, cos\u00ec come la progressiva costruzione dell\u2019impegno civile, che ha le sue radici nella conoscenza, nell\u2019apertura alla cultura, nella vita attiva dell\u2019intellettuale.<\/p>\n\n\n\n<p>   Seguirono anni molto intensi, segnati dagli incontri con Augusto Monti e gli ex allievi del liceo D\u2019Azeglio, nonch\u00e9 dalle collaborazioni con riviste (<em>La Nuova Italia<\/em>, <em>Pegaso<\/em> e <em>La Cultura<\/em>, di cui curer\u00e0 il numero speciale dedicato a Dostoevskij, nel cinquantenario della morte) e case editrici (i <em>Racconti<\/em> di Kafka per Frassinelli).<\/p>\n\n\n\n<p>   All\u2019interesse per la letteratura russa affianca quella francese, discutendo la tesi su Guy de Maupassant e proseguendone l\u2019approfondimento con una borsa di studio a Parigi, per farne un libro. Nella capitale francese conosce i fratelli Rosselli, animatori del movimento <em>Giustizia e libert\u00e0<\/em>, Gaetano Salvemini e decide di partecipare attivamente alla vita politica, entrando nel movimento antifascista clandestino. Tornato a Torino, aderisce a un nuovo gruppo torinese di <em>Giustizia e Libert\u00e0<\/em> e collabora ai <em>Quaderni di Giustizia e Libert\u00e0<\/em> (1932), sviluppando temi gobettiani verso la partecipazione attiva della popolazione al governo del Paese, l\u2019organizzazione autonoma, anche attraverso la ripresa delle tradizioni storiche dei Comuni e l\u2019espressione giuridica delle autonomie regionali. I suoi pensatori di riferimento sono Mazzini, per la visione etica e il richiamo all\u2019azione; Cattaneo, per il federalismo soprattutto europeo; Gobetti, per la democrazia sociale, l\u2019apertura culturale, il liberalismo fondato su basi etiche; e Croce, con il quale aveva coltivato una corrispondenza per progetti editoriali, prima aderendo alle teorie dell\u2019estetica e alla critica letteraria e poi allontanandosi dalla cospirazione della cultura, via via che il proprio attivismo politico diventava pi\u00f9 concreto. In questo periodo Ginzburg cur\u00f2 molte edizioni critiche di opere classiche, da Leopardi ad Ariosto, e ottenne la libera docenza di Letteratura Russa alla Facolt\u00e0 di Lettere di Torino, con un corso su Puskin.<\/p>\n\n\n\n<p>   La sua profonda e indiscussa preparazione mosse Giulio Einaudi ad invitarlo ad aderire al suo progetto: la fondazione di una casa editrice, che prediligesse la pubblicazione di libri importanti, tali da lasciare una traccia nel tempo, un\u2019editoria di cultura inscindibile dalla politica. A partecipare furono Massimo Mila, Norberto Bobbio e Cesare Pavese, mentre Leone diventava il primo direttore editoriale di Einaudi.<\/p>\n\n\n\n<p>   \u201c<em>\u00c8 stato Leone Ginzburg il vero erede di Gobetti, nel senso di essere a un tempo editore, uomo politico, polemista, critico, il tutto fuso o derivato da una tensione unica e continua\u201d \u2013 <\/em>riassumeva Giulio Einaudi a Severino Cesari &#8211;<em> \u201cLa nostra rivista <\/em>La Cultura<em>, la prima vera iniziativa che abbiamo preso come casa editrice Einaudi, voleva essere in fondo, nella sua idea, la continuazione dell\u2019<\/em>Ordine nuovo<em> di Gramsci e del <\/em>Risorgimento liberale<em> di Gobetti, adattata alle nuove circostanze, molto pi\u00f9 dure. Nel 1933-34, il fascismo si era gi\u00e0 dato le leggi eccezionali e non era facile far vivere una pubblicazione non conformista. Certo, <\/em>la Cultura<em> non era una rivista di politica esplicita, aperta; era una rivista di lettere e studi. Ma voleva tenere viva la fiamma che in altre pubblicazioni si spegneva, si trasformava in una retorica e piaggeria di regime\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il primo numero sotto la direzione di Ginzburg \u00e8 pubblicato nel 1934, l\u2019anno a partire dal quale la scelta politica segner\u00e0 irreversibilmente la sua vita. All\u2019obbligo di giurare fedelt\u00e0 al regime, entrato in vigore nel 1933 ed esteso con una circolare urgente del Ministero dell\u2019Educazione Nazionale, Leone rinuncia alla carriera accademica e non ancora venticinquenne oppone il proprio rifiuto, comunicando al Preside nella lettera dell\u20198 gennaio 1934 di desiderare<em> \u201cche al mio disinteressato insegnamento non siano poste condizioni, se non tecniche o scientifiche\u201d.<\/em> Il testo autografo, conservato nell\u2019Archivio storico dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, ha ispirato <em>Il tempo migliore della nostra vita<\/em> di Antonio Scurati (Bompiani, 2015), che di Leone Ginzburg ha ricostruito la vicenda letteraria, politica e umana.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"808\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Lettera-Leone-Ginzburg-808x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1647\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Lettera-Leone-Ginzburg-808x1024.jpg 808w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Lettera-Leone-Ginzburg-237x300.jpg 237w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Lettera-Leone-Ginzburg-768x973.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Lettera-Leone-Ginzburg-425x538.jpg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Lettera-Leone-Ginzburg.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 808px) 100vw, 808px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Comincia a insegnare in un istituto magistrale, segue le collaborazioni periodiche alle riviste, ma nel giro di pochi mesi l\u2019attivit\u00e0 politica clandestina \u00e8 scoperta e ne causa l\u2019arresto. Viene condannato a quattro anni, poi ridotti a due, che trascorre tra la casa circondariale di Regina Coeli e il carcere di Civitavecchia. Al termine della detenzione, privato della cittadinanza, riprende a lavorare in Einaudi, costituendone l\u2019anima essenziale e progettando le nuove collane <em>\u201cNarratori stranieri tradotti\u201d<\/em>, per una biblioteca ideale di opere classiche attentamente tradotte, e la <em>&#8220;Nuova raccolta di classici italiani annotati&#8221;<\/em>, affidati alla sapienza filologica di curatori eccellenti, quali Gianfranco Contini, Natalino Sapegno, Norberto Bobbio, Walter Binni. Continua a lavorare anche dal confino a Pizzoli, in Abruzzo, dove dal giugno 1940 \u00e8 sottoposto a sorveglianza speciale: qui lo raggiunge la moglie Natalia Levi, sposata nel 1938, con i figli Carlo e Andrea. Il regime non ammette deroghe contro quello che ritiene un <em>\u201cpericoloso antifascista<\/em>\u201d, come si ricava dalle lettere recanti le istanze di Leone per s\u00e9 o per i familiari: per il nullaosta a una sua visita dentistica trascorrono venti giorni, per quello alla suocera a raggiungerli in visita occorrono pi\u00f9 solleciti, per il rilascio del sussidio alla moglie e ai figli ben due mesi, e la richiesta di accompagnare Natalia malata a Ivrea dai genitori sfollati, dopo la nascita della terzogenita Alessandra, \u00e8 rigettata.<\/p>\n\n\n\n<p>   Nonostante ci\u00f2, il lavoro critico di Leone Ginzburg \u00e8 incessante: \u00e8 sempre in contatto con Torino, che ne sollecita le traduzioni, cui replica con richiami circa la necessit\u00e0 di dedicare tempo e attenzione ai testi, a garanzia di qualit\u00e0. Rivede la traduzione di <em>Guerra e Pace<\/em> e ne scrive la Prefazione, oltre a quelle in premessa alle sue traduzioni di <em>Sonata a Kreutzer&nbsp;<\/em>di Tolstoj, <em>La figlia del capitano<\/em>&nbsp;di Puskin, e ancora <em>Il giocatore<\/em>,&nbsp;<em>L&#8217;idiota<\/em>,&nbsp;<em>Le memorie del sottosuolo<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>I demoni<\/em>&nbsp;di Dostoevskij. La sua assenza da Torino apre la strada anche all\u2019impronta di altri collaboratori, come Glaime Pintor, dall\u2019indirizzo attualizzante, lontano dall\u2019antifascismo, dalla cospirazione della cultura, dall\u2019estetica crociana. Nonostante le divergenze, i due non discussero mai, anzi Pintor nutriva grande rispetto per Ginzburg.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel luglio 1943, alla caduta del Fascismo, Leone raggiunge Roma ed entra nel Partito d\u2019Azione, partecipando poi anche ad altri incontri a Milano e a Firenze. Dopo l\u20198 settembre 1943, accetta di dirigere il giornale clandestino <em>L\u2019Italia libera<\/em>, ma viene scoperto. Nuovamente arrestato, \u00e8 tradotto a Regina Coeli, nel braccio del penitenziario gestito dai tedeschi, che lo torturano per ottenerne rivelazioni sulla Resistenza. Leone non perde il proprio contegno, n\u00e9 fa rivelazioni. A testimoniarlo nel suo memoriale partigiano <em>Sei condanne, due evasioni<\/em> (Mondadori, 1978) \u00e8 Sandro Pertini, detenuto a via della Lungara negli stessi giorni. \u00a0<em>&#8220;Guai a noi se domani [\u2026] nella nostra condanna investiremo tutto il popolo tedesco. Dobbiamo distinguere tra popolo e nazisti&#8221;<\/em> \u2013 gli avrebbe detto con il volto tumefatto, sanguinante, forse con il pensiero al progetto federale europeo di popoli uniti dagli stessi ideali di libert\u00e0, e alla fiducia in quegli ideali, superiori alla vita del singolo.<\/p>\n\n\n\n<p>   Trasferito nell\u2019infermeria del carcere, prima di spegnersi il 5 febbraio 1944, riusc\u00ec a scrivere l\u2019ultima lettera alla moglie, rinverdendo tra consigli, desideri e timori celati l\u2019assoluto convincimento delle proprie scelte: <em>\u201cUna delle cose che pi\u00f9 mi addolora \u00e8 la facilit\u00e0 con cui le persone intorno a me (e qualche volta io stesso) perdono il gusto dei problemi generali di fronte al pericolo personale.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Trapela inoltre tra le righe un manifesto privato di affetti per chi sarebbe rimasto, e avrebbe accompagnato per mano l\u2019altra parte della storia dei Ginzburg.<\/p>\n\n\n\n<p>   Nell\u2019incontro di due individualit\u00e0 pervase dalla vocazione letteraria, Leone rappresenter\u00e0 la tragedia storica, Natalia quella intima e umana. <em>\u201cMio marito mor\u00ec a Roma nelle carceri di Regina Coeli, pochi mesi dopo che avevamo lasciato il paese\u201d<\/em> \u2013 scriver\u00e0 nel racconto <em>Inverno in Abruzzo<\/em> \u2013 <em>\u201cDavanti all\u2019orrore della sua morte solitaria, davanti alle angosciose alternative che precedettero la sua morte, io mi chiedo se questo \u00e8 accaduto a noi, a noi che compravamo gli aranci da Gir\u00f2 e andavamo a passeggio nella neve. Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma era il tempo migliore della mia vita e solo adesso che m\u2019\u00e8 sfuggito per sempre, solo adesso lo so.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Riferimenti bibliografici<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Leone Ginzburg, <em>Scrittori russi<\/em>, prefazione di Dario Pontuale, Edizioni readerforblind 2022<\/li>\n\n\n\n<li>Leone Tolstoj, <em>Anna Karenina<\/em>, traduzione di Leone Ginzburg, prefazione di Pietro Citati, BUR Rizzoli<\/li>\n\n\n\n<li>Antonio Scurati, <em>Il tempo migliore della nostra vita<\/em>, Bompiani 2015<\/li>\n\n\n\n<li>Severino Cesari, <em>Colloquio con Giulio Einaudi<\/em>, Einaudi 2018<\/li>\n\n\n\n<li>Norberto Bobbio, <em>\u201cLeone Ginzburg\u201d<\/em> in <em>Etica e politica. Scritti di impegno civile<\/em>, I Meridiani Mondadori 2009<\/li>\n\n\n\n<li>Sandro Pertini, <em>Sei condanne, due evasioni<\/em>, Mondadori 1978<\/li>\n\n\n\n<li>Natalia Ginzburg, <em>Le piccole virt\u00f9<\/em>, Einaudi 2024 (1^ed. 1962)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTutte queste morti hanno pesato come montagne (\u2026) quando prendo un\u2019iniziativa, ho l\u2019abitudine ormai, nella mia mente, di \u2026chiedere loro consiglio. Che cosa pu\u00f2 pensare Pavese? Che cosa pu\u00f2 pensare Leone?\u201d. Cos\u00ec nel 1991, nel Colloquio con Severino Cesari, Giulio Einaudi ricordava l\u2019eredit\u00e0 di pensiero critico, il lavoro editoriale, la costruzione di indirizzi e canoni letterari appartenuti a quanti avevano contribuito con lui a fondare la casa editrice torinese nel 1933. Ma gi\u00e0 nel maggio del 1945, all\u2019indomani della Liberazione, la ripresa delle attivit\u00e0 a via Biancamano aveva lasciato emergere il vuoto dell\u2019assenza, la \u201cperdita irreparabile\u201d, di cui Cesare Pavese scriveva a Piero Jahier, riavviando<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/leone-ginzburg-la-cospirazione-della-cultura-e-la-costruzione-dellimpegno-civile\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":1643,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[102],"tags":[120,125,127,42,123,62,121,122,126,128,124],"ppma_author":[13],"class_list":{"0":"entry","1":"post","2":"publish","3":"author-petula","4":"post-1645","6":"format-standard","7":"has-post-thumbnail","8":"category-195-luglio-2025","9":"post_tag-costruzione","10":"post_tag-cultura","11":"post_tag-ginzburg","12":"post_tag-letteratura","13":"post_tag-liberta","14":"post_tag-operaincerta","15":"post_tag-politica","16":"post_tag-resistenza","17":"post_tag-scrittura","18":"post_tag-tolstoj","19":"post_tag-traduzione"},"authors":[{"term_id":13,"user_id":7,"is_guest":0,"slug":"petula","display_name":"Petula Brafa","avatar_url":{"url":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/brafa.jpg","url2x":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/brafa.jpg"},"0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1645","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1645"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1645\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1649,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1645\/revisions\/1649"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1643"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1645"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1645"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1645"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=1645"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}