{"id":1628,"date":"2025-07-14T00:01:00","date_gmt":"2025-07-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1628"},"modified":"2025-07-13T21:30:26","modified_gmt":"2025-07-13T19:30:26","slug":"costruire-visioni-oltre-i-confini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/costruire-visioni-oltre-i-confini\/","title":{"rendered":"Costruire visioni, oltre i confini"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>INTERVISTA ALLA LIBRAIA BIANCA MASSENZIO, IDEATRICE DELLA RASSEGNA LETTERARIA (S)CONFINARE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A Pozzallo, nel cuore della citt\u00e0, c\u2019\u00e8 una libreria speciale: la Mondadori Bookstore. A guidarla \u00e8 Bianca Massenzio, una libraia colta e sagace con uno sguardo attento e amorevole verso i bambini, i ragazzi e tutti coloro che abitano le periferie dell\u2019esistenza. Attivista di Emergency, Bianca Massenzio \u00e8 una libraia d\u2019altri tempi che fa dei libri volani d\u2019incontro e di resistenza alle emergenze del presente.&nbsp;                                                              Con il patrocinio del Comune, ha ideato e realizzato una rassegna letteraria dal titolo (S)confinare in programma dal 20 giugno al 26 luglio:&nbsp;un vero faro di pensiero e dialogo nell&#8217;estate di Pozzallo.                                                                                                                             Un parterre di autori straordinari accompagna il pubblico in un percorso di ascolto, di confronto e scoperta: un&#8217;opportunit\u00e0 per riscoprire la lettura come chiave di libert\u00e0 e per costruire una comunit\u00e0 che legge, riflette e s\u2019interroga.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In un momento storico in cui i confini vengono spesso evocati, quasi rafforzati da certe politiche, tu hai scelto invece di metterli in discussione, intitolando un\u2019intera rassegna letteraria (<em>S)confinare<\/em>. Perch\u00e9?<\/strong><br>Assolutamente s\u00ec. Per me \u00e8 stato, innanzitutto, un esercizio personale: ho sempre sentito il bisogno di interrogarmi sui miei confini emotivi, affettivi, familiari, progettuali. Col tempo, questo sguardo si \u00e8 ampliato, anche grazie al senso di appartenenza a una comunit\u00e0. Cos\u00ec il concetto di confine \u00e8 diventato qualcosa da osservare anche nel contesto sociale e storico in cui viviamo, che trovo davvero complesso.&nbsp;Credo che oggi la parola&nbsp;<em>confine<\/em>&nbsp;sia una delle micce che accendono le ingiustizie, che determinano le crepe del nostro sistema. \u00c8 un termine spesso usato con leggerezza, ma che invece pesa moltissimo. Viviamo immersi in confini sempre pi\u00f9 stretti &#8211; politici, sociali, culturali, perfino nei diritti &#8211; e credo sia arrivato il momento di interrogarci collettivamente su cosa significhi questa parola, su come la usiamo, sugli effetti che ne conseguono.&nbsp;Forse \u00e8 gi\u00e0 tardi, ma cominciare a parlarne \u00e8 fondamentale.&nbsp;<em>Sconfinare<\/em>&nbsp;\u00e8 un invito ad aprire spazi, a creare dialoghi, a non restare rinchiusi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1004\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/mondadori-1024x1004.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1637\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/mondadori-1024x1004.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/mondadori-300x294.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/mondadori-768x753.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/mondadori-1536x1505.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/mondadori-425x417.jpg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/mondadori.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La scrittrice americana Toni Morrison ha scritto che \u201ci confini non sono geografie, sono scelte\u201d. In questo senso, nella tua rassegna hai fatto dialogare il concetto di confine con un altro termine chiave, diverso per ogni incontro. Perch\u00e9 questa scelta?<\/strong><br>Esatto. La rassegna si chiama (<em>S)confinare<\/em>, e in grafica quella \u201cS\u201d tra parentesi \u00e8 un segno per indicare che ci sono momenti e ambiti in cui diventa necessario sconfinare come forma di disobbedienza civile necessaria e altri in cui, invece, sarebbe opportuno restare&nbsp;<em>dentro<\/em>&nbsp;certi confini. Penso ad esempio al linguaggio: oggi spesso superiamo certi limiti nel modo in cui ci rivolgiamo agli altri, usando aggressivit\u00e0 e mancanza di rispetto.&nbsp; L\u2019idea di far dialogare&nbsp;<em>confine<\/em>&nbsp;con un altro concetto nasce proprio dal bisogno di dare ordine e chiarezza a un tema vastissimo. Volevo costruire un percorso che non semplificasse, ma che aiutasse a orientarsi. Cos\u00ec, ogni incontro \u00e8 stato declinato a partire da una parola chiave accostata a&nbsp;<em>confine<\/em>, che ne fosse un vettore semantico, un punto di vista specifico.&nbsp;Non potevamo che iniziare con Vera Gheno: le parole sono il primo vero confine, ma anche il primo strumento per sconfinare. Poi abbiamo proseguito con Andrea Bellardinelli, operatore umanitario e biologo, parlando di \u201cguerra\u201d. In quel caso, in ambito geopolitico, il concetto di confine pone questioni scottanti. Credo che l\u2019affezione ai confini, come se le terre fossero nostre per diritto, sia una delle radici delle fragilit\u00e0 del nostro tempo. \u00c8 come se ci aggrappassimo a un \u201cmio\u201d e \u201ctuo\u201d che spesso alimenta solo distanza e sottolineando un&nbsp;<em>io<\/em>&nbsp;e un&nbsp;<em>tu<\/em>&nbsp;che non disegna alcuna relazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 un \u201cio\u201d e un \u201ctu\u201d che non si trasforma mai in un \u201cnoi\u201d. Perch\u00e9?<\/strong><br>Non diventa mai un&nbsp;<em>noi<\/em>&nbsp;perch\u00e9 anche le comunit\u00e0 che hanno una lunga storia di convivenza, di tradizioni e di radici condivise, oggi sembrano vivere in un conflitto perenne. Pensiamo all\u2019Africa: l\u00ec i confini sono stati tracciati con righello e squadretta, spaccando territori, popolazioni, trib\u00f9, senza alcuna attenzione per la complessit\u00e0 delle culture, delle storie, delle relazioni. Il risultato \u00e8 un continente disunito, frammentato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 un momento della rassegna che ti sta particolarmente a cuore? Un tema che senti pi\u00f9 urgente degli altri?<\/strong><br>Le parole della rassegna sono tante: abbiamo declinato confine anche con Mediterraneo e migrazioni dedicando alla geopolitica pi\u00f9 di un incontro.&nbsp;Tra le parole con cui abbiamo declinato&nbsp;<em>confine<\/em>, ce n\u2019\u00e8 una che per me ha un peso particolare:&nbsp;<em>carcere<\/em>. Il carcere rappresenta un confinamento di Stato, in realt\u00e0 preceduto da tanti altri confinamenti: personali, economici, sociali, culturali. \u00c8 la conseguenza di un sistema che produce fragilit\u00e0 e poi le isola, le rinchiude, senza interrogarsi sul perch\u00e9. E questo isolamento continua anche dopo la detenzione. Il riferimento, inevitabile, \u00e8 al DDL Sicurezza, ma pi\u00f9 in generale al fatto che in Italia il carcere non \u00e8 mai stato pensato davvero come rieducativo.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non si poteva poi parlare di confini senza affrontare la questione europea, perch\u00e9 l\u2019Europa \u00e8 la macro dimensione in cui ci muoviamo, e in questo momento pone questioni urgenti, brucianti, impossibili da ignorare.&nbsp;Un\u2019altra tappa importante della rassegna \u00e8 stata quella con il giornalista Simone Alliva, con cui abbiamo parlato di confini legati ai&nbsp;<em>diritti civili<\/em>, dei quali non ne conosciamo pi\u00f9 il significato. Abbiamo dei diritti che acquisiamo \u201cin dotazione\u201d alla nascita, per\u00f2 poi nella pratica andrebbero riconosciuti, coltivati, difesi. Negli ultimi quarant\u2019anni, senza quasi accorgercene, ci siamo visti erodere diritti fondamentali, dal lavoro, all\u2019istruzione, alla sanit\u00e0, ed \u00e8 avvenuto un po\u2019 alla volta, senza alcun dibattito pubblico. L\u2019incontro con Alliva \u00e8 stato anche un momento per riflettere in modo intersezionale su questi temi, cosa a cui tengo moltissimo.&nbsp;Infine, il 26 luglio, ospiteremo i giovani giornalisti della Scuola Lelio Basso &#8211; una delle scuole pi\u00f9 prestigiose del giornalismo italiano &#8211; in dialogo con Antonio Sciotto, giornalista parlamentare RAI e firma del&nbsp;<em>Manifesto&nbsp;<\/em>per quindici anni. Sar\u00e0 un confronto tra generazioni e tra visioni del mestiere giornalistico. I confini dentro l\u2019informazione, oggi, sono tra i pi\u00f9 stretti. Ogni giorno ci muoviamo dentro una narrazione distorta, selettiva, e se vogliamo davvero sconfinare non possiamo farlo senza l\u2019aiuto e l\u2019appoggio dell\u2019informazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non \u00e8 un caso, allora, che molti degli autori che hai invitato siano giornalisti. Alcuni, potremmo dire, sono anche&nbsp;<em>voci fuori dal coro<\/em>&#8230;<\/strong><br>S\u00ec, \u00e8 una scelta perch\u00e9 ogni argomento che abbiamo affrontato nella rassegna non era solo un tema, ma andava trattato anche come narrazione. E le narrazioni, oggi, sono parte del problema: della nostra povert\u00e0 lessicale, emotiva, sociale, di visione.&nbsp;C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui la letteratura, come anche il giornalismo, erano strumenti per comprendere la realt\u00e0. Aiutavano ad andare in profondit\u00e0, ad affinare lo sguardo. Erano mezzi di cui avevamo bisogno, che cercavamo attivamente.&nbsp;Oggi, invece, mi sembra che questo passaggio sia saltato. La letteratura \u00e8 diventata per lo pi\u00f9 svago e il giornalismo si limita spesso a raccontare il fatto, ovvero il&nbsp;<em>cosa<\/em>, senza darci strumenti per comprendere il&nbsp;<em>perch\u00e9<\/em>. Cos\u00ec diventiamo persone che sanno cosa \u00e8 accaduto, ma non riescono a coglierne le cause, le implicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non ci si interroga pi\u00f9 su quello che accade?<\/strong><br>Esatto. E anche quando ci si interroga, se non si hanno gli strumenti giusti, \u00e8 difficile trovare risposte sensate. E questi strumenti da dove arrivano? Dalla scuola, dalla famiglia, dalla curiosit\u00e0 personale&#8230; ma anche, e soprattutto, dai libri.&nbsp;Certo, sono tanti i punti di partenza, fatto sta che ognuno deve fare la sua parte. Non so se il giornalismo, oggi, nella narrazione che propone, riesce ancora ad accompagnarci davvero. Non credo. E per questo ho voluto dare spazio a chi nel giornalismo prova ancora a fare questo lavoro di scavo e di profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Con la rassegna (<em>S)confinare<\/em>, il tuo ruolo di libraia sembra amplificarsi: la tua libreria si trasforma in uno spazio di dialogo, quasi un osservatorio privilegiato su ci\u00f2 che accade, dal locale al globale. Cos\u2019\u00e8 per te, oggi, fare la libraia?<\/strong><br>Faccio questo mestiere da vent\u2019anni, e lo faccio perch\u00e9 so, per esperienza personale, quanto un libro possa cambiare la vita. Ci sono libri che ho letto a otto anni, a quindici, a venti&#8230; e che hanno segnato un \u201cprima\u201d e un \u201cdopo\u201d nella mia esistenza. Conosco la potenza di un libro, conosco l\u2019impatto che pu\u00f2 avere sulla vita di una persona, e per questo sento il dovere profondo di restituire quello che io ho ricevuto. La libreria, per me, non \u00e8 un negozio. \u00c8 un presidio culturale. \u00c8 un luogo che appartiene a tutti. \u00c8 sempre piena di ragazzini che passano, si siedono, parlano. Con molti di loro c\u2019\u00e8 un dialogo continuo, che va avanti per anni. Capita che tornino dopo mesi, anche dopo anni, per riprendere una conversazione lasciata in sospeso: \u201cTi ricordi? Eravamo arrivati qui\u2026\u201d. E intanto sono cresciuti, hanno cambiato punto di vista, sono diventati altri. Questo per me \u00e8 lo scambio pi\u00f9 prezioso. Sono anche referente di Emergency, e questo mi permette di essere costantemente in contatto con temi, persone e discussioni che non si esauriscono mai in un solo incontro. A volte diventano vere battaglie, nel senso pi\u00f9 bello e poetico del termine. Credo profondamente che ciascuno di noi, oggi, debba fare la propria parte. Essere politicamente attivo, non partiticamente, ma nel senso civile, etico, umano. Io lo sono stata anche all\u2019interno dei partiti, ma oggi la mia militanza si svolge in libreria. Per me un modo concreto di fare politica \u00e8 prendersi cura della comunit\u00e0. E Non \u00e8 presunzione. \u00c8 amore. \u00c8 cura.<br>Nella mia libreria non si viene solo a comprare un libro e andare via: si viene a condividere un pezzo di s\u00e9. Anche solo per dieci minuti, intorno a una trama, ci si incontra. E in quel libro, spesso, non c\u2019\u00e8 solo la storia di un personaggio: ci siamo noi, ci sono i nostri sentimenti, i nostri bisogni. E l\u00ec, in quel momento, ci si incrocia e ci si abbraccia. Per me il libro \u00e8 una ricchezza infinita. Dopo vent\u2019anni, mi emoziono ancora come una bambina a Natale quando arrivano i pacchi con i libri nuovi. Apro, guardo le copertine, i colori, annuso le pagine, adoro le opere prime. A volte mi addormento con un libro sul petto, e nonostante mi svegli, lo tengo l\u00ec, accanto a me, non sul comodino perch\u00e9 il libro dorme con me.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa racconta l\u2019immagine del manifesto della locandina della rassegna?<\/strong><br>L\u2019idea era rendere visivo il concetto di&nbsp;<em>sconfinare<\/em>. All\u2019inizio abbiamo molto discusso sull\u2019immagine, ma poi mi sono lasciata ispirare da una copertina famosissima: quella del disco \u201cAbbey Road\u201d dei Beatles in cui loro attraversano le strisce pedonali.<br>Quello \u00e8 un attraversamento sicuro, consentito. Ma i confini veri, quelli culturali, emotivi, sentimentali, lavorativi, geopolitici, non sono mai sicuri. Attraversarli \u00e8 sempre un rischio.&nbsp;Cos\u00ec abbiamo deciso di&nbsp;<em>togliere<\/em>&nbsp;le strisce pedonali. Abbiamo scelto invece una linea continua, di quelle che per codice stradale&nbsp;<em>non si possono attraversare<\/em>. Eppure, nella locandina, c\u2019\u00e8 una figura che lo fa lo stesso: con una falcata lunga, sicura, con quello stile pop che richiama gli anni \u201970, gli anni delle grandi contestazioni, delle rivoluzioni culturali.<br>Quella persona attraversa la linea vietata guardando avanti, dritta. <em>Sconfinare<\/em>&nbsp;si fa cos\u00ec: con coraggio, con una certa spregiudicatezza, senza esitare. Certo, prima devi capire&nbsp;<em>perch\u00e9<\/em>&nbsp;vuoi farlo. Devi costruire un pensiero, avere degli strumenti. Ma una volta che lo hai fatto, allora non puoi pi\u00f9 restare fermo. Devi andare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai gi\u00e0 in mente progetti futuri?<\/strong><br>S\u00ec, vorrei che (<em>S)confinare<\/em>&nbsp;rimanesse un contenitore aperto, un progetto ampio, in continua evoluzione. C&#8217;\u00e8 anche un sito, dove chiunque pu\u00f2 contribuire con riflessioni e scritti. Volevo che (<em>S)confinare<\/em>&nbsp;restasse legato alla libreria, perch\u00e9 l\u00ec si trovano i libri che vanno a riempire la nostra \u201ccassetta degli attrezzi\u201d, quelli che servono per compiere quella falcata sicura verso l\u2019altrove. Inoltre vorrei che continuasse anche nel corso dell\u2019anno, in tante forme diverse. Sto pensando a uno (<em>S)confinare scuola<\/em>, perch\u00e9 i ragazzi sono quelli che sanno sconfinare meglio di tutti, naturalmente, senza paura. E poi vorrei realizzare una serie di mini festival: uno dedicato al teatro, uno alla musica, uno alla fotografia. L\u2019arte permette di sconfinare in moltissimi ambiti e mi piacerebbe che (<em>S)confinare<\/em>&nbsp;diventasse un modo per attraversare confini tutto l\u2019anno, in tutti i modi possibili, fino ad arrivare alla prossima edizione della rassegna.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un libro, nella tua esperienza, che ti ha dato o potrebbe dare ad altri la forza di sconfinare?<\/strong><br>Leggo tantissimi libri, per lavoro e per passione, e sceglierne uno soltanto mi sembrerebbe quasi crudele. Per\u00f2 posso dirti qual \u00e8 l\u2019ultimo che mi ha cambiata davvero: <em>\u201cHo paura torero\u201d<\/em> di Pedro Lemebel, pubblicato da Marcos y Marcos. \u00c8 un romanzo ambientato nel Cile di Pinochet, e la protagonista \u00e8 una \u201cfata\u201d, un travestito che vive ai margini, in un sobborgo di Santiago, in una casa all\u2019angolo, circondato da una comunit\u00e0 assurda. Nonostante abbia subito violenze fin da bambino, non perde mai la sua delicatezza nel guardare il mondo. \u00c8 un personaggio che mantiene intatta la propria tenerezza, anche quando tutto intorno a s\u00e9 \u00e8 assurdo e brutale. E poi si innamora di un giovane studente che fa parte della resistenza. E questo sentimento lo guida. \u00c8 una storia d\u2019amore, di resistenza, che racconta e descrive anche un potere aggressivo e violento pubblicamente ma spaventato e fragile nelle proprie stanze. La figura di Pinochet viene descritta in modo caricaturale, grottesco, come un uomo che appare debole, pavido, nella sua quotidianit\u00e0 domestica. Ma \u00e8 l\u2019ultima pagina che mi ha davvero scossa. La fata arriva a un momento decisivo: deve scegliere se proteggere se stessa o proteggere l\u2019altro. E l\u00ec, leggendo, mi sono resa conto che spesso ho avuto difficolt\u00e0 a tutelarmi, a scegliere me. Esiste un punto, nella vita, in cui hai dato tutto, e devi fermarti. Devi proteggerti. \u00c8 stata una rivelazione. Un esercizio importante di consapevolezza. I libri guariscono.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ulteriori approfondimenti:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.sconfinare.org\/\">https:\/\/www.sconfinare.org\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INTERVISTA ALLA LIBRAIA BIANCA MASSENZIO, IDEATRICE DELLA RASSEGNA LETTERARIA (S)CONFINARE A Pozzallo, nel cuore della citt\u00e0, c\u2019\u00e8 una libreria speciale: la Mondadori Bookstore. A guidarla \u00e8 Bianca Massenzio, una libraia colta e sagace con uno sguardo attento e amorevole verso i bambini, i ragazzi e tutti coloro che abitano le periferie dell\u2019esistenza. Attivista di Emergency, Bianca Massenzio \u00e8 una libraia d\u2019altri tempi che fa dei libri volani d\u2019incontro e di resistenza alle emergenze del presente.&nbsp; Con il patrocinio del Comune, ha ideato e realizzato una rassegna letteraria dal titolo (S)confinare in programma dal 20 giugno al 26 luglio:&nbsp;un vero faro di pensiero e dialogo nell&#8217;estate<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/costruire-visioni-oltre-i-confini\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":13,"featured_media":1634,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[102],"tags":[],"ppma_author":[43],"class_list":{"0":"entry","1":"post","2":"publish","3":"author-saras","4":"post-1628","6":"format-standard","7":"has-post-thumbnail","8":"category-195-luglio-2025"},"authors":[{"term_id":43,"user_id":13,"is_guest":0,"slug":"saras","display_name":"Sara Sigona","avatar_url":{"url":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/sigona.jpg","url2x":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/sigona.jpg"},"0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1628","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/13"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1628"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1628\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1638,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1628\/revisions\/1638"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1634"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1628"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1628"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1628"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=1628"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}