{"id":1617,"date":"2025-07-14T00:01:00","date_gmt":"2025-07-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1617"},"modified":"2025-07-12T22:18:41","modified_gmt":"2025-07-12T20:18:41","slug":"costruire-il-pensiero-pillole-di-sintassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/costruire-il-pensiero-pillole-di-sintassi\/","title":{"rendered":"Costruire il pensiero. Pillole di sintassi"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019essere umano si distingue dagli altri animali perch\u00e9 dotato di LOGOS. Questa parola del greco antico traduce un ventaglio di significati apparentemente diversi fra loro, ma in realt\u00e0 fortemente connessi. Logos significa parola, discorso, ma anche pensiero e comunicazione. Per i filosofi, racchiude l\u2019essenza e il divenire delle cose, per la dottrina cristiana \u00e8 il Verbo, il principio divino che si fa uomo in Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il poter parlare e poi scrivere, quindi, ha implicito in s\u00e9 il senso stesso della vita, che a sua volta risponde a un ordine razionale (logos=pensiero) e si concretizza nel momento in cui \u00e8 organizzata e comunicata.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi perdoneranno, i filologi, i linguisti, i filosofi, se ho sintetizzato in una manciata di righe un concetto pi\u00f9 denso dell\u2019osmio, ma la mia brevissima introduzione \u00e8 finalizzata a una sola causa: convincere i miei lettori a non sottovalutare l\u2019importanza della costruzione della frase e, quindi, del periodo. E perch\u00e9 frase e periodo possano avere una costruzione inespugnabile \u00e8 importante padroneggiare l\u2019analisi logica e del periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, ricomponetevi, dopo il tonfo dalla spiaggina sulla quale mollemente adagiati scrollate il vostro smartphone alla ricerca di qualcosa da leggere. Non \u00e8 mia intenzione rovinarvi la siesta salmastra suscitando reminiscenze dei tempi di scuola. Certo \u00e8 che \u2013 e ne sono convinta \u2013 se a scuola si studiassero davvero bene benissimo le analisi di cui sopra, il mondo sarebbe un posto pi\u00f9 ordinato, razionale, nitido. Vediamo come.<\/p>\n\n\n\n<p>La costruzione di una frase semplice prevede l\u2019utilizzo di un verbo, che distinguiamo in predicato verbale e predicato nominale. Quest\u2019ultimo \u00e8 solo il verbo essere quando \u00e8 accompagnato da una parte nominale che predica qualcosa sul soggetto. Solo ed esclusivamente il verbo essere. Tutti gli altri confluiscono nella definizione di predicato verbale, anche quando somigliano molto all\u2019utilizzo nominale del verbo essere. Mi spiego meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Analizziamo la frase semplice \u201cio sono simpatica\u201d: <em>io<\/em> \u00e8 il soggetto; <em>sono simpatica <\/em>\u00e8 invece il predicato nominale, composto da una copula (<em>sono<\/em>) e dal nome del predicato (<em>simpatica<\/em>, che \u00e8 un aggettivo, in questo caso). Se cambio questa frase semplice in una molto somigliante, cambia la nomenclatura, ma non il senso. Nella frase \u201cio sembro simpatica\u201d, abbiamo <em>io <\/em>come soggetto, <em>sembro <\/em>come predicato verbale e <em>simpatica <\/em>come complemento predicativo del soggetto. Quest\u2019ultimo equivale paro paro (ma se vi concentrate un attimo, lo percepite a prescindere dalle mie parole) al nome del predicato di cui sopra. E il verbo, anche se \u00e8 chiamato qui predicato verbale, assolve alla medesima funzione del verbo essere di prima, solo che sottolinea una sfumatura diversa: io sembro, non io sono. Per\u00f2 i linguisti sono capricciosi, quindi il nome di predicato nominale va solo al verbo essere. Tutti gli altri sono predicati verbali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei predicati verbali confluiscono i verbi transitivi e quelli intransitivi. Gli intransitivi sono quei verbi il cui significato non si completa con un complemento oggetto. I verbi di movimento, per esempio. Tranne al sud Italia, entrare e uscire non vogliono un oggetto dopo di loro. E nemmeno salire e scendere, se non il loro oggetto interno (scale, pendii, etc etc). Anche i verbi esistenziali sono intransitivi: nascere, crescere, vivere, morire et similia. Ecco, i verbi intransitivi possono avere invece il complemento predicativo del soggetto: io posso <em>salire stanca<\/em> o posso <em>nascere povera<\/em>, come posso <em>crescere simpatica<\/em> o <em>scendere trafelata<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, i verbi transitivi sono quei verbi che da soli stanno benone, ma se seguiti da un complemento oggetto specificano il loro significato. Per dire, <em>io mangio<\/em>. E fin qui, non ci piove. Sto esprimendo il significato del verbo nel suo senso lato, esteso, intransitivo. Sto esprimendo una mia attitudine o abitudine o predestinazione. Se invece aggiungo un complemento oggetto, <em>io mangio una mela<\/em>,sto volendo comunicare una situazione pi\u00f9 specifica del mangiare in generale, sto circoscrivendo la mia azione, sto spiegando al mondo la tristezza della dieta dimagrante con l\u2019atto di mangiare il frutto pi\u00f9 citato della storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Attorno ai verbi, ruotano i famigerati complementi, incubo di generazioni di ragazze e ragazzi; in realt\u00e0, non sono poi cos\u00ec spaventosi: sono i mattoncini logici con i quali costruiamo la frase. I principali, cio\u00e8 quelli strettamente vincolati al verbo senza alcuna mediazione, sono i complementi diretti: soggetto e complemento oggetto. Possono non esserci, nella frase, ma quando ci sono, hanno un legame molto stretto con il predicato verbale. Il soggetto influenza il numero e la persona (a volte anche il genere, se il predicato \u00e8 composto da participi) del predicato verbale. Il complemento oggetto, invece, completa il significato del verbo. Come nel caso di cui sopra, quello della mela.<\/p>\n\n\n\n<p>A corolla, come in un fiore ben rimpolpato, ci stanno tutti gli altri complementi. Sono degli accessori, delle informazioni in pi\u00f9 alla dinamica della frase semplice, che sarebbe gi\u00e0 pi\u00f9 che completa con soggetto e complemento oggetto. Per\u00f2 l\u2019uomo possiede il Logos, e poi \u00e8 proprio portato per comunicare, quindi tende ad abbellire la frase con notizie utili a definire meglio il messaggio, e utili al ricevente per decifrarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, a questo punto, a me piace dividere i complementi in tre grossi gruppi, dai quali sono davvero molto pochi quelli che sfuggono. Ci sono i complementi fermi, hic et nunc, quelli che specificano un posto o un luogo: il complemento di stato in luogo e il complemento di tempo determinato. Spazio e tempo sono indicati in modo preciso, nonostante essi possano contenere approssimazioni. Due esempi: vivo in un paese sconfinato; ci vediamo pi\u00f9 o meno alle dieci. Approssimazioni, ma determinate.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ci sono i complementi di provenienza: d\u2019origine, di moto da luogo, d\u2019agente, di causa efficiente, di materia\u2026 Sono complementi collocabili nel significato del provenire, proprio. Sono cos\u00ec imparentati fra loro, che in latino e in greco antico si esprimono allo stesso modo, spesso. Peccato che difficilmente vengano spiegati cos\u00ec, ma quando i ragazzi lo scoprono, \u00e8 come si si aprisse loro un mondo. Su una linea immaginaria da sinistra a destra, questi li mettiamo in movimento e li vediamo arrivare nella nostra frase: indicano tutti degli incipit, delle partenze, un principio.<\/p>\n\n\n\n<p>In ultimo \u2013 in questa disamina, non nella sintassi della frase, ch\u00e9 ce ne sarebbero cose da dire\u2026 &#8211; ci sono i complementi che io chiamo in uscita. Sono quelli proiettati verso avanti, verso il futuro. Mentre quelli di prima arrivano nella frase, questi \u2013 sempre in movimento \u2013 li vediamo scivolare via verso destra: il complemento di moto a luogo, il complemento di fine\u2026 Anche questi hanno la medesima costruzione perch\u00e9 hanno il medesimo intento, cio\u00e8 quello di stare proiettati verso un luogo, reale o metaforico che sia. Il fine cos\u2019\u00e8, se non il desiderio di andare verso qualcosa\/qualcuno?<\/p>\n\n\n\n<p>La sintassi della frase, quella che abbiamo \u2013 bene o male \u2013 imparato studiando l\u2019analisi logica sin dalle scuole medie \u2013 non si esaurisce certo in queste due paginette, ma offre una vastissima gamma di combinazioni (logiche, appunto) perch\u00e9 la comunicazione risulti ricca ed efficace. Chi si appropria degli strumenti logici per la costruzione della frase e poi del periodo (composto da pi\u00f9 frasi), chi li padroneggia e non si lascia sopraffare coltiva la propria logica, il proprio pensiero, la propria capacit\u00e0 di analisi.<\/p>\n\n\n\n<p>No, non \u00e8 importante sapere come si chiami questo o quel complemento o il nome del gruppo del verbo che stiamo usando: \u00e8 importante aver bene chiaro in mente i loro utilizzi, per piegare la sintassi al proprio servizio e farne l\u2019arma migliore di cui l\u2019uomo possa disporre: la sua ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Arma, in senso buono. Matri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019essere umano si distingue dagli altri animali perch\u00e9 dotato di LOGOS. Questa parola del greco antico traduce un ventaglio di significati apparentemente diversi fra loro, ma in realt\u00e0 fortemente connessi. Logos significa parola, discorso, ma anche pensiero e comunicazione. 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