{"id":1602,"date":"2025-07-14T00:01:00","date_gmt":"2025-07-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1602"},"modified":"2025-07-14T08:06:23","modified_gmt":"2025-07-14T06:06:23","slug":"edificare-lapocalisse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/edificare-lapocalisse\/","title":{"rendered":"Edificare l&#8217;apocalisse"},"content":{"rendered":"\n<p>Dal punto di vista di noi occidentali, e in particolare per ci\u00f2 che interessa la categoria dei cosiddetti &#8220;giovani&#8221;, questa non \u00e8 certamente un&#8217;epoca di costruzione; al contrario, ci siamo da poco scoperti inermi spettatori di inarrestabili processi di distruzione, decadimento, destituzione.<br>Dalla pandemia all\u2019emergenza climatica, dall\u2019aumento spropositato dei femminicidi alla salma del diritto internazionale, che vediamo decomporsi davanti ai nostri occhi al continuo esplodere di nuovi conflitti, l\u2019impressione \u00e8 che il tessuto stesso della realt\u00e0 si stia incrinando irrimediabilmente; che, in seguito a una lunga fase come di sospensione e di cieca incoscienza collettiva, le contraddizioni stiano tutte venendo a galla. E stavolta le loro conseguenze sono davvero urgenti, impossibili da ignorare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le immagini satellitari di Gaza, ormai quasi completamente rasa al suolo, sono una vera e propria fotografia di questo percepito \u201ccrollo della civilt\u00e0\u201d, il nostro colpevole riflesso allo specchio. E guardando ogni giorno quella devastazione, consapevoli di fare parte dello stesso sistema che l\u2019ha resa possibile, giustificandola, minimizzandola, persino finanziandola, come possiamo blaterare di costruire qualcosa? Cosa dovremmo costruire? Uno Stato palestinese? O magari un\u2019Unione Europea trasparente, etica, diplomatica, sinceramente democratica e, perch\u00e9 no, anche competitiva? Un futuro sostenibile per le nuove generazioni? E con quali premesse?<br>Beh, almeno ci resta il ponte sullo Stretto.<\/p>\n\n\n\n<p>No, seriamente. Forse una delle cause di questa situazione disperata va rintracciata nel rapporto malato che, come occidentali, abbiamo instaurato negli ultimi decenni (e anche molto prima) con quello che viene definito \u201clo spirito apollineo\u201d.<br>Da un lato, abbiamo fatto di tutto per contribuire al suo completo dissanguamento, interiorizzando motti del tipo \u201ctanto non cambia mai niente\u201d o \u201cnon c\u2019\u00e8 nulla che valga la pena\u201d; ricercando continuamente emozioni forti e dopamina istantanea, ma rifiutando al contempo qualsiasi sforzo attivo o impegno intellettuale. E gli effetti sono visibili a tutti i livelli: bassissima affluenza elettorale, improbabili complottismi, individualismo estremo, shopping compulsivo, binge-watching di film e serie tv, adesso pure il <em>brain rot<\/em>!<br>D\u2019altra parte, in maniera solo apparentemente paradossale, ne abbiamo determinato una sorta di ipertrofia, che trova la sua perfetta immagine plastica proprio in quel fisico da body-builder ormai esibito da chiunque nei social network. Ossessione per il corpo, per le diete, controllo spasmodico dei parametri vitali (misurazione della pressione, analisi del sangue, continue visite specialistiche), app per pianificare la settimana, parallelamente all\u2019ascesa delle destre, all\u2019annuncio di folli spese militari\u2026 sono tutti segnali inequivocabili di un <em>rigor mortis<\/em> che precede e annuncia la definitiva d\u00e9b\u00e2cle della nostra civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La sensazione, dunque, \u00e8 che costruire possa ormai significare, concretamente, soltanto <em>ricostruire<\/em>: attendere una qualche rottura definitiva\u2026 e poi ricostruire. Eventualmente.<br>\u00c8 l&#8217;ennesimo millenarismo, alimentato dalla vivida impressione che ci stiamo tutti dirigendo verso una qualche forma di singolarit\u00e0. Che forme assumer\u00e0, solo il tempo sar\u00e0 in grado di dircelo. Potrebbe trattarsi dell\u2019olocausto nucleare come di un anticipatissimo <em>takeover <\/em>dell\u2019intelligenza artificiale, di un cataclisma naturale o di mille altre cose. Magari nessuna di queste.<br>Eppure, le tensioni in gioco (geopolitiche, socio-economiche, psicologiche) rimangono straordinariamente complesse, apparentemente irriducibili, e non possono che generare un diffuso senso di perenne insicurezza, terrore e impotenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per inciso, accanto alla volont\u00e0 di salvare il salvabile e a un ormai sfinito approccio riformista, esiste anche la tentazione (inconfessabile) di partecipare direttamente a questo declino. Velocizzarlo il pi\u00f9 possibile per passare, finalmente, a una fase di rifondazione, che appare comunque inevitabile. Inaugurare ufficialmente la post-apocalisse, che ormai da anni domina l\u2019immaginario di prodotti letterari, cinematografici e videoludici.<br>Una ventata d\u2019aria fresca, ricominciare da capo: \u00e8 forse questa la nostra istanza fondamentale.<br>Intanto, nell\u2019attesa che anche l\u2019ultima delle speranze e delle ipocrisie venga spazzata via, non ci resta che mantenerci vigili, sempre critici, e non perdere mai, nonostante tutto, la fiducia nel domani. Ci\u00f2 che conta davvero, come sosteneva Bukowski, \u00e8 quanto siamo bravi a camminare attraverso le fiamme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal punto di vista di noi occidentali, e in particolare per ci\u00f2 che interessa la categoria dei cosiddetti &#8220;giovani&#8221;, questa non \u00e8 certamente un&#8217;epoca di costruzione; al contrario, ci siamo da poco scoperti inermi spettatori di inarrestabili processi di distruzione, decadimento, destituzione.Dalla pandemia all\u2019emergenza climatica, dall\u2019aumento spropositato dei femminicidi alla salma del diritto internazionale, che vediamo decomporsi davanti ai nostri occhi al continuo esplodere di nuovi conflitti, l\u2019impressione \u00e8 che il tessuto stesso della realt\u00e0 si stia incrinando irrimediabilmente; che, in seguito a una lunga fase come di sospensione e di cieca incoscienza collettiva, le contraddizioni stiano tutte venendo a galla. 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